Aspetti del neofascismo in Francia: i movimenti social razzisti di Rene’ Binet

“ Le sette neo-fasciste si sono formate molto presto, molto più presto di quanto in generale lo si immagini. Si sono costituite come delle bande nel turbine della disfatta e della persecuzione. Un uomo deciso piantava il suo stendardo da qualche parte ed un pugno di camerati si riuniva intorno a lui. Altre volte è accaduto che un gruppo si sia formato nella clandestinità. Erano bande di soldati perduti che si riconoscevano nelle tenebre dell’ingiustizia e dell’odio; erano dirette da sconosciuti, da uomini senza gradi, che per la loro oscurità avevano potuto sfuggire alla rete tesa su tutta l’Europa …”Maurice Bardeche “Che Cosa è il Fascismo?”Volpe, Roma, 1980, pag.72.

Proseguendo le nostre ricerche sul “neofascismo” francese possiamo qui dedicarci Ad un altro suo esponente, un militante che dedicò tutta la su vita, finché non fu troncata da un incidente d’auto, alla fondazione di un “socialismo europeo” antimarxista e alla difesa della Razza Bianca: Renè Binet. (16X1913-16X1957) Qui ci si occuperà soprattutto della vita e delle attività politiche del Binet rimandando a un altro articolo l’esame delle sue opere ancor oggi non prive di interesse. Per queste note, come già per quelle su Charles Luca, seguirò, soprattutto, le tracce del libro di Joseph Algazy “La Tentation Nèo-Fasciste en France 1944-1965”.
Nato il 16 X 1914, nella sua gioventù, negli anni 30, il Binet partecipò a Le Havre alle attività della Gioventù Comunista, espulso da questa organizzazione si avvicinò ad ambienti della IV Internazionale trotzkista partecipando alla fondazione del Parti Communiste Internationaliste nel marzo 1936, per poi passare al Parti Ouvrier Internationaliste.
Scoppiata la seconda guerra mondiale, il Binet chiamato sotto le armi fu fatto prigioniero dai tedeschi e internato in un campo, evidentemente l’esperienza gli giovò(!) perché in codeste circostanze passò dall’estrema sinistra al Fascismo fino a militare (pare) nella Divisione Charlemagne delle Waffen SS! Scriveva il Milza (“Fascisme française…”pag.284) “Ancora un fascista proveniente dalla sinistra, anzi dall’estrema sinistra. È codesto..un itinerario che è possibile percorrere anzi è anche a livello di dirigenti” (il maggior esempio lo abbiamo avuto in Italia, ma non per questo si dovrebbero dimenticare i casi del Doriot, del Deat, di Sir Oswald Mosley e via elencando…)
Finito il conflitto, il Binet iniziò a mettere in piedi una lunga serie di piccole riviste e di micro partiti per elaborare e diffondere la sua visione del mondo,nel  febbraio 1946 incontrò lo scrittore Marc Augier destinato a diventare famoso con lo pseudonimo di Saint Loup,e poco dopo da vita al periodico “Combattant Européen” (riprendendo il titolo del foglio della Legion Français contre le Bolchevisme). Di codesto periodico che rimase semiclandestino, uscirono solo 6 numeri.. Il primo numero apparve nel Marzo 1946-

Il programma che il foglio si sarebbe proposto avrebbe compreso l’unità di lotta contro il capitalismo internazionale servito dagli ebrei e dagli stalinisti internazionali; e l’epurazione della “razza francese” da negri, ebrei e mongoli ’che la inquinavano, la conquista della centrale operaia CGT e la costruzione del Partito della rivoluzione socialista nazionale; mete senz’altro ambiziose per un gruppuscolo. Il “Combattant…” tirava, infatti, solo circa 2000 copie, anche se talvolta era “accompagnato” da bollettini destinati  agli studenti, agli operai delle fabbriche ai contadini e ad altre categorie sociali, Le forze  dell’ordine non gradirono e ne seguì qualche arresto e lo stesso Binet dovette scontare una pena di prigione. ( 1)

