Il Fascismo, il Neofascismo, il Radicalismo di Destra e la pelle dei coglioni

Il Fascismo, il Neofascismo, il Radicalismo di Destra e la pelle dei coglioni
Ludovico Incisa Di Camerana: “D’altronde cosa fosse il fascismo non lo sapevano nemmeno i fascisti” in “Fascismo Populismo, Modernizzazione” (A. Pellicani ed., Roma, 1999, pag. 311). “Il fascismo è come la pelle dei coglioni. E’ tutta pieghettata e ognuno la tira come meglio crede e come più gli fa piacere” Anonimo cit. da Daniele Lembo in “Fascisti dopo la liberazione” Maro, Copiano, 2007, pag.135. Benito Mussolini in “Il Popolo d’Italia” del 13-X-1919 “Quel rifugio di tutti gli eretici, quella chiesa di tutte le eresie che è il Fascismo.”
“Io sono uno scrittore fascista” iniziava il “Che cosa è il Fascismo” di Maurice Bardeche che poche pagine dopo (pag.66) scriveva “Si cerca invano il libro del fascismo: questa Bibbia non esiste. La parola stessa di fascismo non significa altro di ciò che fu in realtà, una riunione di forze. I dittatori fascisti sono stati degli empirici ed hanno agito nei loro paesi rispettivi seguendo una certa inclinazione comune, ma con uno spirito differente. Le forze che riunivano erano unite sotto la loro guida, la loro coesione era una conseguenza della vittoria. Dopo la disfatta, le verghe del littore si sono sparpagliate. Del fascismo rimane questo cesto disfatto e calpestato e, in più, una certa idea -e questa è la cosa più preziosa- di ciò che avrebbe dovuto essere”.
Il parlare che si è fatto negli ultimi tempi di “ideologia fascista”, anche da parte di avversari limita il valore del giudizio del camerata Bardeche, tuttavia le sue parole meritano di essere ancora ricordate e meditate. Qualcuno ebbe a dire che il Fascismo era “un fatto religioso”, non sappiamo se possa diventare una “religione del libro”, in ogni caso tale “libro” sarebbe ancora da scriversi da parte di chi se ne ritenesse erede e continuatore!
Di là dalle varie “interpretazioni” (o meglio dei vari tentativi di interpretazione) che si sono succedute fin dall’apparire in Italia del movimento delle camicie nere, ben presto imitato più o meno fedelmente in moltissimi paesi del mondo, le citazioni riportate come apertura del presente scritto testimoniano quanto sia difficile solo il definire che cosa sia stato o sia ancora il “fascismo”. Si può senz’altro convenire che il miglior modo di definire il “fascismo” sia lo scriverne la storia, comunque chi scrive concorda sostanzialmente con R.Griffin
“L’esistenza oggi giorno, di una vasta area di consenso accademico, un’area con confini dichiaratamente molto confusi, ci porta a dire che il miglior approccio al Fascismo consiste nel considerarlo una forma di Nazionalismo antiliberale e, in ultima analisi anticonservatore, genuinamente rivoluzionario e interclassista. Come tale è un’ideologia profondamente legata alla modernizzazione e alla modernità, che ha assunto una considerevole varietà di forme esterne per adattarsi al particolare contesto storico e nazionale in cui è apparsa e che per articolare il suo corpo di idee, i suoi slogan e la sua dottrina ha attinto da una vasta gamma di correnti politiche e intellettuali, di destra e di sinistra, antimoderne e promoderne. Nel periodo fra le due guerre esso si è manifestato soprattutto nella forma di un <partito armato> guidato da un elite che cercava, per lo più senza riuscirvi, di creare un movimento populista di massa attraverso uno stile politico liturgico e un programma di politiche radicali che prometteva di superare la minaccia del socialismo internazionale, di porre fine alla degenerazione che affliggeva la nazione a causa del liberalismo e di determinare un rinnovamento radicale della sua vita sociale, politica e culturale come parte di quella che molti immaginavano fosse, per la civiltà occidentale, l’inizio di una nuova era. Il principale mito mobilitante del Fascismo, destinato a condizionare la sua ideologia, la sua propaganda, il suo stile politico e le sue azioni, è la visione dell’imminente rinascita della nazione dalla decadenza.”Roger Griffin “Il nucleo palingenetico dell’ideologia del”Fascismo generico” in A. Campi “Che cosa è il Fascismo?” (Ideazione, Roma, pag. 97 e segg.)
La definizione del Griffin, come avevo già accennato in un precedente articolo sull’“Eurofascismo”, consente di catalogare nella “categoria” dei fascismi vari fenomeni europei seppur diversi per vari aspetti tra loro, compreso il Nazionalsocialismo tedesco. D’altra parte già Adriano Romualdi aveva scritto (“Il fascismo come fenomeno europeo” pag.118-119 “…….. abbiamo parlato di Fascismo tout court, abbracciando con questo termine tutti i movimenti nazionali anti-democratici e anti-comunisti dell’Europa tra le due guerre. Alcuni sempre più rari potrebbero contestare l’uso che si fa di questo termine.   Francamente parlando, la questione ci pare superata il mondo adopera ormai correntemente il termine fascista e fascismo per designare e magari per insultare tutti gli uomini della rivoluzione europea degli anni’20, senza distinguere se essi siano italiani, o tedeschi o spagnoli. E’ un uso generalizzato, che passerà nel vocabolario della storia. Anche se esso non fosse giustificato (ma noi crediamo che lo sia) dovremmo comunque prendere atto del fatto compiuto. I secoli venturi, parleranno di fascismo come termine generale di riferimento, come si parla di illuminismo e di romanticismo, e con questa designazione, indicheranno sia lo stato di Mussolini, che quello di Hitler, sia le pagine di Spengler, che quelle di Gentile, sia la poesia di George che quella di d’Annunzio. A nulla giova ostinarsi a dire che il  “Fascismo è un’esperienza unicamente italiana. Non si comprende quali risultati si vorrebbe ottenere da questo atteggiamento ….”

