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Il cioccolatino e l’incarto

Di Fabio Calabrese

Se vedeste qualcuno che dopo aver scartato un cioccolatino, lo buttasse via e si mettesse in bocca l’incarto, non credo che lo giudichereste un comportamento molto intelligente, eppure questo, fuori di metafora lo scambiare la forma con la sostanza delle cose, è un comportamento molto più diffuso di quanto sembrerebbe a prima vista.

Ormai sono decenni, ad esempio, che si discute di quel che è stato chiamato l’effetto Cappadocia. La Cappadocia, per chi non lo sapesse, è una regione storica dell’Asia Minore ancora oggi ricca di rovine e testimonianze archeologiche dell’antica Grecia e di civiltà preesistenti, la cui presenza non dice proprio nulla alle popolazioni della regione, che con esse non hanno alcun legame storico, essendo turchi i cui antenati vi giunsero in età medievale dall’Asia centrale. E’ un timore diffuso che il declino demografico dei popoli europei possa portare a un effetto Cappadocia su scala molto maggiore.

I buoni democratici pensano di risolvere il problema trasformando gli immigrati in “nuovi italiani” dalla pelle un po’ più scura facendo assimilare loro la nostra cultura. E’ un’idea che sarebbe ridicola se non fosse pericolosa: una cultura non può sopravvivere alla sostanza umana che l’ha creata, ma anche quando ciò fosse possibile, quando la nostra discendenza fosse scomparsa per lasciare il posto a un ibrido meticciato, che senso avrebbe che costoro, privi di un qualsiasi legame di sangue con noi, parlassero l’italiano piuttosto che le loro lingue d’origine? E’ chiaro che i democratici scambiano il cioccolatino con l’incarto. La cosa non può in realtà destare meraviglia: democratici e marxisti tendono a porre la massima distanza possibile fra la natura biologica dell’uomo e la sua cultura perché democrazia e marxismo non sono altro che prolungamenti del cristianesimo, e che democratici, marxisti e cristiani in perfetta e sciagurata unità d’intenti spingano oggi nella direzione del meticciato, cioè della fine delle etnie europee, è purtroppo l’ultima cosa che possa stupire.

Ciò è talmente chiaro che non mi pare valga nemmeno la pena di insistervi troppo sopra, ma ultimamente mi è venuto da riflettere se noi stessi, o quanto meno gli ambienti “nostri” o “vicini a noi” o quelli che solitamente passano per tali, posso considerarsi del tutto immuni da vizi dello stesso tipo.

Il nostro buon Steno ha l’abitudine preziosa di segnalarmi le cose che spesso compaiono su quei siti della destra tradizionalista o conservatrice che sono considerati a noi vicini ma che di fatto ci sono avversi e che, specie quando appartengono alla specie cristiano-cattolica ricambiamo con altrettanta avversione. Ultimamente in uno di essi si parlava con un certo ironico compatimento degli “orfani di Evola”, ossia degli ex camerati che dal pensiero di Julius Evola sono approdati, o meglio naufragati, sulla sponda cattolica. Poiché il fenomeno pare sia piuttosto diffuso, al di là delle storie  personali di ciascuno, si deve supporre un vizio o una pecca della concezione. Una pecca che mi viene da supporre sia dello stesso tipo di quella che abbiamo visto, ossia il confondere la forma con la sostanza delle cose.

Tempo fa ho scritto un articolo, che trovate sul sito di “Ereticamente” in difesa di Julius Evola, cui comunque riconosco il valore di un antico maestro che ha segnato un momento importante della mia formazione, dagli attacchi davvero poco credibili per eccesso di estremismo di don Curzio Nitoglia.

Al riguardo, vorrei citare un fatto che sarebbe umoristico se non evidenziasse in maniera tragica lo squallore morale di certi personaggi. Nel mio scritto rilevavo che don Nitoglia scagliava contro Evola una serie di accuse farneticanti, accusandolo di essere massone, satanista, drogato, ebreo (ma non lo era anche il fondatore della religione di cui don Nitoglia è ministro?) e addirittura indemoniato, e mi domandavo come mai don Curzio non avesse accusato Evola pure di omosessualità.

Un commentatore di parte cattolica del mio scritto ha asserito che, a suo dire, Evola era probabilmente anche omosessuale.

Allora è tutto chiaro, si è trattato di una dimenticanza di don Nitoglia, non di un limite alla malignità della parte cattolica.

In questo articolo ho espresso il concetto che nell’idea che esista un soggetto (politico, culturale o altro) definibile come tradizionalismo, cui possa convenire l’attributo di “cattolico” o quello di “evoliano” (pagano, esoterico, “integrale”), c’è un vero abuso del linguaggio, un’inversione fra soggetto e predicato, e davvero una simile bestia sarebbe una chimera assai strana; esistono piuttosto due soggetti del tutto diversi, due ben distinte religioni o modi di concepire la vita – paganesimo e cristianesimo-cattolicesimo – a cui può convenire (o meno) l’attributo “tradizionale”.