Nell’ estate del 1946 il Binet fondò un altro gruppo il Parti Rèpublicain d’Unité Populaire P.R.U.P che raccolse qualche adesione tra gli ex iscritti ai disciolti  partiti collaborazionisti e gli ex combattenti sul Fronte dell’Est. Il nuovo movimento esprimeva la sua ostilità sia all’URSS sia agli USA e chiedeva la riabilitazione degli ex collaborazionisti. Oltre al Binet, tra i suoi dirigenti figuravano Robert Weber, Jean Flaust, Marcel Delain e .Maurice Plais, tra di loro alcuni erano ex iscritti al P.C.F.o a gruppi trotzkisti . Il P.R.U.P. chiedeva un’Europa indipendente sia dagli USA sia dall’URSS, delle riforme sociali e la riabilitazione degli ex collaborazionisti.
L’anno seguente il P.R.U.P. si alleò con altre due piccole organizzazioni. Le Forces Françaises Rèvolutionnaires che avrebbero finito per fondersi con il P.R.U.P.e il Rassemblement Travailliste Français, Questo movimento era stato fondato da Julien Dalbin amico personale del Generale Peron che tentava di formare un movimento ispirato al giustizialismo argentino. Alle elezioni municipali del 1947 qualche elemento del P.R.U.P. si presentò nelle liste del R.T.F con risultati alquanto scoraggianti e il P.R.U.P. si dissolse.
Ma il Nostro non era certo un tipo da arrendersi, non l’aveva piegato la disfatta europea del 1945 e non lo piegarono tutte le difficoltà che dovette affrontare. Nel settembre del 1948 René Binet fondava un nuovo gruppuscolo, il Mouvement Socialiste d’Unitè Française, il capo, gli aderenti e il programma erano gli stessi del P.R.U.P. Il simbolo la ruota solare e un bastone, organo il foglio “l Unité” affiancato talvolta da “L’Unité Populaire”. Come nota l’Algazy “La Tentation Neo-fasciste en France…” (pag.77) è difficile orizzontarsi nel labirinto di sigle e di testate che ”si sovrappone alle vicende del Binet.(2.)
Il foglio aveva come sottotitoli i motti “Pain et Liberté” e uno slogan attribuito al Blanqui che era stato ripreso anche da Mussolini “Qui porte la glaive a du pain” (“Chi ha del ferro ha del pane”) “L’Unité” invocava l’unità europea contro URSS e USA,        chiedeva l’amnistia per gli epurati e iniziando un tema destinato a diventare sempre più importante col passare degli anni chiedeva il ritorno immediato di tutti gli immigrati nord africani ai loro paesi d’origine. Già allora vi era chi prevedeva i pericoli che avrebbero minacciato l’Europa e il profilarsi della catastrofe definitiva per l’Europa: la sua conquista da parte dei popoli africani e asiatici. Denunciato dagli avversati come “pro-hitleriano”, il M.S.U.F. venne sciolto dalle autorità nel marzo 1949. Si calcola che avesse 200-300 militanti circa.
Infaticabile il Nostro nello stesso anno dava vita al foglio “La Sentinelle” che apparve, sia pure in modo irregolare per qualche anno, mentre nel 1950 creò un altro periodico “Le Nouveau Prométhée” che ebbe un anno circa di vita.
Scrive l’Algazy (cit.pag.77) “La Sentinelle .. si presentava come un <organo di difesa nazionale> e fece propaganda per un <socialismo nazionale> e un <razzismo scientifico>” La maggior parte dei testi che apparvero su questo bollettino erano opera dello stesso Binet, ma vi collaborarono anche Maurice Plais, M.Achart, Jean André Faucher, Michel Dessaillon, il tedesco Karl-Heinz Priester e lo svizzero Gaston A.Amaudruz.   (3)
Proseguiva l’Algazy (pag.78) “Il numero di marzo 1951 da “La Sentinelle” fu interamente dedicato a un solo articolo di René Binet intitolato “Facciamo il punto”.Tale scritto pretendeva di fare un bilancio della Francia e delle altre nazioni europee a sei anni dalla fine della guerra. Vi si attaccava Roosevelt, Churchill e De Gaulle per aver dato il loro accordo al fatto che <Stalin si è impadronito di più di metà dell’Europa>” La democrazia vi era presentata come la fonte di tutti i mali che affliggevano la Francia “I poteri esorbitanti lasciati a un Parlamento irresponsabile incontrollabile- scriveva il Binet- rendono impossibile ogni attività che perduri nel tempo e ogni misura atta a raddrizzare il paese.”. Al posto della democrazia, il Binet proponeva: “un socialismo nazionale(unico sistema) che possa permettere
1) un reale controllo da parte del popolo sui settori di sua competenza
2) la responsabilità degli specialisti negli altri settori.
Il sistema dei referendum permetterà al popolo di dire se approva la politica seguita e le realizzazioni da essa ottenute rendendo così i capi responsabili della politica da essi attuata,
in tal modo si potrà costituire un regime forte capace di condurre il popolo alla sua liberazione.”
Il Binet avversava i partiti politici in quanto giudicava che essi si sottraessero alla “necessità di assicurare la….sopravvivenza delle razze che hanno fatto l’Europa e edificato una civiltà unica”(4)   Inoltre i partiti si sottraevano anche alla “soluzione del problema sociale che non può essere che la ricostituzione dell’unità e della solidarietà assolute di tutto il popolo” Egli rimproverava ai comunisti di tradire la classe operaia dividendola e logorandola in scioperi inutili, di tradire il socialismo e la Patria mirando a sottometterla all’imperialismo sovietico; d’altra parte rimproverava i gollisti di essere, allora, vassalli degli USA e della Gran Bretagna, “di ignorare completamente gli urgenti problemi legati alla protezione della razza bianca, e, in quanto sostenitori del sistema capitalistico di dividere e impoverire la Nazione. Contro di essi si sarebbe dovuto costituire un partito che avrebbe dovuto essere il partito di tutta la nazione e non di un determinato gruppo sociale. I militanti di codesto movimento avrebbero dovuto lottare contro la cara vita, per un aumento del valore reale dei salari e per il rimpatrio nelle terre di origine degli extra europei  Una Francia rinnovata avrebbe dovuto, poi, mettersi a capo di un “sindacato delle nazioni proletarie dell’Europa” in opposizione alle due super potenze”.
Qui possiamo trovare quelle che dovrebbero essere le fondamenta della politica di ogni movimento nazionale in Europa: lotta per radicali riforme sociali, difesa dell’identità etnica delle popolazioni europee, indipendenza dell’Europa unita nei confronti degli Stati Uniti d’America.

 Di solito le concezioni del Binet vengono definite come <social razziste>.il Cadena (“La Ofensiva neo-Fascista” pag.35) sintetizza “Justicia social para la raza aria…”.Per il Nostro (Algazy pag.80) l’URSS non era un vero stato socialista ma il dominio di una burocrazia, spesso etnicamente estranea, che controllava l’immenso paese a suo vantaggio, naturalmente colà il problema razziale non veniva neppure preso in considerazione anche se poi ’incrementi demografico degli asiatici e il declino delle popolazioni slave sarebbe stato una delle cause della disgregazione dell’Unione Sovietica, Gli Stati Uniti venivano considerati un “ regime di sfruttamento del popolo all’interno, un regime di sterminio dei popoli all’interno e all’esterno”. Oggi è fin troppo facile prevedere che entro pochi decenni la “nuova Cartagine” d’oltre oceano apparterrà etnicamente al cosiddetto “terzo mondo”.

