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Intervista a Fabio Calabrese

      Fabio Calabrese è nato a Trieste il 12 novembre 1952, laureato in filosofia, docente di scuola superiore, coniugato, due figli.
Fin dall’adolescenza, la sua attività è sempre stata caratterizzata da due elementi: la passione per la letteratura fantastica e l’impegno politico nell’opposizione nazionale e anticomunista.

Negli anni ’70 ha fondato assieme a Giuseppe Lippi attuale direttore di Urania la rivista amatoriale del fantastico Il re in giallo, una delle più apprezzate pubblicazioni di questo genere dell’epoca.

Nel 1979 è stato pubblicato all’estero con un saggio sulla fantascienza italiana che è apparso sulla rivista britannica Foundation e su quella polacca  Fantaztyka.

Tra i suoi libri, Occhi d’argento, antologia di fantascienza pubblicata dalla Perseo Libri, Nel tempio di Bokrug e altre storie lovecraftiane pubblicata dalla Dagon Press, Uomini e sauri, romanzo breve di fantascienza pubblicato dalla Perseo Libri (Futuro Europa n. 48), ha inoltre collaborato alla stesura dei due Dizionari del mondo di John R. R. Tolkien, quello Rusconi del 1999 e quello Bompiani del 2003. Dal 1993 cura la parte storica della pubblicazione Friuli Venezia Giulia scuola e cultura dell’Agenzia Libraria Editrice.

Oltre a ciò, ha pubblicato racconti e articoli su numerose antologie, riviste, siti, di fantascienza, di letteratura fantastica, politici. Negli ultimi anni si è interessato in particolare di religione in un contesto neopagano.
Fra le riviste e i siti politici cui ha collaborato: Rinascita, Identità, Ciaoeuropa, Italia Sociale, L’uomo libero, Centro Studi La Runa, Ereticamente.

a cura di Steno Lamonica (Ass. Aretè)


 1)     Lei è scrittore di Fantasy. Inizialmente questo genere fu visto con sospetto dagli scrivani del Marxismo. Secondo me, è stata persa una occasione per attaccare l’inerte “cultura” comunista. Ora mi sembra un genere “stanco”..

Qui bisognerebbe dare una risposta articolata su diversi punti. Io ho alle spalle una produzione letteraria piuttosto ampia e diversificata di narrativa fantastica che comprende l’heroic fantasy, la fantascienza e l’horror. Tra l’altro, una cosa di cui sono piuttosto fiero, è l’antologia Nel tempio di Bokrug pubblicatami dalla Dagon Press di Teramo. Credo che sia l’unico caso forse nel mondo, ma certamente in Italia, di un’antologia di un solo autore ispirata alle tematiche di H. P. Lovecraft. Ricalcare le tematiche di un altro autore facendone rivivere lo spirito e senza cadere in un lavoro piattamente imitativo è tutt’altro che facile, ma coloro che hanno letto l’antologia mi hanno dato conferma dell’eccellenza del risultato.

  Il grande vantaggio dello scrivere narrativa fantastica, è che essa attraverso un linguaggio metaforico consente di raggiungere con le proprie idee uno strato più ampio di lettori, laddove un discorso saggistico avrebbe poche possibilità di oltrepassare la cerchia di coloro che sono già convinti. Faccio un esempio: il mio Il risveglio della spada, pubblicato sotto forma di e.book dalle Edizioni Scudo dove ho presentato in forma narrativa il contrasto fra la concezione tradizionale della regalità sacrale e lo spirito rivoluzionario borghese.

 I marxisti, specialmente nostrani, hanno visto l’heroic fantasy con un sospetto e un’ostilità che mi sembrano affatto ovvi. Quando alla metà degli anni ’70 le opere di Tolkien arrivarono in Italia, furono ostracizzate e boicottate in tutti i modi dalla sinistra, e poi più tardi, constatato il successo  da queste ottenuto nonostante essa, ha cercato di accaparrarsele accusando la destra di essersi impadronita dell’autore del Signore degli anelli. A me, in tutta franchezza, Tolkien sembra incompatibile con la Weltanschauung di sinistra, un compagno che legge Tolkien è una stonatura come un rabbino e un mullah che si spartiscono un maiale arrosto.