(Certo, non basta essere “nazionali anti-democratici e anti-comunisti” per essere fascisti! Non furono “fascisti” né Franco, né Salazar, né Metaxas né il Colonnello La Rocque, né il Dott. Albinana e via elencando …)

Da parte sua Emilio Gentile ha scritto  “…intendendosi per <fenomeno fascista> il complesso dei movimenti e dei regimi, sorti dopo l’affermazione del fascismo in Italia, che sono stati di volta in volta definiti <fascisti> (“Fascismo storia e interpretazione” Laterza, Bari, 2011pag.VIII) “…il fascismo italiano è diventato un modello per altri movimenti nazionalisti rivoluzionari antidemocratici, a cominciare dal nazionalsocialismo, che ne seguirono le orme e ne utilizzarono l’esperienza come partito e come regime, per creare, ciascuno secondo le proprie peculiarità nazionali ed ideologiche.un nuovo Stato, un nuovo ordine e un uomo nuovo.” Ibidem pag.X (1)
Ricordiamo anche che il Regime di Mussolini tentò di organizzare una qualche cosa di simile a una “internazionale fascista” e che non mancò di foraggiare vari movimenti che riteneva se non altro “simili”. “L’Italia mussoliniana era stata a lungo la promotrice di un’internazionale fascista: esistevano legami tra i gruppi fascisti stranieri e il partito fascista italiano.” Yves Durand  “Il Nuovo Ordine Europeo. La collaborazione nell’Europa tedesca 1935/1945” (Il Mulino, Bologna, 2002, pag. 68). Dopo la disfatta alcuni come Sir Oswald Mosley e i Falangisti spagnoli non ebbero ritegno di negare di aver bussato per denari a Palazzo Venezia, la Storia non mancò di smentirli!
Dunque chi scrive non segue l’esempio di chi limiterebbe l’uso del termine “fascista” al solo movimento e regime mussoliniani (o al massimo a quei movimenti esteri che cercarono di imitarlo più o meno pedissequamente, ma lo considera un “fenomeno europeo”. Si può peraltro adoperare la distinzioni tra “movimenti fascisti”, “destre radicali”  e “destre autoritarie” elaborata da S.G. Payne  ( 2 )
Ciò premesso, il sottoscritto sempre interessato a quanto si scrive su certi argomenti, specialmente nell’ambito di ciò che ancora resta del “campo nazionale”, segnala e consiglia vivamente ai lettori, un paio di interessanti e agili volumi scritti da due simpatici giovani Marco Piraino e Stefano Fiorito: “Identità Fascista Progetto politico e dottrina del fascismo” e “L’Estrema Destra contro il Fascismo Saggi sullo stravolgimento dell’identità fascista attuato dalla destra italiana” entrambi editi da www.lulu.com (3)

La lettura di codesti scritti ha suscitato in chi scrive una serie di riflessioni che ho tentato di mettere per iscritto; il lettore vorrà perdonare la scarsa organicità della loro esposizione, come il solito si vuole qui solo trasmettere motivi di riflessione e approfondimento.