A causa della sua principale preoccupazione: quella della difesa della Razza Bianca il Binet era favorevole all’indipendenza dei paesi colonizzati con cui gli Europei avrebbero dovuto conservare solo gli indispensabili legami economici, per il resto gli Europei, coscienti della superiorità della loro razza, non avrebbero avuto nulla da temere da una concorrenza con gli altri popoli, il che oggi, di fronte all’emergere di Giappone e Cina. potrebbe apparire un po’ “incerto”
Il Binet, inoltre, già allora auspicava il riarmo della Germania membro della futura alleanza degli Stati nazionali d’Europa
Il, citato articolo “Faisons le point” si concludeva :  “ABBASSO L’EUROPA DI STRASBURGO, ABBASSO L’EUROPA DEI FEDERALISTI, ABBASSO L’EUROPA DEI LACCHE’ DELL’IMPERIALISMO RUSSO O AMERICANO. ……Ognuno deve operare a stringere tra gli elementi nazionali di tutta Europa quei legami che permetteranno di creare l’ALLEANZA DEGLI STATI NAZIONALI OPERAI  D’EUROPA, nel rispetto e nell’ indipendenza di ciascun popolo” (Cfr  J.Plumyene e R.Lasierra “Les Fascismes…”pag.207 e .A Del Boca e M:Giovana “Fascism Today “Randon House,USA,1969,pag,175)
Coerentemente a quanto scriveva  il Binet partecipò a vari tentativi di creare una alleanza tra i movimenti nazionali delle varie nazioni europee, nel maggio 1951 partecipò alla famosa conferenza europea che si tenne a Malmoe in Svezia da cui nacque il Movimento Sociale Europeo, ma ben presto  fu deluso dalla moderazione di codesto raggruppamento nei confronti della questione razziale e qualche mese dopo, con altri, abbandonò il MSE per partecipare alla fondazione a Zurigo del Nouvel Ordre Européen. (5)  Nell’ambito di tale organizzazione partecipò alla direzione del Bureau Européen de Liason che avrebbe dovuto coordinare i vari gruppuscoli europei. Nell’ambito francese egli animò anche un Comptoir National du Livre per la pubblicazione di testi social-razzisti. Si deve peraltro ricordare che, a quanto riporta il Duprat, il settarismo del Binet e la sua volontà di primeggiare avrebbero causato la fine dell’alleanza dei gruppi francesi che facevano riferimento al Movimento Sociale Europeo
 Si può  anche ricordare che Maurice Bardeche ebbe a organizzare un incontro tra il Binet e Francis Parker Yockey fondatore dell’ European Liberation Front. L’incontro peraltro non ebbe risultati positivi, i due neofascisti ambivano entrambi di essere i capi della più o meno fantomatica “internazionale neo fascista” e su codesto problema non riuscirono, naturalmente, ad intendersi!(Cfr K.Coogan “Dreamer of the Day” pagg,214 e segg  , Alfonso De Filippi “F.P.Yockey ed il Destino dell’Europa” Idee in Movimento, Genova, 2000).
La rivista, forse più interessante, tra i vari fogli animati dal Binet sarebbe stato il “Nouveau Prométhée di cui tra il luglio 1950 e l’agosto 1951 apparvero dieci numeri, a differenza delle altre pubblicazioni “d’area” del periodo era stampata e non ciclostilata riportava il nome e l’indirizzo del direttore e della redazione. Il suo motto era “Pour la defense de la culture française” e cercava di rivolgersi a un pubblico colto. Il motto nella testata era tratto dal “Prometeo” del Goethe “Io sono assiso a questo posto e modello degli uomini secondo la mia immagine. Una razza che sia simile a me”; fu soprattutto nelle pagine di codesto foglio che il Binet sviluppò le sue concezioni “social razziste”. Sul numero 7 del Maggio 1951, così il Binet riassumeva le sue concezioni “..la cultura nasce dal popolo, dalla razza, essa gli appartiene, essa condiziona la sua sopravvivenza. Ma essa è un prodotto della razza prima di esserne un titolo di gloria e uno strumento. Nessuna razza ha il potere di imporre la sua cultura agli altri. Nessuna potrebbe senza perire ricevere una cultura che non sia conforme al suo genio o da lui scaturita da esso.” Si potrà dedicare un prossimo articolo alle opere del Binet approfondendo le concezioni razziali che vi espose. 
Delle pagine della rivista molte erano dedicate alla recensione di libri, segnalando favorevolmente opere di Maurice Bardeche , Alphonse de Châteaubriant, Paul Rassinier, L.F. Celine, etc, oltre alle opere dello stesso Binet. Non mancavano peraltro gli articoli trattanti temi di attualità, Nel numero dell’Aprile 1951 apparve uno scritto del Binet “Le mythe de la culture” in cui il nostro ribadiva le sue concezioni razziali. “Il voler imporre, come si fa oggi la Coltura dell’Occidente a tutti i popoli della terra, porta all’indebolimento degli uni e alla corruzione degli altri….Vuol dire preparare …..popoli imbastarditi, nazioni di declassati, Razze di meticci e di ribelli …….Non la cultura, ma la Razza è tutto. Essa condiziona tutto .compresa la cultura”
Sul numero del Maggio 1951 nell’articolo di Jean De Tavannes “Le racisme devant l’Union Française” si leggeva “Diffondendo i germi spirituali francesi e occidentali nell’Africa nera, corromperete quei popoli fino alla sterilità, farete una caricatura dell’anima dei Negri,e rischiate di creare solo delle scimmie e, a diventarlo anche voi stessi al solo contatto con loro”