Forse è stata un’occasione perduta quanto meno per rovesciare sugli intellettuali di sinistra delle meritatissime secchiate di sterco, ma c’è anche da dire che i tempi erano difficili. Ad esempio, Gianfranco De Turris fece un lavoro eccellente come curatore delle Edizioni Fanucci, fino a quando pressioni e minacce da parte dei compagni indussero Fanucci a licenziarlo. L’argomento principe della sinistra è sempre stato quello di tappare la bocca con la prepotenza a chi la pensa diversamente.

In tutta franchezza, considerando le novità più recenti, più che stanca, l’heroic fantasy oggi mi sembra invasa dalle femministe. Oggi c’è una produzione sovrabbondante di autrici con romanzi incentrati su eroine-amazzoni-virago che sono il portato di una pericolosa tendenza americanizzante che vuole la donna virago e l’uomo passivo. Io credo che tutto ciò che viene dagli Stati Uniti vada preso con le molle, perché mira sempre a dissolvere la società tradizionale europea e i suoi valori. E poi, mi chiedo, se una ragazza convinta da questa specie di narrativa di poter competere coi maschi sul piano della forza fisica, si mette in situazioni pericolose e subisce uno stupro, chi la risarcisce, Licia Troisi o Xena?  

2)     L’heroic fantasy concepisce una categoria che certe filosofie, partiti, religioni –tutti bolliti nel calderone del cosmopolitismo- aborriscono: l’Eroe. Oggi c’è il mito del disertore!

Tutto questo è verissimo, non posso che sottoscrivere, l’idea dell’eroe presente in tutti i miti e in tutti i cicli epici, è atemporale e in evidente conflitto con i disvalori della modernità. Io aggiungerei una cosa, i valori eroici e tradizionali sono in conflitto pure con il cristianesimo. Se cerca un po’ in internet, non le sarà difficile trovare un mio scritto che è stato ripreso da vari siti, Santo cristiano o eroe pagano, che avevo concepito come risposta a una conferenza di Franco Cardini. A mio parere, la figura del santo e quella dell’eroe sono del tutto antitetiche.

3)      Il Mondo Indoeuropeo:quali sono i nuovi autori che vi fanno un corretto riferimento?

I nuovi autori, direi quasi nessuno, forse Mauro Roccasi, ma i più sono troppo influenzati da una vulgata americano-fumettistica. Per quanto riguarda gli autori classici, si possono fare i nomi di Robert Howard e di John R. R. Tolkien a condizione di fare riferimento non tanto a una correttezza filologica nella ricostruzione del mondo indoeuropeo, quanto nell’averne colto e fatto rivivere lo spirito. Robert Howard sebbene fosse nato negli Stati Uniti, è stato uno spirito europeo come pochi altri. Conan è l’indoeuropeo puro, e verrebbe da dire al quadrato. Tolkien era molto più vicino a questo spirito di quanto lui stesso pensasse. Poiché era affetto dalle loro stesse contraddizioni, almeno in Italia Tolkien è molto amato dai tradizionalisti cattolici, come Adolfo Morganti e Paolo Gulisano; egli stesso era portato a considerarsi un cristiano per la circostanza puramente anagrafica che apparteneva di famiglia alla minoranza cattolica inglese, ma leggendo senza paraocchi la sua opera, ci si rende conto che, suo malgrado, ne emergono una visione del mondo e un’etica che sono tutto meno che cristiane, che non prescrivono di porgere l’altra guancia, ma di resistere al male con le armi in pugno. Per me, al di là dei contorcimenti intellettuali di Morganti, Gulisano o chicchessia, spirito cristiano e spirito europeo/indoeuropeo rimangono antitetici.

4)     Lei è una mosca bianca nell’ambiente usualmente definito di Destra: è evoluzionista… 

Come lei sa, quella di mosca bianca è una auto-definizione che io stesso mi sono dato per evidenziare il problema, e per lo stesso motivo, contiene un elemento di iperbole. Forse in ultima analisi non sono poi così mosca bianca. Senz’altro evoluzionista era il grande Friedrich Nietzsche: cito dallo Zarathustra:

Tutti gli esseri crearono qualche cosa che sorpassa loro stessi: e voi volete essere il riflusso di questa grande marea, e tornare piuttosto al bruto che superare luomo? ()

Voi avete percorso la strada che porta dal verme alluomo, ma molto cè ancora in voi del verme. Una volta eravate scimmie, e ancora adesso luomo è più scimmia di tutte le scimmie.