Iniziamo dal primo dei due libri “L’Identità Fascista – Progetto politico e dottrina del fascismo”. Il I capitolo “Sviluppo storico del progetto totalitario fascista” è di inquadramento storico, si nota che Mussolini “Pensava il fascismo come una idea dinamica in fermento perenne” (pag.12). Che (pag.20) “…il fascismo non può essere  definito in alcun modo come ideologia reazionaria e di destra radicale solo perché sta lottando contro il parlamentarismo liberale e il marxismo-leninismo” Infine a pag 29 si accenna al “..,progetto di socializzazione delle imprese redatto nella primavera del 1943. Tale legge, lungi dal costituire una mossa politica strumentale, fu infatti ideata in un periodo antecedente la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, a dimostrazione del fatto che, come ha sostenuto lo storico Renzo De Felice, la prospettiva del regime fascista fosse una prospettiva socialistica, sebbene di “nuova”concezione.”  (4)
 Il secondo capitolo “Documento e dottrina del fascismo” presenta i principali “testi” del movimento e del regime. Dello scritto mussoliniano del 27 Luglio 1922 “Noi e il Partito Popolare” citiamo “Il fascismo vede nel cattolicesimo lo sfogo gigantesco e riuscito di adattare ad un popolo come il nostro una religione nata in Oriente fra uomini di altra razza e di altra mentalità. Il cattolicesimo è la sintesi fra la Giudea e Roma, fra Cristo e Quirino” Qualcuno potrebbe oggi chiedersi se tale sintesi sussista ancora quando la chiesa cattolica pare aver volto le spalle all’Europa e far di tutto per ritornare alla sua culla: la sinagoga, quando ormai la maggior parte degli adepti alle varie confessioni cristiane si trova tra i popoli “di colore” (cfr.Marco Ventura “Due Miliardi di Cristiani sulla Terra quelli Europei Contano sempre meno” in “Il Corriere della Sera” 31 XII 2011) e, soprattutto, quando le chiese cristiane si dimostrano sempre più delle “Quinte Colonne” della migrazione -invasione di codesti popoli verso il “mondo bianco”. Come ha scritto Silvano Lorenzoni in “La Figura Mostruosa di Cristo e la Convergenza dei Monoteismi” (Primordia, Milano,2011,pag,.63) “Il cristianesimo …è …un agente immigrazionista e un fautore della montante presenza terzomondiale,  e chi al cristianesimo si afferra credendo trovarvi un’ idea-forza per la protezione dell’Europa, non ha capito niente”(5)
A commento scrivono i Nostri (pag.99) che le “cosiddette <categorie sacramentali> di Destra e Sinistra, (erano) …poco appropriate alla reale comprensione della novità politica costituita dal fascismo.” Lo stesso Gentile, nell’ illustrare le soluzioni pratiche  proposte dal fascismo  come assolutamente innovative e non convenzionali, affermava che tra i mezzi di attuazione per il raggiungimento dello stato etico corporativo il fascismo faceva delle scelte che poi, di volta in volta potevano essere definite genericamente  come di <destra> o di <sinistra>..:” (6)
Il terzo capitolo si intitola “La discriminazione verso gli ebrei”; si potrebbe già avere qualche perplessità riguardo al titolo stesso visto che punto centrale del razzismo fascista non fu, a parere di chi scrive, l’antisemitismo, ma il tentativo, velleitario, di impedire il meticciato con le popolazioni dell’appena conquistato Impero Africano. Per i nostri (pag.163) “il fascismo (non aveva) una base ideologica razzista” Ora, senza ricorrere alle estremizzazioni di Giorgio Fabre che nel suo “Mussolini razzista” (Garzanti, Milano, 2005) arriva a scrivere (pag.454) “Mussolini fu il primo politico razzista a giungere al potere in un grande paese del Vecchio Continente, dopo aver creato con le proprie mani il precoce razzismo del suo movimento”, si può qui citare: “Il razzismo non era estraneo alla cultura politica fascista, che aveva manifestato fin dalle origini una speciale attenzione per la “difesa della sanità della stirpe” nell’ambito di un generale progetto di una rivoluzione antropologica per rigenerare il carattere degli italiani per cerare una nuova razza di dominatori e di conquistatori” AAVV “Fascismo-Storia e interpretazione” pag.27.
 “…la salute della stirpe costituisce la condizione pregiudiziale e necessaria per ogni incremento di benessere e di potenza della società nazionale. I popoli deboli e fiacchi non possono creare storia: le razze che si avviano verso il deperimento si mettono da se stesse, fuori di ogni possibilità di vita” Michele Bianchi al Senato 6 VI 1929 “Scritti e Discorsi” Libreria del Littorio, Roma 1929 pag. 173. “Per Arnaldo (Mussolini), l’Europa correva tre pericoli mortali: il bolscevismo, la plutocrazia statunitense e <la potenza delle razze di colore, una potenza fisica, una forza del numero>…La via indicata da Roma avrebbe potuto rappresentare l’ultima speranza per un continente condannato dall’incapacità dei suoi governanti democratici a fronteggiare questi pericoli” Marco Curzi “L’Internazionale delle Camicie Nere” (Mursia, Milano, 2005, pag. 393.)
Seguono   alcune confusioni e banalità sul nazionalsocialismo, come la diceria che lo stesso Hitler avesse fatto parte della famigerata Società di Thule, che  lo stravagante Jorg Lanz Von Liebenfels fosse il vero “fondatore” del razziamo nazionalsocialista (Comunque si può leggere ora la sua “Teozoologia” Ed. Thule Italia, 2008), che Hitler avesse fatto l’ “imbianchino” e via elencando. Certo gli autori giustamente rilevano le differenze esistenti tra la dottrina fascista e quella nazional socialista (ad esempio riguardo al ruolo dello Stato), ma si ignorano episodi di collaborazione tra fascisti e nazisti e tra Italia e Germania anche precedenti alla formazione dell’Asse (7)
Come da tanti altri l’avvicinamento tra Italia e Germania viene attribuito alla situazione seguita alla conquista dell’Etiopia – (pag.174) “La Germania non solo riconobbe subito, formalmente e di fatto (con tutto quello che ne conseguiva), la conquista italiana in Africa, ma si schierò anche economicamente con essa.” A ciò si aggiunse (pag.175) l’ “…atteggiamento ostile del mondo ebraico, attraverso le sue istituzioni rispetto al progetto di conquista dell’Etiopia da parte di Mussolini”.
