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La sindrome di Caracalla

La sindrome di Caracalla

Di Roberto Pecchioli

          Nell’anno 212 dopo Cristo l’imperatore romano Caracalla, reduce da una breve, ma cruenta guerra civile contro il fratello Geta, con il quale condivideva l’impero ereditato dal padre Settimio Severo,, emanò la “Constitutio Antoniniana” con la quale estese la cittadina romana a tutti coloro che erano presenti entro i confini dello sterminato impero. Ius soli, quindi, al posto dello ius sanguinis o della cittadinanza attribuita per merito.“Civis romanus sum”, era l’orgogliosa affermazione di chi sentiva l’ orgoglio dell’appartenenza ad una grande civiltà, e rivendicava la protezione del diritto romano.

          Caracalla fu spinto alla sua decisione, che aggravò la crisi dell’impero e ne accelerò la dissoluzione, da due circostanze: le difficoltà economiche in cui si dibatteva il governo e la crescente pressione, ai confini settentrionali ed orientali (i limina germanico e danubiano) delle popolazioni “barbare”. Estensione della cittadinanza significava diffondere a tutti il diritto romano, quindi imporre a tutti il pagamento delle tasse, soprattutto quelle di successione, assai gravose, prima riservate soltanto ai cives. L’imperatore Marco Antonio Antonino, detto Caracalla per l’abitudine di indossare una tunica gallica di quel nome, aveva un gran bisogno di denaro : la sua era sostanzialmente una dittatura militare, ed ampliare i privilegi dei legionari, alzarne la paga sino a 675 denarii era operazione costosa, ancorché ineludibile in termini di consenso e di mantenimento del potere. In quest’ottica, Caracalla prese anche un’altra decisione che oggi definiremmo di ingegneria finanziaria: fece diminuire del 25 per cento la quantità d’argento contenuto nelle monete a corso legale, e coniò una nuova moneta, l’antoniniano, che valeva, nominalmente e forzosamente, due denarii normali, ma con una quantità di fino ridotta di un quarto. Realizzò così un ingente profitto di signoraggio a vantaggio dell’impero- cioè di se stesso- impoverendo contemporaneamente tutti i cittadini.

          Nell’anno del signore 2012, in Italia sembra essere giunta l’ora della “Constitutio bersaniana”, che concederà la cittadinanza a tutti i nati sotto il bel cielo d’Italia, mentre il potere finanziario ha ormai svuotato la democrazia rappresentativa e la sovranità popolare, l’emissione della moneta è oramai appannaggio –e signoraggio- esclusivo di privati banchieri, e l’euro, novello antoniniano, ha dimezzato il valore ed il potere d’acquisto delle vecchie monete nazionali. Dopo milleottocento anni, un sinistro anniversario ed alcune inquietanti analogie con il presente. Caracalla regnò solo sei anni, e venne ucciso da un ufficiale della sua stessa Guardia Imperiale, ma Roma decadde sempre più  rapidamente.

          Diciotto secoli dopo, come per una bizzarra sindrome di Caracalla, non è diverso il destino della civiltà europea, estenuata, stanca, incapace di credere a se stessa, ormai ridotta ad una somma algebrica a valore zero di burocrazie, egoismi, servilismi e paure. Che fare, dunque, se non si accetta di essere soltanto muti testimoni, se, infine, si vuol rimanere in piedi tra le rovine? Soprattutto, esiste una possibilità, una sola, di essere i “primi di domani”, non gli ultimi di ieri, o peggio, i nostalgici di un età dell’oro mai esistita? La risposta, ovviamente, non c’è, ma resta indispensabile uno sforzo immenso e drammatico per non uscire dalla storia, come europei, come italiani, e come portatori di una grande visione del mondo. Intellettuale è colui che è oggi là dove tutti gli altri saranno domani, ammoniva Pierre Drieu La Rochelle.

          “Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare.” E’ un’osservazione di Albert Einstein, il genio assoluto del XX secolo. Traggo dalla fisica la definizione di “entropia”: ogni sistema lasciato a sé tende spontaneamente ad aumentare il suo grado di disordine interno fino a spegnersi. Sembra la foto della nostra plurimillenaria civiltà, prostrata dinanzi all’unico dio di cui non è stata proclamata la morte: il Denaro, con il suo demiurgo, il Mercato. Dobbiamo quindi impegnarci in uno sforzo immenso per costruire nuovi ideali, noi, nani sulle spalle di giganti, per rinnovare un mondo invecchiato e senza ideali. Siamo ormai, la “seconda posizione”, la prima essendo l’universo mondializzatore liberal-capitalista, con i tanti servi del Dio mercato, e gli innumerevoli finti oppositori di sinistra, che avversano il pensiero unico per nostalgia collettivista e per sincero umanitarismo, ma ne condividono tutti i difetti costitutivi.  Materialismo, ateismo pratico, cosmopolitismo omologante, massificazione delle coscienze, “reificazione” – riduzione a cosa – dell’uomo, creatura del Dio abolito. Nemici immensi, potentissimi, ed all’apice del potere.