Ma venendo a cose più vicine a noi, vorrei citarle un bell’articolo di Sergio Gozzoli, Le basi genetiche del comportamento, pubblicato su L’uomo libero n. 44 (1.11.1997). Non si parla direttamente di evoluzione, ma la naturalità dell’uomo, la sua dipendenza dalla biologia sono illustrate come meglio non si potrebbe.

In realtà se su queste tematiche c’è una confusione enorme, non è colpa nostra, ma ciò dipende dall’egemonia culturale della sinistra che ha deliberatamente confuso il concetto di evoluzione biologica con quello di progresso e incorporato la biologia evoluzionista nella propria concezione, non avvedendosi o facendo finta di non avvedersi che l’idea di selezione naturale non va certo a favore del democraticismo, ma punta in una direzione elitaria, e che la tendenza di ogni vivente a trasmettere e diffondere nelle generazioni future il proprio genoma e non quello altrui, è alla base di quelle brutte cose che si chiamano nazionalismo o anche razzismo. Io sono assolutamente convinto che se c’è una visione del mondo che riceve davvero l’avallo della ricerca scientifica, non è la loro che è pura utopia, ma la nostra. Questo è un punto che non dovremmo mai perdere di vista, così come dovremmo essere sempre consapevoli che l’uomo, come ogni altro essere vivente è biologia, è genetica, altrimenti avverrà che la sinistra nel nome della vantata onnipotenza della cultura, riuscirà a imporci come nuovo italiano qualsiasi magrebino o qualsiasi ottentotto. 

5)     In un suo articolo ha definito l’Europa, se non cito male, malata di “Marxismo e Cristianesimo”. Conferma?

Confermo pienamente. Io per la verità parlavo dell’Italia, ma non c’è alcun dubbio che questi due mali o le due forme di questo male sono estese ben oltre i nostri confini nazionali. L’Italia, però, se mi permette, è più malata di cristianesimo e di marxismo del resto dell’Europa. La Chiesa cattolica è sempre stata il cattivo genio della nostra storia. Dopo che i cristiani ebbero provocato la dissoluzione dell’impero romano, facendoci passare da padroni dell’ecumene mediterraneo a servi dell’ultimo barbaro invasore, per quindici secoli la presenza dello stato della Chiesa ci ha impedito l’unita e l’indipendenza nazionale. I papi, per salvare il loro miserabile staterello, sono stati sempre pronti a chiamare nuovi invasori stranieri. Fra questi, il peggiore è stato probabilmente Carlo d’Angiò a cui la Chiesa diede l’incarico di distruggere lo stato normanno-svevo, e che trapiantò nell’Italia meridionale il baronato parassitario francese. E’ da qui che comincia l’arretratezza del nostro meridione e l’incrinatura profonda fra le due parti dell’Italia. Lo cito perché ci si renda conto di come questi eventi storici che sembrano lontani continuano a pesare ancora oggi. Io credo che esista un’incompatibilità di fondo fra l’essere italiani e l’essere cristiani-cattolici. I marxisti, beh, che differenza c’è tra i carnefici di Ipazia e i boia delle foibe? Credo, nessuna.

Che, quando un alto prelato mette becco sulle nostre leggi e nella nostra vita civile, venga ascoltato con deferenza invece di essere preso a pomodori in faccia, è un gran brutto sintomo, ma non c’è da stupirsene, perché in Italia la Chiesa è riuscita a coltivare molto bene sia l’ignoranza storica, sia l’indebolimento del senso di appartenenza alla comunità nazionale, ma concordo sul fatto che il problema, anche se più grave da noi, è europeo e mondiale. Per il giubileo del 2000 il Circo Massimo a Roma era pieno zeppo di cristiani venuti da tutta Europa. E nemmeno un leone, che spreco!

  

6)     La Mitologia Indoeuropea: azzardato affermare di essere la carta d’identità della comune Casa Europa?