Parlando a Trieste il 18 IX 1938 Mussolini ebbe a dire “ L’ebraismo mondiale è stato, durante 16 anni, malgrado la nostra politica un nemico irriconciliabile del fascismo.” Ricordiamo che negli ultimi tempi molti studiosi sottolineano il fatto che la Germania nazionalsocialista non fece alcuna mossa per indurre l’Italia a una politica antisemitica. Tra coloro che si opposero va ricordato in primis il Vaticano. (chi scrive si permette di rimandare al suo saggio “Stirpe-Nazione-Impero. Appunti sul razzismo fascista” edito nel 2003 dal Circolo “Idee in Movimento” Via XX Settembre 13-3 Genova.). “Questo razzismo italiano doveva essere  ario-romano e superare i limiti della tradizione cristiana e cattolica per ritornare alla tradizione romana delle origini” Piero Di Vona “L’Alchimia della Razza. Julius Evola e la Razza dello Spirito” AR, Padova, 2010, pag, 28.
Il volume si chiude con un’ affermazione che  non possiamo che condividere (pag.212) “…possiamo senz’altro affermare che il fascismo mussoliniano ebbe un corpus ideologico tutt’altro che scarso e improvvisato. Una concezione della vita, che sebbene elaborata in forma sistemica compiuta soltanto in fase successiva alla nascita del movimento, ebbe una dottrina chiara ed univoca, sempre coerente con i principi affermati fin dalle origini del suo travagliato percorso politico. Una ideologia capace di caratterizzarlo in senso moderno e rivoluzionario attraverso una specifica identità totalitaria di tipo sindacalista, nazionalista ed interclassista, incentrata sul concetto cardine dello Stato Etico Corporativo, che non riteniamo sia possibile ricondurre culturalmente a matrici di tipo tradizionalista o conservatore.”
E alle pagg.213-214 possiamo leggere le seguenti conclusioni:
“1 Il Fascismo fu un movimento politico totalitario moderno, alternativo tanto al liberalismo quanto al marxismo-leninismo, con una dottrina originale ed articolata, capace di esprimere un rivoluzionario progetto ideale, sociale ed economico, graduale nella sua realizzazione e permanente nel proposito di tenere desta la coscienza rivoluzionaria del popolo. 2. Tale nuova dottrina non era assimilabile né riconducibile alle categorie tradizionali di <destra> o di <sinistra> poiché esprimeva  un modello spirituale fortemente unitario del corpo politico e sociale nazionale. Un modello nel quale la Nazione doveva necessariamente e consapevolmente riconoscersi totalmente nell’azione politico-legislativa di mobilitazione delle masse promossa dallo Stato etico corporativo, all’interno del quale non erano ammesse divisioni né conflitti interni di sorta, poiché esso stesso considerato un principio naturalmente immanente allo spirito di ogni cittadino realmente libero da vincoli materialistici di sorta. 3 L’essenza ideologica di tale concezione era riconducibile ad una evoluzione di stampo etico-idealistico del pensiero socialista e nazionalista, contrapposta sia al materialismo di matrice marxista che a quello liberale e tradotta in pratica nella dottrina sociale corporativa espressa dallo Stato etico totalitario fascista; che a sua volta sviluppava un concetto politico spirituale imperiale di portata universale, le cui radici culturali e filosofiche attingevano in profondità al tessuto storico italiano ed europeo.”
Molto bene! Dal loro studio i due simpatici autori credono di concludere che quanto da loro esposto “fa emergere …abbastanza chiaramente l’impossibilità di riconoscere come assimilabile all’esperienza del fascismo storico propriamente detto gruppi o movimenti politici della Destra moderna, radicale o moderata, i quali invece oggidì nell’immaginario collettivo vengono spesso arbitrariamente accomunati ad essa. Il fascismo mussoliniano si qualifica al contrario come un “quid” di assolutamente differente e originale, i cui programmi e la cui dottrina non sembrano oggettivamente trovare riscontri, tanto a destra quanto a sinistra, nella passata come nell’odierna  cultura politica liberal-democratica, fondata sui valori del parlamentarismo e della partitocrazia.” In nota si ricorda che “Lo stesso De Felice aveva giustamente rilevato una sostanziale discontinuità di idee, principi, e fini tra il cosiddetto neofascismo e il fascismo di Mussolini, vedi R. De Felice ”Intervista sul Fascismo”Milano, 1992, Mondadori pagg.96-105.
Qui potremmo far osservare che, a parte la ormai folle legislazione che proibisce la ricostituzione sotto ogni forme del “disciolto partito fascista”, ci si stupirebbe che i valori del fascismo potessero trovare posto in una cultura liberal democratica fondata sui valori della democrazia e del parlamentarismo, essendone la netta antitesi al massimo potrebbero manifestarsi in un movimento che si proponesse la distruzione di tale cultura.
Ma facciamo subito cenno al nocciolo del problema che qui viene toccato: che cosa è codesta ”discontinuità”: revisione, approfondimento, radicalizzazione, evoluzione, involuzione o abbandono e forse anche tradimento?
Non voglio qui neppure far cenno alla disgustosa fine dei cosiddetti “neofascisti” dell’ingloriosamente defunto Movimento Sociale Italiano crediamo che sia un caso più unico che raro che la classe dirigente di un partito che per anni aveva chiesto voti parlando bene del “Buonanima” sia passata a chiederli in nome di principi opposti. Un minimo senso dell’onore avrebbe obbligato ad abbandonare ogni vita politica.