          Non resta che combattere sul loro terreno, cavalcare la tigre, dimostrando con una paziente opera di verità che sono nemici degli uomini e dei popoli. Osservava Ezra Pound che non si capisce il nostro tempo se non si studia l’economia, e non si comprende l’economia senza la finanza, la creazione e l’uso della moneta. Ciò consente di riconoscere il carattere totalitario dell’ideologia liberista, e rintracciare nel sovraordine quasi metafisico dell’economia e del suo strumento/fine, il denaro,  l’essenza  distruttiva di ogni legame morale, nazionale, familiare, religioso, comunitario. Marx l’aveva compreso, e da materialista storico ne tratteggiò con compiacimento la natura negatrice di qualsiasi orizzonte trascendente dell’animale -uomo, anzi del gregge umano, e di ogni anelito spirituale. Di più: nel liberismo globale si verifica la fine  del concetto di “limite”, essenziale pilastro di una  retta civiltà. In ogni cultura esiste qualcosa che è sacro, “più alto”, un oltre, una soglia da non oltrepassare. Nell’universo borghese, liberista e votato esclusivamente all’utile, al contrario, si invera e realizza compiutamente il sogno dannato della “hybris”, quel misto di arroganza, superbia, volontà di potenza e dominio che è la stessa della ribellione di Lucifero, o del mito di Prometeo che rompe il vaso di Pandora.

          E’ l’ideologia che ha sottomesso la scienza, cioè la conoscenza, alla tecnica ed alla tecnologia, proclamando che tutto quanto è tecnicamente e tecnologicamente possibile, si può fare. Senza limite, purché dia profitto, generi danaro, e possa essere compravenduto.

          Se tutto ha un prezzo, nulla ha valore.      

           All’uomo si fa credere di essere il padrone di se stesso e del mondo, lo si convince di essere libero, e nessuno, lo aveva già intuito Goethe, è più schiavo di chi si crede libero. Di qui, alcune delle derive più pericolose della contemporaneità, come il soggettivismo che deborda e si decompone, ad esempio nella “teoria del genere”. Ed ecco la legittimazione della confusione dei ruoli, dell’ omosessualità e della transessualità, con la proterva rivendicazione di  uguaglianza rispetto alla normalità. Ed ancora, la “teoria del gene”, che in nome di una genetica piegata ad una grottesca mistica dei diritti, rovescia il libero arbitrio e la responsabilità personale. Senza limite.Genetica che, in nome del mercato, per l’occasione ribattezzato progresso, sposta le frontiere della vita e della morte, violenta la natura, si applica ad una meccanica subumana di pezzi e parti staccate, con il nostro corpo espropriato e ridotto a magazzino di ricambi, o nella meno drammatica delle ipotesi, ad organismo cibernetico (cyborg) e, da malato, a rifiuto da uccidere e smaltire. Di più: teoria e pratica di un insensato sfruttamento della natura, delle risorse del creato, per soddisfare l’ansia febbrile di produrre, guadagnare, consumare. Senza limite, anche nei rifiuti.

           I consumatori, in un’economia di scala a livello planetario, devono essere tutti uguali, condizionati ai medesimi gusti standard di basso livello, ma ad alto valore aggiunto. Conseguenza: la distruzione programmata delle nazioni e delle civiltà, il mescolamento delle razze, il meticciato culturale, l’attacco alla sovranità ed all’idea stessa di Stato mediante l’azzeramento dei popoli, con la costituzione di una rete fitta di colossi economici e finanziari transnazionali, e con la miseria programmata e predatoria di interi continenti, dai quali centinaia di milioni di vittime fuggono e irrompono da noi. Immigrazione che spezza le radici di chi va e distrugge identità, cultura, comunità di chi è invaso.Ovunque, nichilismo con bancomat, declinato nella forma “gaia”, dionisiaca, libertarismo e  consumo, ovvero, in quella più fosca ed angosciante delle esperienze estreme, droga, alcool, abusi, stravizi. Senza limite. L’essere e il nulla di Sartre, più Marco Pannella e Platinette, condito con le delizie dell’outlet, del lusso sfrenato, del baccano, dello sballo. Purché tutto si paghi, e qualcuno arricchisca.

           La tecnologia ha fornito un grandioso sistema di controllo materiale, un Panopticon più sofisticato di quello immaginato da Jeremy Bentham. Telecamere ad ogni angolo di strada ed in ogni corridoio, carte di credito- cioè di debito- che annotano ogni nostra spesa, ogni nostra propensione o movimento. Chi ne è privo è il nuovo deviante, l’ultimo paria : una rete di controllo che i più feroci dittatori hanno solo sognato. Sorvegliare e punire, secondo l’assioma di Michel Foucault, ma ancor più impadronirsi delle nostre vite in nome del mercato e del denaro, con il fine di un potere assoluto e totalizzante, scopo e misura di se stesso. Davvero, oltre ogni limite.