“Le Nouveau Prométhée” ospitò spesso i comunicati degli altri gruppi nazionali francesi e, in occasione delle elezioni legislative, del1951 appoggiò una lista in cui confluiva la maggioranza di tali gruppi l’Unité Nationale et des Indépendants Républicains.(6)
Come si è visto il razzismo occupava un posto centrale nella visone del mondo del Binet, lo si rileva soprattutto da tre  dei suoi libri ancor oggi più o meno facili da trovarsi “Théorie du Racisme” -“Contribution a une  Éthique raciste” e “Socialisme National contre marxisme””.
All’inizio del primo di codesti volumetti si legge “ Da qualche anno, una bandiera è stata innalzata sul mondo. Non è la bandiera di una nazione né di un partito, ma è la bandiera di un nuovo tipo di uomini armati di una conoscenza nuova e che appartengono a tutte le nazioni bianche: questi uomini sono i razzisti.”
Per il Binet, dunque, il fattore razziale è quello di maggior importanza nella vita e nella storia e la razza bianca è superiore alle altre per lui sarebbe evidente e incontestabile che gli Europei siano superiori alle altre razze umane “i creatori di tutte le culture, i fondatori di tutte le civiltà” (il che può certo apparire un poco esagerato! (7))   In “Contribution a une étique raciste” si legge “La consapevolezza del potere del fattore < razza> non scaturisce solo da ragionate  constatazioni di natura culturale ma nasce da una certezza evidente e sufficiente, congenita  E’ un sentimento  interiore di superiorità , una fede nella potenza del sangue. La presa di coscienza totale della realtà della razza conduce e deve condurre al sentimento del partecipare coscientemente alla forma più perfetta del divenire umano e del divenire del mondo stesso. Il più grande insulto che possa essere fatto alla razza nella sua interezza, e indirettamente alla personalità di un individuo appartenente alla razza superiore, è incontestabilmente il dubbio o il rifiuto opposto alla realtà razziale o all’idea della superiorità dell’ uomo europeo in quanto creatore e legislatore, in quanto partecipe di un tipo unico, mitico, divino. Non è che in questo modo che si sviluppa il senso di superiorità assoluta della razza di cui si eredita il capitale razziale, e allo stesso tempo che, il senso della responsabilità riguardo a tale apporto che deve venire trasmesso, accresciuto, alla razza nuova che viene continuamente creata in ogni uomo che vi appartenga”.
Di fronte alla superiorità dell’uomo europeo le altre razze non erano, per il Binet che una “ganga semitica mongoloide o negroide” Popoli “immersi da millenni  nell’apatia fisica,  nel nulla intellettuale, nella stagnazione morale e nel degrado sociale” Il che era certamente esagerato ed ingiusto.
In “Socialisme National contre marxisme” si riteneva probabile che “1) solo certe razze siano capaci di stabilire delle leggi morali, 2) che solo certe razze siano capaci di stabilire leggi civili 3) che solo certe razze siano capaci di produrre creazioni intellettuali.e perciò anche creazioni materiali che per noi uomini dell’Occidente europeo sono accessibili a tutti. Non basterà perciò dire che l’appropriazione di ciò che esse stesse hanno creato assicura il loro dominio, ma bisognerà ammettere che è la loro attitudine a creare tali realizzazioni che assicura loro il dominio”.
Anche qui uno studio spassionato ed approfondito dovrebbe verificare quanto di vero vi possa essere al di là delle estremizzazioni del Binet il quale, peraltro, si limitava a dare come evidente la “superiorità” degli Europei senza ricorrere a citazioni di testi a carattere scientifico. Logico poi che il Binet incitasse gli Europei a vigilare  gelosamente sulla purezza del loro sangue a rifiutare ogni mescolanza e tutti   modi  di vita che  potessero sminuirla e ogni scala di valori e ogni insegnamento che potessero  portare al suo indebolimento. (8)
Nell’ambito della missione della preservazione della razza un ruolo di primo   piano veniva e riservato alla donna. In “Théorie du Racisme” si legge che “i nemici della razza europeo“ con la loro propaganda per l’aborto e per la cosiddetta emancipazione della donna, non ne hanno fatto che delle squilibrate, betes a plasir, o delle bambole . inutili, giocattoli nelle mani dei satrapi del regime. Al contrario i razzisti, vogliono rendere loro, assieme all’equilibrio fisico del loro sesso, la dignità del loro ruolo sociale. La donna guardiana del sangue, madre della razza e dello Stato, sorgente di ogni vita nella Nazione, consigliera e guida delle nuove generazioni”
 Con buona pace del femminismo trionfante tutto ciò pare alquanto sensato (si può ricordare che i Nazionalsocialisti tedeschi, e non solo loro, progettavano il ripristino della poligamia per la difesa e il miglioramento della razza!)
Logico che il Binet invocasse una guerra senza quartiere contro gli antirazzisti (“Thèorie..”) “Tra coloro che mirano a ricostruire la purezza del loro sangue e i privilegi che ne derivano e coloro che, rinunciando a tutto ciò, si fanno i difensori e gli adepti delle razze inferiori, è aperta una lotta implacabile. Essa non potrà terminare che con il trionfo finale di coloro che avranno salvaguardato la purezza del loro sangue e, con ciò, il valore della loro cultura. Ormai, i confini dei due campi sono tracciati, la lotta non può consentire né tregua né attenuazione.”(9)