Il secondo volume dei 2 camerati, nonostante il titolo alquanto polemico, è dedicato soprattutto alla famosa “Scuola di Mistica Fascista” cui recentemente sono state dedicate diverse interessanti pubblicazioni cui il saggio in oggetto va degnamente ad affiancarsi. Particolarmente pertinenti al tema centrale sono le pagine dedicate ai rapporti che con codesta istituzione, veramente una delle più interessanti del Regime Fascista, e con il Regime nel suo insieme. ebbe a intrattenere Julius Evola (cfr. anche Julius Evola “La Scuola di Mistica Fascista”Controcorrente, Napoli, 2009.)
Citando dal Gregor (pag.35) “Non solo Evola non era fascista ma non lo era neanche mai stato….Chiunque egli abbia influenzato, influenzò con delle idee che potevano essere definite solo come tradizionaliste, certamente non fasciste. Chi definisce le idee di Evola come la quintessenza della razionalità e del misticismo fascista commette un grossolano errore. Evola non fu un pensatore fascista …ancor più le nozioni di <razionalità> e misticismo di Evola erano idiosincratiche e non certamente fasciste.”. Segue una sintesi dell’iter “politico” dell’ Evola con le esperienze di “Imperialismo Pagano”, “La Torre”, l’avvicinamento al Preziosi e al Farinacci (un personaggio intorno al quale sono usciti negli ultimi tempi vari libri di un certo interesse che lo rivelano personaggio assai più interessante di quanto solitamente si pensi), la partecipazione alla “campagna razziale” fino all’apprezzamento del solo “aspetto combattentistico” della RSI. Si legge poi a pag.38 “Nel dopoguerra,…, Evola viene preso a modello dalla destra radicale e il suo pensiero più volte distorto e arbitrariamente accomunato al fascismo. In breve Julius Evola non fu mai fascista né tantomeno un ideologo del fascismo. Egli fu propugnatore del “tradizionalismo”, un modello ideale sovratemporale di società caratterizzato in senso spirituale, aristocratico e gerarchico. Tale modello fu riscontrato da Evola in antiche civiltà… Il fascismo era da Evola supportato nella misura in cui poteva esso accordarsi per alcuni aspetti a questa sua visione. Cercò quindi di individuare nel fascismo quegli elementi che si potevano ricondurre ai canoni della destra tradizionalista, cercando di farvi  breccia al fine di veicolarvi il proprio messaggio in modo camuffato, con l’evidente scopo di trasformare il fascismo da “religione della Nazione dello Stato etico” in una “religione della tradizione…”
Come è noto l’Evola ebbe a scrivere anche un libro poi riedito dalle Mediterranee nel 2001 con il titolo “Fascismo e Terzo Reich” in cui esaminava il Fascismo “dal punto di vista della Destra”, iniziativa che chi scrive non trovò troppo felice soprattutto in quanto l’Autore ammetteva di parlare di una “Destra” che in Italia, in pratica, non era mai esistita! Il sottoscritto, pur non essendo mai stato un evoliano “ortodosso”, o meglio un “evolomane” (quelli che l’indimenticabile Carlo Terracciano qualificava “i testimoni di Evola”) ha bazzicato per anni in ambienti di ispirazione tradizionalista-evoliana, per poi allontanarsene, ritengo ora che avesse ragione il De Benoist (se non erro) a scrivere che Evola era “più grande” di quanto sostenessero i suoi avversari, ma “meno grande” di quanto volevano certi suoi autodefinitisi “discepoli”. Si può peraltro convenire, ad esempio, che è stato uno sbaglio leggere l’esperienza fascista (e quella neofascista) tramite Evola e che l’insistere su un razzismo solamente “spirituale” (ciò da parte degli autonominatisi “discepoli” in quanto l’Evola stesso non aveva mai negato una certa validità del razzismo “del corpo”) abbia contribuito a disarmare ideologicamente certi ambienti. Ma  tutto questo argomento richiederebbe uno spazio che qui non abbiamo. Converrebbe piuttosto chiedersi  perché il pensiero dell’Evola sia giunto ad avere tanta influenza soprattutto su certi giovani dello schieramento nazionale, un’ influenza di cui non aveva mai goduto sotto il passato Regime. Comunque non ci stancheremo di ripeterlo, Evola ci ha insegnato molte cose ottime” (8)
L’importanza data all’Evola è, dunque, uno degli elementi che contraddistinguono il “neo fascismo” dal Fascismo del ventennio, ciò rientra. a giudizio di chi scrive, in un processo ben più ampio. Giuseppe Parlato nella sua prefazione a Stefano Fabei “I Neri e i Rossi” Mursia, Milano, 2011, pagg.XV-XVI individua tra i reduci della RSI una“… categoria… rappresentata dai più giovani, da quelli che non avevano responsabilità nella RSI e che assistettero, combattendo, alla disfatta. Per molti di loro, l’autorappresentazione del fascismo consisteva soprattutto nel convincimento che il fascismo, come categoria concettuale, fosse un’ideologia, ma che durante il ventennio il pragmatismo, i condizionamenti, la cattiva gestione della rivoluzione avessero depotenziato il valore culturale del fascismo. Di qui la necessità, una volta finita la guerra, di assicurare al fascismo un solido ancoraggio culturale e filosofico, che fino a quel momento era mancato. In questo senso le critiche a Gentile e ad altri esponenti della cultura fascista, di volta in volta troppo liberale, troppo moderata, troppo nazionalista. E di qui soprattutto il recupero di un fascismo <altro>, legato all’esperienza tedesca o degli altri fascismi dell’Europa orientale. E’ questa la linea che si riconobbe soprattutto in Evola e nella mitizzazione del nazismo, con tutto il bagaglio di teorie aristocratiche, esoteriche, antisemite. Naturalmente per questo gruppo, che si tracciò, soprattutto dopo la fine della guerra, nella corrente dei <figli del Sole> del MSI e, poi, in Ordine Nuovo, ogni ipotesi di collaborazione con gli avversarti costituiva un vulnus all’identità del movimento; allo stesso modo … costoro,… rifiutavano un certo nostalgico nazionalista e patriottardo per sostituirvi un organico sistema di pensiero tradizionalista e pagano”(9)