Questo è un discorso che richiederebbe molta maggiore ampiezza di quel che è possibile fare qui. Tanto per cominciare, bisogna notare che al momento la casa comune europea non esiste. Prima di costruire davvero la casa comune europea, sarebbe necessario abbattere la sovrastruttura fittizia che ne usurpa il nome, la UE, Maastricht, il Trattato di Lisbona, la moneta unica gestita da una BCE privata su cui gli stati e i popoli d’Europa non hanno controllo. L’Europa dei mercati e dei mercanti, del grande capitale internazionale ma il cui riferimento è a Washington, che ci vuole una semplice periferia degli USA, cui sarebbe necessario sostituire l’Europa dei popoli. Se e solo se si riuscisse a compiere un simile passo, allora diventerebbe chiaro che gli Europei dovranno evidenziare nella loro cultura/nelle loro culture gli elementi che li accomunano e non quelli che li dividono. Alcuni miti sono ancora oggi, nonostante l’apparente crosta razionalistica, profondamente forti e largamente condivisi. Faccio un esempio. Qualsiasi editore sa che una pubblicazione incontrerà successo se tratta l’una o l’altra di queste tematiche: i cavalieri templari e il santo Graal. I templari sono l’esempio di una religiosità virile e guerriera profondamente estranea al cristianesimo che la Chiesa ha dovuto evocare durante le crociate ma di cui si è sbarazzata appena le è stato possibile, il Graal è un antico mito celtico pre-cristiano. In altre parole, tutto ciò che davvero ci accomuna e su cui potremmo fondare una nuova identità europea si riassume in una parola sola: paganesimo.

7)     Cosa propone, come punti coagulanti, ai –debolissimi…- partitini di Destra per diventare un Fronte Politico Unito? La figlia di Le Pen in Francia sta mostrando un carattere spartano…

Per prima cosa, non partiamo con la mentalità della rassegnazione, della sconfitta precostituita. Se qualcuno dietro le quinte si è dato tanta pena per montare l’operazione Fini (prima AN, poi l’ingresso nel PDL, quindi l’uscita dallo stesso a sinistra), non credo l’abbia fatto per affrettare la dipartita di una realtà condannata alla morte naturale, ma per eliminare quello che fino a Fini era il più forte movimento neofascista europeo che avrebbe potuto creare seri problemi nell’imminente (ed evidentemente già prevista) era della globalizzazione. Io credo che uno spazio elettorale virtuale corrispondente al vecchio MSI o più ampio ci sia ancora; il problema è riagganciarlo, ma non ci arriveremo mai finché ragioneremo in termini di gruppuscoli-partitini che cercano e non riescono a mettersi assieme perché ciascun ducetto con cento seguaci pensa di essere l’ombelico della politica italiana. Dovremmo partire da un programma basato su pochi punti chiari: uscita dell’Italia dalla NATO, espulsione delle basi americane, stop all’immigrazione con ogni mezzo, rimpatrio forzato degli immigrati, rinegoziazione della nostra presenza nella UE, ritorno al controllo dello stato sulla moneta, eventuale ritorno alla lira. Una politica sull’occupazione soprattutto per i giovani, esautorazione del peso economico del capitale bancario e finanziario. Chi ci sta ci sta, chi non ci sta è fuori. Mi sembra che il programma dei 60 di Alberto B. Mariantoni si muova in questo senso. Quello che è importante è evitare il frazionismo. Alle ultime elezioni comunali a Trieste c’era una sola lista a destra del PDL, ebbene, ha preso il 10% dei voti. Perché questo non dovrebbe ripetersi in tutta Italia, ma se si presentano alle urne tre o quattro partitini rissosi su differenze di programma che capiscono (forse) solo loro, è chiaro che la gente non ha fiducia.

8)     L’Italia è sede geografica di due Lingue Classiche, il Latino ed il Greco (la Magna Graecia è in Italia!) ma specie per la prima assistiamo al volgarissimo “spettacolo” che una lingua che ha esportato nel Mondo la Civiltà proprio dai suoi discendenti viene avvilita come “lingua morta”. Dovrebbe essere insegnata obbligatoriamente proprio in Italia! Si configura un ALTO TRADIMENTO CULTURALE da parte dei “governanti” contro il Patrimonio Culturale Nazionale?

