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CELINIANA da un’idea di Mario M. Merlino

CELINIANA da un’idea di Mario M. Merlino
A poco più di cinquant’anni dalla morte dello scrittore francese Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis-Ferdinand Auguste Destouches, avvenuta nell’indifferenza generale il 1º luglio 1961, il Laboratorio Teatrale “SetteCinqueTre”, nato all’interno del movimento Foro753, intende offrire un contributo alla sua memoria attraverso un’originale trasposizione teatrale dal titolo “Céliniana”.
Rappresentazione teatrale che nasce, dunque, tanto quale strumento evocativo della vita e delle opere dello scrittore francese, tradotto ed apprezzato in tutto il mondo e da diverse generazioni, quanto come tentativo di riuscire a ricordare degnamente uno dei più grandi scrittori del ’900 europeo, che più di altri ha saputo raccogliere nelle sue opere, talvolta precorrendoli, tutti i temi portanti dei nostri giorni.Mediante un vivo incontro di parole e musica, si tenterà così di rievocare – audacemente – la profonda cultura e la fiammante sensibilità di Céline, capace di affrontare già tutti i temi più importanti del ventesimo secolo: la guerra, l’’industrializzazione, la decadenza coloniale, l’impoverimento e l’aridità spirituale delle coscienze. “Viaggio al termine della notte” è il primo, ed indubbiamente il più famoso, romanzo di Louis-Ferdinand Céline: scritto in interminabili notti insonni e pubblicato nel 1932, è un vero e proprio affresco della natura umana, certamente uno dei romanzi che meglio ha saputo capirla e rappresentarla in profondità.
Ieri a Roma, domani in Trinacrìa, da sempre crocevia di nobili esperienze artistiche, culturali e spirituali, arteria vitale della civiltà europea: grazie a Céline far rivivere le energie più vere dell’Uomo. Oltre a qualsiasi notte. Oltre a qualsiasi crisi.
venerdì 27 luglio 2012 a MAGMATICA
per info
www.facebook.com/events/182585615205123/
www.facebook.com/events/429738847059813/
magmatica2012@gmail.com
3493612670

CELINIANA
—-testo di Mario Michele Merlino—
Gabriele(con vicino un trespolo e un pappagallo di pezza)
–‘Tutti lo conoscono con il nome d’arte di Cèline. Per me era un amico, il mio migliore amico, come mi aveva definito. Ora vi racconto dove egli ha vissuto gli ultimi dieci anni, solo ed offeso, dove egli è morto )
Meudon, piccolo centro a 10 km da Parigi, direzione Versailles. Lucette Almanzor, ballerina, di vent’anni più giovane, sposata nel 1943, acquista una piccola casa, tutta sbrecciata, con uno spiazzo per cani e gatti, recintata dal filo spinato.
1951, da poco ritornati dall’esilio in Danimarca, sottratti i diritti d’autore sui libri, quelli pubblicati e gli eventuali futuri. Compreso ogni compenso, va da sé.
Misera pensione di guerra, professione medico con zero clienti, lezioni di danza di Lucette.
All’arrivo, cartelli e manifesti. “Non vogliamo il nazista Cèline!”.
Gli tirano sassi contro il cancello, minacce, tentativi di avvelenargli gli animali.
Per 10 anni sarà la sua oasi, il suo zoo. Uscirà non più di una ventina di volte.
Nella stanza dove scrive la finestra mostra in lontananza Parigi, la città un misto d’amore e odio.
Sul tavolo alla rinfusa carte, libri, oggetti, una tazza e Toto, il pappagallo, che zampetta fedele e indifferente.
1 luglio 1961 termina di scrivere il libro che sarà edito postumo, titolo “Rigodon”, danza del 1600, dedicato ‘agli animali’. Ormai ha chiuso ogni relazione con l’umano.
Si sente male, si sdraia sul letto tutto nudo, aneurisma cerebrale. Lucette vorrebbe chiamare un dottore. “Io sono il medico!” e poi “Lasciatemi crepare in pace. Non voglio più niente…”.
