di MARIO M. MERLINO
Una tormentata cassetta inserita in un traballante ed incerto videoregistratore riesce ancora a rendermi le immagini uniche, fascino del bianco e nero!, del film Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman. Già vedo la crisi di libidine del mio stampatore, se leggerà queste note, trovando citata la sua casa editrice… Il cavaliere rientrato in patria dopo anni di peregrinazione e guerra in Terra d’Oriente, carico di inquietudini sulla fede, è sfidato ad una partita a scacchi con la Morte. In palio c’è la sua vita, che egli donerà, lasciandosi battere, affinché il saltimbanco sua moglie e il loro bimbetto possano guardare al futuro luminoso che sconfigge le tenebre del presente. Vitam pro vita exponimus, cantavamo negli anni della nostra giovinezza, amara ed esaltante. In un paese devastato dalla peste e dalla superstizione egli si rivolge al Diavolo perché gli confermi l’esistenza di dio visto che in cielo fredde si sono fatte le stelle e in terra aride le zolle…
Poeta espressionista agli esordi, Gottfried Benn rappresenta quella Innere Emigration (Emigrazione Interna), con cui s’intende quel rientrare di alcuni intellettuali nei ranghi dell’esercito, una sorta di rifugio, dopo la disillusione di un Regime che aveva tradito, ai loro occhi, l’aspirazione ad essere un baluardo contro la degenerazione della modernità. All’amico Oelze aveva comunicato la sua intenzione con queste parole: ‘Fuori da tutto; e la R.W. (la Reichswehr) è la forma aristocratica di emigrazione!’. Basti pensare ad Ernst Jùnger, al quadro allegorico di Sulle scogliere di marmo, ufficiale nella Parigi dopo il 1940, compromesso nella congiura antihitleriana del 20 luglio del ’44, depennato dalla lista di proscrizione dallo stesso Fùhrer che non aveva dimenticato l’autore di Tempeste d’acciaio. Il filosofo Martin Heidegger, ad un ufficiale francese che gli chiedeva come potesse essere caduto in tentazione (!) di fronte al nazismo rispose in modo, credo, sibillino ‘per Dummheit’ (stupidità, ignoranza). E dico ‘sibillino’ perché l’imbecillità o l’ignoranza sono colpe del soggetto e non necessariamente investono l’oggetto indicato…
Nella solitaria esistenza lungo le rive del lago di Selvaplana, la lingua dei filosofi e la musica carica di suggestioni mediterranee e la danza lieve del dio Dioniso ebbro annunciano l’età del nichilismo. E Nietzsche è sempre vigile sentinella nella riflessione e nel verso di Benn. Da Poesie statiche, 1948: ‘Cammino con le scarpe rotte,/ scrisse questo genio universale/ nella sua ultima lettera – poi/ lo portano a Jena – psichiatria./ Non posso comprarmi i libri,/ li leggo nelle librerie:/ appunti – poi a prender l’affettato: -/ questi sono i giorni di Torino./ Mentre la nobile muffa d’Europa/ di Pau, Bayreuth ed Epsom si nutriva,/ lui abbracciava due ronzini,/ finchè il padrone non lo trasse a casa’. Poesia datata 1935; nel 1944, mentre la Terra della sera, la Germania, viene annientata dal ferro e dal fuoco, Heidegger porta a compimento le lezioni sul padre di Zarathustra, distruttore e, al contempo, ultima espressione dell’inganno metafisico.
Ed ancora e precedentemente, 1921, sempre Benn: ‘Tramonti dell’Occidente, autunni della cultura, rigenerazioni comuniste/ ma non c’è nessun tramonto e nessuna resurrezione/ non c’è nessun marmo e nessun scalpello, c’è soltanto la coscienza ed il nulla’. Coscienza, certo, ma da non confondersi con quanto ci è stato spacciato nel corso dei secoli. Sulla parete dei cessi della facoltà del Magistero, 1968, qualcuno ha vergato con il pennarello rosso ‘un tempo gli uomini conoscevano il piacere della mente e del corpo, poi vennero Cristo Marx e Freud che erano ebrei e imparammo il senso di colpa’…
Benn avverte la presenza di qualcosa di più o di meno paragonabile a quella tigre che in su/sotto/a lato di noi è pronta a scatenarsi e sbranare in/oltre, fondo terrifico. ‘Forse esisteva, o comunque era esistita, una vita della coscienza senza sentimenti, ma la nostra eredità…sono le nostre inclinazioni. In esse noi viviamo ciò che ci è stato assegnato’(Cervelli). Non, dunque, l’autocoscienza o ‘la coscienza infelice’(Hegel) o il luogo privilegiato del conoscere o l’affermazione agostiniana ‘in interiore hominis habitat veritas’. E’, semmai, la fragile ed ambigua maschera di altri interni che, come le scatole cinesi, dischiudono sempre nuove rivelazioni in un concatenarsi privo di libertà ed arbitrio.
Un disperdersi, un annichilimento, una successione di frammenti ‘pietra, verso, flauto’, che è il titolo di una raccolta di passi estrapolati dai suoi scritti. E con quale precisione, allora, può in tre versi descrivere ‘crisi d’espressione e attacchi di erotismo:/ questo è l’uomo d’oggi,/ l’interno un vacuum’(Fragmente), idealmente partecipe ai Drieu la Rochelle, ad esempio, agli Eliot de Gli uomini vuoti e quanti altri si potrebbero nominare.
Senza un dio, senza metafisica alcuna che, ontologicamente fondata, possa far derivare e giustificare ogni forma d’esistenza ‘siamo dei appestati e doloranti,/ pure noi pensiamo di sovente a Dio’(Canti) ed ancora ‘ah, noi soffriamo e invochiamo,/ le più antiche divinità:/ … ma agli arieti, ai rami,/ ara e pietra sacrificale,/ fin su agli Dei che tacciono/ s’intessono le nebbie’(Nebbia). Non l’inganno di una esistenza polimorfa, che altro non è che lo snodarsi del giorno e del secondo e del terzo ancora dove naufraghiamo lieti/tristi diversi/uguali brulicare di vermi protesi/illusi di svegliarci un mattino trasformati in farfalle. Il poeta finisce per essere ‘un eversore … rado e lento nel nulla’… insomma colui che disvela l’abisso e si fa testimone del grido del sileno al re Mida interrogante nella radura (Lichtung = lo spazio ove filtra la luce)… Altro non è dato, forse…perché l’arte ci salva(?) e si salva(?) come, appunto, avviene nel citato Settimo Sigillo
a cura di Ereticamente
A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio? ?xml:namespace>
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.
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