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Una Patria, una Nazione, un Popolo. Alcune domande a Pietro Cappellari

Una Patria, una Nazione, un Popolo. Alcune domande a Pietro Cappellari

Pietro Cappellari s’è fatto da solo, appoggiandosi alla curiosità e all’ostinazione. Anche fisicamente dà l’idea di qualcosa di solido. L’ho incontrato più volte al Campo della Memoria, a Nettuno, dove sono stati traslati i resti dei marò del btg Barbarigo caduti nella difesa del litorale romano. Poi, il 13 ottobre, siamo stati entrambi invitati a Cerea, nei pressi di Verona, ad una festa organizzata da Progetto Nazionale. Pietro ha parlato del suo libro antologico e ha accettato il dibattito con il pubblico, segno questo di vivacità intellettuale dall’una e dall’altra parte. Ora sintetizza alcuni punti della sua attenzione impegno voglia di dare alla storia quel ‘più luce!’, che furono le ultime parole del poeta Goethe.

(a cura di Mario M. Merlino)


1 – come è nata l’attenzione per la storia e, nello specifico, sulle vicende sovente sconosciute e ancor più denigrate della Repubblica Sociale?
La passione per la conoscenza e la sfrenata curiosità di sapere mi hanno introdotto nel mondo della ricerca storica. Come un esploratore, il ricercatore si spinge in quei territori poco conosciuti, lanciando una sfida, prima di tutto verso se stesso. Quando si parla di storia, quella del Fascismo e, in particolar modo, quella della RSI, sono storie ancora tutte da scrivere. Un ricercatore, allora, non può non accettare la sfida, lanciarsi alla scoperta dell’ignoto.
2 – qualche curiosità, scoperta, sorpresa nel tuo lavoro di ricerca?
Ogni ricerca, alla fine, porta a una scoperta. In questi quasi venti anni di esperienza nello studio della storia di sorprese ne ho avute tante. Costituiscono il carburante per andare avanti nei momenti di difficoltà. Permettono di superare gli ostacoli insormontabili, andare oltre il “limes” segnato dalla storiografia ufficiale. Se devo parlare di emozione, certamente non posso non ricordare la scoperta, nel 2004, della cosiddetta “fossa di Leonessa”, quando durante un’esplorazione archeologica, insieme al Prof. Mario Polia, ci imbattemmo in dei resti umani presumibilmente risalenti al periodo della Repubblica Sociale Italiane e, altrettanto presumibilmente, riferentisi ai corpi di persone “scomparse” durante quei drammatici mesi. Purtroppo, la Magistratura ha preferito archiviare il caso, Del resto, le associazioni antifasciste erano già sul piede di guerra. Infatti, quella zona è ancora “misteriosa”: sono diverse le persone scomparse e mai più ritrovate: semplici Camicie Nere, civili accusati falsamente di essere delle spie e, addirittura, uno dei più importanti Comandanti partigiani del Reatino, tale Mario Lupo, non-allineato al PCI e “volatilizzatosi” nel nulla in quella Primavera del 1944.
Come vedete c’è ancora tutta una storia da scrivere… e, lo promettiamo, la scriveremo!
3 – recente è una pubblicazione da te curata e dal titolo ‘Una Patria, una Nazione, un Popolo’.
Proviamo ad essere provocatori: la patria è un concetto ormai desueto? Si può ancora pensare la nazione come unità di destino? Un popolo o un aggregato amorfo di plebe rancorosa e di borghesi egoisti?
Il libro in questione ha una funzione, certamente non politica. La funzione che abbiamo voluto dargli è stata quella di “re-inquadrare” il Risorgimento italiano in un ottica storica precisa, senza confonderci nelle speculazioni politiche tipiche di una impostazione gramsciana o liberale. Il Risorgimento fu senza dubbio l’ascesa della Nazione italiana. Contrabbandarlo per “altro” è solo un’opera di manipolazione politica della storia.
Oggi che l’Italia è ridotta in stato di servaggio, priva di una propria sovranità, in balia di corrotti e corruttori, vano è parlare di Patria e anche di Nazione, in specie dopo i fenomeni di immigrazione e di regionalismo-federalismo. Senza contare che il Popolo – il quale, raramente, si è “imposto” nella storia d’Italia – è solo una massa informe di individui lobotomizzati e standardizzati, privi di ideali e di radici, ben lontano dalle filosofie mazziniane.
Se la realtà è questa – e difficilmente cambierà nel breve termine – è doveroso continuare a parlare di Patria e Nazione – ma anche di Popolo! – per tutti coloro che questi valori sentono come propri. E, come diceva Mazzini, vi è una Patria, una Nazione, un Popolo, solo quando questi valori sono interiorizzati e fatti propri. Parlare di questi “ideali” è, oggi, un dovere, in alternativa e in opposizione alla società liberal-democratica multietnica.
4 – dacci qualche anticipazione su eventuali tuoi lavori in opera… grazie e a presto!
Siamo in uscita con tre lavori molto interessanti.
Il primo è una raccolta fotografica dell’esperienza in Africa Orientale Italiana di un Ufficiale dei Carabinieri. Importante perché dobbiamo riappropriarci della nostra storia, della nostra missione. Anche attraverso questo spaccato di vita, si può ricostruire l’impresa in Abissinia sotto una luce diversa da quella dei soliti denigratori, riscoprire un passato di cui essere orgogliosi.
Secondo lavoro è quello sul fascismo ad Anzio e Nettuno tra il 1919 e il 1939, uno studio che – per la prima volta – illustra i successi del Regime in queste cittadine del Lazio; l’adesione delle masse e la loro crescita politico-culturale durante il Ventennio; e – non ultimo – la costruzione di un razionale impianto urbanistico che fa, ancora oggi, di Anzio e Nettuno due città moderne.
Ultimo lavoro in uscita è un’opera in tre volumi sulla Milizia fascista tra il 1943 e il 1945, dalla crisi militare del Regno d’Italia alla Repubblica Sociale Italiana, passando per il 25 Luglio, l’8 Settembre, la nascita della Guardia Nazionale Repubblicana e la lotta antipartigiana.
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Categorie: Cappellari, Intervista, Rsi

Pubblicato da admin il 18 Ottobre 2012

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