Oggi quando noi sappiamo che l’unica speranza risiede nel “rigenerare la Storia” ritornando per quanto possibile, (almeno a livello di elites) all’ originario modello indo-europeo, anche  sul piano della razza ”del corpo”, le parole del Binet assumono un significato ancora più pregante e categorico.
Citiamo ancora dall’Algazy (pag.87) “L’apostolo del <social razzismo> esprimeva la sua certezza che, in fin dei conti, <una gerarchia delle razze si stabilirà per la forza stessa delle cose allo stesso modo che una gerarchia sociale si stabilirà in senso a ciascuno razza>, che <i nomadi semiti ritorneranno a poco a poco al loro nomadismo e i Mongoli ritorneranno alle loro yourte .Noi non abbiamo nulla da temere da tale netta delimitazione  del dominio di ciascuna razza. Essa, sarà, al contrario, il modo di manifestare più nettamente che mai la superiorità dell’Occidente. E per questo che i Semiti, i negri e i Mongoli vi si oppongono tanto accanitamente, con l’aiuto della banca ebraica e dello Stato mongolo staliniano>”(Cfr.Contribution….)(10)
Il Binet mirava a una “rivoluzione razzista” che portasse alla ”presa di coscienza dell’ineguaglianza delle razze” e alla “dittatura della Razza” il che voleva dire (Theorie du Racisme ) che “Lo Stato dovrà spezzare con la violenza  tutto ciò che si opporrà al dominio della razza superiore, dominio che essa non dovrà condividere con nessun altro. Lo Stato dovrà allontanare dagli spazi appartenenti tradizionalmente alle razze superiori tutti gli appartenenti a quelle inferiori e fare in modo che essi vadano a reintegrasi nei loro spazi d’origine”.
In effetti, per il Binet, lo Stato era  un “organo di dominio della razza conquistatrice su quella conquistata, un organo di difesa della minoranza conquistatrice e civilizzatrice contro la maggioranza arretrata soggiogata” (“Socialisme National contro marxisme)
Rigettando la presunta eguaglianza tra le razze egli rifiutava anche l’uguaglianza dei diritti “L’ineguaglianza opera anche tra le nazioni, i popoli più dotati e che resteranno tali, sono chiamati a dominare gli altri”(11)
Sempre in “Socialisme National contre marxisme” si legge “Lo Stato dovrà, per adempiere il suo ruolo, essere uno strumento di dominio e di protezione al servizio del popolo che esso rappresenterà e, conseguentemente, dovrà nello stesso tempo vigilare sull’eliminazione di tutti i fattori di indebolimento fisico e morale presenti nel popolo e alla trasformazione e all’elevazione continua  del popolo che esso dovrà rappresentare e difendere. Lo Stato avrà per meta di fare del popolo tutto intero una elite etnica sul piano internazionale.”
Nessuna rivoluzione senza un partito rivoluzionario e il Binet in “Contribution …) scriveva “in una parola sola, il razzismo esige l’unità di comando nella lotta sociale come unico modo di ottenere la vittoria, rimanendo sempre unico criterio l’interesse superiore del popolo e della razza. I capi, o meglio il capo del partito dovrà dunque, nello stesso tempo, avere piena coscienza della sua responsabilità e dei suoi doveri per non lasciarsi andare a una qualche preferenza d’ordine sentimentale per una qualche tendenza (interna al partito), ma dovrà sempre aver chiaro, nello stesso tempo, l’interesse del partito, quello del popolo e quello della razza.
Naturalmente, tale capo sarà pur esso un uomo e perciò non potrà mai essere totalmente imparziale, ma se saprà circondarsi dei consiglieri adatti, potrà evitare molti errori. D’altra parte l’errore commesso rimarrà non eccessivamente grave nelle sue conseguenze se l’unità rigida dell’organizzazione potrà consentire di porvi riparo. L’unità e la disciplina sono i due poli viventi dell’organizzazione che permettono sempre di porre riparo a tutti gli errori, e spesso di utilizzare gli errori stessi per il maggior interesse del partito e del popolo.
Ciò che assicurerà l’unità e la continuità del movimento vale a dire del socialismo riunificato sulla base dell’elemento razziale e popolare, sarà la sua attitudine a selezionare dei capi che siano capaci di veder lontano e profondamente l’interesse del popolo e della razza; la cui vita sia un modello per ogni razzista di quale possa e debba essere la vita di un militante.  Ciò che assicurerà la durata dell’azione sarà l’attitudine, in ogni dato momento storico, ad assicurare risolvere qualsiasi problema e darvi una risposta che sia conforme al destino razziale del popolo. ……
L’unità assoluta di comando e la rigida disciplina permetteranno in qualsiasi circostanza una continuità sicura e una vitalità senza smarrimenti per ogni organizzazione. La condizione per accettare codesta disciplina e codesta unità è solo la sottomissione volontaria allo scopo da raggiungere. Il nostro è tanto importante, grande ed elevato perché ogni razzista dedichi la sua vita a tale imperativo”.
In “Theorie du Racisme”, il Binet formulò un piano di azione per i militanti razzisti dei paesi occidentali:
