PRESENTAZIONE ERETICAMENTE

Postato da Leonida il 30 Lug 2012

EreticaMente è il "mondo delle Idee", per una cultura organica, nazionale e popolare tesa alla formazione dell'Uomo, del Cittadino, del Patriota, senza compromessi e senza ammiccamenti con il Nemico di sempre, di cui non cerchiamo nè comprensione, nè il plauso

Razzismo rosso (E se i veri razzisti fossero “compagni” e democratici?)

Postato da Leonida il 27 Mag 2013

di Fabio Calabrese La storia che vi voglio raccontare inizia mezzo secolo fa, eravamo a Trieste negli anni '60. Siamo in una scuola elementare cittadina, in una classe terza. Un maestro, Claudio N. sta dettando un brano agli alunni. Il brano riguardava gli antichi Egizi e i loro metodi di scrittura e di calcolo. A un certo punto uno degli alunni, forse un po' più impacciato degli altri – si tratta di uno dei più piccoli della classe, è di novembre, e ancora non ha compiuto nove anni,. ..

Maurice Bardeche: un fascista per l’Europa

Postato da Leonida il 27 Mag 2013

di Alfonso de Filippi Ho già scritto che Maurice Bardèche è sempre stato un autore molto caro a chi scrive fin dalla sua prima lettura, se non erro negli anni 60, di “Che cosa è il Fascismo?” opera certamente più “letteraria”che “politica” tuttavia ricca di ottimi spunti. Ad esempio ricordo ancora una volta il bellissimo passo: “La mistica dei movimenti fascisti prende nome da questo riecheggiare delle grida di guerra, le quali sonnecchiano in fondo a noi; essa è anche questo istinto oscuro per cui tutto potrebbe essere diverso al lume di altre verità e di altri dei; dei dimenticati di empi lontani, di serpenti piumati scolpiti su antichi muri”

Sulla dignità

Postato da Leonida il 22 Mag 2013

di Flores Tovo Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale, la legge morale per eccellenza) era da lui considerato come “ein Fact der Vernunft”, un fatto della ragione umana, poiché, se il fondamento fosse stato altro, l’agire umano sarebbe stato condizionato (meglio sarebbe stato dire determinato) e quindi non libero, in quanto dipendente e quindi non autonomo.

Omofobia la prossima frontiera del nichilismo

Postato da Leonida il 20 Mag 2013

di Enrico Marino Pensavamo di dover ricordare Elsa Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa di terribilmente più indegno che resterà legato al suo breve ma devastante mandato ministeriale. L'allora ministro del Lavoro (con deleghe per le Pari opportunità) ha aderito sei mesi fa a un progetto sperimentale del Consiglio d'Europa per la lotta alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere e ora l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), istituito all'interno del Dipartimento per le Pari Opportunità,

SIRIA: una aggressione travestita da liberazione

Postato da Leonida il 25 Mag 2013

di Michele Rallo C'erano una volta le guerre: due Stati erano in disaccordo, o uno dei due voleva colpire l'altro, e allora si faceva una guerra. Metodo brutale per risolvere i conflitti internazionali, ma che almeno aveva il pregio della chiarezza. Uno Stato aggrediva un altro Stato, si combatteva, e alla fine uno vinceva ed uno perdeva. È stato — quello delle guerre aperte — un sistema che ha caratterizzato le cose del mondo fino a qualche anno fa, fino — diciamo — alla guerra contro l'Irak, dichiarata dagli USA


di MARIO M. MERLINO


Una tormentata cassetta inserita in un traballante ed incerto videoregistratore riesce ancora a rendermi le immagini uniche, fascino del bianco e nero!, del film Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman. Già vedo  la crisi di libidine del mio stampatore, se leggerà queste note, trovando citata la sua casa editrice… Il cavaliere rientrato in patria dopo anni di peregrinazione e guerra in Terra d’Oriente, carico di inquietudini sulla fede, è sfidato ad una partita a scacchi con la Morte. In palio c’è la sua vita, che egli donerà, lasciandosi battere, affinché il saltimbanco sua moglie e il loro bimbetto possano guardare al futuro luminoso che sconfigge le tenebre del presente. Vitam pro vita exponimus, cantavamo negli anni della nostra giovinezza, amara ed esaltante. In un paese devastato dalla peste e dalla superstizione egli si rivolge al Diavolo perché gli confermi l’esistenza di dio visto che in cielo fredde si sono fatte le stelle e in terra aride le zolle…

