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Nietzsche – Gumplowicz e le origini guerriere dello Stato

Nietzsche – Gumplowicz e le origini guerriere dello Stato

F. Nietzsche <Trasmutazione di tutti i Valori> af 1053 : “La mia filosofia apporta il pensiero vittorioso che finisce per mandare in rovina ogni altro modo di pensare: è questo il grande pensiero educatore: le razze che non lo sopportano sono condannate; quelle che lo considerano come un grandissimo beneficio sono scelte per dominare.”

“…l’eterna guerra tra le razze è la legge della storia mentre la pace perpetua non è che il sogno degli idealisti” L.Gumplowicz <La Lucha de Razas> La Espana Moderna, Madrid, s.i.d. pag. 284

E’ a tutti noto come le Edizioni di Ar siano state uno dei principali strumenti per la trasmissione degli elementi di una visione del mondo antiegualitaria e gerarchica del tutto avversa alle ideologie oggi dominanti, ciò fin da quando nell’ormai lontano 1964 pubblicarono il famoso “Saggio sull’Ineguaglianza delle Razze” del Conte di Gobineau; ed è universalmente noto quante difficoltà esse abbiano dovuto superare per poter proseguire la loro opera.



Sarà anche noto che recentemente codeste edizioni abbiano intrapreso la monumentale fatica di pubblicare le opere del Nietzsche con il testo originale a fronte. Riguardo al filosofo tedesco possiamo citare Armando Torno <Nietzsche, profeta senza enigma>in <Il Corriere della Sera>6 settembre 2010 “Nietzsche non fu il precursore ma il costruttore del cuore del fascismo”. Inoltre “..le sue opere contenevano una messe di materia prima per quanti fantasticavano sul declino della società moderna, sull’eroico sforzo di volontà necessario a rovesciarla e sulla nefasta influenza degli ebrei.”R.O.Paxton<Il Fascismo in azione> (Mondadori, Milano,2005 pag.37

Anche grazie ad un avversario  “di taglia”, il professor Domenico Losurdo autore di un monumentale ed indispensabile  studio  sono ormai ingloriosamente tramontate le  tesi di alcuni “storici della filosofia” secondo cui il Nietzsche e la sua filosofia nulla avrebbero avuto a che fare con i movimenti nazional rivoluzionari e antidemocratici fioriti nella prima metà del secolo scorso.

Le stesse edizioni di Ar in una “nota editoriale” dal significativo titolo “Il radicalismo antimoderno” scrivono “….leggere e comprendere Nietzsche  significa diventare immediatamente antimoderni. E quando si diventa antimoderni, è impossibile non aspirare a operare contro la modernità. Parole che diventano sempre più attuali man mano che il mondo moderno si avvia, a meno di sempre più probabili disastri, a trasformare il nostro pianeta in un immondezzaio abitato da una pullulante massa di “bastardi”. (1) Le stesse edizioni si sono rese benemerite riguardo agli studi sul Nietzsche pubblicando dopo il “Nietzsche e la Mitologia Ugualitaria” dell’indimenticabile Adriano Romualdi, “F. Nietzsche o del radicalismo aristocratico” di Georg Brandes (1995) e i libri di Alfred Baeumler “L’Innocenza del Divenire” e “Nietzsche filosofo e politico”(2003) nonché nel 2006 “La Filosofia della Forza” opera del giovane Mussolini ancora socialista ma già molto interessato alla filosofia  del Nietzsche.

Qui si vuole dire alcune parole su una opera ”minore” e “giovanile” del Nietzsche “Lo Stato dei Greci” edita dalle AR nel 2006 assieme ad un altro saggio del filosofo della “volontà di potenza:”: ”L’agone omerico”. Il saggio risale al 1872,e inizialmente avrebbe dovuto far parte dalla “Nascita della Tragedia” per poi essere incluso nella raccolta “Cinque Prefazioni per Cinque Libri non scritti”.

Il filosofo dipinge in queste pagine un quadro dell’Ellade antica, un quadro implacabile, duro e feroce in cui non compare nessuna traccia di ottimistiche speranze su fantomatici miglioramenti dell’umanità. Tuttavia tale situazione storica vide una ineguagliata e ineguagliabile fioritura culturale, il cui merito, per il filosofo, risiede nell’istituzione della schiavitù che permise ad  alcuni eletti di dedicarsi ad elaborare tale cultura. Così (pag.19) dovremmo, per il Nietzsche, arrenderci alla  terribile “verità dal tono spietato, che la schiavitù è connaturata ad una cultura.”