Questo errore logico può far sembrare un semplice approfondimento della propria Weltanschauung quella che invece è una vera e propria abiura.

Questo tuttavia non è, non può essere ancora tutto. L’ambiguità è connessa al concetto stesso di esoterismo: anche qui c’è molta più forma che sostanza. Una forma spirituale deve essere supportata da una determinata sostanza umana, se questa manca, abbiamo solo formule vuote. E’ piuttosto visibile che la massima parte degli esoterismi che oggi esistono nel mondo occidentale, compreso quello massonico, constano di un’interpretazione peculiare o “eretica” di una forma o l’altra di cristianesimo, secondo quello schema che Dan Brown ha reso popolare con Il codice Da Vinci (cosa ci sia rimasto di esoterico, cioè di dottrina segreta su cose che hanno un’amplissima circolazione di massa, su questo stendiamo un velo pietoso).

E’ ben difficile cercare significati reconditi nella bibbia, studiare la Cabala e il Talmud senza cadere in quella che Silvano Lorenzoni chiama giustamente giudeolatria. Un’impostazione come quella evoliana parte ovviamente dal paganesimo, ma si comprende bene come con quest’ambiguità di fondo sia pericoloso mirare a un tradizionalismo esoterico se non si hanno dei riferimenti ben chiari in partenza.

Non costituisce un mistero per nessuno che la maggior parte di noi ha incontrato Evola attraverso la militanza politica; il che di per sé non è una cosa negativa, ma se non si rimane al livello degli scontri di piazza e delle scritte sui muri, se non ci si accontenta di gridare slogan, le cose si complicano, perché il ragazzo “di destra” generalmente proviene da famiglie dove ha ricevuto un’impostazione conservatrice: “Dio, patria e famiglia”, e una “cultura” evoliana che di solito non va molto oltre gli Orientamenti (Rivolta contro il mondo moderno, ad esempio, è raro che venga letto, si preferisce La crisi del mondo moderno di René Guenon che è molto più smilzo, nell’erronea convinzione che sia suppergiù la stessa cosa) si mescola con i precetti appresi al catechismo. Poi il più delle volte arriva la lettura di John R. R. Tolkien che non migliora di certo le cose.

Il fatto è che l’autore del Signore degli anelli ha equivocato sul suo stesso pensiero. Tolkien, ritenendosi un cristiano, era in profonda contraddizione con se stesso: nulla di cristiano hanno i suoi eroi, che non porgono l’altra guancia ma combattono il male con le armi in pugno, e mille miglia lontana dal cristianesimo è la concezione della regalità sacrale: il cristianesimo non ammette alcuna sacralità che oltre a derivare “da Dio” non passi per i suoi rappresentanti terreni, le Chiese.

Ma tutto questo, un giovane appena approdato a un mondo di principi metapolitici e metastorici attraverso il terreno scivoloso della militanza politica, è ben lontano dal capirlo.

Ho tuttavia l’impressione che finora abbiamo parlato più di fattori predisponenti che del motivo di fondo. Il vero punto debole del tradizionalismo non cattolico è, a mio parere, l’impostazione antievoluzionista e creazionista. Se facciamo dipendere la nostra esistenza e quella del mondo da un “Dio creatore”, che lo si chiami Dio, Geova, Allah o come volete, alla fine la differenza è puramente semantica.

Non stupisce davvero che in grande maggioranza coloro che sono stati evoliani e non si sono fermati al piano più superficiale degli slogan politici, abbiano finito per convergere verso il tradizionalismo cattolico, o meglio verso il cattolicesimo supposto tradizionalista.

In un articolo di alcuni anni fa, Il tradizionalismo non cattolico italiano contemporaneo, (“Il covile” n. 28, 3 dicembre 2001), Adolfo Morganti, forse il più noto degli intellettuali ex evoliani divenuti cattolici, ha scritto: “Infine, il dato apparentemente paradossale è che il maggior numero dei tradizionalisti che hanno affrontato il crivello di una conversione religiosa si sono ravvicinati concretamente alla Chiesa cattolica. Nel 1994, in occasione del 20° anniversario della morte di Julius Evola, la Fondazione romana a lui intitolata organizzò nella capitale un Convegno internazionale di Studi, che si concluse con una singolare Tavola Rotonda in cui furono invitati una serie di esponenti del mondo della politica, della cultura e del giornalismo di età differente (dai 70 ai 30 anni circa), i quali in un modo o nell’altro dovevano buona parte della loro formazione all’opera evoliana. Ci si accorse – e i presenti non se ne stupirono affatto – che per quasi tutti i presenti l’essere stati “evoliani” era stata una tappa formativa essenziale verso la riscoperta vissuta della religione cattolica; e l’unico relatore non cattolico della tornata (per la cronaca si trattava del giornalista Stenio Solinas), fu anche l’unico a voler precisare di non essere mai stato “evoliano””.