Poeta espressionista agli esordi, Gottfried Benn rappresenta quella Innere Emigration (Emigrazione Interna), con cui s’intende quel rientrare di alcuni intellettuali nei ranghi dell’esercito, una sorta di rifugio, dopo la disillusione di un Regime che aveva tradito, ai loro occhi, l’aspirazione ad essere un baluardo contro la degenerazione della modernità. All’amico Oelze aveva comunicato la sua intenzione con queste parole: ‘Fuori da tutto; e la R.W. (la Reichswehr) è la forma aristocratica di emigrazione!’. Basti pensare ad Ernst Jùnger, al quadro allegorico di Sulle scogliere di marmo, ufficiale nella Parigi dopo il 1940, compromesso nella congiura antihitleriana del 20 luglio del ’44, depennato dalla lista di proscrizione dallo stesso Fùhrer che non aveva dimenticato l’autore di Tempeste d’acciaio. Il filosofo Martin Heidegger, ad un ufficiale francese che gli chiedeva come potesse essere caduto in tentazione (!) di fronte al nazismo rispose in modo, credo, sibillino ‘per Dummheit’ (stupidità, ignoranza). E dico ‘sibillino’ perché l’imbecillità o l’ignoranza sono colpe del soggetto e non necessariamente investono l’oggetto indicato…

Nella solitaria esistenza lungo le rive del lago di Selvaplana, la lingua dei filosofi e la musica carica di suggestioni mediterranee e la danza lieve del dio Dioniso ebbro annunciano l’età del nichilismo. E Nietzsche è sempre vigile sentinella nella riflessione e nel verso di Benn. Da Poesie statiche, 1948: ‘Cammino con le scarpe rotte,/ scrisse questo genio universale/ nella sua ultima lettera – poi/ lo portano a Jena – psichiatria./ Non posso comprarmi i libri,/ li leggo nelle librerie:/ appunti – poi a prender l’affettato: -/ questi sono i giorni di Torino./ Mentre la nobile muffa d’Europa/ di Pau, Bayreuth ed Epsom si nutriva,/ lui abbracciava due ronzini,/ finchè il padrone non lo trasse a casa’. Poesia datata 1935; nel 1944, mentre la Terra della sera, la Germania, viene annientata dal ferro e dal fuoco, Heidegger porta a compimento le lezioni sul padre di Zarathustra, distruttore e, al contempo, ultima espressione dell’inganno metafisico.

Ed ancora e precedentemente, 1921, sempre Benn: ‘Tramonti dell’Occidente, autunni della cultura, rigenerazioni comuniste/ ma non c’è nessun tramonto e nessuna resurrezione/ non c’è nessun marmo e nessun scalpello, c’è soltanto la coscienza ed il nulla’. Coscienza, certo, ma da non confondersi con quanto ci è stato spacciato nel corso dei secoli. Sulla parete dei cessi della facoltà del Magistero, 1968, qualcuno ha vergato con il pennarello rosso ‘un tempo gli uomini conoscevano il piacere della mente e del corpo, poi vennero Cristo Marx e Freud che erano ebrei e imparammo il senso di colpa’…

Benn avverte la presenza di qualcosa di più o di meno paragonabile a quella tigre che in su/sotto/a lato di noi è pronta a scatenarsi e sbranare in/oltre, fondo terrifico. ‘Forse esisteva, o comunque era esistita, una vita della coscienza senza sentimenti, ma la nostra eredità…sono le nostre inclinazioni. In esse noi viviamo ciò che ci è stato assegnato’(Cervelli). Non, dunque, l’autocoscienza o ‘la coscienza infelice’(Hegel) o il luogo privilegiato del conoscere o l’affermazione agostiniana ‘in interiore hominis habitat veritas’. E’, semmai, la fragile ed ambigua maschera di altri interni che, come le scatole cinesi, dischiudono sempre nuove rivelazioni in un concatenarsi privo di libertà ed arbitrio.

Un disperdersi, un annichilimento, una successione di frammenti ‘pietra, verso, flauto’, che è il titolo di una raccolta di passi estrapolati dai suoi scritti. E con quale precisione, allora, può in tre versi descrivere ‘crisi d’espressione e attacchi di erotismo:/ questo è l’uomo d’oggi,/ l’interno un vacuum’(Fragmente), idealmente partecipe ai Drieu la Rochelle, ad esempio, agli Eliot de Gli uomini vuoti e quanti altri si potrebbero nominare.