E che non se ne parli più”. Così si conclude “Viaggio al termine della notte.” Come un cerchio l’esistenza, un eterno ritorno, “nell’inverno e nella notte/ cerchiamo il nostro passaggio/ in un cielo senza luce”, senza meta forse, dubbio l’esito… “Il viaggio è la ricerca di questo niente assoluto, di questa piccola vertigine da coglioni”, ma anche “l’unica cosa che conta, tutto il resto è delusione, è fatica”…
Ultima offesa. Il prete gli nega la benedizione; la sepoltura in terra consacrata. Sulla lapide un veliero.
Musica jazz e rigodon…
( Tre giovani siedono ad un tavolo, all’interno del foro 753, sul tavolo una candela accesa, tre boccali di birra in parte consumata, un libro aperto, “Viaggio al termine della notte”, fogli sparsi e matite. Dietro il bancone un quarto personaggio. Gli spettatori siedono tra il tavolino e il bancone, lungo le pareti. Un cane al guinzaglio ai piedi di uno dei tre ).
(I tre giovani, fintanto che viene recitato il prologo, restano fermi, come congelati. Appena il prologo ha termine, di colpo la scena si anima)
Alberto: (scuotendo lentamente la testa, con le labbra serrate, come se disapprovasse lei stessa quello che sta per dire. Tra le mani tiene un foglio, dal quale legge. Il tono è disincantato, un po’ strascinato) infinito qua e infinito di là, eternamente tua, due cuori e una capanna, la parola sempre a vincere il tempo…  : “è buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi”,
(a questo punto fa una piccola pausa, scuote la testa lentamente, in atteggiamento di disapprovazione per quello che ha appena letto)
mah!… mi sembra che se la canti così quel ridicolo, sfigato, poeta mezzo impotente… non ne posso più di questo ripetere ogni giorno, ogni occasione è buona, cuore e amore fanno rima…
(Mentre Alberto parla, Gianluchino continua a sfogliare il libro e a prendere appunti. Giorgia, invece, guarda l’amica, sorride alle sue parole e scuote leggermente la testa, come a dire: “ma senti questa che cosa è andata a trovare!” Quando Alberto smette di parlare, Giorgia interviene)
Giorgia: (sorridendo, quasi materna, all’indirizzo di Alberto: con un affettuoso gesto della mano sulla sua spalla. Parla con tono un po’ canzonatorio, ma, tutto sommato, anche affettuoso )
        Ehi! se la birra ti va storta, non bere…per una che non te la dà, non ci puoi aggravare la serata(qui fa una pausa; toglie la mano dalla spalla di Alberto e, rivolgendosi a tutte e due le amiche, cambia tono: adesso parla con voce più alta e con tono allegro)
…vogliamo stare in allegria! Ricordiamoci, però, che  siamo ben in ritardo nel preparare la relazione su Cèline per lunedì…
Gianluchino (per tutto il tempo del dialogo tra le altre due amiche ha sempre continuato a sfogliare il libro. Adesso si sofferma sue una pagina, solleva il braccio sinistro, per richiamare l’attenzione delle altre due e, senza sollevare lo sguardo da quello che sta leggendo, dice ad alta voce )
        Ehi! sentite qua! (assume un tono declamatorio) l’amore è come l’alcool, più sei impotente e sbronzo e più ti credi forte e furbo, e sicuro dei tuoi diritti’. (Ride sommessamente, scuotendo leggermente la testa, come per dire “che sciocchezze!”. Continua a sfogliare le pagine del libro, sempre scuotendo leggermente la testa. A un tratto si ferma: solleva ancora una volta il braccio sinistro, sempre per richiamare l’attenzione delle due amiche)
Ehi! Aspettate, ne ho una migliore: (con tono molto enfatico, declamatorio, un po’ canzonatorio) “l’amore è l’infinito(fa una piccola pausa di sospensione. Solleva la testa dal foglio; guarda le sue amiche, per vedere l’effetto che fanno le sue parole; poi, già ridendo e con tono di presa in giro)… alla portata dei cani”… (adesso ride più forte, senza ritegno): ah! ah! ah!…
Elena (uscendo dalla porta della cucina. Ha una sciarpa di seta al collo, ha il volto bianco, grandi occhiaie, indossa due o tre t-shirt una sull’altra, pantaloni di misura più grande, sformati e retti con una corda in vita. Si muove agitando nervosamente le braccia. Potrebbe anche avere un gatto tra le braccia: questo è da definire.) Qualcuno mi ha citato?