Passiamo ora alla già citata intervista del De Felice. Costui, in “Intervista sul fascismo” Editori Laterza, pagg. 98-106. Diceva: “Se guardiamo agli esponenti del radicalismo di destra dobbiamo chiederci: quali sono i loro maestri ideali? Quali i modelli a cui si rifanno? Si rifanno a Mussolini? Molto vagamente: si rifanno a Mussolini come si rifanno a Garibaldi. Sarà una battuta di spirito, ma è così: tutti gli italiani si rifanno a Garibaldi. E tutti quelli che sono contrari a un certo sistema democratico, si rifanno a Mussolini. Me è un fatto del tutto esterno. E non si rifanno nemmeno all’esperienza fascista italiana, perché è una esperienza sostanzialmente fallimentare, non solo per la guerra perduta, ma anche per l’incapacità che il fascismo italiano ha dimostrato di creare uno stato fascista vero. I maestri a cui si rifanno sono altri: sono Evola, Codreanu e i nazisti veri e propri (…)”
C’è senz’altro del vero, ma dobbiamo ancora domandarci come mai sia avvenuta tale evoluzione (o involuzione). Non si potrebbe forse pensare che avendo nel corso del conflitto, man mano la situazione peggiorata, molti fascisti di diverse nazioni compreso di combattere per una comune causa europea non abbia poi favorito anche  quello che potremmo chiamare uno scambio culturale? Scambio che indubbiamente vi è stato, visto che da noi si è incominciato a leggere Drieu La Rochelle, Bardeche, Junger, Spengler, gli autori della “Rivoluzione Conservatrice” e i “collaborazionisti” francesi, Codreanu e Josè Antonio Primo De Rivera e, in parte, gli stessi autori del Nazionalsocialismo. Per non parlare poi della “Nuova Destra” francese (finché è stata cosa interessante, della “riscoperta” del Nietzsche (10) e via elencando. Non dobbiamo fermarci agli aspetti esteriori, Non avrebbe potuto tutto ciò contribuire a formare le basi di una “ideologia di combattimento europea” in cui anche gli elementi ancor validi dello stesso fascismo mussoliniano potessero venire a confluire?
Ritorniamo all’intervista del De Felice di cui riportiamo degli altri passi (pagg.101-102) “Leggendo i libri scritti da fascisti, guardando la pubblicistica fascista, i giornali fascisti, ciò che colpisce è l’ottimismo vitalistico che c’è dentro un ottimismo vitalistico che è la gioia, la giovinezza, la vita, l’entusiasmo, la lotta come lotta per la vita. Una prospettiva che. sia pure nei termini che poteva avere un fascista, è di progresso. Nel nazismo questo non c’è. Intanto non c’è l’idea di progresso: semmai c’è quello di tradizione, di razza… L’idea stessa del ciclo, così forte nel nazismo, nega quella di progresso. Un ottimismo esiste anche nel nazismo ma non è vitalista come quello fascista; è piuttosto un ottimismo tragico, che negli ultimi tempi della guerra, con l’avanzare della convinzione che la civiltà europea fosse ormai condannata alla degenerazione, si trasforma nel suo contrario, ed è allora riscontrabile anche in un certo fascismo italiano di Salò.
 E’ stata ricordata … una canzone dei militi di Salò dove si dice suppergiù “le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera, in cui c’è veramente, come in tante altre manifestazioni della Repubblica di Salò, delle Waffen SS, della Germania dell’ultimo periodo, un potente pessimismo tragico, un tragico senso della morte che incombe. Questo pessimismo tragico, questo senso della morte che incombe, sono caratteristici e caratterizzanti del radicalismo di destra di oggi, del neonazismo attuale.“ ( 11)
Orbene, nessuno più che chi scrive amerebbe riscoprire e rivivere codesto “ottimismo” fascista, ma considerando la situazione della nostra Patria e dell’Europa tutta, incapace di darsi una vera unità e irrimediabilmente invasa da stirpi aliene etc, non è forse più adatto a questi anni un “pessimismo eroico” che inciti a continuare a combattere su posizioni che paiono ogni giorno di più irrimediabilmente perdute?
Nel dopoguerra si è, poi, accentuata la convinzione dei “fascisti” di aver lottato contro la “decadenza” dell’Europa e di tutto il mondo “bianco”, già un Drieu La Rochelle aveva scritto “Sono diventato fascista perché ho misurato i progressi della decadenza in Europa .Ho visto nel Fascismo il solo strumento capace di frenare e di contenere questa decadenza” (in NRF Gennaio 1943 poi in “Idee per una Rivoluzione degli Europei” Volpe, Roma, 1972, pag.77) Anni dopo Adriano Romualdi scrisse “Il fascismo, nel suo significato europeo, fu… la coscienza istintiva della decadenza cui andava incontro l’Europa e la volontà di porvi rimedio con mezzi totali e violenti”(“Su Evola”, Fondazione J. Evola, Roma, 1998, pag.62)” Sentimenti questi che non erano certo presenti negli anni più “felici” del Regime mussoliniano!
Verrebbe poi da ritenere che un “Fascismo” di tipo mussoliniano potesse attuarsi e agire in una nazione etnicamente compatta, ma sarebbe ancora funzionale in una società multirazziale e meticcia?
Ma vi è dell’altro, giorno per giorno si diffonde l’idea per ora vaga e nebulosa, di una possibile conclusione catastrofica della presente modernità, e, .conseguentemente in alcuni l’idea che sia necessario elaborare quella che personalmente amo definire “ideologia di combattimento” volta a “rigenerare la storia” come scriveva Giorgio Locchi, mutandone il corso stesso. Benito Mussolini aveva vagheggiato che il suo Fascismo potesse essere il creatore di una civiltà nuova, noi ora sappiamo che questa “civilizzazione” non può che finire male e che, probabilmente, tutto ciò assumerà aspetti che non potranno definirsi che “tragici” ma che, pur tuttavia, offriranno, forse, di combattere la battaglia più importante e decisiva nella storia del nostro pianeta. Qualcuno ha parlato di “Fascismo Dorico”, il termine mi piace moltissimo Dobbiamo in ogni caso iniziare a elaborarne le linee fondamentali, non vi è più tempo da perdere.  Se meriterà questa auspicata sintesi ideologica, la definizione di “fascismo” non lo sappiamo, chi scrive comunque continuerà a tirare la “pelle dei coglioni”, come sta facendo da decenni per non abbandonare una (auto)definizione di cui non saprebbe fare a meno e della quale non ha trovato una migliore.

