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Franco G. Freda: dalla rubrica “L’inattuale”, su Libero del 11 Agosto us

Franco G. Freda: dalla rubrica “L’inattuale”, su Libero del 11 Agosto us

 

di FRANCO G. FREDA
          Eroici, perfino. A sfidare i quaranta gradi garantiti del brindisino nei suoi momenti più hard. Sono circa un migliaio gli studenti che si sono ritrovati a Ostuni nel Riot Village, campeggio impegnato e – pare – svincolato dall’ingerenza dei partiti, a preparare la lotta dell’autunno per una scuola migliore. No alle tasse per i fuoricorso. Dicono. Sì alle borse di studio. È evidente che il dramma della scuola sia per loro di ordine economico. Magari fosse solo così. Saremmo a posto. Invece, il vero problema è che la scuola di oggi è del tutto incapace di cavalcare la tigre del presente e troppo intimamente contaminata per incentrarsi, limpida, serena e severa, su essenze intemporali e paradigmi superbi.

          O si fa in modo di cambiare questo mondo o deve per forza cambiare la scuola. Oppure, strada più impervia e virtuosa, occorre essere così audaci e attenti e abili da usare la scuola per cambiare il mondo. Come? Andando controcorrente. Ma in maniera decisa. Rileggendo il Nietzsche di Sul futuro delle nostre istituzioni educative. I suoi infiammati e duri discorsi sul genio. Altro che Gramsci. Questo è già il mondo di Gramsci e lo vediamo il risultato. Altro che i cantanti, anche se bravi, a modo loro: Janis Joplin, De André, Gaber. Altro che le musiche facili. Troviamo uno spazio a scuola per un’onestà davvero completa e meditiamo su questa sgradevole verità: «Lo stupido istruito ha solo un campo più vasto per praticare la sua stupidità» (Nicolás Gómez Dávila). Riuscireste a dimostrare che non è così, voi ragazzi del Riot Village?
          La scuola dovrebbe porsi un obiettivo fondamentale: permettere a ciascuno di «diventare quello che è». Il resto è spreco di tempo, disturbo, delirio. Dovrebbe smetterla il prima possibile di affliggerci con quello che è estraneo al nostro carattere, alla nostra natura. Già dalle medie, già dalle elementari, perfino. Basta con l’enciclopedismo, che è un travestimento del qualunquismo. Ogni studente è bene coltivi le proprie vere inclinazioni e ci lavori su. Senza disperdersi in un sapere generico, superficiale. Lì solo ci potrà essere profitto: per lui e per la comunità.
          E chi non ha il minimo amore per lo studio che possa smetterla il prima possibile con la farsa e andare a fare mestieri e servizi manuali. Dite che è un ritorno alla brutalità, ragazzi del Riot Village? No: è rispetto. Cercate di pretendere che la scuola dia a ciascuno di voi la possibilità di fare la propria strada. Non è decente che chi va al Liceo classico perché  ha passione per le lettere e odio per i numeri si ritrovi a dover studiare chimica con le ossidoriduzioni. Garantito che lo sfortunato le dimenticherà appena finito il quadrimestre e, intanto, però, avrà perso l’occasione di leggersi Proust, Rilke, Virgilio, Tagore (o di imparare a mettere a posto tubi e tapparelle).
          Il qualunquismo è il malanno grave della scuola italiana, villaggio vacanze che, se non hai la fortuna di incontrare un insegnante illuminato, poi ti sputa nel mondo impreparato dal punto di vista pratico e sballato da quello interiore. E basta con la storiella che l’accesso alla scuola sia il massimo dono che uno Stato possa offrire ai suoi cittadini. Il massimo dono, da parte di uno Stato, è assicurare ai cittadini di poter seguire le proprie vocazioni, di poter esprimere il miglior io. Io-ciabattino o io-filosofo, non ha importanza. Ogni perfezione è perfetta, in questo mondo imperfettissimo.    
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Categorie: Freda, Inattuale, Liberopensiero

Pubblicato da admin il 13 Agosto 2012

Commenti

  1. Anonymous

    ha ragione, ma una base genericamente culturale dobbiamo pretenderla, non lo studio ad ogno costo, anche se si ha voglia di uccidere chi ha inventato la scrittura,i libri ma neanche la sfogliatezza , il facile nascondersi in una scuola che si detesta pur di non fare nulla.Anche l’idraulico, il giardiniere o l’operazio sono ‘vocazioni’ se sono oneste e sincere.

