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Ai bambini di fuoco e cenere Alle cittate devastate dal cielo

Riceviamo e pubblichiamo lo splendido testo del nostro caro Amico Juan Pablo Vitali, argentino di La Plata che con la sua prosa, la sua poesia le sue oniriche visioni coniuga Antichità e Modernità con un unico comune denominatore anticonformista, letterariamente scorretto ed esteticamente sublime che sconvolge l’Anima e penetra nel Cuore di colui che non si arrende ad un mondo materialista e offre la propria coscienza, il proprio coraggio, la propria ribellione ai principi del pensiero e della cultura Tradizionale che i nostri antenati ci hanno consegnato e che ai nostri figli trasmetteremo con immutata lealtà e umiltà.
La poesia e la guerra sono nate insieme. Quando l’uomo brancola la morte, sente inevitabilmente il bisogno di vincolarsi a qualcosa di più alto di lui, superandola. I popoli indoeuropei ci hanno lasciato ampie prove di tale intento. La Bhagavad Gita, l’Iliade, le Saghe, il ciclo del Graal, i Cantori di Gesta. Fa tutto parte di un tentativo di vincere la morte attraverso simboli estetici, che sono anche simboli sacri. Nell’istante estremo del combattimento, è molto poco quello che può essere considerato essenziale. Gli antenati e gli dèi diventano allora parte del guerriero. Già vivono nello stesso mondo sicuramente, quando il guerriero resta ancora vivo. Vanno insieme la poesia e la guerra, perché i valori all’ultimo momento, sono in qualche modo assoluti, perché la morte fisica deve essere superata con un’anima immortale, che ci si è guadagnati in battaglia. Non c’è niente di più poetico che la morte di un guerriero. Questa morte comporta una modifica dell’universo stesso, nell’ eredità di sangue, nella comunità che lo ha generato e sicuramente anche nei mondi invisibili, dove continuano a vivere i guerrieri che lo hanno preceduto. Non c’è guerra senza poesia. La morte trasmuta il caduto, ipso facto, in un super-uomo. Non importa che un poeta non canta questa morte in particolare. Si può sostenere che non ci sono morti particolari quando si diventa un cittadino di questa repubblica aristocratica della morte con onore. Vi è certamente una gloria comune a tutti i fedeli. E due volte beati sono coloro che sinceramente hanno ben combattuto, lo hanno fatto per una giusta causa. Anche coloro che hanno sbagliato in buona fede avranno il loro paradiso, però gli onesti di giusta causa, senza dubbio, saranno elevati al rango di semi-dei.
Probabilmente è nell’apporto di sangue che risiede la bellezza assoluta di uno spirito poetico, perché la sensibilità del poeta e quella del guerriero sono simili. E’ differente solo il modo di attraversare la realtà, in un viaggio verso una realtà superiore e pura, luminosa e fatale. Sovrumana, nel senso nietzschiano. Man mano che l’età oscura progredisce, risulta più raro trovare un’espressione o un atto eroico. Praticamente non ci sono più né poeti né guerrieri. Sono diventati parte di una realtà fuori dal tempo. Gli uomini di questo periodo stanno morendo in modo non trascendente. Il degrado rende la poesia difficile, che svanisce come svanisce la guerra secondo l’antico significato. Pochissimi uomini oggi riescono a capire il significato primordiale e sacro della poesia e della guerra. Un giorno, dopo millenni e millenni, il senso sacro delle cose tornerà ancora una volta ad esprimere nuovamente la sua vera dimensione. Nel frattempo, c’è sempre un piccolo spazio e un breve momento in cui la bellezza e il pensiero attraversano l’oscurità. Si tratta di un punto a volte piccolo, ma attraverso di esso possiamo attraversare l’eternità, come le nostre nonne infilavano il filo per cucire in un ago.

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Categorie: Vitali

Pubblicato da admin il 26 Febbraio 2011

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