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Aspetti del neofascismo in Francia: i movimenti di Charles Luca

Aspetti del neofascismo in Francia: i movimenti di Charles Luca
Giorgio Bocca in <La Repubblica> del 5/11/1996 “Vi è tutta una letteratura che è arrivata ai nostri Rauti ed Evola e di cui si sono nutriti i neofascisti, in cui libertà e democrazia sono considerate dei mali, delle cose oscene ed avvilenti, in cui si predica la politica come violenza della razza eletta inquadrata in ordini religioso-militari. Idee professate in buona fede, magari consacrate con il sacrificio della vita.”
Il termine “neo fascismo” è stato, più o meno giustamente, usato per qualificare vari movimenti emersi in Francia, dopo il 1945, in ultimo, è stato, impropriamente, tacciato di neofascismo anche il Front National guidato da Jean Marie Le Pen. (Codesta “accusa”di “neofascismo”è diventata, oggi, del tutto assurda dopo che la figlia Marine ha preso il posto alla testa del movimento dell’ormai anziano padre) Qui ci occuperemo di alcuni piccoli gruppi che non solo meritarono tale definizione, ma la rivendicarono orgogliosamente. Ha scritto Maurice Bardeche in <Che cosa è il Fascismo?> (Volpe, Roma, 1980, pag. 72)<Le sette neo-fasciste si sono formate molto presto, molto più presto di quanto in generale lo si immagini. Si sono costituite come delle bande nel turbine della disfatta e della persecuzione. Un uomo deciso piantava il suo stendardo da qualche parte ed un pugno di camerati si riuniva attorno a lui ….>.
Ha scritto Stanley G.Payne(<Elementi per una teoria del Fascismo a posteriori>in A.Campi<Che cos’è il Fascismo?>Ideazione, Roma, 2003,pag.321) “… il numero dei gruppi e movimenti neofascisti, o presunti tali, nati nel corso della seconda metà del secolo è stato probabilmente superiore a quello dei movimenti fascisti originari sorti nel venticinquennio tra il 1920 ed il 1945.”
Qui tratteremo dei gruppi formati in Francia da Charles Luca (in futuro speriamo di poterci occupare di quelli fondati e diretti da Renè Binet) che si segnalarono per la ricerca di un <socialismo nazionale ed europeo> e per la difesa, senza compromessi, della razza bianca europea. Essi furono, infatti, tra i primi a intravedere i pericoli che si addensavano all’orizzonte, e oggi quando l’Europa appare destinata irrimediabilmente a venire sommersa dalle razze di colore, possiamo dare il giusto valore alle loro intuizioni:come Cassandre lanciarono grida di allarme ma non furono ascoltati .-
A tali gruppi,ed ai loro mini “duci”, nocque senz’altro l’aver scimmiottato i grandi movimenti nazional rivoluzionari del periodo tra le due guerre mondiali il che procurò loro un aspetto folcloristico sostanzialmente controproducente.
Peraltro tale “difetto”potrebbe, agli occhi di taluni, apparire meno antipatico di tanti rinnegamenti e di tante abiure che si sono visti nel corso degli anni più recenti e, persino, di certi tentativi di <banalizzare> il Fascismo occultandone il vero <significato>; tentativi riguardo ai quali aveva messo in guardia Giorgio Locchi nel suo fondamentale<L’Essenza del Fascismo> (Ed. del Tridente, La Spezia, 1981-. Per un’introduzione generale cfr. anche Thomas Sthaler <Fascismo-Fascismi- Nazionalsocialismo>Idee in movimento, Genova, 2006 e anche Alfonso De Filippi<Destre autoritarie e Movimenti Fascisti>ibidem 2002) (1)- In ogni caso, riteniamo che anche l’esame dei gruppi di minori dimensioni e di minor rilevanza storica possa aiutare a capire che cosa sia stato e/o che cosa avrebbe  voluto essere il Fascismo come fenomeno europeo,ed è questo, soprattutto,lo scopo di chi scrive.
La fonte principale per questo studio è l’interessante volume dello storico israeliano Joseph Algazy <La tentation néo-fasciste en France 1944-1965>, gli altri ricercatori che si sono dedicati allo studio dei movimenti nazionali francesi post 1945 si limitano per lo più a dedicarvi poche righe.
Era il 1947 quando un giornalista Charles Gastaut alias Charles Luca, imparentato con Marcel Deat (aveva sposato una nipote della moglie (2) l’esponente socialista passato, come tanti altri, al Fascismo, fondava la Sociètè de prèparation militaire Antoine de Saint- Exupery .Gli erano compagni in questa impresa Charles Foucher, Victor Lardineaux, Claude Vernoux e Jean Mercier, la più parte di loro aveva militato nei Francistes di Marcel Bucard, il movimento d’ante guerra che più aveva ricalcato il modello italiano, partecipato alle attività dei Comitati d’Azione per l’Universalità di Roma e ricevuto aiuti dal Regime. (cfr Marco Cuzi <L’Internazionale delle Camicie Nere>Mursia, Milano, 2005 e dello stesso <Antieuropa.Il Fascismo universale di Mussolini>M.e B.,Milano, 2006) Essi avrebbero cercato di evitare i rigori della legge del 1936 che vietava le milizie private, e in quanto membri di un’associazione per la preparazione al servizio militare, gli aderenti poterono per 2 anni dedicarsi alla preparazione fisica e al maneggio delle armi. Nel 1948 gli aderenti ai Commandos de Saint –Ex (altra denominazione del gruppo) sarebbero stati circa 800-1.000. con presenze in una ventina di città francesi; oltre a lottare contro gli incendi, parteciparono alla ricostruzione di villaggi distrutti e organizzarono gare ginniche. In principio il gruppo apparve ben poco politicizzato, ma ben presto iniziarono ad apparire richiami al Fascismo e incominciò ad assumere un aspetto paramilitare; così nel novembre del 1949 un decreto del ministro Jules Moch (di origini ebraiche) ne ordinava lo scioglimento.
Scrive il Milza <Europa estrema. Il radicalismo di destra dal 1945 ad oggi> (Carocci, Roma, 2003, pag.47) “Curioso incontro quello fra questo nipote della moglie di Marcel  Déat e la memoria del pilota delle Forçes françaises libres disperso in mare nel corso di una missione aerea. Molto presto, infatti, i campi estivi <apolitici> che riunivano diverse centinaia di giovanissimi allo scopo di portare avanti compiti di interesse pubblico (parteciperanno alla lotta contro gli incendi delle foreste nelle Landes nel 1947), un po’ nello spirito dei <cantieri della gioventù>di Vichy, si trasformeranno in campi di addestramento militare …..”
Ma il Luca non si arrese e insieme ai suoi collaboratori diede vita al Mouvement National Cittadelle il cui motto era <Ordre et Fidelitè> Ordine e fedeltà, così spiegati “Ordine, condizione del bene comune che non può fiorire che nel rispetto dell’autorità, della gerarchia e della disciplina intelligente- Fedeltà: ragione dì essere di questo movimento che gli assegna i suoi scopi,in conformità alle virtualità inscritte nella stessa razza nel corso dei secoli”(Cfr.,con le dovute cautele, il non troppo affidabile volume di Patrice Chairoff <Dossier Neo Nazisme >Ramsay, Paris,1977, l’ autore svolse per anni attività di infiltrato nei gruppuscoli  “neo nazisti”)  Organo di stampa del gruppo era un bimensile di 4 pagine a grande formato<Fidelitè>. Motto del foglio era
“Nazionalismo Socialismo
Ieri Domani
La Tradizione la Speranza
Esperienza del Padre  Audacia del Figlio
Ordine e Fedeltà”
Il gruppo chiedeva la fine dell’epurazione nei confronti dei seguaci del Regime di Vichy, la costituzione di una federazione europea, la modifica della costituzione in modo da garantire dei governi stabili, la costituzione di una federazione imperiale ed una riforma dell’educazione, dei costumi e della famiglia.