  2. Anonymous

    “non dobbiamo mai dare importanza alle persone per il tipo di lavoro che fanno,ma solamente per come lo svolgono sul loro posto di lavoro.Dobbiamo avere rispetto di ogni lavoro, rispetto di ogni persona che svolge tale lavoro”

  3. La scuola riflette la nostra società da cui è stato completamente eliminato il concetto tradizionale di giustizia (a ciascuno il suo), per cui è diventata qualunquista. Sarebbe davvero auspicabile che almeno in un ambito, come quello scolastico, si riuscisse ad invertire la tendenza e a creare una “scuola secondo giustizia”

  4. Anonymous

    Volevo chiedere a F.G.Freda cosa ne pensa della lista dei trecento che come già noto seguono le idee malthusiane,ridurre la popolazione terrestre ad un un numero proporzionale con quello che puo nutrire la Terra,senza aggiunte chimiche e petroli.Ho letto brevemente la lista e tra gli italiani o tali, mi sono imbattuto su Mario Draghi-Giuliano Amato-Emma Bonino-papa IOSEPH Ratzinger ed anche Stefano Delle Chiaie.
    Per chi non lo sapesse il sito in questione è http://www.iconicon.it Date uno sguardo e ragioniamoci sopra. rinus

  5. Gentile amico puoi scrivere direttamente alla redazione delle Edizioni di Ar, dal sito delle Edizioni. Cordialmente

  6. Anonymous

    Perchè ci si pone il problema di una scuola “generalista” che, ignorando la natura di ognuno, insegnerebbe tutto a tutti?E’ da un bel po’ di tempo che la scuola italiana ha brillantemente risolto il problema su cui riflette G.Freda, non insegnando assolutamente più niente a nessuno!Irma T.M.

  7. Marco Forlenza

    La scuola è una catena di montaggio governata da educatori-automi che costruiscono altri automi, che assegnando un buon voto di profitto hanno certificano la riuscita del drone, ognuno perfettamente uguale all’altro. Automi identicamente pronti e prossimi a divenire anch’essi automi-educatori,automi-impiegati,automi-dirigenti. La speranza, o meglio l’obbiettivo da coltivare per i padri, le madri, i familiari,i maestri) e che l’infame catena di montaggio dia il più possibile vita ad elementi difettosi, ma invero unici perfetti. Uomini che liberamente fanno circolare le proprie idee, il proprio essere per affermare se stessi e siano un centro di anime , di pura energia. Appunto difettosamente perfetti.

  8. quotiamo assolutamente il commento di Marco

  9. Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  10. Nulla da eccepire su quanto scritto dall’Editore, non discostantesi, del resto, da quanto da Egli scritto negli anni.
    Tanto da eccepire, invece, sui commenti.
    Spesso l’idea che in questo paese si ha della scuola si rifà a quanto visto in tv o letto sui giornali, anche se si è messo l’ultima
    volta piede in una scuola (come quasi tutti i signori ministri succedutisi a Gentile) all’esame di maturità.

    Bisognerebbe lasciar parlare, invece, chi nella trincea della scuola scende e combatte tutti i giorni, sempre più solo.
    Nessun esercito di automi (magari, verrebbe da dire, a volte) di pinkfloydiana memoria, diretti verso il tritacarne della società.
    Tanti ragazzi, invece, disorientati, spesso con solo genitore (quasi sempre genitrice), insicuri, al di là degli atteggiamenti
    esteriori, alla disperata ricerca di figure di riferimento.

    Forse una certa ‘area politica’ dovrebbe cominciare a pensare, seriamente, all’educazione.
    Uno spunto di riflessione:
    http://bmdidario.altervista.org/appunti-e-contrappunti/educazione-alla-deriva

  11. l’articolo per intero http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9888
    L’argomento è fondamentale per ambire ad una società sana, pulita, equa e legata spiritualmente alla propria cultura. Ereticamente offre il proprio spazio per amplificare proteste e proposte

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