Ma qui mi limito a trattare brevemente di quella che è per il Nietzsche l’origine stessa dello Stato: per il filosofo esso non nasce certo da un ipotetico patto che alcuni uomini stringono tra di loro ma dalla guerra e con la guerra  esso si mantiene “Si deve affermare  che la Guerra per lo Stato è una necessità, e altrettanto lo è la schiavitù per la società: chi potrà disconoscerlo, se cercherà onestamente le ragioni della ineguagliata perfezione dell’arte greca?”(pag.31) Ma tutto questo non si applicherebbe solo al campo dell’arte e non solo ai tempi della antica Ellade (pag.23) “.. e se fosse vero che i Greci sono andati in rovina a causa della  loro schiavitù, molto più sicuro sarebbe l’opposto, che noi andremo in malora a causa della mancanza della schiavitù.”

pag. 31 “Chi consideri la guerra e la sua possibilità in uniforme, il ceto militare, con riguardo alla natura dello Stato…., deve convincersi che la guerra e il ceto militare si mettono sotto gli occhi una immagine, o forse la immagine originaria dello Stato. Quale effetto generale e ordinario della inclinazione alla guerra, qui vediamo una immediata decantazione della massa caotica e l’articolazione di caste militari: da queste prende origine e rilievo la struttura piramidale della . <società guerriera>, poggiante su un amplissimo strato basale di schiavi.>
Qui inizia un filone che scorre in tutta l’opera del Nietzsche.
Leggiamo in. Nietzsche  “La Gaia  Scienza” af. 377 in “Opere” G. Casini ed. Sancasciano Val di Pesa 1955 pag. 346 “Noi non <conserviamo> niente, e non vogliamo nemmeno tornare al passato, non siamo affatto<liberali>, abbiamo bisogno di turarci le orecchie per non udire sul mercato le sirene dell’avvenire. Le loro canzoni: <eguali diritti>, <libere società>, <non più padroni né schiavi>, non ci attirano! Assolutamente non ci teniamo che sia fondato su questa terra il regno della giustizia e della concordia (perché in tutti i casi sarebbe il regno delle più squallida mediocrità…); ci rallegriamo con tutti coloro che, come noi, amano il pericolo, la guerra, l’avventura, che non si lasciano né fuorviare, né accalappiare, né blandire, né tarpare; noi ci poniamo fra i conquistatori, noi pensiamo alla necessità di nuovi ordinamenti, magari di una nuova schiavitù, poiché ogni irrobustimento e innalzamento dell’<uomo> esige una nuova specie di schiavitù.”
Si può a questo proposito ricordare quanto aveva scritto il Conte De Gobineau (“Saggio sull’ineguaglianza delle Razze” Voghera ed. Roma,1912,pag.194) “..dappertutto dove vi è schiavitù, vi è dualità o pluralità di razze, vi sono vincitori e vinti e quanto più le razze sono distinte,tanto più l’oppressione è completa.”
Lo stato, per il Nietzche, deve essere retto da aristocrazie, ma quale è l’origine di codeste aristocrazie? Il Nostro non ha dubbi:
“Al fondo di tutte queste razze aristocratiche occorre saper discernere la belva feroce, la magnifica ….bionda bestia , avida di preda e di vittoria:di tanto in tanto è necessario uno sfogo per questo fondo nascosto…  -aristocrazia romana, araba, germanica, giapponese, eroi omerici, Vichinghi scandinavi- tutti sono uguali in questo bisogno” F.Nietzsche cit da E.Nolte <Nietzsche e il nietzschianesimo>pag.82  E soprattutto “Hanno fatto gran cose le guerra e il coraggio più che l’amore del prossimo” (“Queste le parole di Zarathustra”Ar,Padova,2011,pag.85)
E ancora
“…un branco… di biondi animali da preda, una razza di conquistatori e di padroni, che organizzata militarmente e con la forza di organizzare, abbatte senza riguardo le sue orribili zampe su una popolazione forse enormemente superiore per numero, ma ancora priva di forma…Così ha inizio in terra lo <Stato>..”(<Genealogia delle Morale> in <Opere 1882/1895> Newton, Roma, 1993,pag. 621-)
Riguardo poi al fenomeno “guerra” in generale, mi limito a citare “La vita è una conseguenza della guerra, la stessa società è un mezzo per la guerra” <La Volontà di Potenza>Monanni, Milano, 1927,pag.60 (2)
Riguardo al filosofo della “Volontà di Potenza” è ancor oggi utile citare  alcune intuizioni del marxista ebreo Gyorgy Lukacs che si leggono nel suo  famigerato “La distruzione della ragione” (Einaudi,Torino,1959)
Pag.315 “  .Nietzsche, in quanto psicologo della cultura, in quanto esteta e moralista, è forse il più geniale e complesso esponente di questa autocoscienza della decadenza. Ma la sua importanza va ancora oltre; riconoscendo la decadenza come fenomeno fondamentale dell’evoluzione borghese del suo tempo, egli si accinge a mostrare la via per superarla.”
Pag.320 “..la sua aggressiva e reazionaria presa di posizione a favore dell’imperialismo si manifesta in forma di atteggiamento ultrarivoluzionario. La lotta contro la democrazia il socialismo, il mito dell’imperialismo, l’appello a un’attività barbarica, devono apparire come una trasformazione inaudita, una <trasvalutazione di tutti i valori>, un <crepuscolo degli dei>….”