          Questo è il nemico: lo abbiamo individuato, identificato no, ed è un gran guaio, giacché gli uomini hanno bisogno di obiettivi “fisici”concreti, ma è comunque un grande passo avanti. Carl Schmitt ce lo ha spiegato, il primo crinale è questo: amico/nemico. Bene e male, verità e menzogna.

          Allora, che fare, qui e adesso? Incalzare il nemico sul suo terreno, svelare, innanzitutto, come il bimbo della fiaba, che il re è nudo. Se il male è l’ideologia, il modo di produzione, il modello di vita e di consumo liberal-capitalista,  l’attacco va portato al cuore di quel sistema : con il suo linguaggio, usando le sue stesse armi. Democrazia, costituzione, libertà, sovranità popolare, parlamento. Sono gli idoli diffusi da loro, gli “idola tribus” di Bacone: facciamoli nostri. Bisogna parlare la lingua di chi vive e veste panni.

          Il sistema finanziario, i criminali banksters, ci hanno espropriato della sovranità monetaria, conferendola, in base al Trattato di Maastricht, articoli 108 e seguenti, ad una banca privata, la BCE, che risponde a se stessa. Questo è contro gli articoli 1 e 11 della Costituzione italiana : “La sovranità appartiene al popolo”. Ma esiste sovranità senza il controllo delle frontiere – Trattato di Schengen – senza libera politica industriale e di bilancio- Maastricht, Meccanismo Europeo di Stabilità – ESM – e senza padronanza dell’emissione monetaria? C’è sovranità senza un esercito a comando nazionale o europeo, ed in assenza di un’ autonoma politica agricola, energetica, ambientale, industriale? E’ in corso la privatizzazione del mondo, e la realizzazione di quel “monopolio radicale” già immaginato da Ivan Illich. Controllano il denaro, l’industria, il commercio, l’energia, orientano i consumi, determinano le idee base di miliardi di coscienze attraverso un ferreo monopolio su stampa, editoria, televisione, media di intrattenimento. Non resta che tornare allo Stato: popoli che si fanno nazioni, e che non riconoscono altra autorità che la propria.“Superiorem non recognoscens”, è la definizione di sovranità del “nostro” diritto romano.

           Ma un popolo esiste se si sente tale: ecco allora le politiche di omologazione culturale, attraverso il mercato/consumo, la pubblicità, la persuasione non più occulta, persino attraverso l’uguaglianza soffocante dei “nonluoghi” di Marc Augé, aeroporti, centri commerciali, svincoli autostradali ecc. Il mezzo è il messaggio, ripeteva Marshall Mc Luhan. La televisione è per eccellenza lo strumento per creare soggetti passivi, chiusi nella loro bolla Matrix, pronti a consumare attraverso lo schermo, notizie, eventi, tragedie, in un vuoto presente lineare. Significante al posto di significato, passivo versus attivo, Saussure volgarizzato per le masse.

          Infine, un popolo esiste se avverte la voce del sangue, del comune destino, del Sé distinto dall’Altro.  Allora, via ad ondate migratorie incessanti, ridondanti, da tutti i punti cardinali, eterodirette. Sono poveracci, accogliamoli tutti, è il mantra di chi comanda. Poveri Cristi lo sono davvero, ma per colpa delle politiche che li hanno depredati, messe in campo da lorsignori. Senza limite, senza vergogna. Così, al fianco di preti avidi di denaro e di nuovi fedeli, comunisti convertiti all’ internazionalismo di mercato, e naturalmente di padroni e padroncini ingordi di facile profitto, si organizza non solo l’invasione, ma l’imposizione degli stranieri come concittadini, anzi addirittura  “connazionali”. Ius soli, bomba atomica programmata. Italiano è chi ha il cuore ed il sangue su questo pezzo di terra, chi la calpesta con amore, nella tradizione ed anche nei difetti dei suoi padri, seppelliti proprio qui, tra i cipressi del paesaggio italiano. Caracalla diede la cittadinanza a tutti : l’impero decadde rapidamente e Roma non fu più caput mundi. L’istituto della cittadinanza, vincolo giuridico e politico alla collettività, è uno degli aspetti fondamentali dello Stato. Nelle presenti condizioni, devono prevalere i diritti del popolo che deve essere salvato nella sua esistenza: se lo vuole, naturalmente. Una osservazione polemica, fuori di ogni visione confessionale:  i bambini stranieri “devono” diventare italiani, ma i connazionali possono evitare di nascere, a causa di politiche abortive insane e disumane. Una società di morte, ma noi vogliamo la vita.

          Stato, e quindi sovranità di popolo. I trattati europei tutti, Maastricht, Schengen, sino all’ultima vergogna, Lisbona, la cosiddetta Costituzione europea, sono nulli perché incostituzionali. Art. 11: l’Italia consente, in condizioni di parità con altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni. I Regolamenti CE, ne sfornano migliaia all’anno, sono forse pegno di pace e giustizia? E non avevamo titolo per conferire alla BCE il potere di battere moneta e di non rispondere ad alcuno del proprio operato. Forse che la banca è uno Stato? Tra i suoi scopi ci sono la pace e la giustizia?