ALFONSO DE FILIPPI

(1) Il questo senso “Il Fascismo al di là delle criminalizzazioni degli avversari e delle abiure e degli opportunismi si rivela …l’unico punto di riferimento per coloro che  rifiutano di piegarsi  ai mercenari del mundialismo ed ai fautori dell’imbastardimento razziale” Piero Sella “Dal trattato di pace del 1947alla vicenda dell’obelisco di Axum” in “L’Uomo Libero” Novembre 1997)
(2) Cfr anche Alfonso De Filippi “Destre Autoritarie e Movimenti Fascisti”
(3) Mentre scrivevo queste note ho appreso della uscita di una nuova edizione di “Identità Fascista”con prefazione del Prof.J.A. Gregor, purtroppo non ho ancora avuto modo di esaminarla.
(4) “Gli aspetti socialisti del Fascismo sono quelli più comunemente ignorati forse perché sono in conflitto con la comoda spiegazione secondo la quale il Fascismo fu un movimento di destra. Di fatto vi fu una notevole componente socialista nei programmi della maggior parte dei movimenti fascisti”P.Hayes “Fascism”Allen and Unwin Ltd,London,1973,pag,63. Nel suo “ La Rivoluzione Conservatrice in Italia”, Sugarco Milano 1987, pag. 133-134, Marcello Veneziani faceva cenno ai cosiddetti Fascisti eretici ( ma quanti erano veramente tali ? n.  d .a.) e scriveva “…si deve osservare che nel Fascismo eretico il socialismo è considerato come base di partenza, come uguaglianza di condizioni su cui innalzare nuove e più autentiche diseguaglianze, fondate sul valore personale e non sul censo e su cui innalzare nuove e più autentiche solidarietà sociali, fondate sulla comunanza di valori e non sulla consorteria di interessi. Il socialismo diviene mezzo per una liberazione dei bisogni primari, base materiale per una rivolta antimaterialistica.” “Peraltro, vi è socialismo e socialismo: vi è il socialismo ariano, come ideale guerriero di una associazione di liberi signori e vi è il socialismo semitico, ambiguo, totematico e non virile, fatto di reciproco bisogno e di pathos, di cui non sapremmo che farcene, e consideriamo un’onta per l’anima europea.” Julius Evola “Eidnischer Imperialismus” Centro Studi Tradizionali di Treviso, Treviso, 1991 pag. 157 (ora in “ Imperialismo Pagano nelle edizioni italiana e tedesca” Mediterranee, Roma2004).
(5) Si ricorderà come taluni neofascisti usassero presentare come grande realizzazione del Regime il “concordato. La storia non è così semplice. Già Armando Carlini in “Filosofia e Religione nel Pensiero di Mussolini” (Ed. Il Settimo Sigillo, Brescia, 1983 pag. 7) aveva scritto: “la morale del Fascismo….è tutta un’esaltazione di principi fondamentalmente pagani.”. Se “…il Concordato rappresentò per quanti avevamo visto nel Fascismo un movimento rivoluzionario mirante ad attuare lo Stato totalitario, un elemento non facilmente accoglibile.” Sonia Michelacci “Il Comunismo Gerarchico” (Ar, Padova, 2004, pag. 53), dopo la cosiddetta Conciliazione, ricordava Roger Eatwell in “Fascism a History” (Pimlico-London, 2003, pag. 76) “Verso il 1937-38 nuove tensioni erano sorte” (tra Regime e Vaticano)  “riguardo all’Azione Cattolica e per altri motivi. Il Papa si opponeva decisamente alla svolta di Mussolini verso la versione nazista del Fascismo che egli giustamente considerava pagana e razzista. D’altra parte, stavano riemergendo le vecchie concezioni anti- cristiane di Mussolini.”. Il 1 agosto 1942 Adolf Hitler ebbe a confidare ai suoi commensali.”Nel 1934, a Venezia, il Duce mi ha detto: <Verrà il giorno in cui il Papa dovrà lasciare l’Italia, perché qui non c’è posto per due padroni>” (“Conversazioni Segrete” Richter, Napoli, 1954, pag. 645.) Dei risultati del Concordato ne fece, dopo il 25 Luglio 1943, un amaro bilancio Roberto Farinacci dicendo ad Adolf Hitler: “Nel febbraio del 1929, il trattato del Laterano mise particolarmente la storia italiana sotto il controllo della Chiesa, creando anche nel cuore della capitale un centro di interessi e, come è avvenuto in questa guerra, di spionaggio anti-italiano.” (Roberto Festorazzi “Farinacci l’antiduce”, Il Minotauro, Roma, 2005, pag. 201) In complesso: “L’ideologia fascista si nutre di uno spirito ben diverso da quello di cui risulta nutrirsi il cristianesimo….L’egualitarismo, l’umanitarismo, l’ideale dell’amore e del perdono…contrastano in maniera netta con la gerarchia dei valori, con l’ideale dell’onore e delle giustizia propri della Weltanschauung fascista.” Così Paolo Signorelli “Fascismo e Sovversione” Raido, Roma 1998 pag 26. Scrive il Lorenzoni op.cit,pag,88 “I Fascismi furono..l’ultimo tentativo storico fatto dall’uomo ancora in piedi per rialzare la testa dopo quasi  2 millenni di cristianesimo” Non si potrebbe,inoltre non condividere quanto scrive Fabio Calabrese in “ www.ereticamente.net/ “ Quello che dovremmo dunque aspettarci dai fascismi sarebbe un recupero consapevole della simbologia pagana e il rifiuto di qualsiasi tendenza cristianeggiante.”(6)  Quanto le concezioni vecchie di “destra” e “sinistra” abbiano un significato alquanto relativo lo sottolineava un anonimo scritto su “L’Italia” del 8-II 1995 dal significativo titolo “Rossi e Neri vanno d’accordo”: “Destra e sinistra sono spesso delle categorie variabili: nel Settecento il nazionalismo era l’ideologia della sinistra giacobina e un secolo dopo era già diventato il cavallo di battaglia della destra antiliberale. Il Comunismo che all’inizio del secolo rappresentava il massimo dell’eversione oggi invece spesso e volentieri appare <reazionario> rispetto al nuovo ordine mondiale occidentale e alla modernizzazione mondiale d’impronta occidentale”. Nella defunta Unione Sovietica “Negli anni di Breznev l’opposizione democratica che si opponeva alla <destra> stalinista e autoritaria veniva chiamata <sinistra>” (Adriano Guerra “La Russia post-comunista” Newton, Roma, 1995, pag.42).
(7) Cfr.,con le dovute cautele, Giorgio Fabre “Il Contratto- Mussolini editore di Hitler” Ed. Dedalo, Bari, 2004. Ricordava Franco Bandini in “Gli Italiani in Africa”Longanesi,Milano,1971,pag.259  “nell’estate1933,gli allievi piloti della clandestina Luftwaffe, venivano addestrati,in divisa italiana,a Grottaglie a Aviano.Il vero certificato di nascita dell’Asse deve forse esser retrodatato, almeno al 1933-34.”Citiamo ancora Pino Rauti “L’Immane Conflitto”(CEN, Roma, 1965, pag, 163)”La scelta dell’Italia, a parte le affinità ideologiche tra fascismo e nazismo, non poteva essere dubbia e resta solo da criticare il fatto che essa non sia stata fatta prima, con più limpida decisione, senza tentennamenti ed esitazioni che crearono solo equivoci ed alibi a scoppio ritardato, con una più precisa e severa riduzione dei mezzi disponibili ai fini che si volevano raggiungere con la dura, magari spietata eliminazione di tutti gli ostacoli sulla strada  che si voleva e si doveva percorrere. Questo è il solo rimprovero serio da muovere al Fascismo e al regime.”Ancora più severo il giudizio di Silvano Lorenzoni (op.cit.pag.99) che arriva a scrivere di Mussolini “Il suo vero errore ,che rivela in fondo una mancanza di decisione,di polso,di coraggio-e di una visione chiara  della situazione internazionale -fu invece quello di non entrare in guerra  subito ,nel 1939.assieme alla Germania nazionalsocialista.”
(8) Daniele Lembo in “ Fascisti dopo la liberazione” (Grafica Ma.Ro.editrice, Copiano, 2007 pag. 115)scriveva “Evola propose una concezione della vita nella quale, contro il diritto democratico delle masse amorfe, che nasceva da una presunta eguaglianza degli uomini, si ergeva il diritto tradizionale che voleva i migliori al comando. La sua dottrina era la negazione del principio di parità tra gli uomini. Una concezione gerarchica ed aristocratica dello Stato secondo la quale solo i migliori, capaci di individuare e di realizzare le necessità reali della nazione,avevano il diritto di decidere e guidare gli altri.”
(9) Daniele Lembo in “Fascisti dopo la liberazione”(cit.pag.129 “Ordine Nuovo avvicinò il  Fascismo italiano al mondo occulto delle saghe nordiche. Un fascismo fatto di guerrieri,più vicino all’esoterismo germanico che al Fascismo mussoliniano. Fu una esperienza culturale tipicamente evoliana che indubbiamente avrebbe profondamente inciso sulla destra italiana.”
(10) Armando Torno “Nietzsche, profeta senza enigma” in “Il Corriere della Sera”6 settembre 2010 “Nietzsche non fu il precursore ma il costruttore del cuore del fascismo” “..le sue opere contenevano una messe di materia prima per quanti fantasticavano sul declino della società moderna, sull’eroico sforzo di volontà necessario a rovesciarla e sulla nefasta influenza degli ebrei.”R.O.Paxton “Il Fascismo in azione” Mondadori, Milano, 2005,pag.37“Nietzsche.. profeta della contro-rivoluzione nel nome dei valori dorici della gerarchia e della razza e di quelli prometeici e sovrumanisti, da chiamare a raccolta in vista della lotta finale contro la congiura degli “inferiori”…”L.L. Rimbotti “La Profezia del Terzo Regno dalla Rivoluzione Conservatrice al Nazionalsocialismo”Ritter, Milano, 2011, pag.44
(11) A proposito dell’attuale “radicalismo di destra” (definizione da intendersi in un senso diverso, più “radicale” da quello conferitole dal Payne, possiamo citare da un vecchio libro scritto da un interessante politologo prima che andasse a smarrirsi nelle nebbie del “nazismo esoterico”(vero o presunto”) “Il radicalismo di destra è caratterizzato da una parziale attenzione per la mitologia, dalla valorizzazione della religione, da una limitata considerazione per la filosofia moderna, dall’emarginazione del diritto garantista, dalla critica alle scienze della natura e alla psicologia, da una concezione dell’economia e della tecnologia strumentale rispetto all’affermazione dell’autorità e della gerarchia sociale” Giorgio Galli  “La  crisi italiana e la Destra internazionale” Mondadori, Milano,1974,pag.10- pag.30 “La cultura di destra ammette per principio l’uso sistematico e continuo della violenza come forza storica.” Pag 154 “Il radicalismo di destra… non ammette l’eguaglianza neanche formale, tra gli uomini; e ritiene che definire una eguaglianza formale laddove permangono le disuguaglianze sostanziali costituisca un fattore di instabilità sociale e la premessa della decadenza delle società occidentali.” Pag.159 “Il radicalismo di destra propone la sostituzione di una gerarchia sanzionata dalla forza e da un parziale consenso, all’eguaglianza formale dell’illuminismo riformista, che spesso sanziona privilegi anche più marcati di quelli che possono essere legittimati da una gerarchia formalizzata.”