Marta (interviene da dietro il bancone, dove è attenta alle sue faccende: pulisce dei bicchieri con un panno, poi li ripone. Parla senza guardare dalla parte di  Ferdinand )
Ah! Ferdinand… lei, finchè vive, andrà a cercare il segreto del mondo fra le cosce delle donne!
Elena: Oh, L’”église”, scritta fin dal 1926, ben prima del “Viaggio al termine della notte”, (qui fa una piccola pausa, rivolge lo sguardo verso il pavimento, parla con voce leggermente più bassa, come se stesse rivolgendosi solo a se stesso. Il tono è riflessivo, un po’ amaro, parla un po’ a denti stretti, riflessivo, fissando il pavimento, come se solo adesso si rendesse conto, dopo tanti anni, che i suoi guai sono cominciati da quel successo)
del suo stramaledetto successo…(altra pausa: sta ricordando, dentro di sé, avvenimenti che hanno segnato tragicamente la sua esistenza)
Tutti i guai sono cominciati da lì(a questo punto risolleva lo sguardo e si rivolge di nuovo a Marta. Il volume della voce è tornato normale, però è un po’ incollerito) Non sono cambiato, io… vi scandalizzate? (piccola pausa. Sorride ironico, sarcastico. Anche il tono con cui parla è sarcastico)  Anime tenerelle, verginelle pudiche…
(a questo punto niente più sarcasmo: il tono è diventa duro: parla più velocemente, quasi con affanno per la foga) vi do lezione, e ve la do gratis…da “Bagatelle per un massacro”…non storcete la bocca, come hanno fatto tutti i suoi lettori, ipocriti e falsi…
(a questo punto si ferma un poco; ansima leggermente per la foga con cui ha parlato; ha necessità di riprendere fiato; si appoggia al bancone, stando di profilo e si rivolge a Marta, che sta dietro il bancone):
tu…(ancora una breve pausa, poi, con tono deciso, quasi di comando): sì, tu: invece di spacciare alcool… prima stazione del mattatoio, lo so bene, io medico dei poveri, medico di cadaveri…toh
 (gli dà un foglio dattiloscritto, ingiallito e stropicciato. Glielo sbatte sul bancone, quasi con violenza)
Marta (guarda verso Elena/Céline, un po’ sorpresa dai suoi modi bruschi. Intanto si asciuga le mani con un canovaccio. Quando si è asciugata, prende il dattiloscritto, lo esamina brevemente, solleva lo sguardo verso Elena/Céline, riprende ad esaminare il dattiloscritto: finalmente, comincia a leggere. Dapprima in modo distaccato, come se fosse un giornalista televisivo che dà le notizie senza partecipazione del sentimento, come se non capisse bene il significato di quello che legge )
la volgarità, miei signori, comincia nel sentimento, tutta la volgarità, tutta l’oscenità! Nel sentimento! Gli scrittori così come le scrittrici,
(a questo punto si ferma un attimo, come se non credesse a quello che i suoi occhi leggono sul foglio e che, tra un attimo, lei dirà ad alta voce. Lancia una rapida occhiata alle sue tre amiche, come per dire: sentite che cosa riesce a dire questo matto! Poi riprende a leggere, pronunciando la parola “prostituti” con un certo disgusto, lentamente, scandendo le sillabe, quasi con incredulità)
prostituti allo stesso modo…e allora niente gli sembra più bello, più puro, che raccontare storie d’amore…per l’amore…dell’amore(a questo punto fa una pausa, poi riprende, con tono conclusivo) insomma l’intero bidet lirico…tanto che si riempiono la bocca questi (i tre termini che seguono vanno pronunciati molto ravvicinati tra loro, quasi fossero un’unica parola) rammolliti-porci-degenerati, del loro amore!…”
Elena (attraversa la sala, va verso l’uscita, apre la porta, si gira, assumendo una espressione di tristezza, con le spalle curve )
 “di quale amore abbiamo ancora il coraggio di parlare in questo inferno? come se si potessero comporre delle quartine in un mattatoio. L’amore è impossibile, oggi”.