          Tornare alla costituzione, pretenderne l’applicazione. A sinistra affermano, con sprezzo del ridicolo, che è la più bella del mondo. Prendiamoli in parola, depistiamoli: noi, i “fascisti”, siamo per la Costituzione repubblicana! Lorsignori intendono promuovere i capricci individuali ed i vizietti omosex a diritti pubblici? Non possono, l’art. 29 è chiaro: “La Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Propugnano un individualismo radicale: sono fuori dalla Carta beneamata: “la Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia. (…),protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù”.

           Art. 53: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Ma le persone fisiche pagano più delle società di capitali, e delle banche, la cui tassazione non supera, nei massimi, il 25%. La Repubblica è fondata sul lavoro, e riconosce- art. 36- il diritto ad una “retribuzione sufficiente ad assicurare a sé ed alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Invece, si è immersi, italiani e stranieri, nel precariato e nella concorrenza al ribasso.

          Si potrebbe continuare, rammentando l’art. 21 sulla libertà di pensiero, conculcata dalla legge Mancino, il 25 che afferma che nessuno può essere distolto dal giudice naturale  da cui si inferisce la non costituzionalità del mandato di cattura europeo, o l’art. 111 sul giusto processo. L’art. 46, stabilisce il diritto dei lavoratori a partecipare alla gestione delle aziende, ed il 47 incoraggia e tutela il risparmio, riservando allo Stato disciplina, coordinamento  e controllo  del credito. Vero professor Monti, vero usurai, ebrei, protestanti, cattolici od atei che siate? Sempre l’art. 47 prevede l’accesso alla proprietà della casa e dei campi da coltivare, nonché gli investimenti nei complessi produttivi. Proprio quelli svenduti dal 1992 dopo la riunione sul panfilo Britannia, in nome del mercato unico europeo.  Gli ultimi gioielli, Eni, Enel, Finmeccanica, verranno ceduti in saldo a breve con la benedizione dei signori tecnici di governo.

          Noi siamo per un’economia sociale e nazionale di mercato,  per la cogestione e compartecipazione dei lavoratori, e per il diretto intervento pubblico nei settori in cui è in gioco la vita della comunità ed il bene comune. E’ la teoria degli “interventi conformi”di Erhard e Roepke, più le corporazioni autonome di lavoratori e produttori, ad esempio sul modello proposto da Giuseppe Toniolo.  L’ arco costituzionale, paradossalmente, siamo noi, ed i traditori delle leggi sono loro. Per usare le loro categorie concettuali, “fascisti” sono i nostri avversari. Ma hanno vinto loro la guerra delle parole, ed i cattivi siamo noi. Ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati, per citare una felice metafora di Bertolt Brecht.

           Parlano di democrazia, ed hanno convinto popoli e generazioni intere che quella è la parola magica, la combinazione di tutte le casseforti, il rimedio universale. Benissimo, siamo d’accordo. Infatti, la democrazia prevede il “demos”, il popolo, ed allora che c’entrano i mercati? Se comanda il popolo, che c’azzecca la Banca Centrale, e chi rappresenta la Commissione dell’Unione europea, che impone e dispone, dà i voti ai governi, approva o boccia le politiche nazionali ratificate dai Parlamenti, nega valore ai referendum quando i popoli non la pensano come le èlites, rifiuta la partecipazione al governo di movimenti sgraditi (ricordiamo il caso Haider ), impedisce agli Stati, in base al dogma liberista, di aiutare e proteggere con il denaro dei concittadini industrie e produzioni nazionali?La Commissione è composta da politici di terza linea, rottamati nei rispettivi Paesi, burattini degli alti funzionari dell’Unione, i veri mandarini del Verbo liberal-finanziario, maggiordomi delle multinazionali e sodali dei banchieri.

           Democrazia. La dobbiamo ripristinare d’urgenza, urlare il nostro ribrezzo per i dittatori del denaro,  i ladri di coscienze, estorsori, assassini di popoli, monopolisti di tutto. Democrazia diretta, perché vogliamo scegliere noi il Presidente, e pretendiamo di poter decidere, con referendum, su grandi temi come quelli della cittadinanza, della moneta, dell’energia,della difesa della natura, delle alleanze. Stato, dunque, come garanzia di sovranità; leggi, a protezione  delle persone e delle comunità,  fatte e applicate da noi. E’ una rivoluzione, da condurre con le loro armi, le loro leggi, i principi in cui fingono di    credere.

           Per vincere sull’essenziale,   accettiamo la battaglia sul terreno che, apparentemente, è altrui. E se è vero il monito di Carl Schmitt, secondo cui un’autentica democrazia si fonda sull’ omogeneità di un popolo, e c’è dove la politica porta al potere le idee dei cittadini, non può durare una democrazia agnostica, basata su regole astratte e formali, le stesse che ne hanno permesso lo svuotamento e, da ultimo, la diretta presa di potere dei funzionari del Denaro. Democrazia dell’essere, secondo Heidegger: comando, popolo, eredità, radicamento; democrazia transpolitica come Augusto Del Noce chiama la dimensione profonda della coscienza comune.