Qui non c’è niente da discutere, c’è solo da prendere atto di un fatto. Tuttavia, bisogna dire che questo tradizionalismo cattolico che sembra un panzer nel momento in cui schiaccia il fragile castello di carte evoliano, non è che una carretta scassata e malandata. La psicologia di queste persone è in genere quella tipica dei vigliacchi, arroganti con coloro di cui si sentono più forti (si veda il compatimento velato di ironia o l’ironia velata di compatimento riservati agli “orfani di Evola”), si prostrano supinamente a (o se la fanno sotto con) chi è più forte di loro: si veda la maniera patetica in cui è rientrato il cosiddetto scisma di Econe (il primo scisma conosciuto dalla Chiesa cattolica da secoli). I membri della “fraternità di san Pio X”

fanno ottenuto il permesso di dire privatamente (nelle catacombe, senza rompere le scatole a nessuno) messa in latino, e ceduto vergognosamente su tutto il resto.

Costoro dovrebbero saperlo meglio di noi, ma non lo capiscono o si ostinano a non capire: quella della Chiesa cattolica è un’autorità dogmatica, non è possibile sottostarvi parzialmente o sottostarvi in posizione critica, non esistono posizioni intermedie fra l’aperta ribellione e l’acquiescenza supina.

Il male però non è solo una questione caratteriale: come non è possibile essere più realisti del re, così non è possibile essere più papisti del papa.

Costoro si mettono in una situazione insostenibile perché vorrebbero far discendere la loro legittimità e dare la loro lealtà a un’autorità che li sconfessa, fanno finta di non accorgersi che nella Chiesa post-Concilio Vaticano II non c’è posto per loro.

La contraddizione però, se ci pensiamo bene, è ancora più a monte. “Tradizionalismo cattolico” è un ossimoro (un’espressione in cui l’attributo nega il soggetto, come “acqua asciutta”). “Tradizione” significa il radicamento in un’identità etnico-antropologica e storico-culturale. Il cattolicesimo non è altro che una variante del cristianesimo, religione – per sua natura profonda – cosmopolita e mondialista, mirante allo sradicamento e all’imbastardimento, per fare di tutta l’umanità un unico gregge di “figli di Dio”.

“Tradizionalismo cattolico” è quindi un’impossibilità logica, come un cerchio quadrato.

Io qui devo tornare a ripetermi, e me ne dispiace, ma non posso fare altro che ribadire la mia convinzione espressa numerose volte, che le evidenze scientifiche a favore della concezione biologica darwiniana sono schiaccianti, e che il fatto che essa sia reputata in qualche modo “una cosa di sinistra” con la conseguenza che gli ambienti “nostri” si sentono in dovere di respingerla in qualche modo, e quindi di scivolare in qualche forma di creazionismo, deriva da un fondamentale equivoco fra il concetto di evoluzione con quello (che non ha nulla di scientifico) di progresso.

Laddove “il progresso” non è altro che una pia e vaga aspirazione buonista della sinistra, dei democratici, dei cristiani, che trova al massimo una corrispondenza negli eventi degli ultimi due o tre secoli di una sola cultura, quella occidentale, ma è fatalmente destinata a urtare contro lo scempio di risorse e la devastazione di questo pianeta, “evoluzione” significa la trasformazione delle specie nel tempo (i tempi lunghissimi della storia della vita, che sono miliardi di anni, non le poche migliaia fantasticate con mancanza di fantasia dai creazionisti) per effetto della selezione naturale, che scarta impietosamente gli inadatti e attraverso l’accumulo di variazioni favorevoli, costruisce i tipi superiori. Cosa c’è di democratico in questo?

Assolutamente nulla! E’ la sconfessione più evidente e bruciante della democrazia, del marxismo e del cristianesimo con la loro propensione per tutto ciò che è deforme, malriuscito, malato. Si può ancora aggiungere che la tendenza insita nei viventi a preservare e diffondere nelle generazioni future i propri geni è una lezione contraria a tutti i predicozzi mondialisti e cosmopoliti, e va piuttosto a favore, dimostra la validità di quelle “brutte cose” che chiamiamo nazionalismo o anche razzismo.