 ( esce, con gesto sconsolato, richiudendo la porta )
Stacco musicale
Alberto (girandosi verso la porta da dove è uscito Cèline)costui è follia allo stato puro, non c’è dubbio… avete visto come si muove?… nessun credito alle sue parole…i punti esclamativi e i tre puntini di sospensione saranno grande invenzione, ma…
Giorgia (con tono cattedratico)il signor Cèline non è pazzo… lo dice lui stesso in Bagatelle … questo isterico è un furbacchione. Specula su… con il suo stile che è uno schifo, una perversione, un’esagerazione…nessuno sprazzo di luce in simile fogna…non il minimo fiorellino poetico…
Gianluchino: eeeeeee! non è il solo. Quando il filosofo Sartre pubblica nel 1939 il romanzo La nausea vi appone una frase proprio di Cèline: ‘è un ragazzo che non ha alcuna importanza collettiva, è solo un individuo’…
Elena (riappare, uscendo dalla porta che conduce al bagno. Parla a denti stretti, lentamente, come masticando le parole)
Sartre…parassita, piccola canaglia, sporco mocciosetto… (qui incalza, accelera e alza il tono) quello che scrivo io lo penso, tutto da solo, e nessuno mi paga o mi spinge a pensarlo… quasi nessuno può vantarsi di fare altrettanto né di pagarsi questo lusso…
(quasi urlando) è il mio lusso. Il mio unico lusso…
 (ricomincia a gesticolare, scuotendo la testa ).
Marta (anch’essa come se leggesse da un dizionario)
nel dicembre del 1945 Sartre lo descrive quale perfetto ritratto dell’antisemita, lo accusa di aver sostenuto le tesi socialiste dei nazisti perché pagato… è il Sartre che sputa un infame necrologio sul cadavere di Drieu la Rochelle, che gli era stato amico, e si rifiuta di firmare la richiesta di grazia per Brasillach… è il Sartre che si era loro rivolto, durante l’occupazione tedesca di Parigi, per poter rappresentare il dramma “Le mosche”
(qui il tono diviene enfatico) Tutti addosso a Cèline – Drieu si è suicidato e Brasillach è stato fucilato -…tutto facile… addosso… e ci si ritrova con la coscienza messa a nuovo…
Elena (pronta a rifugiarsi oltre la porta da dove è entrata: Parla con tono aspro ) – Io non parlo di questo calvario, un odio immenso mi tiene in vita, vivrei mille anni se fossi sicuro di vedere il mondo crepare. Quello che abbiamo sofferto e soffriamo ancora non è immaginabile. Merda(quest’ultima parola non va pronunciata con tono irato. Va detta quasi con malinconia).
 ( esce sbattendo la medesima porta da cui è entrato ).
Stacco musicale.
(Alberto, Giorgia e Gianluchino cercano tra i loro appunti sul tavolo e prendono ciascuna un foglietto da cui leggono ):
Albertoc’è ancora qualche motivo di odio che mi manca. Sono sicuro che esiste.
GiorgiaVedo l’uomo tanto più inquieto quanto più ha perduto il gusto delle favole, del mito, inquieto fino alla disperazione quanto più fa atto di adorazione, venera la precisione, il prosaico, il cronometro, il ponderabile . ‘ciò non s’addice alla sua natura. impazzisce, pur restando lo stesso imbecille di sempre…’
Gianluchino bisogna abolire la vita dal di fuori, farne, anche di essa, dell’acciaio, qualcosa di utile… la vita, dunque, io la trattengo tra le mie due mani… la falsa salute, le gioie defunte, le piccole arie disposte all’oblio, quel po’ di vita che ancora nascondono… vivo di niente, bevo acqua, non mangio quasi, dormo molto male, le mie vecchie ferite… vivere, per le anime ardenti, è una carriera pericolosa’
Marta – allora, cosa avete trovato? libri, carte, a scaldar le sedie, ma consumare niente… non sono mica il buon samaritano, io…
Alberto ‘che si fa di solito per strada? si sogna. si sognano cose più o meno precise, ci si lascia trascinare dalle ambizioni, dai rancori, dal passato. è uno dei luoghi più meditativi della nostra epoca, è il nostro santuario moderno, la Strada’.

Giorgia‘ noi spariremo, corpi e anime, da questo territorio al pari dei Galli, questi folli eroi, i nostri grandi sciocchi antenatiin futilità, i peggiori zimbelli del cristianesimo. Non ci hanno lasciato neppure una ventina di parole del loro linguaggio. Di noi, se si conserverà la parola Merda, sarà già una gran cosa ‘.

Gianluchinonella storia dei tempi la vita non è che un’ebbrezza, la verità è la morte.
MartaE pensare che, quando nel 1932 pubblica “Viaggio al termine della notte”, viene acclamato, arruolato, incensato dall’intelighentia progressista, ne fanno la traduzione in russo, Stalin lo considera il suo libro preferito, va a Mosca a godersi il ricavato dei diritti d’autore… solo Trovskij diffida – non sarà mai dei nostri, gli manca la speranza… difatti, torna e dice ‘grazie’ a suo modo, con il primo dei suoi pamphlets, “Mea Culpa”, titolo che è di per sé un programma…
Elena (riapparendo dalla porta scorrevole del salone. Parla con tono duro, amaro):
ogni operaio chiede…di diventare borghese…avidi budelli proletari contro contratti budelli borghesi: ecco qui tutta la mistica democratica…è tutta questione di trippa…
 (si porta di nuovo a fianco del bancone e si fa servire un bicchiere d’acqua. Parla come rivolgendosi solo a se stesso, con tono meditabondo, parlando lentamente)
 non ho mai votato in vita mia!…ho sempre saputo e compreso che gli imbecilli costituiscono la maggioranza e, quindi, non c’è alcun dubbio che vincano le elezioni!…perchè, visto ciò, dovrei prendermela? Si sa già tutto in anticipo…
 (tace e beve ).
 Stacco musicale ( possibilmente un rigodon ).
( ancora tenendo in mano il singolo foglietto come se vi leggessero )
Alberto (mette una mano sulla spalla di Giorgia, per richiamarne l’attenzione. Legge da un foglio che tiene leggermente sollevato con la mano sinistra)
di colpo scoprivo la guerra: tutta intera. Ero sverginato. Bisogna essere all’incirca solo davanti a lei come lo ero io in quel momento per vederla bene la carogna:… di fronte e di profilo… (lentamente, assaporando le parole) la guerra è un’orgia di denaro,com’è un’orgia di sangue…
Giorgia  (lentamente, con tono riflessivo) già, la guerra…
(dopo una breve pausa, il tono diviene più concitato, parla più in fretta: sta ricordando qualche cosa che fu molto eccitante all’epoca): il 25 ottobre 1914 mi offro volontario per una missione di collegamento. Ferito al braccio e alla testa. Decorato…Non ci credereste, ma il periodico “L’Illustré National” dedica una copertina alla mia azione di guerra.
(qui diviene enfatico, parla scandendo le frasi)  A colori… sul mio morello… al galoppo, sciabola al vento…
(adesso, invece, il tono diventa più mesto, disincantato: è il tono di chi, con il senno di oggi, dopo tante esperienze amare, è giunto ad una conclusione di scetticismo. Parla lentamente) il resto è nulla, è solo paura che non abbiamo il coraggio di confessare: è(ci pensa un po’, prima di parlare, come se cercasse la parola più adatta. Poi, alla fine, un po’ ironico) arte
Gianluchino  (con tono riflessivo) –  cercare un nemico, elevarlo a paradigma d’ogni male…ciò che, considerando l’attuale situazione,  più esaspera degli ebrei è la loro arroganza, il loro spirito di rivendicazione, la loro eterna martirologia persecutoria… Successo e Denaro a ogni costo…
Martasi è tutti incatenati nel ventre di una galera, si rema con forza… per quale ricompensa? Niente. Solo frustate, miserie, falsità, e ancora cattiverie…non c’è redenzione, nessun mito consolatorio, progresso, superamento…niente di niente…monsieur Cèline, (dopo una piccola pausa) soli e disperati, dunque?
Elena/Cèline (si porta verso il tavolino dove siedono le tre ragazze che stanno facendo il lavoro di ricerca; appoggia una mano sulla spalla di Giorgia seduta al centro, guardando il pubblico. Quando comincia a parlare la sua voce ha un  tono che è cambiato, rispetto a prima: è più leggero, con un accenno di riso nella voce. Guarda verso il pubblico e sorride)
ecco la cara gioia! La più lieve di tutte!…il meglio di casa nostra…che a tutte preferisco…per niente contratta come l’albionica…squillante come l’italiana… gioia innanzitutto! Gioia è tutto!… voglio canti e danze… Non mi preoccupo della ragione… Cosa devo farne d’intelligenza, di competenze? Di finalità?… La gioia soltanto ci salverà.
Musica in dissolvenza.
Gabriele:
 (improvvisa si leva una voce, diretta verso carlo e la musica, gesticolando e con un agitare le braccia. voce urlante…)
Piantala, tu, edith piaf, l’usignolo, piccola, sempre vestita di nero, con un ragazzetto greco che ti aspetta nel letto…
Non sono uno scrittore, sapete, uno di quelli che si ruffianano i giovani, che rigurgitano di idee, che sintetizzano, che hanno delle idee! sono soltanto un piccolo inventore, proprio così!… non mando messaggi al mondo, io no! quel che ho inventato… l’emozione del linguaggio scritto!… sì, il linguaggio scritto era a secco, sono io che ho restituito l’emozione al suo linguaggio… la trovata, la magia, che adesso qualsiasi coglione può commuoverla per iscritto!… ritrovare l’emozione del parlato attraverso la scrittura! non è niente, è l’infimo degli infimi, ma è sempre qualcosa!
(fa dei passi verso il pubblico)
al punto in cui siamo, non tarderà troppo, la maniera emotiva, uno di questi giorni, sarà alla moda… nemmeno io, io in persona, saprei dire quante volte mi han copiato, trascritto, trafficato! la natura concede molto solo molto di rado… tutti a quelli che vanno in giro a strillare che si sentono, loro, pieni fino al collo di invenzioni, sono solo dei sacramenti di pagliacci…l’emozione non si lascia riprodurre attraverso lo scritto se non a prezzo di sforzi, anni di marciapiede accanito, austero, monacale, e molto culo… da bagatelle per un massacro, proverbio spagnolo: con molta vasellina e tanta pazienza l’elefante s’incula la formica… ho sempre dovuto rubare, riscattare la mia vita, giorno per giorno, di mano in mano… con centomila astuzie e miracoli…
(tende a ritirarsi, ad acquistare un tono più sobrio, asciutto, meno gesticolante)
no!… non posso raccontare la mia vita… mi sale alla gola… mica tristezza… beninteso… me la sono anch’io goduta… ma non posso più spiegare agli altri quel che sono, che sono solo un acrobata sulla corda tesa a 45 metri… la mia musica…
no!… je ne regrette rien… no, non rinnego nulla…
(seguono i nomi con il ruolo svolto mentre edith piaf rientra in gioco con je ne regrette rien che sale di volume)
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Categorie: Celine, Merlino

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 19 Luglio 2012

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

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