Il piccolo movimento scriveva l’Algazy (La Tentation néo-fasciste en France…>pag.98 “fedele ai suoi principi fascisti, non sentì alcun bisogno di dissimularli, dichiarandosi apertamente<fascista>o<nazional socialista.. i nemici venivano designati con il loro nome: democrazia, parlamentarismo, comunismo, capitalismo internazionale ebraico. Opponendosi sia ai Russi che agli Americani, si dichiarava a favore di una <Europa nazionale>, “predicava” il razzismo, la difesa della razza bianca e della civiltà occidentale ….”Nel suo primo numero uscito nel Dicembre 1952,<Fidélité> aveva presentato il programma del gruppo in un <Appel au nationaux>: “Il Mouvement National Citadelle e la gioventù riunita attorno a Fidelitè,vi propongono un programma rivoluzionario, Socialista, Nazionale e Razzista. Raggiungete i nostri ranghi per combattere per la salvezza della Nazione.
Francesi nazionali, unitevi!
Contro il regime;
Contro i Partiti,
Contro l’Occupante
Per costruire insieme il Grande Partito Socialista Nazionale.”
Nello stesso numero il Luca scriveva “Il secolo in cui viviamo sarà quello del Fascismo”.
Un altro collaboratore, membro della direzione del gruppo, sullo stesso numero indicava nel “capitalismo ebraico internazionale”la fonte di tutti i mali, suo strumento erano gli USA, e in futuro lo  sarebbe stata, per l’autore, l’URSS, per cui dietro la lotta di classe si profilava la dittatura di una determinata razza e concludeva (Cfr. J.Algazy op.cit.pag.99) “Noi siamo dunque indotti a fare tabula rasa  di  tutti i putrefatti valori del passato. Noi vogliamo promuovere la scuola del Razzismo, per mezzo  della lotta di classe, un popolo nuovo formato da generazioni di rivoluzionari. Noi vogliamo radunare in questa lotta un’elite rivoluzionaria il cui solo criterio “ (di selezione) ” sarà il valore biologico. Niente degenerati, nessun compromesso con il nemico razziale. Noi vogliamo formare il Movimento della Gioventù Socialista Nazionale e Razzista della Francia e dell’Europa.
Per questo esigiamo:
1) La denuncia del Patto Atlantico, del Piano Schumann, dell’Esercito Europeo.
2) L’abolizione della commedia della Democrazia parlamentare.
3) La protezione legale della Razza e del Popolo francese
Per realizzare:
La liberazione dei popoli europei e la creazione di un’Europa Nazionale e armata come pegno della sua indipendenza”
Agli inizi del 1953 <Fidélité> non mancò di celebrare il 20°anniversario dell’ascesa al potere dei Nazionalsocialisti in Germania. Sul numero del febbraio Claude Vernoux pubblicava un articolo intitolato <Contro il Bolscevismo e la Reazione, il Socialismo Nazionale passerà> in cui paragonava la situazione di quegli anni a quella di due decenni prima  e richiamandosi sia all’episodio della Comune di Parigi, sia alla Rivoluzione Bolscevica, oltre che all’avvento al potere di Adolf Hitler scriveva:  “Non è tanto al comunismo come tale che noi ci opponiamo, ma al comunismo diventato strumento dell’espansione di una Russia che diventa sempre più mongola, e che l’uomo europeo non può più comprendere….. Di fronte al comunismo di una Russia mongola, di fronte al comunismo dell’Asia gialla, è suonata l’ora del COMUNISMO DELLA RAZZA BIANCA”(3) Si può qui ricordare che fu, appunto, l’ascesa demografica delle popolazioni asiatiche dell’URSS di fronte al declino di quelle più o meno europee, a costituire uno dei fermenti che portarono alla disgregazione dell’Impero Sovietico.-
Il gruppo del Luca, attivo sul piano delle relazioni internazionali con altri movimenti europei, aveva aderito al Movimento Sociale Europeo fondato a Malmoe in Svezia nel 1951( Cfr Duprat <Les Mouvements d’Extreme Droite en France…> pag 50)
I militanti del movimento avevano una sorta di divisa: una camicia chiara con spalline e cravatta nera, simbolo del gruppo era una croce la cui punta superiore terminava in una freccia in un cerchio bianco su sfondo rosso.
Il gruppo conservò solo per pochi mesi la nuova denominazione, ben presto sotto l’influenza di Pierre Reboux ex comunista e responsabile di un gruppo sindacale di impiegati di posta, esso veniva sciolto dai suoi stessi  capi che creavano un Parti Socialiste Français che, dopo qualche mese, sarebbe stato ribattezzato col nome assai più indicativo di Phalange Française.
Il P.S.F. si presentava come un movimento di operai e di giovani le due “categorie” in cui avrebbe mirato a reclutare aderenti. Come ricordava l’Algazy (cit.pag.103) esso auspicava la formazione in Francia di un “fronte popolare nazionale”e, sul piano europeo. quella di un “movimento popolare europeo”.Tutto ciò allo scopo di edificare una “società senza classi ma gerarchizzata”: tipico “progetto”fascista!
Il movimento del Luca in questa fase dimostrava una maggiore volontà (o meglio velleità) di aprirsi alla società francese nel suo insieme, al di là del settarismo che lo aveva caratterizzato in precedenza e a cui sarebbe ritornato in seguito.
Nell’aprile 1954 <Fidélitè> pubblicava un articolo il cui titolo poteva apparire, allora, alquanto curioso: <Sionismo: Fascismo ebreo!> in cui si volevano trovare delle similitudini tra il movimento ebraico e i Fascismi europei  riguardo alla concezione della razza, del suolo, delle tradizioni e dell’<autentico>socialismo. Vi si poteva leggere: “Il sionista crede profondamente alla sua razza, lotta fanaticamente  per la rinascita del suo popolo …. Come noi, i nostri camerati sionisti militanti affrontano i nemici del loro ideale    Essi impiegano i nostri stessi metodi. Essi conoscono il borghese profittatore di regime, il mediocre fatalista, il semita astuto affarista che mandano in putrefazione BELLEZZA, GIOVINEZZA, RAZZA che amano la speculazione ed il guadagno che non richiede sforzi, perché sanno che l’oro corrompe l’amore,e le Banche portano alla dittatura del sotto-uomo. Con i nostri camerati sionisti, noi combattiamo, loro in Israele, noi in Francia, gli affossatori delle nostre rispettive rinascite nazionali”:
Noi sappiamo che la difesa dell’Europa e della “Razza Bianca”non passa né da Washington né da Gerusalemme (già allora la lettura di F.P.Yockey l’avrebbe insegnato, oggi basta osservare l’atteggiamento delle comunità ebraiche riguardo all’immigrazione dal Terzo Mondo in Europa e negli USA) e che in ogni caso l’entità sionista è ben altro che quell’insieme di comunità agricolo – militari che il sistema dei kibbutz pareva voler creare. Comunque gli uomini del Luca non furono, e non lo sarebbero neppure oggi, i soli a vedere in detta entità un baluardo del cosiddetto Occidente! (4)
Come notava sempre l’Algazy (cit pag104) il sionismo suscitava le simpatie dei neofascisti francesi soprattutto perché avrebbe allontanato gli ebrei dalla Francia e dall’Europa in direzione del Medio Oriente! (Cfr.J.P.Gautier<Les Extremes Droites en France…>pag.30)(Degli arabi evidentemente non si teneva conto come in certi progetti d’anteguerra non si teneva conto degli indigeni del Madagascar!)