Senza un dio, senza metafisica alcuna che, ontologicamente fondata, possa far derivare e giustificare ogni forma d’esistenza ‘siamo dei appestati e doloranti,/ pure noi pensiamo di sovente a Dio’(Canti) ed ancora ‘ah, noi soffriamo e invochiamo,/ le più antiche divinità:/ … ma agli arieti, ai rami,/ ara e pietra sacrificale,/ fin su agli Dei che tacciono/ s’intessono le nebbie’(Nebbia). Non l’inganno di una esistenza polimorfa, che altro non è che lo snodarsi del giorno e del secondo e del terzo ancora dove naufraghiamo lieti/tristi diversi/uguali brulicare di vermi protesi/illusi di svegliarci un mattino trasformati in farfalle. Il poeta finisce per essere ‘un eversore … rado e lento nel nulla’… insomma colui che disvela l’abisso e si fa testimone del grido del sileno al re Mida interrogante nella radura (Lichtung = lo spazio ove filtra la luce)… Altro non è dato, forse…perché l’arte ci salva(?) e si salva(?) come, appunto, avviene nel citato Settimo Sigillo


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a cura di Ereticamente


A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio?
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.


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    COGITAMENTI

    FABRIZIO BELLONI

    RAI? NO GRAZIE

    ■■■ Prendiamo esempio. Se qualcuno fa qualcosa di buono e di giusto, è cosa saggia imitarlo. Magari migliorandone le realizzazione. La Grecia ha chiuso la faraonica emittente radio - televisiva. La Grecia ha un PIL inferiore a quello della Provincia di Verona, ma aveva 2800 impiegati nell'emittente. Risparmio. Chiusura. Dobbiamo fare lo stesso con la Rai, dispensatrice di propaganda, che paghiamo noi, e di stipendi ai soliti raccomandati e giornalisti-linguetta. Onestamente. ne sentireste la mancanza? Se la chiudessimo risparmieremmo una collina di soldi, senza contare quelli spesi per epatoprotettori, oltretutto.
    E i giornalisti? Che imparassero a fare i giornalisti, liberi e non appecoronati, e noi ce li saremmo tolti dalle spese. Imitiamo la Grecia: chiudiamo la Rai, inutile carrozzone partitocratico. E forse nella classifica mondiale di libertà di informazione risaliremmo qualche posizione dalla settantaquattresima che occupiamo ora. Chiudiamo la Rai.




    KULTURKAMPF

    SONIA MICHELACCI

    LENI RIEFENSTAHL

    ■■■ C’era un volta una bambina che sognava di diventare ballerina, una ballerina che voleva diventare attrice, una attrice che si innamorò della regia e infine una regista che incontrò il Führer e diventò la migliore. Così potremmo riassumere la storia di Leni Riefenstahl, “La più grande regista mai esistita” come è stata definita da Quentin Tarantino in una intervista rilasciata al Der Spiegel nel 2009.
    Il destino ha voluto che Adolf Hitler si innamorasse della sua “danza sul mare” in La Montagna dell’Amore, e che la sua strada si incrociasse con quella del Nazionalsocialismo: questo ha rappresentato per le coscienze democratiche un problema tale che per molti anni, nel dopoguerra, Leni Riefenstahl è stata relegata all’oblio. Non importava quanto fosse grande il suo genio artistico, occorreva dimenticare la regista di Hitler.

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    L’INATTUALE

    di LUCA VALENTINI

    ■■■ La consapevolezza, quella di una dimensione intellegibile, di un’Unità primaria che non possa essere in alcun modo analizzata né considerata con i riferimenti profani dell’umana esistenza, cioè utilizzando i parametri del tempo e dello spazio o del volume, ha sempre assunto con sé l’idea simbolica di una caduta, di un cedimento, di uno smembramento, ma con una conseguente rinascita, un’eroica affermazione di potenza, di volontà dominatrice che riconduce il molteplice alla primordialità Unità.
    Tali realtà hanno avuto come aristocratica manifestazione il mondo al quanto criptico, volutamente e significatamente occulto, dei Misteri Antichi, che, attraverso le loro tante e diversificate forme – da quelli orfici a quelli egizi, ai più celebrati di Eleusi, fino a quelli solari, imperiali e di stato di Mithra – e attraverso i diversi autori che ce ne hanno tramandato le mitologie di fondo e le vive esperienze seppur limitate dallo status iniziatico e riservato degli stessi, hanno esplicitato una comune origine trascendente, un comune riferimento archetipico, quindi un simile fine magico-realizzativo.