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Categorie: De Filippi

Pubblicato da Ereticamente il 10 Gennaio 2012

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Gesualdo

    Piace anche a me la definizione di Fascismo dorico, convinto che siamo ormai all’ultima battaglia della civilità europea. Con l’ormai prossimo meticciato, che tra un paio di generazioni o poco più assimilerà l’Italia al Brasile (nei colori, nelle forme, nella confusione culturale, etc.), sarà impossibile identificarsi ai visi dei dipinti classici e delle antiche statue romane o rinascimentali. La cultura di origine greco-romana-cristiana ne risentirà, generando un mutamento di consuetudini, di Leggi, di visione del mondo, derivante dall’impatto dell’Islam e dal rimescolamento culturale. Il processo di identificazione in una cultura è fatta anche di immagini, di stereotipi, di antropometria, di DNA non solo culturale, di storia comune in cui tutti possano identificarsi. Andando avanti così ogni razza e ogni cultura perderà la sua caratteristica e il crogiuolo comune farà male a tutti. Anche il cristianesimo sarà spazzato via, malgrado pratichi l’accoglienza a tutti i costi. Paradossalmente molti precetti di questa religione diventano oggi caposaldi di tradizione occidentale. In un processo di radicale rielaborazione politica e riscossa, bisogna mettere in conto che, se sarà tatticamente necessario, almeno in una prima fase bisognerà forse trovare un altro nome per identificare la riscossa di civiltà. Le divise mimetiche sono nate per questo. Il rosso o il blu delle giubbe dei soldati settecenteschi facilitava il tiro al bersaglio dei nemici. Lo capirono i nazionalsocialisti tedeschi che misero la loro svastica su campo rosso e si definirono appunto nazionali e socialisti. Ovviamente in questo commento il riferimento ai colori è simbolico ma l’idea è radicale. Certo è un discorso delicato, in cui potrebbero nascere fraintendimenti. Tanto altro si potrebbe dire su questo interessantissimo e stimolante articolo, che condivido nel suo complesso e nelle sue intenzioni. Certo è che fra 100 anni il meticciato mondale farà vedere il passato come dominato da un popolo alieno: la razza bianca. Una etnìa in cui non ci si potrà più identificare nemmeno nelle fattezze, così come è successo agli indiani d’america, ormai irriconoscibili antropologicamente e culturalmente. Ecco perchè siamo ormai all’ultima battaglia.

  2. Gesualdo, condividiamo il tuo ragionamento. Grazie per l’intervento

  3. Anonymous

    Gesualdo ottima la sua analisi

  4. Anonymous

    Europa Bianca

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