L’esperienza del Partito Socialista Francese non durò molto e nel 1955 il movimento mutava, ancora una volta, denominazione diventando la Phalange Française, sotto questo nuovo nome, che avrebbe conservato fino al suo scioglimento da parte delle autorità nel 1958, il movimento del Luca conobbe il suo apogeo.
Citiamo ancora dall’Algazy (pag.104-105) “Se, sotto la denominazione di Parti Socialiste Français, il movimento aveva tentato di darsi, seppur debolmente, una certa immagine di apertura, sotto il suo nuovo nome di Phalange Française, si assistette ad una contro-reazione che si espresse in una certa durezza nell’adozione di una linea strettamente fascista. Nel campo ideologico e nella sua propaganda, la Phalange Française mise in rilievo il suo carattere apertamente fascista, sottolineando le sue concezioni razziste; il gruppo, inoltre, formulò e rivendicò una politica aggressiva in capo coloniale. Divenne più militante e i suoi aderenti si fecero notare scendendo in piazza, allargò le sue attività all’Algeria e raddoppiò i suoi sforzi verso i giovani e i lavoratori. Grazie alla guerra d’Algeria e al clima di torbidi creato dal conflitto, avrebbe anche aumentato i propri effettivi, migliorò la propria organizzazione ,… e incrementò i rapporti con altri movimenti europei.”
Il movimento ebbe la sua sezione giovanile, le Jeunesses Phalangistes che aveva per organo il foglio <La Vague> e perfino un sindacato, il Front Uni du Travail che si esprimeva su <Fidélité> grazie ad una propria rubrica. Sul numero del 15 nov.1957 si poteva leggere riguardo agli scopi della formazione: “.. imporre un regime forte e popolare che permetterà di  liberarci dalla tutela americana e dalla schiavitù sovietica, perché siamo nazionalisti, liberiamoci dal dominio delle banche e dei trust, da questo sfruttamento ebraico-capitalista per avere un maximum vitale e per la dignità dei lavoratori, perché siamo socialisti…”Da parte sua il foglio dei giovani falangisti, come ricordava l’Algazy (cit.pag.109) abbondava di richiami ai fascismi storici, gli <eroi>erano il Maresciallo Petain, Pierre Laval, Drieu La Rochelle, Robert Brasillach, Marcel Deat, ma anche Alfred Rosenberg e J.Gebbels.”
Era dunque esplicito il richiamo al Fascismo che veniva definito “..il movimento politico che va più decisamente e più radicalmente verso una grande rivoluzione dei costumi.”(ibidem), quello dei falangisti francesi era, peraltro, un Fascismo più simile al nazional socialismo tedesco, con mete pan europee; essi nutrivano ancora la speranza che fosse possibile rovesciare la sconfitta del 1945.
Nell’estate del 1957 sul foglio dei giovani falangisti <La Vague>, Roland Cavallier pubblicava un articolo<A la recherche du Fascisme>: “Il Fascismo, il Nazional-Socialismo trascinati nella guerra, non poterono realizzare l’unità paneuropea. Furono entrambi dei sussulti magnifici e disperati. Sotto il loro impulso, l’Europa tentò di ritrovare una nuova mistica, una nuova giovinezza. Fu forse l’ultimo bagliore di lucidità prima di un’agonia definitiva, prima dell’Europa mongola o cinese vaticinata da certi visionari?
I vinti di ieri hanno lasciato sopravvissuti ed eredi …   Il vero Nazional-Socialismo certamente rinascerà un giorno. Vivrà eternamente nelle opere di Rosenberg, di Goebbels, di Drieu La Rochelle. Esso vive ancor oggi nei pensieri, e nelle azioni di miglia di europei …. Giungerà l’ora del risveglio …  Forse essa suonerà dopo il riflusso del Comunismo …. Forse sorgerà un uomo dai ranghi del comunismo per operare la fusione delle nostre due ideologie?
L’uomo nuovo di domani, erede del pensiero nietzschiano, riprenderà la grande lotta ….
Dalla scintilla che noi oggi manteniamo accesa forse scaturirà un giorno la grande fiamma con cui, ai solstizi, gli uomini di domani celebreranno la loro definitiva liberazione legati tra loro da una stessa mistica pagana della razza e del suolo.”
Possiamo qui notare, con interesse, i segni di “apertura”verso il comunismo manifestati dai falangisti francesi
Il movimento del Luca, come abbiamo notato, si proclamava apertamente razzista (certo allora le legislazioni europee limitavano meno di oggi la libertà di espressione e certamente la dittatura del <politicamente corretto>non premeva come oggi il suo tallone di ferro sugli irriducibili rimasti fedeli alle concezioni dei vinti del 1945.(5)
Sul numero del 15 Novembre 1957 di <Fidélité>il capo delle Jeunesses Phalangistes J.B.Andrè Guy spiegava “Per noi falangisti, la razza è inseparabile dall’idea di patria, ne è la base, la radice profonda ….Una nazione può soffrire crudelmente per la perdita di una parte del suo territorio, ma non muore se ha saputo mantenersi fedele a principi razziali; al contrario, una nazione, per quanto sia potente per le sue risorse naturali, i suoi commerci, le sue industrie, se essa diventa meticcia mescolandosi con razze inferiori, o anche  se, sotto l’influenza di dottrine universalistiche, la sua virilità e la sua morale si deteriorano, essa diventa preda del capitalismo ebraico sotto una forma o l’altra; nell’Europa occidentale, sotto il regime del capitalismo liberale, in quella orientale sotto la forma del regime comunista dello Stato capitalista-bolscevico.”
Sullo stesso numero si poteva anche leggere: “ben inteso l’antirazzismo fa parte di un vasto piano di decomposizione. I democratici e i cristiani lottano contro la benefica ineguaglianza tra gli uomini con l’abile pretesto di demolire i pregiudizi razziali e favorire la <grande fraternità umana>. Il loro vero piano è più realista e più ambizioso: le loro dottrine che favoriscono sempre il mediocre, il degenerato o il malato, non posso non sedurre che popoli imbastarditi e meticciati, docile gregge di sotto-uomini che, dalla Bretagna agli Urali, dalla Siberia alla Florida, vedranno gli stessi programmi televisivi, apriranno le stesse scatole di conserve e invocheranno lo stesso dio d’israele …. Automi rincretiniti, essi ignoreranno la fierezza e la grandezza della vita. Ma codesta umanità decadente sarà per il bolscevismo, la democrazia capitalista e il cristianesimo, la più fedele e la più servile delle clientele.” (6)
Nel febbraio 1956 il Luca su <Fidelitè> salutava l’effimero successo elettorale del movimento di Pierre Poujade augurandosi che gli eventi portassero il capo dei “qualunquisti” francesi su posizioni sempre più estremiste e che il successo elettorale fosse la premessa a un rovesciamento del regime vigente: illusioni!Noi possiamo qui ricordare che in tale occasione venne eletto, appunto nelle liste poujadiste, alla camera di Parigi anche il giovane Jean Marie Le Pen che, peraltro, avrebbe ben presto rotto col Poujade.
Nello stesso anno una delegazione della Falange partecipava in Germania al congresso di fondazione del movimento Deutsche Soziale Union, fondato da Otto Strasser(1897-1974) già esponente insieme al fratello Gregor (vittima della <notte dei lunghi coltelli>) della tendenza di sinistra del Partito Nazional Socialista da cui era poi uscito nel 1930 per dar vita a un movimento noto come <Fronte Nero>, le cui attività vennero proibite dal regime hitleriano che costrinse lo Strasser all’esilio.