“Sul piano biologico: leggi di protezione della razza e segregazione–ritorno degli allogeni ai loro paesi di origine–organizzazione sanitaria e protezione dei giovani, della madre e del bambino–protezione e garanzia del lavoro
Sul piano economico: restituzione alla Nazione dei mezzi di produzione di cui è stata arbitrariamente privata –pianificazione della produzione e gestione dell’economia da parte di sindacati professionali–politica dell’habitat e dei salari concepita non come dei mezzi per solamente sostentare  la forza lavoro, ma come mezzi per lo sviluppo di una  razza sana e forte.
Sul piano culturale: possibilità per tutti di accedere alla cultura senza distinzioni sociali. Studio diffuso a livello popolare  delle conoscenze biologiche ed etnologiche che sono la base di una concezione scientifica della storia del mondo e del socialismo.
Sul piano politico: organizzazione di un partito forte, avanguardia e stato maggiore della razza; per un regime forte mandatario della razza; creazione di una società socialista e razzista”
Ritornando all’esperienza del Nouveau Prométhée scriveva ancora il Duprat (“Les Mouvements..” pag53) “Fu su il numero del giugno 1951 che comparve nel vocabolario del Binet il termine <progressista>…. Da quel momento egli si mise a predicare un < nazional progressismo> cercando nel contempo di prendere contati con alcuni gruppi di sinistra. Ben inteso, codesti contatti, che si sarebbero poi ripetuti …..e la cui tentazione non è scomparsa neppure oggi …, andranno a urtarsi a dei rifiuti da parte degli elementi di sinistra, ai quali il razzismo del Binet faceva rizzare i capelli. Il Nostro prese ben presto la sua tribuna del <Nouveau Prométhée>, che cessò di venire stampato, dopo il N.10 nell’agosto-settembre 1951- Malgrado una qualità redazionale certa, il foglio non aveva potuto superare una tiratura di 5.OOO esemplari, di cui circa 2OOO venivano venduti. Gli fu dunque impossibile, per mancanza di mezzi e di diffusione, di proseguire la sua azione. Il Binet dovette allora limitarsi al modesto foglio <Sentinelle> che sopravvisse fino al 1952, limitando la sua udienza a quegli elementi che avevano partecipato all’esperienza del Movimento Sociale Europeo”.
Il che non vuol dire che il Binet desistesse dal suo attivismo, si hanno poche notizie sugli anni che seguirono, si sa che fu in contatto con il movimento Jeune Nation, ma non sarebbe riuscito a influire sull’ideologia di questo movimento di coraggiosi militanti, che, a dire del Duprat, sarebbe rimasta alquanto sommaria e incentrata solo sulla grandezza nazionale e la difesa di ciò che restava dell’impero coloniale.(12)
Il Binet sarebbe stato, inoltre, animatore di un’altra iniziativa sulla quale non sono riuscito a trovare molta documentazione. il Mouvement National Progressiste, cito ancora dall’Algazy (pagg.211-e segg.) “Nation et Progrès (noto in seguito come  Mouvement National Progressiste M.N.P. era un gruppo di intellettuali fascisteggianti che organizzavano delle giornate di studio …. Il principale animatore del Nation et Progrès fu Charles de Jonquières, che pubblicò i primi saggi razzisti del dopo guerra <Actes des Apôtres>… Nell’estate  1952 Nation et Progres pubblicò un resoconto di conferenze con il titolo <Peuple, Race et Nation>”
Charles de Jonquières fu candidato alle elezioni parziali del 1952. Scriveva il Coston (“Partis ,Journaux et Hommes Politiques..”pag 540) ,,,:  “I nazional progressisti chiedevano <Uno Stato nazionale, uno Stato popolare, uno Stato forte (che ) si leghi al suolo, al sangue, alle tradizioni> Essi respingevano <il cosmopolitismo, le naturalizzazioni veloci e la doppia cittadinanza> e chiedevano <una disciplina nazionale, che escluda  l’egoismo distruttivo e l’egoismo dei clan>.  Il loro appello elettorale terminava <Né Russi, né Americani, votate francese …”
 Non sono riuscito, purtroppo, a trovare documentazione sugli anni seguenti.
Il 16 X 1957 il camerata Rene Binet periva  in un incidente d’auto, anche in questo caso non mancarono le voci secondo le quali l’incidente era “opera” di gruppi rivali, voci che non ebbero mai conferma. Elementi a lui legati passarono soprattutto al Mouvement National  Communautaire fondato agli inizi del 1959 su posizioni razziste ed antidemocratiche (Cfr F.Leoni “I Movimenti Neo-Fascisti in Europa” pagg75-76)
Nella  sua riunione  del 1969 a Madrid il Nuovo Ordine Europeo  creò un Institut Superieur  des Sciences Psycosomatiques Biologiques et Raciales con sede a Montreal ( Canada) a cui fecero capo le Editions Celtiques  che avrebbe riproposto, tra l’altro, anche  le opere del Binet.
Chi scrive ritiene che ci sia ancora da imparare anche dal Binet: dalla sua posizione ideologica, sfrondata da certe esagerazioni ed estremismi, si potrebbero trarre ancora elementi per la elaborazione di un “Fascismo dorico” imperiale,  gerarchico, razziale  e socialista.(non si vede come si potrebbe costituire una alternativa di civiltà non egualitaristica senza una certa “dose” di razzismo biologico) . Soprattutto potremmo imparare  dall’esempio che ci ha dato di una vita dedicata completamente ad una causa che è anche la nostra.
ALFONSO DE FILIPPI