Anche su questo, mi trova pienamente d’accordo. La memoria è l’identità, ma le dirò di più, oltre all’abbandono delle lingue classiche, c’è da evidenziare lo stato penoso in cui si trova la nostra stessa lingua italiana imbarbarita da anglicismi, barbarismi, espressioni gergali, linguaggio stenografico da SMS, dall’ignoranza dilagante. La maggior parte delle persone sotto i trent’anni non sa usare il congiuntivo. Per capire quanto sia grave la portata di quello che lei giustamente chiama ALTO TRADIMENTO CULTURALE bisogna tenere presente che una lingua non è costituita soltanto da un lessico, altrimenti sarebbe facile tradurre da una lingua a un’altra avendo a disposizione solo un dizionario. In realtà, l’uso di una lingua o di un’altra comporta un diverso sistema di pensiero; basta pensare al tedesco che ha due diversi termini per indicare il dovere, sollen e müssen , a seconda che si tratti di un imperativo morale o di una costrizione, una distinzione che in altre lingue, italiano compreso, non esiste. Il tedesco è una lingua di alto livello concettuale, laddove ad esempio l’inglese, soprattutto americano, nonostante una certa affinità del lessico, è di livello bassissimo, come si vede dal fatto che non possiede nemmeno una grammatica, e alla diffusione mondiale dell’angloamericano corrisponde una rudimentalizzazione del pensiero.

L’italiano è una lingua che da mille anni in qua fino agli ultimi decenni si è modificata molto meno di altre, e questo ci consente di apprezzare i classici della nostra letteratura con un’immediatezza che altrove non è possibile. Sembra che sia un vantaggio di cui ci vogliamo privare a tutti i costi.

Sarà un aspetto secondario, ma io trovo irritante la mania emersa negli ultimi anni per i nomi stranieri, mi sembra quasi un anticipo di quel meticciato che immigrazione e declino demografico ci vanno imponendo. Sarà un caso, ma fra i nomi stranieri più spesso imposti ai bambini italiani spicca Christian, quasi un’ulteriore conferma che cristiano e italiano sono due concetti antitetici, che la religione che ci ha invasi due millenni or sono dalla Palestina è di per sé antinazionale. Parlando ancora di nomi, un’altra curiosità su cui vale la pena di riflettere, è che fra i nomi assunti dai papi all’atto dell’incoronazione se ne trovano anche di ridicoli, come Agatone o Formoso, ma mai nomi di origine germanica, neppure i più comuni come Alberto o Carlo. Il mondo germanico è il nucleo centrale del mondo europeo, e questa io la leggo come un’involontaria (ennesima) confessione dell’incompatibilità di fondo tra cristianesimo ed Europa.

9)     Lei è laureato in Filosofia: l’Estetica Ellenica, custode del “Buono e del Bello”, la “kalokagathia” in un mondo come l’attuale dove il Brutto, lo Straccione, lo Sporco –santa Brigida faceva l’apologia del sudiciume perché il corpo è sentimento pagano!- sono l’esempio giornaliero, ha ancora una sua valenza?

Le ho citato poco fa H. P. Lovecraft. Lo scrittore americano, per cui io ho una particolare passione, è stato uno dei primi a sostenere apertis verbis e senza complessi che l’arte moderna fa schifo, giudizio che io sottoscrivo in pieno, ma il punto veramente importante, è che lo squallore estetico dell’arte contemporanea fa il paio con lo squallore morale. Mi permetta di citarle un piccolo stralcio di un articolo che ho pubblicato da poco sul sito del Centro Studi La Runa, I miti letali di una cultura suicida:

Tutto ciò si può riassumere in una parola: disordine, caos, trasgressione, disordine dal punto di vista espressivo, artistico, che poi diventa anche disordine intellettuale, disordine etico e disordine sul piano esistenziale, delle scelte di vita.

10) Il Rinascimento ed il Risorgimento: i “soliti noti” vi scorgono lo zampino di Satana (!!!) poiché sorgono dalla Spiritualità Pagana senza parlare dei marxisti che ora si stracciano le vesti per il Risorgimento…Non mi convince.