La fine della guerra aveva trovato Otto Strasser esule in Canada, nel 1946 un suo amico, il banchiere Waldemar Wadsack fondò in nome dell’esule il Bund fur Deutschlands Erneurung Lega per il Rinnovamento Tedesco; dapprima i tentativi dello Strasser di rientrare in patria furono bloccati prima dalle autorità di occupazione, poi dal governo di Bonn.Nel novembre 1954 una sentenza gli accordava di nuovo la cittadinanza tedesca che gli era stata revocata da Hitler, l’esule rientrò in Germania nel marzo 1955 e subito tentò di rientrare nell’’agone politico. Sulle rovine della Lega fondò la Deutsche Soziale Union Unione Sociale Tedesca con slogan come “Né Mosca né Wall Street”e “Da Aachen a Beuthe, dal Memel alla Saar, per sempre Germania!” Il congresso organizzativo venne tenuto a Miltenberg, in Baviera, nel giugno 1956, alla presenza di 300 delegati, il simbolo del nuovo partito era un martello e una spada incrociati sopra due spighe di grano su sfondo nero, non mancarono gli incidenti provocati dagli avversari. La DSU non ebbe gran successo e disparve nel 1962, tuttavia influenzò molti attivisti “nazionali”tedeschi indirizzandoli in un senso socialmente più avanzato. Faceva parte della delegazione francese l’esponente falangista Henri Roques, per 3 anni segretario del movimento, che in tempi a noi più vicini si sarebbe distinto come storico <revisionista> con le “grane”che codesto genere di studi comporta.  (7)
La Falange intratteneva contati con movimenti neo fascisti della Germani federale, dell’Austria, del Belgio, e di altri paesi tra cui, naturalmente, l’Italia (un particolare che sarebbe interessante da approfondire.).Nel 1957 le Jeunesses Phalangistes aderirono alla Kameradschaftsring Nationaler Jugendverbunde (K.N.I.)che tentava di radunare i gruppi giovanili europei di orientamento nazionale. La P. F. fece anche parte di un altro dei tanti tentativi di formare una “internazionale neofascista”il Mouvement Populaire Européen cui era legato, come abbiamo visto, anche Otto Strasser. (8)
Sul piano interno benché il numero dei militanti sia sempre rimasto, verosimilmente, al di sotto del migliaio, (ma d’altronde il movimento mirava soprattutto alla formazione di “quadri”) la Phalange riuscì ad avere sezioni in varie città francese, oltre che una presenza anche tra i francesi residenti in Tunisia(prima del raggiungimento di questo paese della completa indipendenza) e tra i coloni d’Algeria. Secondo l’Algazy (pag.110) giovani falangisti emigrarono in questo possedimento e stabilitisi in una zona ai confini con la Tunisia, vi avrebbero svolto attività di <soldati-lavoratori> contribuendo a combattere i ribelli al dominio di Parigi.
Sotto il comando assoluto del Luca, la Phalange svolse, rimanendo sempre nell’ambito della legalità, un’intensa attività organizzando meeting e vendendo <Fidelitè>per le strade, i militanti erano divisi in “gruppi di propaganda e azione”(G.P.A.) e “servizio d’Ordine Falangista”(SP ) i cui “commandos”ebbero a sostenere scontri con gli avversari.
Il movimento poté continuare le sue attività negli anni seguenti e agli inizi del 1958 la situazione della Falange appariva abbastanza promettente: per il giugno di quell’anno venne preannunciato il primo congresso del partito che avrebbe dovuto tenersi a Parigi, in seguito lo si pospose al luglio, ma esso era destinato a non svolgersi mai.
Il 15 giugno 1958,in seguito all’aggravarsi della situazione in Algeria dove i coloni si mobilitavano contro la politica capitolarda di Parigi,il governo Pflimlin ordinava lo scioglimento della Phalange,di Jeune Nation, del  Parti Patriote Révolutionnaire di Me Jean-Baptiste Biaggi  e del le Front d’action nationale (su codesti movimenti cfr soprattutto F.Duprat <Les Mouvements d’Extreme Droite en France depuis 1944>
Anche in questo caso il movimento non tardò a ricostituirsi sotto la denominazione di Mouvement Populaire Française, il ” fuhrer” era sempre lui Charles Luca, in realtà il nuovo gruppo la cui nascita fu annunciata il 16 giugno 1958, secondo l’Algazy ereditava tutto dalla Phalange: capo, simbolo, organo di stampa, programma, organizzazione e sede. Scriveva ancora l’Algazy (pag-140) “Il MPF. fu un movimento fascista autentico e settario, con degli effettivi ridotti. Bisogna qui notare che, più il neo fascismo francese si voleva autentico e dottrinario, più la sua base sociale era ristretta; invece più conduceva una politica di apertura, più guadagnava simpatie e riusciva a costituire un polo di attrazione.” Il che si applicava, e si applica, anche a molti altri gruppi e gruppuscoli in Europa e anche nel resto del mondo. In particolare il MPF, anche a causa proprio del suo settarismo, non riuscì a collegarsi con altri movimenti nazionalisti francesi i quali per altro, per il maggior attivismo, seppur coniugato con una minore intransigenza ideologica, venivano considerati “più pericolosi”dal governo. Il Movimento tentò anche di creare un Syndicat national populaire con a capo Jean Michel Sorel veterano delle Waffen SS e già parà in Indocina, nonostante gli sforzi fatti, i risultati furono scarsi
Nel corso del 1959 il movimento organizzò a Herblay quello che doveva essere il suo unico congresso, tentando di mimare la coreografia delle grandi radunate dei regimi nazional socialista e fascista.
Il MPF, come abbiamo accennato, aveva conservato come organo <Fidélité> diretto dallo stesso Luca con l’assistenza di Raymond Foucher, Victor Lardineaux e Robert Massia. Nel n. 41 così il Luca definiva gli scopi del movimento: “..la lotta per l’Algeria Francese e la difesa dell’uomo bianco di fronte alle orde di colore..”I seguaci del Luca erano convinti che la crisi che attraversava la Francia aprisse nuove prospettive alla loro militanza.
Scriveva ancora l’Algazy (pag-140) “Il MPF. fu un movimento fascista autentico e settario, con degli effettivi ridotti. Bisogna qui notare che, più il neo fascismo francese si voleva autentico e dottrinario, più la sua base sociale era ristretta; invece più conduceva una politica di apertura,.più guadagnava simpatie e riusciva a costituire un polo di attrazione.” Il che si applicava,e si applica, anche a molti altri gruppi e gruppuscoli in Europa e anche nel resto del mondo.