Pag.328 “Non si tratta… di superare, di educare, di umanizzare gli istinti barbarici, ma di costruire sulla loro base, convogliandoli in canali adatti, la grande civiltà.”
E infine “Che Nietzsche abbia cercato dunque di screditare e di distruggere, dal punto di vista del pensiero, l’idea dell’uguaglianza degli uomini, non ha bisogno di essere provato mediante speciali citazioni: è il pensiero fondamentale di tutta la sua attività”.(Pag.370)
Con Nietzsche è iniziata nei tempi moderni la rivolta contro l’egualitarismo, rivolta. che oggi appare sempre più urgente: Giorgio Locchi in <Definizioni> (Società Ediutrice Barbarossa,Milano, 2006 pag. 110-111 scriveva “La civiltà occidentale è condannata non a causa del progresso tecnico, ma perché l’utopia egualitarista che la ispira da duemila anni è entrata in contraddizione con le esigenze della società moderna. Assuefatto a questa utopia, l’uomo europeo non è più in grado di farsi carico del destino del mondo, di essere il “creatore” di un nuovo avvenire. Ma è sempre in Europa, e solamente in Europa, che una nuova metamorfosi è ancora possibile, che il rifiuto dell’egualitarismo e del ritorno alla specie si è manifestato .e si manifesta tuttora, al di là di ciò che sono stati il Bene ed il Male durante due millenni di “decadenza” spirituale. E  ancora “ Nietzsche fu tra i primi a dirci che la civiltà occidentale è entrata in agonia, un’agonia dalla durata imprevedibile, e che sta per morire. Le nazioni europee sono condannate a uscire dalla storia come i Bororos cari a Lèvy Strauss(alias), o a morire storicamente e a vedere dissolvere la loro sostanza in nazioni e popoli a venire. In fondo tutti in Europa ne sono più o meno coscienti ed è proprio per questo che da qualche tempo si parla dell’Europa. Ma questa Europa è concepita come un prolungamento delle attuali realtà sociali, come l’ultimo mezzo per salvare ciò che è in agonia, ciò che è condannato a morte, vale a dire la civiltà dell’egualitarismo. Ma se un’Europa vedrà la luce in un avvenire più o meno lontano, non avrà senso storicamente, se non sarà come la auspicava Friedrich Nietzsche, retta e organizzata da un Mito nuovo, fondamentalmente estraneo a tutto ciò che è in auge oggi.” Giorgio Locchi <Mito e Comunità>(1981)in <Definizioni>(3)
Recentemente si sono potute leggere acute osservazioni sul Nietzsche e sull’importanza del suo pensiero per la lotta contro questo mondo ormai più in putrefazione che in decadenza in un libro di Luca Lionello Rimbotti che più che letto andrebbe studiato a fondo “La Profezia del Terzo Regno: dalla Rivoluzione Conservatrice al Nazionalsocialismo” edito nel 2011 dalla Ritter di Milano.  (4)
A pag.328 di codesto libro il Nietzsche  viene definito come “il profeta dell’antimodernità e dell’affermazione di un nuovo ciclo guerriero, gerarchico e imperiale.” A pag.44 rimandando al testo del Losurdo il Nostro scrive “La storia di Nietzsche come profeta della  contro-rivolouzione nel nome dei valori dorici della gerarchia e della razza e di quelli prometeici e sovra umanisti, da chiamare a raccolta in vista  della lotta finale contro la congiura degli <inferiori>, è già stata scritta assai bene….” Qualcuno ha parlato di “Fascismo dorico”: una formula da non dimenticare , ma da elaborare e sviluppare, chi potrebbe mai escludere che in futuro le sopravvivenza indo europee debbano trovarsi in una condizione analoga a quella degli invasori dorici dell’antica Grecia?
Troviamo, poi, a pag.39  “..Nietzsche e.. (la) sua profezia distruttiva, nella cui violenta e lucida analisi si annidano le energie per opporre al tracollo della civiltà occidentale un disegno di rinascita e palingenesi fondato sul nichilismo attivo. All’uomo spetta, in questo modo, non di osservare o subire la catastrofe cui la modernità sta conducendo la civiltà, ma di sospingerla fino all’estremo limite, individuando il punto di rottura e provocando il collasso totale e, con esso, il primo insorgere aurorale del ricominciamento di un nuovo ciclo.” Ogni giorno che passa si vede sempre più chiaramente l’inconsistenza crescente di ogni atteggiamento “destrorso” basato sul “salvare il salvabile”, ormai l’unica speranza è in una crisi che consenta, eventualmente, di attuare per la “rigenerazione della storia” rovesciandone il corso.!
Trattando poi del richiamarsi del Nietzsche al mondo ellenico pre-socratico e alla missione da lui attribuita alla cultura germanica il Rimbotti scrive (pag.119) che sì tratta del “…nucleo centrale, l’architrave di tutta la concezione storico-filosofica nietzschiana. Incentrata sul rivoluzionario recupero del passato arcaico e sulla proclamazione che tale conquista avrebbe implicato lo scendere sul terreno della lotta senza quartiere contro quelle <caste inferiori> che nel frattempo si erano impadronite dell’eredità europea, sfaldandola. Bisogna dire che la “rivoluzione” di Nietzsche è in realtà una vera “reazione”. Il suo senso di “rivoluzione” è nel tornare indietro, alle origini.  La  rivoluzione storica invece, che usurpa questo nome  nel mentre dissolve e svelle i valori, quella che crede nel progresso e che libera gli schiavi, è sovversione allo stato puro.”