Non la convince? Strano, non convince neppure me. I compagni si sono improvvisamente scoperti patrioti e hanno celebrato il centocinquantenario dell’unità nazionale con un’orgia di retorica, con uno sperpero di denaro pubblico tra l’altro che in questi tempi di crisi poteva essere usato meglio; tutto ciò con un unico scopo: irritare, infastidire, far perdere consenso alla Lega. Sarebbe veramente troppo chiederci di riconoscere un minimo di credibilità a questo patriottismo artefatto. Se in Italia i valori nazionali sono profondamente minati, se siamo un popolo con scarsissima coesione nazionale e scarsissimo senso di appartenenza identitaria, lo dobbiamo a loro oltre che ai cattolici. Costoro, tutto ciò che è nazionale, patriottico, lo hanno sempre umiliato, vilipeso, ridicolizzato.

Le voglio citare un fatto. Noi sappiamo, e io purtroppo come insegnante lo so molto bene, è un problema con cui mi devo confrontare quotidianamente, che a partire dal ’68 la scuola italiana è impestata dalla massiccia presenza dei compagni a tutti i livelli. E’ un problema la cui gravità gli anticomunisti non abbiano capito appieno, perché è per le mani di docenti in massima parte compagni che passa la formazione che così diventa deformazione delle nuove generazioni. Bene (male!) nel 2004 è caduto il cinquantenario del ritorno di Trieste all’Italia. Il comune di Trieste aveva organizzato una manifestazione per la quale era stata richiesta la partecipazione di delegazioni delle scuole superiori cittadine, e allo scopo alle scuole stesse erano stati inviati pacchi contenenti bandierine tricolori e fogli col testo dell’inno di Mameli che gli allievi partecipanti avrebbero dovuto cantare. La manifestazione fu unanimemente boicottata da tutti i compagni presidi, e non vi partecipò alcuna  delegazione scolastica. Non solo, il preside di un liceo scientifico che era stato candidato alla presidenza della provincia per i DS (così si chiamava allora l’ex PCI, poi confluito nel PD), fece un gesto plateale, facendo bruciare bandierine e fogli nel cortile della scuola. Le faccio presente che stiamo parlando di sette anni fa, non di mezzo secolo fa.

Poi di colpo questi bastardi antinazionali che diseducano i nostri giovani si sono scoperti patrioti per ordine di partito. Contrordine, compagni! Giovanni Guareschi tratteggiando la figura del comunista trinariciuto che cambia completamente il suo modo di pensare a seconda di quel che il partito ordina, credeva di aver fatto una caricatura, ma ha fatto un ritratto fin troppo realistico.

Come diseducazione ai valori nazionali, io penso però che l’azione dei compagni rimane seconda a quella compiuta dalla Chiesa cattolica e dai cristianesimi di ogni specie e varietà. Il sogno di questi ultimi è sempre stato quello di vuotare le caserme per riempire gli oratori e le parrocchie. A Trieste la Chiesa è sempre stata filoaustriaca prima, filoslovena poi, è stata necessaria la nascita della Jugoslavia comunista perché adottasse un atteggiamento più favorevole (con molti distinguo) alla maggioranza italiana della città.

Io credo che il livore antinazionale sia stato il primo terreno d’incontro tra comunisti e cattolici, poi da lì sono venuti il Vaticano II, il compromesso storico, il cattocomunismo, il PD e tutto lo zoo di mostruosità che abbiamo visto. E’ probabile che già De Gasperi e Togliatti se l’intendessero sottobanco mentre scagliavano l’una contro l’altra le rispettive basi, erano fatti della stessa pasta, entrambi plumbei uomini di apparato con l’emotività di due lucertole.

11)  Le –stratosferiche- ricchezze in OGNI continente dello Stato del Vaticano. In Italia ha immensi patrimoni: come spiegarlo ai giovani disoccupati, ai pensionati in miseria, ai senza casa?

A questo riguardo, credo di non dover proprio spiegare niente, è la Chiesa cattolica che dovrebbe spiegarlo a tutti noi, e soprattutto con quale immensa faccia di bronzo costoro pretendono di essere i rappresentanti di una fede concepita per i poveri e gli umili. Sono costoro che proclamano che E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli, e poi navigano nell’oro. E lasciamo stare le amicizie impresentabili che ha avuto almeno nel passato recente lo IOR, la banca vaticana: la mafia, la massoneria, la P2. 