          No, allora, alla tecnocrazia al potere, che è l’opposto della vita (Spengler). Nessun timore delle parole, ma riempiamole di contenuti, per passare all’attacco, essere concreti,  rifare storia, rifondare un’Italia e un’Europa solida in un mondo che hanno reso “liquido”, secondo la fortunata definizione di Zygmunt Bauman.

           Sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione, insegna Carl Schmitt. Ritorno al popolo, dunque, ritorno al reale, giacché occorre strappare lo stato di eccezione dalle mani di tecnocrazie, banche, reti di multinazionali, Fondo Monetario, Organizzazione Mondiale del Commercio.

          Per non venire travolti dalla sindrome di Caracalla, abbiamo una sola possibilità armarci di idee e ritornare in campo, con proposte, progetti, miti, idee alternative. Proviamo ad elencarne alcune. La prima, la madre di tutte le battaglie, è la proprietà popolare della moneta. Il sistema liberalfinanziario ha un nocciolo duro: la creazione dal nulla (ex nihilo)  della moneta e la sua imposizione come unico mezzo di pagamento e misura del valore. La banca centrale deve essere pubblica e la moneta proprietà dei cittadini. Dunque, superare il Trattato di Maastricht che si inchina alla Banca Centrale e ne cristallizza il ruolo di guardiano della stabilità finanziaria. Stabilità che altro non è se non penuria di denaro, controllo sull’emissione, ferreo comando sui governi, ergo sui popoli, usura. Intanto si applichi la vigente legge 262/2005 che impone la proprietà pubblica della Banca d’ Italia. E poiché le quote sono 300.000, del valore di 1.000 vecchie lire ciascuna, la si sottragga al sistema bancario, proprietario contra legem, al prezzo di € 156.000, cioè 300 milioni di lire.

          Seconda, enorme questione: il popolo italiano deve tornare in possesso di circa 2.500 tonnellate di “Oro fisico”. Oro fisico. Al tempo dei derivati e delle finzioni truffaldine, l’oro vero, giallo, estratto dalle miniere si chiama “oro fisico”. E’ nostro: è il frutto dei sacrifici di generazioni di italiani, di mio padre e del vostro.E’ custodito nei caveaux di Bankitalia: ne pretendiamo la restituzione. O forse non è più lì, trasferito in casa dei padroni, oltre Manica o oltre Atlantico?

           Quanto a BCE, una riforma si impone subito: ridiventi prestatore di ultima istanza, come da storica funzione delle banche centrali. Questo per dare garanzia sul cosiddetto debito sovrano dei paesi dell’Eurozona, affinché i tassi d’interesse vengano ricondotti ai livelli pre-crisi. Nazioni che hanno un debito elevatissimo non subiscono gli attacchi della criminalità finanziaria perché hanno una banca centrale che ha l’obbligo di stampare moneta, e, quindi acquistare direttamente i titoli governativi. La BCE non può acquistare per statuto direttamente i buoni pubblici perché, se lo facesse, dimostrerebbe che la banca centrale è una tipografia degli Stati, e non un organo privato e sovrano. BCE, invece, è l’unica banca centrale al mondo che, al modico interesse dell’ 1,5%, compra titoli di Stato dalle banche private, le quali lucrano felici sul mitico “spread”. Moneta di popolo, oro che torna ai proprietari, questo è sovranità.

          Andiamo oltre, proponiamo un ritorno concordato e programmato alla valuta nazionale. L’euro ed il suo cambio favoriscono ormai solo l’import export della Germania. Ci vorrà un periodo di doppio corso, euro/nuova lira, grande prudenza e sacrifici, ma almeno li faremo per noi e per i figli.  Avremo il ripristino del sacrosanto diritto dovere dello Stato di fare spesa sociale e produttiva “ a deficit positivo”, cioè finanziare sviluppo, ricerca, impresa, socialità in base alla ricchezza che si prevede di creare. Rammentiamo la lezione di Giacinto Auriti: “Dire che una cosa non si può fare per mancanza di denaro è come affermare che una strada non si può costruire per mancanza di chilometri”. A patto di creare noi stessi, anziché i banchieri, la moneta occorrente. La doppia circolazione monetaria, oltretutto, favorirebbe un rapido passaggio di mano della nuova valuta, un circuito virtuoso che sfrutterebbe a fini di sviluppo la legge di Gresham, secondo la quale la moneta cattiva scaccia quella buona.