Citiamo da J.P.Gautier <Les Extremes Droites en France(pag.31)” “Il Movimento Popolare Francese sviluppò un programma razzista, favorevole all’apartheid, anticapitalista, antimarxista, si schierò contro la decolonizzazione,per la difesa delle Forze Armate e per l’instaurazione di una dittatura”
Riassumevano A.del Boca e M.Giovana (<Fascism today> Pantheon Books, USA, 1969, pag.181) “Nella tradizione del neo-nazismo europeo, antisemita e anticomunista, si iscrive la Phalange Française, fondata da Charles Luca, alias Charles Gastaut, ex agente di Marcel Déat. Particolarmente attiva in Algeria, viene sciolta dopo il 13 Maggio 1958. Ma di lì a poco rinasce sotto il nome di Mouvement Populaire Français e con uno slogan assai aggressivo: <Una sola dottrina, una sola battaglia: il nazionalsocialismo! De Gaulle ha distrutto l’Impero, i nazionalsocialisti giurano di riconquistarlo!” (9)
Anche il nuovo movimento era, come detto, dichiaratamente “fascista”. Nell‘ottobre 1959 veniva nominato segretario del MPF. Raymond Foucher che non mancava di scrivere su <Fidèlitè> intorno alla <notre mystique fasciste”. Una delle principali parole d’ordine per il congresso del movimento riunito nel Dicembre fu<La Fascisme passerà>, uno degli obiettivi di codesto congresso fu appunto quello di costituire una “internazionale fascista”. Nel gennaio 1960<Fidelite> scriveva che “l’ideale nazionale(del movimento),le sue aspirazioni sociali,il suo gusto per lo sforzo …  questa mistica .. che permea tutte le sue posizioni ed elabora le sue reazioni. Questa maniera di vedere, di vivere e di pensare è la stessa che si esprime nel Fascismo”.
Anche il <Fascismo>del MPF, era impregnato di razzismo: citiamo ancora dall’Algazy(pag.141) “Il razzismo svolse un ruolo chiave nell’ideologia e nella pratica del MPF: non si trattava di un razzismo rudimentale,ma di un razzismo che si pretendeva <scientifico>,basato su di una concezione fascista del mondo. Quando il dottor Georges Armand, noto come Jean Escoffier, fu rimosso dal suo ruolo di segretario generale del movimento e poi escluso da esso, gli si rimproverò di aver voluto<fare del MPF. una organizzazione razzista senza fondamento fascista>”.
Razzismo in generale ed antisemitismo venivano considerati <mezzi di legittima difesa>, il movimento si opponeva a ogni aiuto da parte della Francia alle sue ex colonie diventate indipendenti mentre veniva  ammirato il sistema di apartheid allora vigente nel Sud Africa dominato dalla minoranza bianca. <Bastione dei popoli bianchi contro la degenerazione tramite l’imbastardimento>La segregazione razziale era vista come un  <atto di alta umanità . mitrante a lasciar ad ogni gruppo razziale  le proprie possibilità, la sua  libertà di costruire una civiltà propria e non l’accettazione,per costrizione,..di una altra civiltà   non edificata né da tale popolo né per esso stesso.>Per i militanti del MPF. la ritirata, a livello mondiale, del potere dell’uomo bianco corrispondeva ad una avanzata della barbarie, la salvezza non avrebbe potuto venire che da una Internazionale della Razza Bianca che fomentasse rivoluzioni nazionali in tutti le nazioni bianche e, poi, la riconquista delle posizioni perdute dall’uomo bianco nel mondo. D’altra parte il movimento giungeva a sostenere che lo scopo stesso della democrazia fosse la “moltiplicazione dei meteci e la sopravvivenza degli elementi inferiori”al fine di costituire una popolazione bastarda di docili iloti.
Scriveva ancora l’Algazy (pag.144): “Come ogni movimento fascista, il MPF. militava per un <socialismo>antidemocratico e antimarxista, schierato sia contro il capitalismo liberale che contro il socialismo basato sul concetto di lotta di classe, volendo sostituire alla nozione di classe quelle di nazione e di razza, IL MPF. considerava l’economia liberale e capitalista, basata secondo il movimento,su sul principio <a ciascuno secondo quanto possiede,come< responsabile del disordine sociale e delle gravi conseguenze politiche che esso comporta>;esso rifiutava anche la formula dell’economia marxista,<a ciascuno secondo i suoi bisogni>,come una formula <di livellamento verso il basso>che costituiva <una profonda ingiustizia  quanto una pericolosa utopia. Nel corso del suo primo congresso veniva elaborato un documento che qui riportiamo:
“Il nostro socialismo è innanzi tutto la supremazia dell’interesse generale sugli interessi particolari degli individui, dei gruppi e delle classi. Esso rigetta lo Stato liberale … ma chiede uno Stato che sia lo strumento dell’unità del popolo. Esso pertanto lotta contro tutto ciò che mina tale unità:
L’egoismo degli individui
Il settarismo dei partiti e il classismo
I meteci che sfruttano la comnunità
L’imperialismo della finanza internazionale e della tecnocrazia
Noi ci leviamo contro l’individualismo liberale …  Noi affermiamo che il nostro socialismo è, innanzi tutto, l’affermazione della supremazia del lavoro sul capitale…
In pratica noi chiediamo:
La partecipazione del sindacalismo al potere politico, il che è il solo mezzo per realizzare una rivoluzione economica permanente nel quadro di uno Stato nazionale del lavoro;
La trasformazione delle società anonime in comunità di lavoro, il patrimonio azionario deve passare gradualmente nelle mani di coloro che collaborano all’impresa…..
La nazionalizzazione delle banche d’affari….
Noi miriamo, tramite queste misure a sostituire il regime del salariato con quello del lavoro come <servizio sociale>.
Noi vogliamo lottare sia contro la plutocrazia capitalista che contro la lotta di classe marxista, e riteniamo che questa lotta sia anche quella contro lo Stato sorto nel 1789….
Il compito fondamentale di un socialismo europeo, è quello di forgiare un TIPO d’uomo nuovo liberato dalla tirannia dell’oro come dalla psicosi marxista, le due forme apparentemente opposte della decadenza. Tipo di uomo che deve appoggiarsi sulle forze comunitarie del Sangue e del Suolo. Egli deve venire risanato da una politica biologica e culturale, che permetterà lui, all’uomo bianco, di riprendere la sua missione civilizzatrice e imperiale,…….    La nazione non può, senza mettersi in pericolo, lasciare il proletariato al di fuori di essa, escluso dai suoi valori e dal suo destino. Il Nazionale e il Sociale si ricongiungono …”
Come nota l’Algazy (pag.145) tale documento pare ricopiato quasi parola per parola dai programmi dei movimenti fascisti degli anni 20 e 30. Indubbiamente il piccolo gruppo del Luca era conscio del fatto che avrebbe dovuto dotarsi di una base popolare reclutando anche tra il proletariato. (10)
Il MPF si batté contro lo smantellamento di ciò che restava dell’Impero coloniale francese e soprattutto contro l’abbandono dell’Algeria, in questo senso si oppose sempre al generale De Gaulle cui venivano rimproverate anche le attività durante la Seconda Guerra Mondiale. Forse tra i suoi aderenti sorsero velleità di passaggio alla lotta clandestina e veniva valutata positivamente l’ipotesi di una presa del potere da parte delle forze armate, fatto che avrebbe favorito la liberazione della Francia dal pericolo di venire asservita dall’Unione Sovietica come da quello della colonizzazione statunitense.
Forse anche per rimediare al poco seguito che aveva in Francia,ma anche perché conscio che ormai la lotta doveva svolgersi a livello europeo,se non a quello di tutto il mondo<bianco>,il movimento del Luca fu molto attivo nei rapporti con gruppi neofascisti di altre nazioni europee. Tra questi con la Wiking Jugend di Raoul Narath (11), il 6 II 1959 una delegazione di militanti del MPF. e della W.J. andò a portare una corona di fiori tomba di Robert Brasillach e in tale occasione il delegato tedesco Wolfgang Kirschstein e il Luca scambiarono, alla luce delle torce, il loro impegno per una cooperazione più stretta tra i 2 movimenti. Il Luca ebbe anche a collaborare con la nota rivista tedesca <Nation Europa>(cfr.Patrick Moreau <Les Héritiers du III Reich>Ed.du Seuil, Paris,1994,pag.428)
Secondo quanto scrive il Coston (<Partis,Jornaux et hommes politiques >.pag,.223)Il movimento era in rapporto con gruppi italiani,tedeschi,argentini,inglesi e aveva costituito un organismo di collegamento il cui organo era la rivista italiana<Tradizione>.Particolarmente stretti sarebbero stati i legami con il gruppo facente capo al foglio<L’Europe Rèelle>sul quale si esprimevano lo svizzero G.Amaudruz,fondatore del <Nuovo Ordine Europeo>e il belga Jean Robert Debbaudt fedelissimo di Leon  Degrelle e leader del Mouvement Social Belge.