NOTE

(1) Nota  Secondo il Lebourg “Le Monde vu de la plus Extreme Droite”(pag.20)il Binet era stato condannato  a 6 mesi nel 1947 per la sua militanza nelle Waffen SS. In seguito il Binet e 29 dei suoi seguaci vennero indagati per aver organizzato un meeting alla Mutualité nel 1948 in occasione del quale vennero accusati di  complottare contro la sicurezza dello Stato e incitamento alla guerra civile. Sarebbero stati  tutti ex militanti di formazioni collaborazioniste: 9 furono condannati per ricostituzione  di movimenti proibiti e 3 tra cui lo stesso Binet per aver costituito dei depositi d’armi.
(2) Il Bardeche ebbe a definire il Binet un “fascista di tipo puritano,che passava la vita a fondare partiti e a pubblicare fogli ciclostilati”(cit da ;F,Duprat “Les Mouvements d’Extreme Droite en France depuis 1944” pag.23.Di lui lo stesso Duprat scriveva (ibidem pag.23 )“…Binet era un militante coraggioso e devoto. Fino alla sua morte in un incidente d’auto nel 1957,si presentò sempre  se non come il capo, almeno come l’animatore di piccoli gruppi fascisti”
(3) Karl Heinz Priester (1913-1960) militò nella Gioventù Hitleriana, corrispondente di guerra e combattente venne gravemente ferito in combattimento. Nel dopo guerra militò in diversi gruppi nazionalisti e nel 1951 fondò un Deutsche Soziale Bewegung. Operando per un’alleanza dei movimenti nazionali europei partecipò alle conferenze di Roma (Ottobre 1950), ma il governo svedese non gli permise di partecipare a quella di Malmoe. In seguito collaborò col Binet ed ebbe anche a chiedere l’espulsione del Movimento Sociale Italiano dal Movimento Sociale Europeo a causa della disponibilità del partito italiano a collaborare con i sistemi democratici!Operò a lungo nei tentativi di unificare lo schieramento nazionale della Germania occidentale.
Gaston Armand Amaudruz (nato il 21 XII 1920) collaborò, prima della seconda guerra mondiale,con il Colonnello Fonjallaz noto esponente fascista elvetico (capo della Federation Fasciste Suisse).Nel dopo guerra fece parte del Partito Popolare Svizzero di E.Wollenweider, fu uno dei primi a impegnarsi nella lotta revisionista. Distaccatosi dal Movimento Sociale Europeo fu uno dei fondatori del Nuovo Ordine Europeo N.O.E. di cui per anni organizzò le riunioni in vari paesi europei.
(4) “La comparsa di una  razza adultera in una nazione è il vero genocidio moderno e le democrazie lo favoriscono sistematicamente” M.Bardeche   “Che cosa è il Fascismo? ”pag.130
(5) Alla fondazione del Movimento Sociale Europeo aderirono varie organizzazioni  francesi tra cui il gruppo “la Citadelle”di C:Luca,il Parti National Français di Jean Roy,il Front des Forces Françaises etc (Cfr,Duprat “Les Mouvements..”pag.50). Riguardo al N.O.E.,una  sua dichiarazione del 1958 enunciava “La gerarchia tra le razze non può essere fondata che  sul loro confronto e per ciò sul rispetto delle particolarità e delle tradizioni di ciascuna di esse….Spetta a noi 1)  di affermare la nostra volontà di restituire alle loro proprie tradizioni le razze dei paesi colonizzati dall’Europa. 2) di sostituire all’attuale regime coloniale un regime di associazione  nel rispetto delle tradizioni proprie di ciascuna razza, accompagnato da una severa segregazione razziale  nell’interesse di ciascuno dei partecipanti.3) di reclamare e di realizzare il ritorno dei gruppi allogeni nei loro spazi tradizionali.”Ciò mentre altri si battevano ancora per la difesa di ciò che restava degli Imperi coloniali europei.(a partire dall’Algeria francese!) Citiamo dal discutibile “Fascism Today”  di  A del Boca e M. Giovana( pag.85) “Il primo atto di fede della nuova internazionale che vide la luce  a Zurigo il 28 IX 1951 sottola presidenza del francese René Binet e dello svizzero Guy Amaudruz, fu decisamente razzista.<Noi proclamiamo> si può leggere nella “risoluzione” del primo congresso del NOE, <la necessità di un razzismo europeo che  consegua questi obiettivi: a)i matrimoni fra europei e non europei debbono essere sottomessi a regolamento;b)misure mediche e scientifiche  miglioreranno le qualità ereditarie dei nostri popoli>” E poco oltre “Richiamandosi, oltre che all’Europa di Hitler, ai miti del sangue, alle teorie di Nietzsche sul superuomo e a quelle del Bachofen sul contrasto tra le <civiltà telluriche> e quelle <olimpiche>, il Nuovo Ordine Europeo conosce un certo successo fra il 1955 e il 1961, specialmente fra i giovani neo-nazisti che sognano di Ordini, di Iniziazioni, di Aristocrazie e di civiltà Solari. In Italia, per questo motivo, vengono rispolverate le opere di Julius Evola:…”(ibidem pag.86) Come si sa al NOE si riallacciava anche il nostro Ordine Nuovo ed è assai spiacevole che esponenti di questo abbiano abbandonato le posizioni di allora vuoi per “sistemarsi” nell’ambiente democratico, vuoi per passare ad un vago nazional popolarismo per cui non varrebbe certo la pena di impegnarsi e lottare. Ricordo che ancor oggi il valoroso Amaudruz, nonostante la sua veneranda età, continua a pubblicare il bollettino “Courrier du Continent” (Case postale 5694-1002-Lausanne-Suisse)
 (6)L’Union del Nationaux Indépedants U.N.I.R. formata da seguaci, alquanto moderati, del Maresciallo Petain e capeggiata dall’Avvocato Isorni difensore del vincitore di Verdun, ottenne un qualche successo alle elezioni del giugno 1951 riuscendo ad avere alcuni eletti al parlamento.