Non l’ho scoperto io, è l’insegnamento sottovalutato e frainteso del grande Friedrich Nietzsche, insegnamento che mi ha permesso di uscire dall’impasse evolvano non nella direzione del tradizionalismo cattolico, cioè in definitiva del giudeo-cristiano-mondialismo, ma in quella opposta. “Noi pochi o noi molti di fede pagana, sappiamo oggi cos’è una fede pagana: raffigurarsi esseri superiori all’uomo, ma al di là del bene e del male. Noi pochi o noi molti di fede pagana crediamo all’Olimpo e non al crocifisso”.

Esiste forse una qualche incompatibilità fra un pensiero naturalistico che vede nell’uomo una parte del mondo naturale e lo spirito pagano?

Confesso di non riuscire a vederne. Piuttosto l’incompatibilità è con il cristianesimo e la sua separazione fra natura e soprannaturale, fra spirito e materia, fra profano e sacro.

Tuttavia riconosco di rappresentare una posizione isolata. Sulla (errata) identificazione fra evoluzione e progresso, sembra siano tutti d’accordo eccetto questo inossidabile testardo, “a destra” e “a sinistra”, anche se poi vi applicano reazioni emotive opposte, e questo mi ha dato spesso l’impressione di essere una sorta di mosca bianca; ho spiegato ciò in un articolo, La mosca bianca, appunto, comparso su “Ereticamente”. E’ possibile avere ragione da soli contro l’universo mondo? Vedere qualcosa che sfugge a tutti gli altri, o è piuttosto a me che sfugge qualcosa che agli altri è evidente. Io sarei disponibile a cambiare il mio punto di vista se qualcuno mi portasse argomenti validi per dimostrarmi che sono in errore, ma è inutile che vi dica che in questo lasso non breve di decenni nessuno si è fatto avanti.

Anche questo l’ho già spiegato. I camerati che ignorano il valore che potrebbe avere l’avallo dato dalle scienze naturali alla nostra Weltanschauunge preferiscono attaccarsi a vaghi spiritualismi, mi fanno l’impressione di chi, avendo nel proprio arsenale un potente pezzo di artiglieria, preferisce lasciarlo a coprirsi di polvere e scendere in battaglia con le fionde.

Recentemente sono giunto alla conclusione che polemizzare al riguardo coi camerati sia abbastanza improduttivo, e forse avrei fatto una cosa più utile mostrando a quali contorcimenti intellettuali sono costretti gli scienziati evoluzionisti per evitare di arrivare a conclusioni “politicamente scorrette” che confutino il dogma democratico. Mi sono così messo a stilare un articolo, L’altra faccia della stupidità, che trovate sul sito del Centro Studi La Runa e di cui mi permetto di raccomandarvi caldamente la lettura.

Friedrich Nietzsche raccomandava di “fare filosofia col martello”, percuotendo gli idoli per vedere quali di essi emettono un suono falso. Ebbene, con una facilità che ha sorpreso me per primo, l’idolo dell’evoluzionismo democratico se n’è andato in cocci alla prima martellata, non è fatto di nessun metallo, solo terracotta dorata.

Non solo paganesimo e naturalismo si abbinano bene, è un abbinamento “forte” e naturale. Mi permetto di ricordare il pensiero naturalistico dell’antica Grecia dove il grande Eraclito aveva già intuito il ruolo creativo del conflitto non solo nell’eliminare i malriusciti ma nel creare i tipi più elevati: “La guerra è madre e regina di tutte le cose”. Al confronto è il creazionismo cristiano arrivato sette secoli dopo nel mondo occidentale, ad essere “un’idea moderna, dunque un’idea falsa”.

Il Giappone è una nazione all’avanguardia dello sviluppo scientifico-tecnologico e una nazione profondamente attaccata alla propria cultura e alle proprie tradizioni, a una religione, lo scintoismo, che è una forma di paganesimo.

Per quale motivo per l’Europa non dovrebbe essere possibile un’analoga soluzione “scintoista” al di là dell’inevitabile e auspicabile tramonto del cristianesimo?

A noi sta a cuore il mantenimento quanto più possibile integro della sostanza umana dell’uomo europeo. “Loro”, i mondialisti cristiani, sedicenti tradizionalisti cattolici compresi, si attaccano a riti e formule. A noi interessa il cioccolatino, la sostanza; a loro la forma, l’incarto, e non si avvedono neppure se questo incarto è stato usato per rivestire un pezzo di materia fecale, magari di colore simile, ma che è tutt’altra cosa.
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Categorie: Saggio, Senza categoria

Pubblicato da Fabio Calabrese il 3 Dicembre 2011

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Riccardo Marzola

    ECCELLENTE COME SEMPRE! ARTICOLO DA CONDIVIDERE! COMPLIMENTI AL PROF. CALABRESE

  2. segnalo IL SELVAGGIO testo che propone un’alternativa sia a Creazionismo sia a Darwinismo.

    http://ilselvaggio.jimdo.com/

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g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli