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Nuove oscillazioni – Fabio Calabrese

Nuove oscillazioni – Fabio Calabrese

In fisica, il fenomeno dell’oscillazione è piuttosto banale: sappiamo che quando un sistema è perturbato in una direzione, prima di ritrovare il suo equilibrio naturale, tende a spostarsi nella direzione opposta. L’oscillazione si ritrova anche in politica, e io penso possa essere una buona chiave per spiegare certi comportamenti e atteggiamenti altrimenti bizzarri che si riscontrano con una certa frequenza nella Area della Nuova Destra Radicale.

Per un lunghissimo periodo, dalla catastrofe della conclusione del secondo conflitto mondiale, dalla divisione dell’Europa e dell’intero pianeta in due blocchi contrapposti, vassalli degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, (perché parlare di alleanze riguardo al patto di Varsavia ma anche alla NATO, che purtroppo esiste ancora, è un eufemismo ridicolo), ci ha costretti ad appiattirci su posizioni di semplice destra conservatrice, per un motivo molto semplice, perché l’anticomunismo era in cima alla lista delle nostre priorità per una pura questione di sopravvivenza. Questo era vero in particolare negli anni ’70 e il periodo seguente, gli “anni di piombo”, quando “i compagni” salmodiavano lugubremente “uccidere i fascisti non è reato”, e più di una volta hanno tradotto in realtà il loro sanguinario proposito.

Come conseguenza, come reazione al lungo periodo di “destrismo”, di “missismo”, sembra che oggi molti di noi siano disposti ad abbracciare qualsiasi cosa abbia una parvenza di “rivoluzionario”, anche se totalmente incoerente con quella che è o dovrebbe essere la nostra visione del mondo. Penso che ricorderete che mi sono già occupato di questo fenomeno in un precedente articolo su “Ereticamente” che ho intitolato appunto Oscillazioni. Ora però è venuto il momento di aggiornare questo non allettante carnet.

Io mi ero soffermato in particolare su due aspetti di questo malinteso “spirito rivoluzionario”: l’islamofilia e la simpatia che esiste in una parte non proprio marginale dei nostri ambienti per i Cinque Stelle, oltre alla tendenza sostanzialmente inutile a polemizzare con i morti, come se uomini come Giorgio Almirante e Pino Rauti non avessero agito in un contesto geopolitico internazionale e nazionale radicalmente diverso da quello attuale.

Proprio ultimamente, un mio corrispondente, ha scritto su facebook, rivelando un atteggiamento che peraltro c’è da supporre diffuso:

“Non so più come dirlo, ma, signori e signore che vi definite “fascisti”, sappiate che il Fascismo, quello vero, non il neo/post-fascismo, NON è mai stato islamofobo!
Altrimenti, pensatevi “di destra”, in ogni sua declinazione, ma “fascisti” proprio no! ”.

Essere islamofili o almeno non ostili all’islam sarebbe dunque addirittura una condizione necessaria per essere “fascisti”.

A me questo sembra l’atteggiamento tipico di chi ha un approccio rigido e non sa distinguere tra ciò che è essenziale e ciò che è contingente, legato a un particolare momento storico in una dottrina politica. Nel periodo fra le due guerre e fino al 1945, il fascismo italiano e il nazionalsocialismo tedesco hanno guardato con simpatia all’islam soprattutto perché contavano di sollevare le popolazioni mediorientali e magrebine di religione islamica contro il dominio coloniale francese e britannico. Oggi, in un contesto geopolitico radicalmente diverso, in cui l’islam è diventato “la bandiera” dell’immigrazione delle genti “colorate” che minacciano di stravolgere e cancellare la sostanza etnica dell’Europa, possiamo essere sicuri che manifesterebbero verso di esso la più totale e intransigente opposizione.

Molti, riconosciamolo, sono islamofili per anti-sionismo, ma anche le loro argomentazioni, esaminate con attenzione non si rivelano per nulla persuasive, e non tengono conto del fatto che “l’islam”non è una realtà monolitica più di quanto non lo sia “la cristianità”. Ora, guarda caso, i più direttamente in prima linea contro il sionismo sono i Palestinesi fra i quali c’è una notevole componente cristiana, e gli Iraniani, che sono sciiti, cioè rappresentano l’eresia del mondo islamico, e sono odiati dagli islamisti intransigenti non meno degli “infedeli” occidentali. Al contrario, l’Arabia Saudita, custode della più intransigente ortodossia islamica, è strettamente legata agli Stati Uniti che a loro volta sono pappa e ciccia con Israele.

Le organizzazioni terroristiche islamiste come Al Qaeda e l’ISIS, nella Palestina occupata dall’entità sionista non hanno mai sparato nemmeno un petardo. In compenso, nella crisi siriana abbiamo visto gli USA e Israele sostenere le organizzazioni islamiste, anche terroristiche, contro il governo laico di Assad, sostenuto dalla Russia.

