fbpx

L’anarcofascismo tanto caro ai francesi e non solo…

L’anarcofascismo tanto caro ai francesi e non solo…
di Mario M. Merlino

          Quando Renzo De Felice dichiarava l’esigenza di eliminare il termine ‘fascismo’ dal vocabolario della ricerca storica in quanto troppo usato ed abusato nel contesto della lotta politica diceva, al contempo, una sciocchezza e un qualcosa di ragionevole. Infatti, fin da subito, esso divenne sinonimo di tutto ciò che ‘non piace’. Così paradossalmente, a semplificazione, lo stato di Israele è ‘fascista’ e ‘fascisti’ sono i palestinesi quando si danno con le armi ad ostacolarne le spinte aggressive ed espansionistiche.

          Per uno storico, votato alle geometriche coordinate di nomi fatti date e quant’altro, ciò fa inorridire e fa inorridire chiunque abbia buon senso e, con la sporta della spesa, si reca al mercato rionale. Non tutti sono obbligati a conoscere e condividere la metafisica soluzione della ‘coincidenza degli opposti’ che ha reso il filosofo Nicola Cusano tanto caro ad Hegel, ad esempio, o allo storico delle religioni comparate, il romeno Mircea Eliade…


          Una sciocchezza, per noi che abbiamo sempre diffidato della sua opera monumentale, perché il fascismo fu certo un fenomeno collocato nella storia – e, in questo senso, preda del tempo e delle circostanze -, ma espresse un coacervo di forze spinte riflessioni emozioni sangue generosamente versato che lo rendono ‘universale’ – e il riferimento alla testata di Berto Ricci non è affatto casuale. Quella ‘atemporalità’ di cui l’amico Cesare Mazza, poeta, partecipe della mistica fascista, corrispondente di guerra nella R.S.I., volle educarci in tante domeniche quando, ancora giovani, ci si arrampicava sul monte Pellecchia o ci si stringeva intorno al fuoco del camino, ospiti della generosità del tipografo Walter Gentili.

          Dunque, un di più che divenne motivo di tante ‘interne’ battaglie dove si coagulavano motivi ideali e di strategie operative con, purtroppo, piccole beghe personali rancori simpatie e antipatie orticelli da proteggere confondendo Berlino in fiamme con la sezione e la spartizione di vanesi incarichi. Eppure anche questo – con il severo cipiglio della critica e l’ironia melensa del risguardo – fu segno di vitalità, di idee in movimento, di percorsi da intraprendere, di lotte nelle quali si giocarono tanti personali e collettivi destini e qualcuno si giocò la sua stessa esistenza. E’ bene ricordarlo, non per sterile nostalgia anagrafica, ma per rispondere a chi – arroganti e presuntuosi epigoni del De Felice – vanno cianciando e ottenendo ascolto che ‘dopo Mussolini’ vi fu il vuoto, il puro nulla…

          Guai, dunque, ai portatori del Verbo, prigionieri della loro saccenteria, vestali di altari violati, sacerdoti di dogmi assoluti, fautori della Santa Inquisizione, ignari certo del sogno dell’Inquisitore ne I fratelli Karamazov. La guerra iconoclasta, le eresie chiedono i loro riti allucinati, i bagliori dei roghi nella notte e percorrenze ove conta il cammino più della meta possibile…

          C’è un fascismo di retroguardia, da retrobottega del barbiere, ancorato all’immutabilità di un sistema di valori mentre il sistema di riferimento non esiste più. Mi raccontava Ugo Franzolin, già corrispondente di guerra della XMAS, giornalista e scrittore, in quei pomeriggi tranquilli a sorseggiare una tazza di tè nei pressi di Fontana di Trevi: ‘Crede veramente, professore, che con il nostro anacronistico fucile modello ’91 pensassimo di vincere contro la potenza di ferro e fuoco della V Armata USA? E’ che avvertivamo, allora ancora in modo confuso, che dietro quelle armate si avanzava un modello di civiltà che avrebbe distrutto tutto quel patrimonio secolare che aveva prodotto l’Italia, l’Europa’… Già; la guerra eterna del sangue contro l’oro. Lo dico senza iattura, ma simile a marinaio consapevole essere il porto non solo rifugio dai marosi, al contrario porta verso quel mare aperto di altra terra sconosciuto cammino…