          Siamo al cuore del dramma : che fare del debito? Intanto, rovesciamo l’assunto. Se c’è un debito, necessariamente c’è un credito. Ma chi è creditore del debito sovrano degli Stati? In gran parte il sistema bancario. Ma ha davvero prestato denaro? E, soprattutto, quel denaro, se c’era, era delle banche? La risposta è NO. Hanno prestato “Fiat money”, cioè denaro inesistente, impulsi informatici, “pagherò” telematici, in cambio di lavoro, tasse, denaro vero, sudore, e, naturalmente, preteso interessi (il Tasso di Sconto che si determinano da soli) Un gioco più truccato della roulette nelle bische. Gridiamolo forte, il debito alle banche non lo paghiamo perché frutto di un colossale imbroglio, e, perché, letteralmente, non esiste in natura. Da adesso, ci indebitiamo solo con noi stessi, per un futuro di prosperità, senza tasse, e con meno guerre volute dai soliti noti per coprire i loro fallimenti. A proposito di tasse: quanto costa, in termini di minore gettito, la delocalizzazione delle produzioni, ed ormai anche dei domicili fiscali delle aziende italiane, e quanto incide la possibilità di scelta delle multinazionali tra sistemi tributari? Sicuramente miliardi, così come miliardario è il risparmio della società per azioni Chiesa cattolica per le esenzioni di cui gode, vere e proprie  “manomorte” ecclesiastiche aggiornate. Miliardi di euro, oltre naturalmente al sacrificio ed alla mortificazione di generazioni di italiani, vale anche la precarizzazione di massa, la politica dei bassi stipendi e della concorrenza con i milioni di stranieri entrati in Italia. E’ la globalizzazione, bellezza, direbbero a Wall Street.    

           Noi proponiamo il ritorno della dimenticata economia politica. Prima, un inciso sulla globalizzazione: la quale altro non è che l’applicazione su scala planetaria delle idee di Adam Smith e di David Ricardo: gran novità, vecchia di oltre due secoli, l’economia classica! Per quale motivo, sostiene Smith, creare industrie nazionali, quando sul mercato mondiale si possono comprare merci analoghe a prezzo inferiore? Perché coltivare grano, se qualcuno lo vende ad un centesimo in meno? Dobbiamo produrre solo ciò su cui abbiamo vantaggio competitivo. Un mondo di sola economia, di aritmetica e di povertà, dominato da un’unica logica, quella del denaro.  Legge di Hume più moralismo “strumentale” alla Benjamin Franklin. Ma lo Stato non è un’azienda, ha i suoi poveri, i malati, i suoi territori vocati all’agricoltura, i saperi scientifici, industriali, artigianali, contadini della sua gente. Non conta nulla: vale solo il modello matematico del momento. I pomodori allora viaggiano diecimila chilometri per arrivare sulla nostra tavola, ed in nome di ciò si depreda la natura, si costruiscono navi immense, si dragano fondali, si estraggono idrocarburi.

           Eppure, gli Stati Uniti non sarebbero nati se avessero obbedito al dogma di Adam Smith. Hamilton e Jefferson, padri dell’Unione, crearono la banca nazionale per finanziare – a debito –  la nascita delle industrie e delle ferrovie, e la federazione protesse per decenni con i dazi i prodotti americani. La Gran Bretagna vietava all’India di tessere, e persino di filare il cotone grezzo. Gandhi affrontò il carcere per aver violato quella legge vergognosa, ma Smith gli avrebbe dato torto: l’India aveva vantaggio comparativo sulla produzione del cotone, ma i telai di Manchester mantenevano il monopolio della lavorazione. Politica imperiale: non sono cambiati. Insomma, la teorizzata  “mano invisibile” del mercato che mette tutto al suo posto non esiste affatto. Il mercato è armato, il suo esercito è il sistema bancario e, all’occorrenza, c’è la potenza militare degli Usa e dei servitori della NATO.

           Economia politica: produrre tutto ciò di cui si è capaci, senza disperdere conoscenze, tradizioni, cultura materiale.

          Friedrich List, che fu un artefice dell’unità doganale tedesca, scrisse: “l’abolizione dei dazi ha senso tra Paesi che hanno un livello press’ a poco uguale di industria, di civiltà politica e di potenza; in altre condizioni, un libero commercio globale non porterebbe ad una libera repubblica universale, ma, al contrario, alla soggezione universale delle nazioni meno avanzate sotto la potenza predominante.” La quale è, oggi, la banca più il sistema delle multinazionali, incardinato negli Usa. Ancora List: “Smith ascrive una capacità produttiva al capitale, mentre solo il lavoro produce, con l’assistenza del capitale; la maggior parte della capacità produttiva consiste nelle condizioni sociali  ed intellettuali degli individui, che io chiamo capitale mentale”. Tutto quello che stiamo disperdendo sull’altare della deindustrializzazione e della delocalizzazione. Sprechiamo un patrimonio secolare di creatività, industria, abilità artigianali, conoscenze e saperi e materiali. L’Italia decade, declina, scende i gradini del benessere e della civiltà del lavoro di cui è stata maestra. Senza il capitale delle menti, e senza qualità umane, è la fine. Quella classica è l’economia bottegaia, dello scambio dei beni e dei servizi, e non si occupa della forza produttiva, che è il popolo in ciascuno dei suoi componenti.