Come ricordava l’Algazy (pag.304)dopo il I congresso del MPF  fece un suo tentativo di organizzare una <Internazionale Fascista>. Sul n. di febbraio 1959 di <Fidélité>apparve un articolo da lui firmato in cui si poteva leggere:
“All’indomani del primo congresso nazionale del MPF su richiesta di centinaia di europei,in particolare italiani,il MPF ha deciso di  porre le basi dell’Internazionale Fascista. E’tempo,in effetti,di  unire attorno a idee forti tutti i movimenti  europei ed internazionali. Di fronte alle internazionali socialista,comunista,massonica,ebraica,la nostra internazionale  proverà al mondo la nostra volontà di continuare instancabilmente la nostra lotta.
La nostra causa è giusta,è il sussulto di una razza che non vuole morire….
Il MPF sottopone a tutti i partiti europei un programma minimo ,non modificabile e accettabile da tutti:
Difendere la razza
Difendere  ovunque ed in ogni luogo l’uomo bianco
Difendere la civiltà occidentale contro ogni imperialismo,giallo,arabo,russo,anglo-sassone
Difendere il socialismo nazionale contro  la borghesia capitalista e il materialismo sovietico
Difendere i popoli contro la truffa parlamentare e democratica
Condannare lo sciovinismo nazionale,fermento di discordie internazionali.
Condannare  le sterili rivendicazioni di frontiere(con l’ eccezione della Germania di cui comprendiamo la lotta per la sua unità)
Lottare  l’unità dell’Europa.”
Nel contempo il Luca invitava i  neo fascisti di quei paesi in cui essi non avevano ancora creato una propria organizzazione  nazionale,a creare ,sull’esempio del MPF,dei “movimenti popolari,gerarchizzati” ,ad adottare come simbolo quello del MPF e “prendere  per divisa dei gruppi d’ordine e di azione,il colore della rivoluzione mondiale-:il nero”
All’invito del Luca avrebbero risposto il Mouvement Social Belge, Ordine Nuovo(forse qualche veterano di questa organizzazione ne conserverà qualche memoria che potrebbe comunicare all’autore di queste note) oltre a esuli ungheresi che si richiamavano al Movimento delle Croci Frecciate.
Codesti gruppi, e, naturalmente,il MPF, pubblicarono un programma in 4 punti:
“1) I vari partiti nazionali fascisti di razza bianca si uniscono a livello europeo per formare una internazionale incaricata di coordinarne  tutte le informazioni e le attività e di dirigere la forza così costituita  nella direzione della presa  del potere per la costituzione degli  Stati Uniti euroafricani sotto  una dittatura socialista ed ariana,esercitata da una elite…
2)E’stata creata una direzione centrale internazionale provvisoria
3)Qualunque di partito nazionale che aggiungerà per primo al potere si impegna a aiutare al massimo gli altri partiti a prendere il potere.
4)Nella sua lotta rivoluzionaria ,ogni partito nazionale si impegna  a portare la sua azione dove sia efficace,cioè a livello di cellule di base”
Oggi possiamo ben  sorridere nel leggere che si parlava di <presa del potere>. Comunque,anche questo tentativo  ebbe a disgregarsi con la fine del MPF(12)
Il M.P F ,come abbiamo accennato,aveva conservato come organo <Fidélité> diretto dallo stesso Luca con l’assistenza di Raymond Foucher, Victor Lardineaux, e Robert Massia. Nel n. 41 così il Luca definiva gli scopi del movimento: “..la lotta per l’Algeria Francese e la difesa dell’uomo bianco di fronte alle orde di colore..”I seguaci del Luca erano convinti che la crisi che attraversava la Francia aprisse nuove prospettiva alla loro agitazione Scriveva ancora l’Algazy (pag-140) “Il MPF. fu un movimento fascista autentico e settario, con degli effettrici ridotti. Bisogna qui notare che, più il neo fascismo francese si voleva autentico e dottrinario, più la sua base sociale era ristretta;invece più conduceva una politica di apertura .più guadagnava simpatie e riusciva a costituire un polo di attrazione.” Il che si applicava,e si applica, anche a molti altri gruppi e gruppuscoli in Europa e anche nel resto del mondo.
Citiamo da J.P.Gautier <Les Extremes Droites en France(pag,31)” “Il Movimento Popolare Francese sviluppò un programma razzista,favorevole all’apartheid ,anticapitalista,antimarxista,si schierò contro la decolonizzazione,per la difesa delle Forze Armate e per l’instaurazione di una dittatura”
Il Lebourg ( <Le Monde vu de la Plus Extreme Droite>pag.136) riferisce un altro fatto legato al filo-sionismo dei camerati del Luca:il movimento  avrebbe cercato di  ottenere dallo stato,una volta che fosse stata sconfitta la ribellione algerina, sostegno e finanziamenti per riadattare un qualche villaggio algerino abbandonato per stabilirvi una comunità di contadini-soldati. L’ispirazione era evidente,si voleva creare qualcosa di simile ai tanto declamati kibboutz israeliani!
Nel corso dell’estate del 1960 le autorità decretarono lo scioglimento del MPF., Fidélité cessò di uscire ,i dirigenti del gruppo furono accusati di ricostituzione di movimento già disciolto(era,infatti innegabile che il MPF. fosse una continuazione della Phalange Française ),attentato alla sicurezza dello Stato e infrazione alla legge del 1936 che proibiva la costituzione di milizie private. Nel Luglio 1960 il Luca coperto di debiti in seguito ai ripetuti sequestri del suo foglio da parte delle autorità(era questo uno dei metodi più sicuri usati dalle autorità per annientare i gruppi estremisti, dovette espatriare in Italia, e in seguito fece perdere per un certo tempo  le sue tracce vivendo nella provincia francese. .
Si può riportare il giudizio del Chairoff (pag.183)  “Di fatto , il M.P.F. … costituisce il solo tentativo nel dopo-guerra di costituzione di un partito francese autenticamente fascista, tentativo condannato al fallimento dalla scoppio del conflitto algerino.”
Militanti del MPF. raggiunsero il Movimento Jeune Nation che continuava la sua lotta nonostante fosse stato dichiarato illegale, altri si unirono al Parti National Syndicaliste Français di Liliale Ernouit e altri alla Legion Nationaliste di Jean Pierre Mauduché  nata da una scissione delle Jeune Nation /(Su codesti movimenti vedi il più volte citato libro del Duprat e Francesco Leoni <I Movimenti Neo-Fascisti in Europa>Relazioni,Roma,1970)
Ma il Luca non si era ancora arreso e nell’agosto 1963, a Mulhouse il Luca diede vita ad un Mouvement Peuple Nation coadiuvato da Paul Bocquentin come segretario e Daniel Louis Burdeyron come tesoriere.