          Il solitario padre di Zarathustra, veggente più che filosofo, ci aveva ammonito poco prima di abbracciare un ronzino in piazza Carlo Alberto a Torino che ‘Dio è morto!’ e, con il suo assassinio, sono morte tutte le determinazioni che l’avevano caratterizzato. Straordinario e tragico presentimento. Nell’aforisma de La Gaia Scienza è l’uomo folle a portare l’annuncio del crollo d’ogni metafisica, di cui dio è epifenomeno. Dirà Woody Allen di recente: ‘Dio è morto, Marx è morto ed io non mi sento troppo bene’… 1969, cancelli dell’università La Sapienza di Roma. Un gruppetto di ragazzotti sfrontati e iconoclasti, nel clima di pugni chiusi e bandiere rosse, distribuisce un volantino con il volto d’aristocratico normanno di Drieu la Rochelle e la poesia celebre scritta al ritorno dalle trincee del 1918: ‘Noi siamo uomini d’oggi./ Noi siamo soli./ Non abbiamo più dei./ Non abbiamo più idee./ Non crediamo né a Gesù Cristo né a Marx./ Bisogna che immediatamente,/ Subito,/ In questo stesso attimo,/ Costruiamo la torre della nostra/ disperazione e del nostro orgoglio’…

          Nell’ultima poesia, scritta in friulano, poco prima d’essere ammazzato, Pierpaolo Pasolini si rivolge ad un giovane di destra per affidargli il mondo arcaico e sacrale della campagna a lui così caro. Contro la modernizzazione selvaggia, quel capitalismo che ai suoi occhi è il vero e perverso ‘fascismo’, il recupero delle lucciole fra i cespugli nella notte… no, la nostra patria oramai è là dove si combatte liberati da confini geografici distinzioni di razza sesso religione lingua. L’amico Franco Nerozzi ha disegnato un fascio ad emblema del gruppo scelto di combattenti Karen contro il governo militare della Birmania, fregandosene se nel secondo conflitto la loro partecipazione fu accanto agli alleati e non con i giapponesi visti inizialmente quali liberatori dal colonialismo inglese. Ernesto Che Guevara monta di nuovo sul cavallo di Don Chisciotte e va inforestandosi nella selva boliviana da cui non tornerà neppure da cadavere. Sempre Drieu aveva scritto ne L’uomo a cavallo: ‘La sua patria è amara per chi ha sognato un impero. Che cos’è una patria se non una promessa d’impero?’…E la famiglia, beh, sovente si trasforma in una aurea prigione borghese dove si coltivano pregiudizi barriere limiti rifugio ed alibi… E, allora?

          Avevo promesso di parlare intorno al ‘medico dei cadaveri’, il grande Louis Ferdinand Céline. Di quei francesi che furono fra le due guerre tentati dal fascismo, soprattutto contro la decadenza e in nome di una giovinezza irridente e sfrontata. Beh, spero si abbia ancora occasione, sempre, va da sé, eretica-mente…        

Mario M. Merlino

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Anarcofascismo, Merlino

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 13 Luglio 2012

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. Una pillola molto amara, ma efficace per comprendere la realtà.
    Una pillola molto amara per chi aveva una Patria, una promessa d’Impero realizzata, mura sicure dove non penetrava la peste democratica, bensì il rispetto, l’ammirazione e l’elogio espressi dalle altre patrie.
    Ruinae ferient impavidum; al quale non resta altra consolazione che non udire più il “Vivite ventres!” d’una collettività spoglia e ammutolita che tira la cinghia all’ultimo buco…

Lascia un commento

  • firenze 21 novembre

  • Milano 7 dicembre

  • Fai una donazione


  • siamo su telegram

  • afrodite

  • ekatlos

  • Roma 2 dicembre

  • teatro andromeda

    Pio Filippani Ronconi 1

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
    • Primula Nera in Caso Segre: la polizia del pensiero – Umberto Bianchi

      Articolo condivisibile in toto, così come il comm... Leggi commento »

    • Nebel in L’infezione americana: il Regno della Quantità - Roberto Pecchioli

      Bellissimo articolo, se ne potrebbe dibattere per ... Leggi commento »

    • Halfdan in I boschi sacri e l’albero cosmico secondo la Tradizione Indoeuropea - Fabrizio Bandini

      La sua invece è un'ignoranza spirituale. Lasci il... Leggi commento »

    • umberto bianchi in Caso Segre: la polizia del pensiero – Umberto Bianchi

      Mah...prima di fare certi commenti, questi sì ins... Leggi commento »

    • Carlo Ruisi in Joker - Luigi Angelino

      Questo Joker rappresenta gli ultimi, che non sono ... Leggi commento »

  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

    Google Analytics

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

a. dugin