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Franco G. Freda: dalla rubrica “L’inattuale”, su Libero del 30 giugno us

Franco G. Freda: dalla rubrica “L’inattuale”, su Libero del 30 giugno us

     Due massime sul frontone del tempio di Delfi, due precetti essenziali che il dio della compostezza, Apollo, offriva agli uomini: il celeberrimo «Conosci te stesso» e l’assolutamente negletto «Nulla di troppo». L’uno precisa e completa l’altro. Ora, «Conosci te stesso» è diventato uno dei motivetti di successo di oggi. Lo trovi dappertutto, inteso come istigazione a coccolarsi (e a dilatare a dismisura) il proprio io, con tutte le sue emozioni finzioni omissioni, e dimissioni. Figuriamoci i Greci. Se avessero solo sospettato che il loro diktat si sarebbe trasformato in un sospiro svenevole, lo avrebbero fatto fuori a colpi di scalpello. Damnatio memoriae piuttosto. Lo trovi sulle magliette, sulle riviste per signore, sulla facciata di un centro commerciale o sui finestrini del tram. E sempre scagliato nella direzione opposta rispetto a quella destinata dall’arco di Apollo.

    
     Apollo, che mentre pizzica le corde della sua lira pensa a come seppellire di frecce un esercito. Non è certo un dio veniale, un dio leggero, un dio facile. Ecco quindi che «Conosci te stesso » ha un significato tanto preciso da essere acuminato e violento. Vuole dire: sappi chi sei e soprattutto chi non sei. Sappi che posto ti compete nell’armonia del mondo e della società. Sappi che se hai l’insolenza di crederti un dio uscendo dai ranghi (i ranghi essenziali), per te sono pronte morte, distruzione, follia cieca. Perché l’armonia sociale, umana, di cui Apollo, dio della suprema armonia, è pur sempre custode, non può sopportare il capriccio, la confusione. «Conosci te stesso»: fa ciò per cui sei nato, fino in fondo, senza vergogna e senza spavento. Accorda la tua ambizione al tuo destino. Impegnati a riconoscere i segni del fato, che accompagna la tua nascita e fissa il solco del tuo stare al mondo. Niente di più, «Nulla di troppo». «Ti ha scoperto, tuo malgrado, il tempo che vede tutto», dice il coro tragico a Edipo, il forsennato travalicatore.

     Per secoli la sapienza si è impegnata a parlare di essenza, di destino: questo crinale che distingue e congiunge l’uomo e i suoi dèi, l’unico luogo in cui il divenire non smentisca l’essere e non si ponga come sua alternativa. E si sono precipitati, i sapienti, a consegnare all’uomo massime che gli insegnassero la compostezza e il rispetto: di sé nel tutto. «Conosci te stesso» significa riconosci il tuo miglior te stesso e, dinamicamente, opera in modo da raggiungerlo (la vita, in quest’ottica, è ricognizione che perviene a un riconoscimento). Certo, mai e poi mai vorrà dire fai la pace con le tue espressioni peggiori. «Nulla di troppo»: non farti contaminare dagli adescamenti di una vanità fatua quanto fragile se vuoi incamminarti sulla via per il «grande sì», il «grande stile», di là dalle regole ma nutrita di regole.

     L’italianista Gianfranco Contini ha avuto un’espressione di rara felicità mentre parlava della poesia di Dante, una formula che può dire questo paradosso, questa alchimia classica nutrita di regole ma di là dalle regole: «il furore dell’esercizio».

     «Conosci te stesso» è il recto. «Nulla di troppo» il verso. O viceversa. Cambierebbe qualcosa se sulle t-shirt si cominciasse una buona volta a stampare la massima dimenticata? Beh, pensate alle fanciulle che potrebbero sfoggiarla sopra una seconda di reggiseno…«Nulla di troppo».

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Categorie: Freda, Inattuale, Liberopensiero

Pubblicato da admin il 30 Giugno 2012

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