Sostituita la croce frecciata con la Runa di Odal, pubblicò qualche numero del foglio <Fanal> finché nel dicembre dello stesso anno, i suoi 2 collaboratori lo abbandonarono per passare ad un Mouvement National Français che intendeva essere la sezione francese della World Union of National Socialists, l’Unione Mondiale dei Nazional Socialisti fondata nel 1962 dall’inglese Colin Jordan e dallo statunitense George Lincoln Rockwell. (In seguito il .Burdeyron avrebbe militato in Ordre Nouveau e poi nel Front National) A questo punto il Luca avrebbe lasciato ogni attività politica .e di lui non abbiamo potuto ritrovare ulteriori tracce: e ,purtroppo,ci risulta ormai introvabile un libro che ebbe a pubblicare nel  1988 <La Paume et le poing>.A quanto scrive Christian Bouchet (<1793-2011 des sans-culottes à Troisième voie,histoire du nationalisme –révolutionnaire français>http://www.voxnr,com/cgi-bin/cogit_print/pf,cgi il Luca sarebbe mancato una dozzina di anni or sono, riteniamo che il camerata Luca sia rimasto fine alla fine fedele ai suoi ideali fascisti. A titolo di curiosità , possiamo ricordare che qualche tempo dopo,un ex militante della P.F.,Jean Claude Monet ebbe a fondare una serie di gruppuscoli nazi-pseudo- esoterici che non mancarono di suscitare  un certo interesse (e molta  derisione) da parte dei media.
Concludiamo questo breve studio trattando di un altro piccolo movimento attivo in Francia in quegli anni :il Mouvement National  Révolutionnaire di cui ,per quel che sappiamo,parla solo il Leoni nel suo già citato saggio sul neofascismo europeo e riguardo al quale saremmo curiosi di avere maggiori notizie .Disciolto anche esso dalle autorità nel 1961 il MNR era stato fondato a Parigi verso la fine del  1956 da Jean Daspre ,raggiunto poi da Max Baeza.(proveniente da un altro gruppuscolo l’Union des Français Nationaux).Scriveva il Leoni(cit,pag..73) “Chiaramente, dichiaratamente fascista il MNR basava la propria azione sui seguenti postulati:in difesa dell’Impero coloniale francese,contro il partito comunista ,per l’elevazione della classe operaia francese, contro il capitalismo internazionale,per la razza bianca,contro la barbarie sovietica. Inoltre il MNR dichiarava di essere antisemita,fascista e nazionalsocialista,cattolico,per l’instaurazione di uno Stato forte …., per l’edificazione dell’unità europea.”(13)
A dirigere il gruppo insieme al Daspre e al Baeza vi erano anche Paul-Antoine Quilichini, Jean Philippe Pénicaud, Georges Adam e Jean Godec. Anche questo movimento rimase di minime dimensioni, pur dimostrando un grande attivismo, raccolse qualche adesione tra gli studenti e suscitò aspri attacchi da parte dei comunisti, naturalmente, dati i tempi, il MNR era anch’esso per l’“Algeria Francese”. Sul piano internazionale- europeo anche il gruppo strinse rapporti con movimenti di analogo orientamento di Germania, Svizzera, Spagna e Portogallo, oltre che con il Movimento Sociale Italiano: il Daspre ebbe a prendere anche la parola durante una manifestazione missina a Roma e sarebbe stato particolarmente in contatto con i gruppi giovanili missini e i deputati Anfuso, Caradonna e Almirante. Scriveva ancora il Leoni(pag.73) “ il MNR appoggiò la sua propaganda scritta al periodico <Chevrotine>di Leon Dupont. Quando questo foglio, nel 1958, cessò le pubblicazioni il Movimento prese a pubblicare un <Bulletin d’Information>, ciclostilato, con sede a Parigi “. Il tono del foglio si distinse, anche nell’ambito dell’opposizione nazionale francese, per la sua violenza. Come già detto, nel 1961 il MNR andava a far parte della lunga lista di movimenti ad orientamento nazionale messi fuori legge dalla democrazia francese.
Concludendo, ribadiamo di ritenere di un certo interesse tentare di ricostruire la storia e soprattutto l’”ideologia”di movimenti come quelli animati dal Luca nonostante essi ci appaiano, soprattutto a distanza di tanti anni, criticabili sotto molti aspetti, nonostante, la piccolezza delle loro dimensioni e del ruolo che riuscirono a svolgere, se non altro essi rappresentarono un tentativo di ribellione all’ordine imposto dai vincitori del 1945.
ALFONSO DE FILIPPI
(1) Chi scrive, negli ultimi anni, ha trovato <utile>la <formula> dello storico britannico Roger Griffin per cui “il Fascismo è un genere di ideologia politica il cui nucleo mitico, nelle sue varie permutazioni, è una forma palingenetica di ultranazionalismo populista.”Cfr.Matteo Pasetti <Storia dei fascismi in Europa>Archetipolibri, Bologna, 2009, pag.197.Naturalmente oggi si dovrebbe parlare di <Nazione Europa>(Oswald Mosley) o, ancor meglio di <Imperium Europa>(Norman Lowell)
(2) Non abbiamo qui lo spazio per trattare dei movimenti francesi pre bellici o attivi nel periodo dello Stato Francese di Vichy, si può vedere come introduzione allo studio dei “Fascismi europei”la fondamentale opera di Marzio Gozzoli<Popoli al Bivio Movimenti Fascisti e resistenza nella Seconda Guerra Mondiale>Ritter, Milano, 2006.
(3) Stanley G.Payne  “Il Fascismo” Newton Compton, Roma, 1998, pag. 519”Non vi sono dubbi che il Fascismo e il Comunismo abbiano condiviso caratteristiche fondamentali.”
(4) A codesto proposito bisognerebbe sempre ricordare “la progressiva riduzione nella società …. israeliana della componente europea …. in favore di quella nordafricana e mediorientale,…”R.O.Paxton<Il Fascismo in azione>Mondadori, Milano2005, pag.225 .Potrebbe anche essere significativo quanto scriveva la rivista <Focus>n. 95 del settembre 2000 sotto il titolo <Il DNA avvicina ebrei e Palestinesi>: <Ebrei, Palestinesi e altri popoli arabi della regione (Siriani e Libanesi ) sono, dal punto di vista genetico, molto vicini. E 4 mila anni fa erano
ancora un’unica popolazione. … ..Lo ha scoperto Harry Ostrer, direttore del programma di genetica umana all’università di New York studiando il cromosoma y di 1371 persone…Lo studio ,pubblicato su <Proceedings of the national academy of science> prova anche che gli ebrei hanno mantenuto quasi intatto per 4 mila anni il loro patrimonio genetico.>(. Cft anche <Gli ebrei, gli Arabi e il dna comune >in <Il Corriere della Sera> >10 V-2000)
(5) Senza voler dare un giudizio sulle concezioni razziste in se stesse, ci piace riportare alcune citazioni in proposito ” Credere in una gerarchia delle razze non implica necessariamente ritenere leciti l’assoggettabilità, schiavizzazione e libero annientamento degli appartenenti a quelle ritenute inferiori, non arma direttamente la mano, non provoca impulsi omicidi”, Gabriele Ranzato in “Chi ha paura dell’olocausto?” in “La Repubblica” 31/7/1998.