          Economia politica è rilancio dell’agricoltura. Una nazione deve procurarsi da sé il cibo che mangia, e ripresa dell’industria  manifatturiera a partire dalle produzioni di qualità. Lo Stato non è un’azienda, ed il pareggio di bilancio che ci hanno imposto in Costituzione, nell’assordante silenzio degli intellettuali e del mondo della comunicazione, è una vergogna. La spesa a deficit, se bene orientata, con una moneta emessa oculatamente dallo Stato, è il motore ed il balsamo della Nazione. E nel commercio internazionale, si possono scambiare beni contro beni. Così fece la Germania di Hitler con il grande economista e banchiere (israelita) Hjalmar Schacht. Ritrovò in pochi anni benessere e piena occupazione. Fu anche la sua rovina: il successo della nuova economia feriva a morte la finanza che prospera sul debito. Un popolo che non s’indebita fa rabbia agli usurai, ed il povero Ezra Pound pagò care queste parole. L’Italia creò l’IRI e non si affidò al liberismo, ed anche Roosevelt si ispirò a quelle politiche per uscire dalla grande depressione americana dopo il 1929. Ma oggi vediamo la svendita di tutto quanto è costato il sacrificio di generazioni, più il pareggio di bilancio in Costituzione, per impoverire ulteriormente chi ha bisogno di aiuto.

          Abbiamo anche dell’altro, ed è un’altra menzogna da smascherare, il divieto di pagare in contanti. Raccontano che è per combattere l’evasione fiscale: è una bugia. Vogliono il controllo totale delle nostre vite attraverso la moneta elettronica e le carte di credito, in modo che ogni transazione, ogni atto della nostra vita passi attraverso le banche, ed ancor più vogliono nascondere, abolire, mascherare, smaterializzare il denaro. Quello vero, che dovrebbe stare nelle nostre tasche. Il denaro, lo abbiamo ormai capito, NON esiste. E’ un impulso elettronico divenuto sovrano. In nome della libertà, in nome dell’umanità, dobbiamo sottrarci a questa dittatura!

          Proprietà della moneta, ma anche proprietà tout court.  Una caratteristica davvero funesta del sistema è nascondere la proprietà dietro la società anonima. Art. 41 della Costituzione: “l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto all’utilità sociale o in modo da recare danni alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Ergo, non possiamo conferire a società private di capitali le fonti di energia, l’acqua, le reti di comunicazione, né gestire con criteri liberisti scuola e sanità. Art. 42: “La proprietà è privata o pubblica, riconosciuta e garantita per legge”. La piccola e media proprietà, fondiaria, immobiliare, mobiliare, personale è vessata e tartassata, e sono privilegiate le società -anonime- di capitali. Ovvio, le società di capitali sono uno strumento di dominazione dei mercati, ed il diritto attribuisce preminenza all’interesse societario su quello dei soci, attraverso l’istituzione di un mostro, la “persona giuridica”.

           La proposta alternativa è farina del genio di Giacinto Auriti: il titolo azionario deve essere qualificato come titolo rappresentativo di una quota di proprietà del capitale. Con un unico articolo di legge, si può spezzare l’artificiosa duplicazione di valori che è il terreno di coltura del parassitismo bancario. Il patrimonio conferito nella società, imprigionato nel fantasma della persona giuridica, acquista due valori. Uno interno e proprio, che è reale, ma viene definito nominale, ed un valore esterno, di borsa, convenzionale, ma accettato come reale, perché esprime il prezzo del giorno.  Il valore interno entra nella disponibilità di chi lo amministra, che assume i poteri che sono prerogativa del proprietario. Il valore esterno è alla mercé di chi manovra le quotazioni, perché attraverso le oscillazioni si appropria delle differenze di prezzo. Una truffa assai vicina all’esproprio, dato che per poter manovrare i prezzi basta una disponibilità illimitata di mezzi finanziari. Cioè, è sufficiente la sovranità monetaria, incautamente conferita alle banche. Siamo al punto di partenza: il centro del bersaglio è lì, e nulla di meno vi è da fare che abbattere il mostro.

          Lavoriamo intanto per le monete locali e complementari: esiste il progetto di Margrit Kennedy sulle monete regionali, che in Svizzera hanno addirittura una banca di supporto. Sono a disposizione le idee e gli studi di Michael Hudson e della Teoria Monetaria Moderna, e quelli di Steve Keen. In America, un senatore, Ron Paul, ha ispirato un agguerrito movimento di opinione contro lo strapotere della Federal Reserve- la banca centrale – in nome del ritorno al “gold standard”, ovvero alla convertibilità in oro della moneta (moneta merce). Non siamo soli. E c’è, dal povero Bengala, lo straordinario esempio di vero progresso innescato dal microcredito inventato da Muhammad Yunus con la banca Grameen, che significa Banca della Terra. Piccolo prestito senza interessi fatto soprattutto a giovani, donne, anziani, da rimborsare in tempi variabili, in merci, lavoro, partecipazioni in attività artigianali e di microimpresa.