12)  Quale sarà il Suo prossimo lavoro letterario?

Voglio essere sincero: al momento non sono impegnato tanto nella stesura di materiale nuovo, quanto nel cercare di pubblicare cose che ho già scritto. C’è un mio romanzo di fantascienza, L’orizzonte di cristallo, che al momento è in visione presso Urania della Mondadori, poi le Edizioni Scudo dovrebbero pubblicarmi a breve una versione ampliata e cartacea de Il risveglio della spada. Per altri miei lavori, invece, sto ancora cercando un editore, per un romanzo di heroic fantasy di ispirazione tolkieniana, La spada del Dunnland, e per un mio lavoro di saggistica storica al quale tengo molto, La storia perduta.

Quest’ultimo affronta la storia perduta di tre continenti: America, Asia, Europa. Per quanto riguarda le Americhe, noi sappiamo che le distruzioni dei conquistadores spagnoli hanno fatto piombare nella preistoria tutta la storia americana anteriore a Colombo, ma il poco che si lascia intuire è quanto meno sorprendente. Tutto induce a pensare che gli antenati degli Amerindi siano giunti nel Nuovo Mondo attraverso lo stretto di Bering 12.000 anni fa, ma le tracce della presenza umana nelle Americhe risalgono a 40.000 anni fa. Chi li ha preceduti? Riguardo all’Asia, le mummie geuropeeh ritrovate nel deserto del Takla Makan, le tracce del misterioso popolo dei Tocari, popolazioni-relitto dai capelli biondi e gli occhi chiari come i Kalash e gli Hunza dell’Afghanistan, i misteriosi monumenti funebri noti come Kurgan, persino i tratti europidi degli Ainu del Giappone e dei Polinesiani, ci parlano della storia – ignorata dalla storiografia ufficiale – di un antico popolamento europide-caucasico dell’Asia. La perdita di conoscenza storica riguardo all’Europa è di tutt’altro genere. Il cristianesimo ha imposto il suo modello storico, tutto incentrato sul Medio Oriente di cui lo stesso è originario, e la cultura glaicah ha continuato a seguirlo. In un qualsiasi testo gstoricoh è facile che si parli con abbondanza delle piramidi, ma è ben raro che ci si degni di nominare Stonehenge, siamo informati con abbondanza non solo di Egizi, Babilonesi, Ebrei e Fenici, ma anche di popolazioni oggettivamente irrilevanti, come Aramei ed Elamiti, ma è difficile che si sprechi qualche parola sui Celti. Nel mio testo ho cercato di esaminare con la maggiore ampiezza possibile importanti monumenti preistorici come Stonehenge e Newgrange, ma anche il significato di miti come quello del Santo Graal, e ho dedicato molto spazio alla confutazione dei fraintendimenti e delle sciocchezze contenute nel Codice Da Vinci di Dan Brown.

A parte ciò, continuo e ho intenzione di continuare con i miei articoli di soggetto politico e religioso in ambito neopagano. Qui non si tratta ovviamente di ambizioni letterarie ma di un dovere morale, di partecipare per quanto è nelle mie forze, alla lotta per il futuro della nostra civiltà.




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Categorie: arete, Intervista

Pubblicato da Fabio Calabrese il 22 Agosto 2011

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Progetto Nazionale Trieste

    Ottima intervista! Da diffondere per i concetti e le idee espresse!

  2. Anonymous

    Vivi complimenti per le parole di Calabrese circa la lobby politico-religiosa-culturale della cristianità, potentissimo partito politico mondialista. E’ stupefacente che dopo duemila anni pochi capi politici,letterati,filosofi o semplici uomini abbiano compreso l’incompatibilità tra il concetto aristocratico ed il cosmopolitismo democratico del cristianesimo, agente culturale dell’ugualitarismo anarcoide che ha spalancato le porte all’obitorio dei popoli:il comunismo. Atmo Nicleàno

  3. Anonymous

    Veramente una grande personalità Fabio Calabrese!.Lo ringrazio soprattutto per il passaggio dell’intervista dove riporta Tolkien alla sua giusta dimensione,contro le mistificazioni di Ming Who(oops Wu Ming)e altri intellettuali (?!?)di sinistra.

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