Inoltre “..se il razzismo si prefigge e persegue la difesa di un’identità, esso deve ovviamente contemplare anche il mantenimento ed il rispetto delle identità altrui, la diversità delle altre razze.”(Piero Sella <Genesi e funzione del “pregiudizio “nella cultura democratica. > in <L’Uomo Libero>n. 99 gennaio 1995).Soprattutto “Qualsiasi pretesa alla superiorità, per i popoli come per gli individui, deve tradursi subito in un aumento di doveri.”Abel Bonnard <Sulla Razza> Ar, Padova, 1992, pag.26. Per quel che riguarda la  questione del <razzismo fascista>citiamo da Emilio Gentile <Il fascismo in tre capitoli>Laterza, Bari, 2010. -Pag.46 “Il razzismo non era estraneo alla cultura politica fascista, che aveva manifestato fin dalle origini una speciale attenzione per la “difesa della sanità della stirpe” nell’ambito di un generale progetto di una rivoluzione antropologica per rigenerare il carattere degli italiani, per creare una nuova razza di dominatori e di conquistatori” Cfr anche Alfonso De Filippi <Stirpe Nazione Impero-Appunti sul razzismo fascista>Idee in Movimento, Genova, 2003
(6) “La comparsa di una razza adultera in una nazione è il vero genocidio moderno e le democrazie lo favoriscono sistematicamente”Maurice Bardeche <Che cosa è il Fascismo?<pag.130
(7)Nel suo interessante articolo <Otto Strasser ,portrait d’un résistant allemand> http://www.voxnr.com/cgi-bin/cogit_print/pf.cgi Christian Bouchet riporta quanto scriveva il bollettino falangista< La Vague>sul congresso di fondazione della DSU: “La Germania Nazionale Inizia a Rinascere- A Miltenberg il 17 giugno scorso la Falange Francese ha portato il saluto fraterno della Francia nazionale e rivoluzionaria alla nuova Germania che si riunisce dietro Otto Strasser. Una delegazione di 8 camerati condotta da Charles Luca è giunta sulle rive del Meno, presso Francoforte, per assistere alla fondazione della Deutsche Soziale Union, il nuovo partito di Strasser, al quale si è unita la maggior parte dell’opposizione nazionale dì oltre Reno. La nostra presenza, unitamente a quella di delegati italiani e belgi, dava a questa manifestazione un carattere europeo, che rigetta, come definitivamente troppo ristretti, i nazionalismi sciovinisti del XIX secolo e degli inizi del XX. Dinanzi a varie centinaia di militanti, giunti dai 4 angoli della Germania occidentale e persino da Berlino Est, diversi oratori hanno preso la parola. Il nostro camerata Frédéric Becker, membro dell’Ufficio Nazionale della Falange Francese, mise in rilievo, in qualità di fondatore del Movimento Popolare Europeo, il fatto che tutti i responsabili della DSU appartengono alla sezione tedesca del MPE, di cui d’altra parte Otto Strasser è presidente d’onore; fece poi una vasta esposizione politica e concluse tra gli applausi della sala<Marianna deve sposare Sigfrido>. Charles Luca, segretario generale della sezione francese del MPE aveva incaricato il nostro camerata Henri Roques di parlare in nome della Falange Francese. Questi, tra frequenti applausi, espresse la nostra convinzione che l’Europa ha ora un destino comune e che non siamo più ai tempi in cui le sventure di una nazionale potevano fare la felicità di un’altra; ed è per questo, ha aggiunto, che noi auspichiamo ardentemente la riunificazione della Germania, pegno di prosperità e pace in Occidente. Poi tracciò le linee generali delle strutture politiche ed economiche dell’Europa di domani. Otto Strasser che.la sera prima, aveva avuto un incontro con Charles Luca e la nostra delegazione, pronunciò il suo discorso nel pomeriggio del 17 giugno. Riunificazione tedesca;indipendenza dell’Europa grazie ad una politica di neutralità che rigetti ogni spirito di crociata contro l’Est o contro l’Ovest;instaurazione di un nuovo Ordine politico,economico e culturale in Occidente:tali furono le idee guida espresse con convinzione dinanzi ad un auditorio che non gli fu avaro di segni di approvazione ”
(8) Sulla KNJ cfr Francesco Leoni<I Movimenti neo-fascisti in Europa> pagg.54-55
(9) Questa <Falange>, ispirantesi alle migliori tradizioni del fascismo e del razzismo europeo,svolse un certo ruolo in Algeria  finché non fu sciolta dal governo il 13 Maggio 1958. Il posto della scomparsa Phalange Français  fu preso nello stesso anno 1958 dal Mouvement Populaire Français..”Giuseppe Gaddi “Neofascismo in Europa>La Pietra,Milano,1974,pag.117
(10) P. Hayes <Fascism>  M Allen & Unwin Ltd. Londra 1973 pag. 63.“gli aspetti socialisti del Fascismo sono quelli più comunemente ignorati forse perché sono in  conflitto con la comoda spiegazione secondo la quale il Fascismo fu un  movimento di destra. Di fatto vi fu una notevole componente socialista nei programmi della maggior parte dei movimenti fascisti.”
(11) La Wiking Jugend era sorta dall’unione di vari gruppi giovanili che erano nati dalla dispersione dei membri della Reichsjugend ala giovanile del Sozialistische Reichspartei messo fuori legge nel 1952. La WJ fece parte del Nuovel Ordre Europeen per poi lasciarlo nel 1955 per dissidi riguardo alla questione dell’alto Adige,suo massimo esponente fu Raoul Nahrat ,il gruppo venne messo fuori legge in quanto giudicato “incostituzionale”il 10 novembre 1994.
(12) La storia degli ormai numerosissimi tentativi di creare “internazionali”nazionaliste, fasciste, neo fascista, neo naziste o semplicemente di “estrema destra”, per quel che ne sappiamo, non è stata ancora scritta, meriterebbe, comunque di tornare sull’argomento. Cfr Jean Francois Dumoulin <Au sujet del tentatives de copération entre les mouvements européens>http://www.voxnr.com/cgi-bin/cogit_print/pf.cgi e  METAPEDIA <List of Nationalist “Internationals” e,sempre su METAPEDIA,<Internationale Noire>
(13) Nonostante la presenza nella storia dei “Fascismi”europei di molti movimenti a forte connotazione cristiana e cattolica riteniamo che sia ancora da aprirsi un sereno dibattito sulla conciliabilità tra la <visione del mondo>alla base del <Fascismo come fenomeno europeo>e la religione predominante nell’Occidente.  Personalmente chi scrive rimane dell’idea di Paolo Signorelli per cui”L’ideologia fascista si nutre di uno spirito ben diverso da quello di cui risulta nutrirsi il cristianesimo… L’egualitarismo, l’umanitarismo, l’ideale dell’ amore e del
perdono… contrastano in maniera netta con la gerarchia dei valori, con l’ideale dell’onore e della giustizia propri della Weltanschauung fascista.”.  Paolo Signorelli <Fascismo e Sovversione> Raido, Roma 1998 pag 26..
Bibliografia
Algazy Joseph <La Tentation neo-fasciste en France de 1944  a 1945>Fayard, Paris,1984.
Coston Henry (a cura di) <Partis, journaux et hommes politiques d’hier et d’aujourd’hui>Publications Henry Coston,Paris,1990
Duprat Francois <Les Mouvements d’Extreme Droite en France depuis 1944>Albatros,Paris,1972
Gautier Jean Paul <Les Extremes Droites en France de la traversée du désert a l’ascension du Front National>Ed.Syllespe,Paris,2009
Lebourg Nicolas<Le Monde vu de la plus Extreme Droite- Du Fascisme au nationalisme-révolutionnaire>Presses Universitaires de Perpignan,2010
Leclercq Jacques <Dictionnaire de la Mouvance Droitiste et Nationale da 1945 à nos jours>L’Harmattan,Paris,2008
Milza Pierre <Fascisme Fraçais Passè et Prèsent>Flammarion,Paris,1987
Plumyène J.e Lasierra R.<Les Fascismes Français 1923-1963>Ed.du Seuil,Paris,1963
Rees Philip<Biographical Dictionary of the Extreme Right since 1890>Simon & Schuster,USA,1990
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Categorie: Charles Luca, De Filippi

Pubblicato da admin il 18 Aprile 2011

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