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Totalitarismo, evoluzione, stupidità (Una risposta a Rutilio Sermonti)

Di Fabio Calabrese

Recentemente, Rutilio Sermonti ha pubblicato su “Rinascita” un breve trafiletto che è una risposta alla terza parte del mio articolo La guerra contro la conoscenza, apparso su “Ereticamente”. Io temo che la risposta che dovrò dargli in difesa-chiarimento delle mie posizioni sarà senz’altro più ampia del trafiletto stesso.
  Innanzi tutto, delimitiamo bene il campo di questo confronto. Socraticamente, ho sempre ritenuto che discutere e confrontare le nostre concezioni, sia una cosa positiva, ma non dobbiamo mai dimenticare che siamo un manipolo di oppositori in un’angusta trincea della forma politica e culturale dominante, quella che io chiamo La tirannide democratica (e questo è anche il titolo di un articolo che ho pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa, e alla cui lettura vi invito).

  Lo scritto di Sermonti poi, riproduce una lettera che lo stesso mi ha fatto avere privatamente, e privatamente abbiamo avuto un confronto in merito al quale mi è parso d’intravedere un inizio di convergenza. Lo stesso spero possa avvenire pubblicamente, perché di tutto abbiamo bisogno meno che di ulteriore frazionismo (anche se, scusatemi, ma questo mi sembra il segno di un preciso tratto caratteriale: noi ci dividiamo sulle idee, altri sugli interessi).
Cominciamo dalla seconda delle due questioni sollevate da Sermonti, quella a cui mi sembra sia più facile dare una risposta che non preluda a ulteriori contenziosi:
“A sentire il dr. Calabrese, la democrazia sarebbe … totalitaria. Infatti, è tirannica! Perché totalitarismo equivale a tirannide. Secondo F.D. Roosevelt, naturalmente, e secondo i figli di puttana che ne continuano l’opera. Ma non dispone il Calabrese di qualche fonte d’interpretazione un po’ più attendibile? Chessò: un certo Mussolini, che lo Stato totalitario l’inventò e lo realizzò, con esiti assai più felici che questa m…. di parlamentarismo? Se si facesse lo scrupolo di approfondire, e di rileggersi (se pur l’ha mai fatto) gli artt. 1,2 e 7 della Carta del Lavoro, si accorgerebbe con grande stupore che totalitario significa esattamente il contrario che tirannico. Significa che ogni cittadino che svolga una funzione socialmente utile, non sottostà allo Stato, è lo Stato, insieme a tutti gli altri che fanno altrettanto, organicamente coordinati. Solo a tali condizioni, può realizzarsi lo Stato di tutti, e non sopra a tutti. L’unità organica è l’unica formula che può realizzare ex pluribus unum. E, mi creda, camerata Calabrese, quando ero ragazzo, 75 anni addietro, ci sentivamo veramente tutti lo Stato. Capito che vuol dire, per noi, totalitario? E la democrazia sarebbe totalitaria? Ma per piacere…!”
A parte l’irruenza del linguaggio, di cui poi lo stesso Sermonti si scusa nella chiusa del discorso, è chiaro che l’oggetto del contendere è solo una questione terminologica: Io ho usato la parola “totalitarismo” nel senso di tirannide e Sermonti nel senso di stato organico, totalitario in quanto si occupa in maniera totale della società e assegna a ciascuno il suo posto. Allora forse sarebbe meglio non usare per niente questa parola che si presta facilmente all’equivoco. Se noi diciamo che il fascismo era uno stato organico, e che la democrazia è una tirannide che sotto l’apparenza dei principi libertari conosce il reato di opinione e perseguita gli oppositori, penso che nessuno di noi avrà motivo di dissentire ulteriormente.
E mandiamo pure al diavolo Hannah Arendt che sull’uso (ambiguo) della parola “totalitarismo” ha costruito la sua fortuna!
Arriviamo all’altro, e più delicato, punto della controversia. Sarà meglio precisare, tanto per cominciare, in quale senso ritengo che una parte almeno del pensiero evoluzionista possa essere un’arma nelle nostre mani.
 La teoria della selezione naturale (che è l’aspetto più originale del pensiero darwiniano, mentre l’idea di evoluzione era già stata sostenuta da Lamarck, Buffon, altri prima di Darwin) è in effetti una pesante sconfessione del buonismo, del democraticismo, dello spirito cristiano con la sua costante predilezione per gli inetti e i malriusciti, e non voglio nemmeno dire che questa sia una mia scoperta, l’aveva già osservato con  molta maggior autorevolezza di me il grande Friedrich Nietzsche. Non parliamo poi della tendenza insita a ogni essere vivente a preservare e diffondere nelle generazioni future il proprio patrimonio genetico – non quello di altri – non va forse a confermare quelle “brutte cose” così odiate dai democratici e dai cristiani, che chiamiamo nazionalismo o addirittura razzismo?
 Io mi sono solo limitato a constatare che quando gli evoluzionisti democratici si sforzano – o si illudono – di conciliare questa innegabile realtà biologica con i dogmi democratici, inevitabilmente, o cadono in contraddizione, o dicono delle sciocchezze (si veda il mio articolo L’altra faccia della stupidità sul sito del Centro Studi La Runa).
