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Il Principe e il Principio

In margine alle celebrazioni dell’unità nazionale vorrei fare alcune semplici riflessioni, forse per qualcuno provocazioni reazionarie, circa la forma istituzionale che meglio sarebbe garante dell’unità stessa. Storicamente la destra politica ha sempre indicato nella Monarchia la miglior forma di governo in quanto più garante di Autorità, in virtù del carattere sacrale della Corona, di Unità, perché un solo capo, non eletto, e perciò stesso al di sopra delle parti, esclude divisioni nel corpo sociale, e infine di Continuità Storica e Tradizione. Non dimentichiamo che la cellula della società tradizionale non è l’individuo ma la famiglia. L’organismo sociale è quindi un insieme di famiglie a capo della quale stava la famiglia principale. Altra caratteristica della Monarchia è l’elemento Ereditario. Il senso comune, narcotizzato da 200 anni di liberalismo, si ribella all’idea che un individuo erediti una corona soltanto perché è il figlio del Re così come di fronte al fatto che possa concentrare su di se un potere vastissimo (poco importa che, limitandoci al XX secolo, i regimi totalitari siano stati tutti repubblicani mentre i paesi nordici, esempi di progresso in ogni campo civile, siano tutte monarchie). E’ normale insomma che l’imprenditore trasmetta la proprietà e la direzione aziendale al figlio mentre appare meno scontato che il sovrano erediti dal padre la funzione di Capo dello Stato. Eppure anche il Re più mediocre ha il vantaggio di essere educato fin dalla nascita a svolgere la sua funzione. Il Re è, almeno in tesi, meno soggetto a corruzione di un Presidente. Lo Stato rappresenta infatti il patrimonio suo e dei suoi discendenti ed è nel suo interesse reggerlo nel migliore dei modi. Normalmente infatti tratta la casa meglio il proprietario dell’inquilino: al primo sono sufficienti virtù normali, al secondo sono necessarie virtù eccellenti. In altre parole, diversamente da quanto si può credere, la Monarchia è il sistema che meno espone espone la società ai rischi determinati dalla debolezza umana. E’ incontestabile che quei monarchi che sperperarono il denaro pubblico hanno perlomeno lasciato dei monumenti architettonici e dei tesori artistici che alla lunga sono andati a beneficio di tutti. Ma proseguiamo nella disamina sui vantaggi della Monarchia. Un Monarca e ancor più una dinastia possono perseguire piani politici a lunga scadenza considerando non soltanto il futuro prossimo ma anche il lontano avvenire di una nazione. Un altro punto molto importante è che i sovrani sono spesso prodotti di “incroci etnici”. I loro parenti più stretti, seppure in ambito europeo, sono “stranieri” e ciò rappresenta un argine al nazionalismo più esasperato per cui in via di principio la Monarchia protegge maggiormente le minoranze perché il Re è sovrano di tutti. Il concetto stesso di “minoranza” del resto è democratico e repubblicano non certo aristocratico e monarchico. E qui si potrebbero anche spendere due parole sul federalismo che in una repubblica presenta oggettivamente rischi di derive secessioniste mentre in una Monarchia la giusta autonomia non rischia di degenerare in antinomia perchè l’autorità in alto viene temperata dalla libertà in basso e viceversa. In ultimo ma non per importanza la Monarchia, come ci insegna Charles Maurras, rappresenta un antidoto alla plutocrazia: è infatti naturalmente più sottratta rispetto alla repubblica democratica alle influenze delle oligarchie del denaro. Inutile aggiungere che la Monarchia tradizionale non è scevra da istituzioni rappresentative dei “corpi intermedi” (che sono altra cosa dai “partiti”). In tal senso gli antichi sovrani avevano più autorità ma meno potere dei moderni presidenti, veri principi machiavellici, perché questo era, per così dire, temperato dai “fueros” (corpi intermedi) che avevano voce in capitolo essendo rappresentati presso gli Stati Generali, Le Cortes, la Camera dei Comuni o gli Ständestaat, etc. Concludendo, volutamente non ho voluto addentrarmi in considerazioni sulla legittimità di questa o quella casa reale. Gli attuali rampolli di Casa Savoia non presentano caratteristiche esaltanti (se proprio dobbiamo morire sabaudi meglio il ramo Aosta nel cui sangue scorreva che fin dal tempo del Fascio una impronta più tradizionale). Insomma la mia non ha voluto essere una disquisizione sul principe ma unicamente sul PRINCIPIO.

Riccardo Marzola

Ereticamente suggerisce interessanti considerazioni di Julius Evola sulla Monarchia nello Stato Moderno …

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Categorie: Marzola

Pubblicato da admin il 4 Maggio 2011

Commenti

  1. Luca

    Tutto indubbiamente molto interessante sul piano teorico, ben diverso su quello pratico. Il vivere negli agi porta ben presto a degenerazione nel giro di qualche figliata. Basti pensare al comportamento dell’ultimo re d’Italia; causa dell’8 settembre e del voltagabbana ai tedeschi. Oppure basti pensare all’Inghilterra in cui una famiglia degenerata in combutta con apparati democratici si è resa responsabile di due guerre mondiali nonché del peggior sistema colonialista del secolo scorso, per non parlare poi di ciò che hanno esportato sul piano culturale. Senza contare infine che i regnanti inglesi hanno ormai un compito relegato quasi alla sola rappresentanza.
    Anche il resto delle monarchie non se la passano meglio, in quanto tutte costituzionali, si accollano in summa e dal mio punto di vista tutti i difetti di una democrazia e di una monarchia. Le motivazioni del perché siano sotto molti aspetti più avanzati rispetto a noi vanno a ritrovarsi più in origini sanguigne.
    Se poi gli esempi odierni non dovessero bastare ci sono una serie di pessimi regnanti lungo tutto il corso della storia, dal farmi desistere ben presto da ogni velleità monarchia.

    Luca

  2. Riccardo

    In effetti quelle moderne più che monarchie appaiono piuttosto come delle “repubbliche coronate” che nulla hanno da spartire con la società tradizionale. Io credo che Repubblica e Monarchia siano in fondo dei contenitori e ciò che importa è soprattutto il contenuto. Pertanto nulla osta che un movimento di destra possa essere repubblicano purché non animato da pregiudizio anti-monarchico che lasciamo volentieri alla sinistra. Chi pensava infatti che sulla terra sarebbero rimasti soltanto 4 Re, quello di Cuori, di Quadri, di Fiori e di Picche, ha dovuto ricredersi. In realtà repubbliche e monarchie si sono sempre avvicendate e continueranno ad avvicendarsi in ragione dei corsi e ricorsi storici senza che una sia intrinsecamente più “avanzata” dell’altra. (R.M.)

  3. Anonymous

    Su Vittorio Emanuele III occorre stendere non un velo ma un telo di pietoso silenzio. In tal senso meglio la Repubblica Sociale che il Regno del Sud. Non spariamo però nel mucchio. Anche, l’eroe dell’Amba Alagi, battaglia che si combattè 70 anni fa proprio in questi giorni, il Duca Amedeo di Savoia-Aosta era un Savoia. Come un Savoia era il Principe Eugenio che al servizio dell’Impero ha salvato l’Europa dai Turchi.

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