E sempre riguardo ai richiami all’Ellade dorica (pag.124) possiamo leggere: “Questo millenarismo di Nietzsche rilanciato dagli epigoni della RC (Rivoluzione Conservatrice), non ebbe nulla della critica razionale alla civiltà moderna e ai suoi idoli. Ebbe tutto, invece, dalla scatenante inconciliabilità con un mondo investito da Untergang, Abbruch, Zestőrung, Umsturz – i termini della rovina usati da Nietzsche: declino, demolizione, annientamento, crollo-  all’interno dei quali la lotta del profeta distruttore- costruttore avrebbe dovuto irrompere con la violenza di un lavacro apocalittico. Ciò che venne reso  da Lorenzo Giusso (<Nietzsche> Bocca, Milano, 1942 pag.348) assai bene come un <saturnale incendiario, che nella visuale nietzschiana avrebbe distrutto dalle fondamenta la società democratica e progressista, per reinsediare in suo luogo la rinnovata civiltà iperborea dei Dori.”
Dinanzi al putrefarsi del mondo in cui ci troviamo a vivere, si può ritenere che qualsiasi individuo <di razza>non possa non auspicare sempre di più lo scatenarsi di tale <saturnale>.
Ha scritto Domenico Losurdo (“nel suo “Nietzsche, il ribelle aristocratico”pag,67) che il rifiuto della modernità da parte del Nietzsche “E’….tanto più radicale in quanto motivato dalla persuasione che in essa covino i germi di una catastrofe.” Una persuasione che, a quanto pare, si sta enormemente diffondendo e rafforzando.
Nell’anno seguente 2007 le Edizioni di AR pubblicavano il volume “Il Concetto Sociologico dello Stato” di Ludwig Gumplowicz. Costui (1839/1909) ebreo galiziano convertitosi al cattolicesimo per opportunismo, fu professore di Scienze Politiche all’Università di Graz, vedeva nella lotta tra quelle che definiva <razze> la forza motrice della storia.
Chi scrive confessa di aver scoperto codesto autore nell’indispensabile opera di A James Gregor “L’Ideologia del Fascismo” (/Edizioni del Borghese, Milano, 1974) nelle cui pagine il nome del Gumplowicz è accostato a quelli di Gustave Le Bon, Vilfredo  Pareto e Gaetano Mosca e ne rilevava l’influenza su quelli che sarebbero diventati gli ideologi del Fascismo (un fatto che ci pare alquanto trascurato dagli altri storici) Citiamo dal libro del Gregor (pag.237) “Gumplowicz aveva dato una definizione di razza che la rendeva l’equivalente logico di <gruppo etnico e sociale> o <elemento sociale eterogeneo>; equivalenza che concepiva qualsiasi gruppo isolato politicamente o socialmente come una razza in formazione. L’isolamento sociale e politico era la conseguenza della predisposizione naturale dell’uomo, in quanto animale sociale e politico, ad unirsi in associazioni preferenziali e autonome. Queste associazioni mostravano una sindrome di attrazione verso il gruppo e repulsione verso l’esterno che definiva gli effettivi circoli gamici.”
Si può ritenere che codesta concezione si possa <proiettare> nelle società multirazziali, in cui potranno formarsi gruppi separati in antagonismo tra di loro.
Il volume edito dalle Ar si apre con una prefazione di Giovanni Damiano il cui titolo è già per se stesso indicativo: “Ludwig Gumplowicz o dell’insopprimibilità del conflitto.” Cito alcuni passi in cui si riassume la visione del sociologo definito dal Damiano come “esponente di primo piano del socialdarwinismo”. Leggiamo: “La tesi centrale del testo qui riproposto ….è che lo Stato non è che la risultante evolutiva di un conflitto fra gruppi sociali eterogenei dal quale esce vincitore il gruppo più forte e più adatto.” Lo Stato nasce da tale conflitto che, peraltro, non viene a cessare quando lo Stato si sia stabilito, continuando la lotta, in un modo o nell’’altro, nell’ambito dello Stato stesso in quanto “ogni nazione è un  mixtum compositum ” di ogni sorta di elementi eterogenei”. (Ripeto: pensiamo alla società multirazziale in cui stiamo sprofondando) infatti “la pluralità dei gruppi razziali rende possibile il conflitto tra i medesimi.”
Scrive ancora il Damiano “Ora, dal momento che la genesi dello Stato va ricondotta…. Alla lotta tra gruppi, Gumplowicz, coerentemente rifiuta il diritto naturale ….di qui l’insistere sull’origine extragiuridica dello stesso Stato. E’la violenza, non il diritto, a fondare gli Stati. Il diritto viene sempre dopo, e rimane comunque subordinato al politico…, in quanto mera espressione dei rapporti di forza sorti dalla lotta. Visione, questa, assolutamente disincantata e affine, sia detto per inciso, a molte riflessioni nietzschiane sul medesimo tema.” Logico qui il richiamo, appunto a “Lo Stato dei Greci”.
Possiamo senz’altro riportare alcune citazioni del libro del sociologo, lasciando al lettore il piacere di raffrontarle con certe affermazioni del Nietzsche!
Pag.72 “Per il concetto sociologico dello Stato, l’origine dello Stato è un avvenimento storico, prodotto dalla superiorità di un gruppo umano belligero e organizzato di fronte a un altro gruppo imbelle.”.

Pag.129 “Solo lo scontro di almeno due orde eterogenee, per lo più di una pacifica con una di predoni e di guerrieri, può creare quel rapporto di dominatori e di dominati, che è l’eterno carattere distintivo di ogni comunità politica.”
 “La parte che la prepotenza e la violenza hanno nella storia dell’umanità,viene spregiata troppo da coloro che credono di poterle eliminare dal mondo sociale. In esse vi è una forza elementare, senza la quale non si possono né fondare né conservare degli Stati”
Pag.178 “La tendenza di affermare nel mondo esteriore l’intimo della propria essenza spirituale, (che) chiamerei semplicemente impulso della propria affermazione,(è)innato tanto agli individui che ai gruppi. L’impulso della propria affermazione è più debole o più forte a seconda della maggiore o minore forza fisica e psichica dell’individuo e del gruppo…. Negli individui e nei gruppi forti l’impulso della propria affermazione si manifesta in azioni violente, nel sopraffare individui e gruppi stranieri, nel soggiogarli, nel conquistare nuove terre e infine nel sottomettere un numero sempre maggiore di gruppi più deboli.”
Pag.182 “La storia non si può spiegare altrimenti che con la tendenza della propria affermazione – propria a ogni gruppo – la quale deve generare lo sforzo di respingere, reprimere e sfruttare gli altri gruppi…” Pag.183 “..la storia non è l’opera dei liberi atti della volontà di persone singole, nemmeno delle <augustissime>, ma il risultato delle lotte dei gruppi, che a seconda delle circostanze su chiamano schiatta, nazione, classe, partito, mafia e camorra.”
Qualche anno dopo Oswald Spengler avrebbe scritto “Nella storia l’essenziale è sempre e soltanto la vita, la razza, il trionfo della volontà di potenza.” (“Il Tramonto dell’Occidente”Longanesi, Milano, 1957, pag.1425 (6)
Potremmo dedicarci alla ricerca di spunti simili in altri autori, ci si limita qui a poche citazioni
Giuseppe Rensi nel suo “Filosofia dell’Autorità” (Sandron, Palermo, 1920, pag,204) scriveva “Veramente secondo la celebre espressione di Eraclito, <guerra è di tutte le cose padre, di tutte re; e gli uni proclama dei, gli altri uomini, gli uni fa schiavi, gli altri liberi>. Non solo essa è…..uno degli indispensabili fondamenti della compagine umana e di tutte le nostre formazioni politiche e sociali, ma è altresì uno dei fattori della nostra vita spirituale, perché molte delle idee madri, molti degli elementi costitutivi che divengono in questa predominanti e determinati. Lo possono divenire, da ultimo e sia pure in lontananza, solo mediante la guerra: sono in larghissimo misura la visuale imposta dalla vittoria, dalla forza, dall’autorità che ne consegue.”
Nel 1924 Vincenzo Fani Ciotti pubblicava con lo pseudonimo <Volt> il “Programma della Destra fascista” (La Voce, Firenze, 1924), vi si poteva leggere  :Pag.60 “Una forza naturale, un istinto, che noi chiamiamo volontà di potenza, organizzando gerarchie sempre più vaste, ha creato lo Stato. Lo Stato non ha origine dal contratto, ma dalla guerra.” Pag.127 ”La storia ci mostra che lo stato non è quasi mai sorto per libera contrattazione delle parti, ma per opera di guerre e di rivoluzioni. La guerra è una rivoluzione dal di fuori. La rivoluzione è una guerra dal basso. Ma l’essenza del fenomeno è la stessa. In entrambi i casi si ha la sovrapposizione violenta ed irrazionale della volontà di un popolo o di una classe sul popolo e sulla classe vinta.”
ito anche da ”La Vita dei Popoli” di Pietro Ellero edito nel 1925 da UTET di Torino Vol.I pag.242,( opera che contiene interessanti considerazioni sul popolo ebraico) “..il destino dei deboli e degli indifesi sempre è stato sin qui l’essere distrutti da’violenti e dà facinorosi; i quali sono per consueto i conditori de’principati e degl’imperii.”,
Termino con Enrico Leone “Teoria della Politica” (Bocca, Torino, 1931 Vol.I pag.11)  lo “..studio dell’eterogeneità degli uomini in forti e deboli.. è il piedistallo positivo sul quale  si può, nell’attuale stato della scienza, elevarsi l’edificio d’una soddisfacente teoria della Politica.” E poco dopo (pag.18) l’“..azione politica (è) messa in moto dai <violentatori>che operano con la mira della propria potenza e dell’ordine sociale che meglio ne assicuri la persistenza.”
Tutto ciò, e anche molto altro, avrebbe dovuto concorrere a formare le fondamenta di una “ideologia di combattimento” atta ad affrontare i problemi di oggi ed ancor più quelli di domani (7), ciò è stato impedito prima dal “buonismo” che ha traviato negli anni l’ “area” (soprattutto ad opera delle componenti cattoliche) occultando le origini nietzschiane della nostra visione del mondo, poi dalla interminabile serie dei rinnegamenti e dei tradimenti.
Chi scrive ha più volte ribadito che, a suo parere, bisogna rivedere molto del nostro patrimonio ideale e culturale comprese certe posizioni del Nietzsche e del Gumplowicz che mi paiono  senz’altro meritevoli di venire approfondite e “attualizzate” in vista della società multirazziale e meticcia in cui stiamo sprofondando, con le sue inevitabili stratificazioni e le, probabilmente, inevitabili, lotte inter etniche  “Nell’impossibilità di selezionare o bloccare l’immigrazione non vi è altra prospettiva che quella di uno scontro etnico interno” Carlo Jean<Geopolitica> Laterza, Bari, 1995 pag. 100.
Non potendosi escludere che in futuro il sangue torni a scorrere in una Europa multirazziale e imbastardita, si potrebbe giungere ad ipotizzare  che da quanto  potrebbe sussistere delle componenti bianche (o meglio indoeuropee) possa sorgere una “rude razza pagana” di guerrieri (la “belva bionda” del Nietzsche !) a imporre l’ordine di Sparta(8) in una lotta decisiva tra l’ordine il caos, tra la luce e le tenebre di una perpetua decadenza. Si è parlato su questo sito del curioso scritto in cui Josè Antonio Primo de Rivera interpretava la “Reconquista” spagnola coma una lotta tra due razze guerriere i goti e gli arabi “al di sopra” di una massa informe destinata a sottomettersi al vincitore (La Spagna tra Goti Arabi e Berberi in uno degli ultimi scritti di J.A.Primo De Rivera ) e, purtroppo, ormai in tutta Europa si sta creando una massa crescente di Tchandala, si può, pertanto,  ritenere che sia lecito chiedersi se una siffatta situazione non potrebbe verificarsi domani in Europa. O, magari, queste “sopravvivenze” ario europee potrebbero trovarsi in una situazione simili a quella delle invasioni indo-europee quando le “belve bionde” calarono dal Nord ad  sottomettere stirpi estranee e/o già entrate in un processo di decadenza.
Vedremo se il futuro confermerà ciò che scrive G.Corvus <La Convergence des Catastrophes>       (Die, ,2004 pag. 51)” la natura guerriera dell’uomo non può essere sradicata, perché è di natura genetica. Un tempo, quando le civiltà erano più o meno separate tra loro e si mescolavano poco, i conflitti tra loro erano limitati: Ai nostri giorni, in questo primo secolo globale, in cui le civiltà, le identità, gli interessi contrastanti non solo non sono scomparsi, ma al contrario, accresciuti, e in cui la tecnica fornisce strumenti bellici devastanti, si può prevedere una litigiosità generale in seno al genere umano; noi vivremo in uno stato di conflitto permanente e multiforme, di cui ora non vediamo che gli inizi, e che sfocerà automaticamente, per effetto di perturbamenti locali legati l’uno all’altro-, tenendo anche conto del carattere assai fragile dell’economia globalizzata- nel collasso, nell’affondamento dell’attuale ordine mondiale”.
<Bisogna non avere scelta: sparire o imporsi. Una razza dominatrice non può avere che origini terribili e violente> F. Nietzsche (<Trasmutazione di tutti i valori>” Ed Monanni, Milano, 1927. pag. 133)
ALFONSO DE FILIPPI
NOTE

1.       Julien Freund <La Decadence> Sirey, Paris, 1984 pag. 161 Per Nietzsche “ quella attuale non è una civiltà un decadenza dopo essere stata fiorente, ma una civiltà della decadenza. Essa è intrinsecamente per la sua natura e per il suo spirito una civilizzazione della decadenza, nonostante le sue realizzazioni storiche”  Da parte sua Ernst Nolte in <Il giovane Mussolini> Sugarco, Carnago,1993, pag,86 “Per Nietzsche decadenza è un concetto centrale…..Essa è un indebolimento della vita. Può rimuoverla solo l’esplosione rinnovatrice della vita nella sua potenza,le cui caratteristiche fondamentali si presentano nella forza originaria della <bestia bionda>”

2.          In ogni caso  “Tutte le civiltà debbono le loro origini al guerriero;…”J. Keegan <La Grande Storia della Guerra>Mondadori, Milano, 1994, pag. 6

3.          “Una posizione rivoluzionaria nei confronti della civiltà contemporanea, deve innanzitutto partire da una concezione della vita e del mondo che sia l’opposto di quella propria al mondo moderno” Enzo Erra “Liberazione Radicale” in <Imperium> anno 1 n. 1, maggio 1950

4.          Precedentemente il Rimbotti nel suo “La Rivoluzione pagana. Relativismo  etnico e gerarchia delle forme”(AR,Padova,2006) in un capitolo intitolato appunto “Nietzsche e la rivoluzione del paganesimo politico” scriveva (pag.100) “Nietzsche fu il più risoluto profeta della reazione alla sovversione, che si è impadronita del mondo con parola giudaica, cristiana, progressista. :La sua filosofia è un reagente chimico alla dissoluzione .E questa reazione è una reazione politica.”