(7) Il dominio del “politicamente corretto”e di lobbies fautrici dell’imbastardimento finale dei popoli bianchi ha reso quasi impossibile le discussioni sulle differenze tra le razze umane, tuttavia, .ogni tanto sui può udire qualche voce non conforme. “Per la valutazione quantitativa dell’intelligenza si sono sviluppate tecniche statistiche altamente complesse che non hanno mancato di confermare che le razze dalla pelle scura- i negri in particolare sui quali esistono numerose rilevazioni statistiche- dimostrano una capacità intellettiva drasticamente inferiore non solo a quella degli europei, ma degli asiatici, degli indiani d’America, eccetera. Questi risultati appaiono tanto più significativi quando si ricordi che la maggior parte dei dati relativi ai negri sono stati ottenuti negli Stati Uniti, dove i negri sono in realtà dei mulatti. I risultati riguardanti i negri africani indicano un’intelligenza ancora minore che presso i negri americani; nell’Africa Meridionale in particolare dove la popolazione negra risulta meticciata con elementi capoidi (boscimani ed ottentotti) essi segnalano un’intelligenza di grado ancora inferiore.” Silvio Waldner “La Deformazione della Natura”AR, Padova, 1997, pag. 22). Sarebbe tempo di concentrasi su codesti argomenti, non ne abbiamo più per fare dell’accademia, bisogna dedicarsi a quegli argomenti che motivino il rimanere su posizioni che, per ora, appaiono sempre più senza speranza, questo è il nostro  compito!
 (8)”L’unico <peccato> in cui crediamo e che non perdoneremo a nessuno è il peccato contro il sangue e la stirpe, il peccato di meticciato che fa di           noi un mischmaschvolk” Carlo Terracciano “La Volontà e la Via. Perchè?” in “Orion” n. 2l-anno II n. 6 giugno 1986.)
(9) “Dir sì o no al razzismo non è un divario intellettuale, non è cosa soggettiva e arbitraria. Dice sì al razzismo colui nel quale la razza ancor vive: si oppone invece a lui e cerca in ogni campo degli alibi che giustifichino la sua avversione e che discreditino il razzismo, colui che è stato interiormente vinto dall’anti- razza, colui nel quale le forze originarie sono state soffocate da detriti etnici, da processi di incrocio e di degenerazione ovvero dallo stile di una vita borghese fiacca e “intellettualoide” che ha perduto da generazioni ogni contatto con ciò che è veramente originario.”.Julius Evola “Indirizzi per una Educazione Razziale” AR,Padova,1979,pag.27
(10) K.Schwiderzky, G. Heber e G. Kurth in<Antropologia> (Feltrinelli, Milano, 1966, pag. 62-63.) scrivevano riguardo alle “Società a stratificazione etnica.”: “La stratificazione è più facilmente riconoscibile dove coesistono popolazioni di razza diversa…..per grandi parti dell’Africa un individuo è di pelle tanto più chiara e si avvicina tanto più al tipo razziale europoide quanto più alto è lo strato sociale a cui appartiene…..,questo è il risultato della continua pressione demografica esercitata dalle popolazioni europoidi dell’ Africa Settentrionale, pressione che provocò una sovrapposizione di gruppi a carattere più marcatamente europoide a gruppi di caratteri prevalentemente negroidi. ….Probabilmente origine analoga hanno le differenze somatiche tra le varie caste in India, con statura relativamente alta, naso sottile e pelle chiara a favore delle caste superiori: qui conquistatori indoariani provenienti dal nord si sovrapposero ad una società indide- veddide probabilmente già stratificata. L’etnologia conosce numerosi casi di sovrapposizione a popolazioni contadine di popoli nomadi, che di norma sono più leptosomi e più intelligenti.”
(11) Qui si può ricordare la conclusione di un noto libro scritto da un famoso uomo politico austro- tedesco “Uno Stato, che nell’epoca dell’avvelenamento delle razze, si prende cura dei migliori elementi della propria razza, deve diventare un giorno signore della Terra. Questo non devono mai dimenticare  gli aderenti al nostro movimento, se la grandezza del sacrificio  li inducesse a disperare  del successo” (Adolf Hitler “Mein Kampf”AR, Padova, 2009, pag.387)
(12) A proposito di J.N. si può citare da J P. Gautier “Les Extremes Droites en France”pag.38 “Jeune Nation è un movimento gerarchizzato di tipo fascista, a direzione collegiale. L’organizzazione si caratterizza per l’antidemocraticismo e l’antiparlamentarismo, il corporativismo, la difesa delle colonie, la denuncia dei partiti, il sostegno all’esercito…..l’antiamericanismo, l’anticomunismo, l’anticapitalismo, il razzismo, l’antisemitismo/antisionismo e le sue azioni violente. Il gruppo si dichiara per uno Stato totalitario di tipo fascista” In effetti “Gli obiettivi del movimento erano dichiarati chiaramente: la costituzione di uno Stato nazionale autoritario, popolare e gerarchizzato”.
BIBLIOGRAFIA
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Cooga Kevin “Dreamer of the Day-F.P.Yockey and the postwar fascist international”Aunonomedia,USA.1999
Coston Henry “Partis,Journaux et Hommes Politiques d’hier e d’aujourd’hui”Pub.H:C:,Paris,1990
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Gautier Jean Paul”Les Extremes Droites en France”Syllepse,Paris,2009
Lebourg Nicolas “Le Monde Vu De La Plus Extreme Droite-Du Fascisme au nationalisme-révolutionnaire”Presses Universitaires de Perpignan.2010
Lebourg Nicolas e Beauregard Joseph”F.Duprat L’homme qui inventa le Front National”Denoel,Paris,2012
Leclercq Jacques “Dictionnaire de la Mouivance Droitiste et Nationale da 1945 a nos jours”L’Harmattan,Paris,2008r
Lee Martin A “The Beast Reawakens”Little,Brown-New York,1997
Leoni Francesco “I Movimenti Neo Fascisti en Europa”Relazioni,Roma,.1970R
Milza Pierre “Fascisme Français Passé et Présent”Flammarion,Paris,1987
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Rees Philip “Biographical Dictionary of the Extreme Right since 1890”Simon & Schuster,New York,1990
 Rossiello  Antonio “Fascismo immenso e rosso:René Binet”  www.italiasociale.net/






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Categorie: De Filippi

Pubblicato da admin il 15 Aprile 2012

Commenti

  1. Anonymous

    Splendido articolo veramente. Un personaggio da una potenza d’animo infinita, inabattibile ed un vero ed autentico rivoluzionario. Consiglio un altro personaggio contemporaneo a Rene’ Binet e possiamo dire per molti versi analogo: Otto Ernst Remer soprannominato, non a caso, “il Soldato Eterno”.

    Alberto

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