Nella nostra discussione privata, Sermonti mi ha mostrato di convenire assolutamente su ciò, ma a suo avviso, questo non giustifica la trasformazione delle specie, “dal verme alla balena”. Quindi, se sintetizzo correttamente il suo punto di vista, selezione si, evoluzione no.
 Bene, dal momento che ci stiamo occupando di politica e non di scienza, questo punto per il momento si può lasciare impregiudicato, attuando una skepsis nel senso antico della parola, una sospensione del giudizio.
“Chi glielo ha detto, al Calabresi, che l’unica opposizione alla fandonia evoluzionista (sconfessata in fine dallo stesso Darwin), è fondata sull'”autorità” del Genesi biblico? Non ha mai sentito parlare del Gruppo di Osaka, dello Strutturalismo, dell’Organicismo, delle diverse altre ipotesi (tutte più serie dell’evoluzionismo), prospettata da scienziati di tutto il mondo, senza distinzione né politica né religiosa?”
Questo è quanto scrive Sermonti con il suo tono irruento, ma forse non mi sono espresso con chiarezza e, almeno stavolta, la tirata d’orecchi me la sono meritata. Non era mia intenzione – sarebbe stato stupido da parte mia – asserire tout court che gli antievoluzionisti sono stupidi e gli evoluzionisti intelligenti. In effetti in L’altra faccia della stupidità ho riportato diversi esempi di stupidità evoluzionista, fra cui il più lampante quanto a stupidità indotta dall’adesione ai dogmi democratici da parte di un uomo altrimenti intelligente, è probabilmente rappresentato da Stephen Jay Gould.
Sul fronte opposto, una posizione anti-evoluzionista che mi è parsa particolarmente intelligente, indipendentemente dal condividerla o meno, ad esempio, mi è sempre parsa quella espressa da Julius Evola, che è collegata alla particolare metafisica del pensatore siciliano. Secondo Evola, per il quale la storia, non solo quella umana, ma della vita, è un fenomeno di progressivo decadimento paragonabile a quella che è l’entropia nel dominio delle scienze fisiche, noi assistiamo alla caduta nella dimensione materiale di forme man mano più elevate, così che, in piena concordanza con quelli che sono i dati geologici e paleontologici, abbiamo quello che a chi considera soltanto l’aspetto materiale, sembra uno sviluppo ascendente.
ma julius evola è stato probabilmente una delle più grandi e lucide menti del xx secolo, aveva quella che un grande umorista come don curzio nitoglia probabilmente definirebbe un’intelligenza diabolica!
se la stupidità non è dunque l’anti-evoluzionismo di per sé, in che cosa consiste? (faccio notare che nel mio articolo non avevo parlato di anti-evoluzionismo, ma di creazionismo, che non è la stessa cosa).
ma ovviamente nel rifiuto di conoscenza e ragione in nome della piatta e letterale adesione a un vecchio testo mediorientale vecchio di tremila anni, nell’anti-intellettualismo in nome della cieca, irrazionale e spesso violenta “fede” che sembra il ritorno a un incubo del passato, ma non lo è, è piuttosto un altro sintomo dell’americanizzazione della nostra cultura. da dove pensate che siano sbarcati anche da noi mormoni e testimoni di geova e simili? e, badate bene, se oggi pieghiamo la testa di fronte alla bibliolatria americano-protestante, domani la piegheremo di fronte all’imposizione del corano.
 il creazionismo è disposto a qualsiasi mistificazione pur di “accordare” la scienza alle pastoie del testo biblico, ed è dunque un protagonista di primo piano della guerra contro la conoscenza, forse ancor più di quegli “scienziati” che cercano di negare una qualsiasi importanza alla base genetica umana, alle differenze fra gli individui e le razze per imporre obtorto collo il dogma democratico dell’uguaglianza, e io ne avevo ricordata una davvero grottesca quella dei cosiddetti ooparts, ossia oggetti che dovrebbero essere per un verso o per l’altro anacronistici, coi quali i creazionisti pensano di confutare la “cronologia lunga” basata sui milioni e miliardi di anni della geologia, incompatibile con la narrazione biblica. siamo a un livello di sensazionalismo paragonabile al peggior ciarpame ufologico. senza ripetere per intero il contenuto del mio articolo, un esempio eclatante di oopart è stato il cosiddetto oggetto di coso, un presunto geode (e i geodi impiegano milioni di anni a formarsi) con all’interno un frammento metallico; in realtà si tratta di una semplice concrezione di fango essiccato contenente una vecchia candela per auto.
Il problema non è quello di difendere a tutti i costi la teoria di Darwin, il problema è difendere l’immenso patrimonio culturale dell’Europa dall’americanizzazione e dal terzomondismo.
 Una piccola nota conclusiva: Sermonti mi attribuisce un paio di volte l’errato cognome di Calabresi (con la “i” finale); no, non sono parente del defunto commissario ucciso dai cosiddetti autonomi; ma se lo fossi, preferirei mille volte avere nel mio album di famiglia un servitore dello stato che ha pagato per fare il suo dovere, piuttosto che qualcuno degli assassini con la falce e martello.

  

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Categorie: Saggio, Senza categoria

Pubblicato da Fabio Calabrese il 11 Febbraio 2012

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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