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    POESIA E GUERRA

    JUAN PABLO VITALI

    Fratello Boero

    ■■■ La poesia e la guerra sono nate insieme. Quando l'uomo brancola nella morte, sente inevitabilmente il bisogno di vincolarsi a qualcosa di più alto di lui, superandola. I popoli indoeuropei ci hanno lasciato ampie prove di tale intento.
    Non so se pensavamo Esattamente la stessa cosa. Possibilmente no. Ma da giorni mi gira e rigira Per la testa questo poema Fratello Boero. Gli altri non sanno Quello che fu portare il pianoforte Fino alla casa vicino al fiume E come nelle terre solitarie E spietate, suonasse Mozart Per la prima volta. Noi sì lo sappiamo.




    NEL VENTO

    JOE FALLISI

    ANCHE SE CON SAIO FRANCESCANO

    ■■■ "Nel tentativo di dare una risposta, almeno parziale, alle domande appena poste è necessario comprendere uno dei passaggi fondamentali della storia ebraica, ovvero il mancato riconoscimento del Messia, messo in croce sotto Ponzio Pilato. Le cause della non accoglienza di Cristo, in parte, ne hanno preceduto la venuta: già nell’Antico Testamento il popolo d’Israele, sebbene eletto, viene chiamato da Dio stesso 'popolo di dura cervice." Già questa premessa dimostra, caso mai, che "di dura cervice" (e sconfinata falsa coscienza-malafede) sono innanzi tutto i cattoprelati eredi dei LORO fVatelli maggioVi: il "Gesù Cristo" dei "Vangeli" non è mai esistito(1).
    Devo questa volta spezzare una lancia in favore degli ebrei. Per dovere d'onestà intellettuale, per chiarezza. Dal mio punto di vista la critica del giudaismo-talmudismo ne comporta necessariamente un'altra, altrettanto profonda, del cristianesimo ufficiale, in specie cattolico (senza dimenticare mostri come Lutero e Calvino).




    Bastoni e barricate
    _________________

    ::: MARIO M. MERLINO

    ■■■ Pochi mesi addietro mi trovavo a cena d’amici con altri ospiti. Fra costoro un giornalista de Il Sole 24 Ore di cui non rammemoro il cognome, sebbene sia considerato un analista di valore. Inevitabile che il conversare abbia seguito la piega verso l’attuale crisi economica e finanziaria di carattere mondiale. Qualcuno, memore di letture scolastiche marxiane e forse nostalgico della propria giovinezza trascorsa negli anni della contestazione, faceva riferimento alle ricorrenti cicliche crisi del sistema capitalista. Altri al ‘giovedì nero’ del 1929 quando dagli Stati Uniti si sparse a macchia d’olio una crisi che alimentò, secondo alcuni storici, l’affermarsi del totalitarismo e la convinzione che fosse suonata la campana a morte del capitalismo.
    La convinzione sempre più diffusasi - e mi tornavano a mente le considerazioni dell’amico Giano Accame - come le ‘demoplutocrazie’ fossero rappresentate da governi imbelli e asserviti alle lobbyes ebraiche (perché oggi, no?) e ormai composte da una popolazione svirilizzata e senile. Errore fatale perché nell’eterna guerra del sangue contro l’oro quest’ultimo è pronto a tutto pur di salvare se stesso, riaffermare il proprio predominio e potenziarsi.

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    RESISTENZA

    Francesco Innella

    Carlo MICHELSTAEDTER: frammenti da una filosofia oscura

    ■■■ Nel saggio su Carlo Michelstaedter, Francesco Innella ci presenta varie fasi della breve vita del Filosofo Goriziano, che tra l’altro ci ha lasciato pregevoli speculazioni filosofiche nella “ Persuasione e la Rettorica”. Innella avvalendosi anche dell’” Epistolario”, edito dalla casa editrice”Adelphi”, ci fa conoscere un Michelstaedter nel chiuso di una stanza. Chiudere un discorso o porre la parola fine su Michelstaedter, è un discorso azzardato, perché poco conosciamo dell’infanzia, scarsi i riscontri della scrittrice Iolanda De Blasi, amica di studi di Firenze: i suoi pochi frammenti lasciati vanno analizzati con certosina pazienza. Va sottolineato tra l’altro, che gli scritti di Michelstaedter - morto a solo 23 anni - hanno ben poco di un filosofo giovane.
    Carlo Michelstaedter , visse in un periodo di grandi cambiamenti, di innovazioni tecnologico –industriali, quindi già verso la fine del tardo romanticismo – anche egli è un orfano della Grande Cultura. Va ricordato che nel 1910 , muore il gigante della letteratura mondiale – Tolstoi – con la cui morte si estingue la vera razza degli scrittori; di poi infatti, è arrivata, n nome dell’onestà intellettuale, la forma aberrante della cultura ( partitica ): io lodo te, tu lodi me.

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