          E’ anche necessaria la creazione di una banca pubblica di prestito senza fini di lucro, come le vecchie Casse di Risparmio e le casse rurali; il capitale potrà essere costituito dalla confisca di denaro alla criminalità finanziaria ed usuraria. Alle banche commerciali dovrà essere imposta una riserva obbligatoria di capitale di almeno il 20 per cento, che è davvero il minimo, per evitare l’effetto moltiplicatore ed evitare il cosiddetto signoraggio secondario, ma le autorità nazionali svizzere, non i bolscevichi o i nazisti, l’hanno appena imposta a due colossi bancari in difficoltà, UBS e Crèdit Suisse.

          Ogni istituto di credito, inoltre, deve scegliere se essere banche d’affari o casse di deposito e prestito, sciogliendo il nodo che le lega alla speculazione ed ai prodotti derivati, vere e proprie scommesse sul nulla, dove tutti puntano denaro che non hanno, su fatti, quotazioni, valori al rialzo od al ribasso in tempi più o meno incerti. Va da sé che chi dà la carte, segnate e truccate, vince sempre, tutti gli altri perdono frutto e capitale, con effetto a cascata.  

           Un’ ulteriore necessità è la salvaguardia ed il rilancio della previdenza sociale pubblica,affinché la pensione non sia un bieco affare economico per gli “hedge funds”, che alimentano per natura speculazione ed instabilità. I fondi pensione di mercato, infatti, devono erogare ogni mese denaro “vero” a tutti i loro iscritti. Per avere liquidità, si lanciano nelle operazioni finanziarie più azzardate ed a più breve termine, con rischi drammatici di insolvenza, e quindi con la sicura, irrimediabile miseria  per migliaia, milioni di anziani. Deve essere mantenuto un divieto assoluto per i “fondi avvoltoio”, i briganti del factoring, che comprano al 30-50 % i crediti in sofferenza per poi sbranare come avvoltoi, i debitori, Stati sovrani, aziende, fondi d’investimento, con i metodi mafiosi di cui Equitalia è solo un modesto esempio. 

          Un’ economia politica significa rinnovata attenzione al settore agricolo, con fuoruscita dal sistema delle quote di produzione, esproprio delle terre incolte da dare a riscatto a nuovi agricoltori, con generalizzazione dei mercati di vendita diretta (il mitico e sacrosanto “chilometro zero”) e, per taluni prodotti, ripristino degli ammassi, ad evitare accaparramenti o occultamenti di merce. Rilancio anche dell’artigianato, scuola di cultura, gusto e libertà, oltreché fonte di reddito, con la rinascita delle scuole di arti e mestieri. Blocco per almeno cinque anni delle importazioni non strategiche, specie dall’estremo oriente, dove opera un pesante dumping, basato sullo sfruttamento del lavoro, anche minorile ed infantile.

          Soprattutto, si rende necessaria una politica energetica autonoma, basata su scelte chiare e di lungo periodo, che viva di ricerca, differenziazione e di lavoro nazionale. Infine, una nuova politica dell’ambiente, che è poi il Creato dei credenti, volta a mettere in discussione il dogma della crescita illimitata, poiché la Terra è una sola, e non può essere sfruttata dalle nostre generazioni in modo predatorio, sistematico e senza riguardo al futuro.

          Al centro, un sistema fiscale che colpisca soprattutto banche, entità finanziarie, transazioni di borsa, patrimoni parassitari, anche delle organizzazioni religiose, società di capitali, consumi voluttuari e di lusso e ponga al centro le famiglie ed il lavoro, autonomo o dipendente, con incentivi a sostegno della natalità e della proprietà della casa di abitazione. E’ indispensabile il blocco delle licenze dei supermercati e dei centri commerciali di grande superficie, che distruggono il tessuto comunitario di intere città e paesi, e creano un solo posto di lavoro, in genere precario e mal pagato, per cinque che ne mandano in fumo nella piccola e media impresa di commercio e  distribuzione.  Alla fine, si tratta di ritessere il filo smarrito delle nostre comunità, e costruire un contro potere per una società “conviviale”, nel senso teorizzato da Ivan Illich, cioè non più orientata al solo guadagno ed un’isterica competitività, e lontana dall’individualismo liberale come dalla massificazione del consumo o dal collettivismo.Una comunità che sappia immaginare forme di “decrescita serena”, abolendo sprechi, consumi indotti, obsolescenza rapida e programmata dei beni. 

          Una rivoluzione. Compito immenso, per il quale è necessario avere il coraggio di salti culturali e di alleanze inedite, sui fatti e non sui pregiudizi, ed in previsione della quale è imperativo cambiare marcia, linguaggio, prospettiva.

          Per essere fedeli a noi stessi, utili alla Patria, i primi di domani: con la certezza di Georges Bernanos, che “Dio non ha altre mani che le nostre”.

                                            
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Categorie: Economia, Società

Pubblicato da admin il 6 Agosto 2012

Commenti

  1. Anonymous

    Prima che arrivo alla fine dell’articolo ,volevo dire la mia sull’oro fisico di Banca di Italia. Se non sbaglio l’oro italiano,depositato in Inghilterra e negli USA,anche se fosse disponibile,appartiene alla B.I.,ma questa a sua volta appartiene alle Banche Italiane che di certo sono di proprietà dei soliti privati.,sempre i soliti.rinus

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