5.          Notiamo che il Gumplowicz rimpiangeva che gli ebrei,diversamente dai Fenici, non fossero scomparsi dalla storia evitando tanti guai a se stessi ed agli altri!

6.          Anche l’etnologia può fornire delle prove a sostegno di codeste tesi: K.Schwiderzky, G. Heber e G. Kurth in<Antropologia>(Feltrinelli, Milano, 1966, pag. 62-63.) scrivevano riguardo alle “Società a stratificazione etnica.”: “La stratificazione è più facilmente riconoscibile dove coesistono popolazioni di razza diversa …..per grandi parti dell’Africa un individuo è di pelle tanto più chiara e si avvicina tanto più al tipo razziale europoide quanto più alto è lo strato sociale a cui appartiene…..,questo è il risultato della continua pressione demografica esercitata dalle popolazioni europoidi dell’ Africa Settentrionale, pressione che provocò una sovrapposizione di gruppi a carattere più marcatamente europoide a gruppi di caratteri prevalentemente negroidi. ….Probabilmente origine analoga hanno le differenze somatiche tra le varie caste in India, con statura relativamente alta, naso sottile e pelle chiara a favore delle caste superiori: qui conquistatori indoariani provenienti dal nord si sovrapposero ad una società indide- veddide probabilmente già stratificata. L’etnologia conosce numerosi casi di sovrapposizione a popolazioni contadine di popoli nomadi, che di norma sono più leptosomi e più intelligenti.”

Su  codeste basi si possono anche fare delle utili riflessioni sul problema delle aristocrazie  “Faremo osservare…,come la classe cosiddetta aristocratica rappresenti qualche volta un elemento antropologico estraneo, almeno originariamente, alla compagine razziale nazionale, poiché può essere immigrata per ragioni politiche, militari, e perciò i suoi rappresentanti si distaccano, come tipo, dalla massa della popolazione. Questo fatto può generare degli errori di interpretazione antropologica, facondo credere ad una differenziazione prodotta da una particolare selezione nell’ambito della compagine razziale, selezione che non esiste per la ragione detta.”.    G Pullè <Razze e Nazioni>Vol.I pag.43.(CEDAM, Padova,1939)                 <L’elemento razziale costituisce un fattore di primo piano nell’evoluzione dei popoli e delle nazioni come in particolare della formazione delle classi dominanti e delle aristocrazie.>R.Battaglia in <Razze e Popoli della Terra>a cura di R. Biasutti, UTET,Torino 1967,Vol I pag.333.

7.          Giorgio Bocca, scriveva su <La Repubblica> del 5/11/1996 “Vi è tutta una letteratura che è arrivata ai nostri Rauti ed Evola e di cui si sono nutriti i neofascisti, in cui libertà e democrazia sono considerate dei mali, delle cose oscene ed avvilenti, in cui si predica la politica come violenza della razza eletta inquadrata in ordini religioso-militari. Idee professate in buona fede, magari consacrate con il sacrificio della vita.”

8.          “..la barbarie in quanto non fa pervenire a uno stadio superiore di vita, accumula miserie e distruzioni ed è causa di sofferenze infinite. Solo il ferro di una razza superiore può cauterizzare la piaga e far cessare la rovina e il dolore.”Luca De Sabelli <Storia di Abissinia>Ed.Roma,1936,vol.II pag. 229.

BIBLIOGRAFIA

De Filippi Alfonso recensione  a “Lo Stato dei Greci- L’Agone Omerico”in “Cittadella”A.VII,n.26,Aprile-Giugno 2007

Gumplowicz Ludwig “Il Concetto sociologico dello Stato”AR,Padova,2007

Gumplowicz Ludwig “La Lutte des Races”Guillaumin,Paris,1893

Losurdo Domenico<Nietzsche, il Ribelle Aristocratico> Bollati-Boringhieri, Torino, 2002.

Nietzsche Friedrich W. “Opere”Newton.Roma,1993,”2 Voll.

Taha Abir <Nietzsche, Prophet of Nazism: The Cult of the Superman>Autorhouse, USA, 2005.

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Categorie: De Filippi

Pubblicato da admin il 12 Giugno 2012

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