E’ bene avere il polso di queste differenze, e ricordare che non è il nobile popolo iraniano che l’immigrazione ci porta in casa, ma la feccia del Maghreb, e ricordiamo anche che, come al solito, la motivazione religiosa, al di là dello stesso “ragionamento” cosciente degli autori di questi atti, è soltanto un pretesto, e che quella vera è politica, “marcare il territorio”, dirci che là dove costoro si solo insediati non è più la nostra terra, ma è ormai terra loro.

Prescindiamo dal fatto che mostrarsi islamofili nel momento in cui l’Europa è colpita dal terrorismo islamista può rivelarsi un autentico boomerang. L’islamista ortodosso e intransigente odia gli yasidi e gli sciiti come e ancor più degli occidentali. Gli yasidi cioè i Curdi, gli sciiti cioè gli Iranici: questo ci dice chiaramente una cosa: la religione anche in questo caso non è che un pretesto, la vera natura della contrapposizione è etnica, e questo fondamentalismo è solo l’ennesima espressione dell’odio atavico del semita contro l’indoeuropeo. La convergenza con il sionismo è ovvia e inevitabile.

Noi non dobbiamo essere né “occidentalisti” né islamofili, dobbiamo essere, io penso, per la nostra Europa contro tanto l’invasione extracomunitaria-islamica, quanto l’entità sionista e il suo grosso golem a stelle e strisce.

Io penso ricorderete che non molto tempo addietro ho espresso in Oscillazioni e altri articoli un giudizio non certo tenero verso i Cinque Stelle, che sembrano raccogliere indebite simpatie anche da una parte degli elettori della ‘Nuova Destra’, e viceversa un apprezzamento per la Lega (che oggi non è quella separatista e anti-meridionale di Bossi), che mi sembrava (e continua a sembrarmi) l’unica forza in grado di chiudere o almeno di socchiudere la porta all’invasione extracomunitaria malauguratamente spalancata dal PD. Nello stesso tempo, ritenevo improbabile un’alleanza fra due forze politiche così eterogenee. Può sembrare dunque che, almeno riguardo a quest’ultimo punto, mi sia sbagliato alla grande. Ma è proprio così?

Che i Cinque Stelle abbiano un DNA di sinistra, mi pare piuttosto evidente, e se proprio avessimo dubbi in proposito, basterebbe l’atteggiamento di personaggi come Fico, la Raggi, la Appendino.

Se ricordate quello che è avvenuto agli inizi di questa legislatura, la trattativa per un governo Cinque Stelle-PD sembrava ben avviata sotto l’egida del presidente della Camera Roberto Fico, quando Matteo Renzi, allora non più premier ma ancora segretario del PD, ha fatto saltare il tavolo in maniera alquanto irrituale con un’intervista televisiva concessa a Fabio Fazio. Azione improvvida o sottile astuzia prevedendo che Cinque Stelle e Lega tentando di governare assieme si sarebbero entrambi screditati?

Voglio essere chiaro e non presentare il fianco a equivoci: è un bene che ci sia questo governo giallo-verde, perché ha perlomeno socchiuso la porta all’immigrazione e alla sostituzione etnica che i governi del PD avevano invece spalancato. Questo governo è anche, ritengo, certamente non l’ideale ma il meno peggio possibile con questo parlamento, e non ci sarebbero i numeri per un governo di centrodestra. Un governo di minoranza simile non sarebbe possibile perché non otterrebbe mai l’appoggio esterno del PD. Silvio Berlusconi non ha mai voluto capire che il patto del Nazareno funzionava e potrebbe funzionare in un solo senso, la rappresentazione che quest’uomo molto meno furbo di quanto crede di essere, ha della politica italiana è sempre più lontana dalla realtà.

Detto questo, però rimane il fatto che l’alleanza giallo-verde è una coalizione del tutto innaturale, il cui unico vero collante è l’ostilità dimostrata dal PD nei confronti di entrambi, che si regge su faticose e continue mediazioni e rischia di saltare a ogni momento su questioni rispetto alle quali i due partiti hanno visioni radicalmente diverse, ad esempio la TAV, ed è tutto da vedere cosa succederà con le prossime elezioni europee, quando è previsto che la Lega si ricompatterà con il centrodestra, contro il quale i Cinque Stelle saranno ovviamente schierati. Quindi mi dispiace se questo darà fastidio a qualcuno, ma tutti i motivi di diffidenza nei confronti del movimento fondato da Beppe Grillo che ho espresso in passato, a mio parere rimangono del tutto validi.

Attualmente, sembra che queste oscillazioni che abbiamo già visto in passato non tendano ad attenuarsi, ma addirittura si amplifichino, negli ultimi tempi pare stia emergendo una sgradevole tendenza a quello che è stato chiamato il rossobrunismo, e che sembra resuscitare il fantasma di quella che in altre epoche i nostri avversari chiamavano “la convergenza degli opposti estremismi”, ma che in realtà esprime soltanto il disorientamento dell’Area radicale e il desiderio di attaccarsi a qualsiasi cosa abbia un qualche sembiante “rivoluzionario” come una sorta di espiazione per il lungo periodo di “destrismo” che la Guerra Fredda e la lotta contro la minaccia comunista ci hanno costretti a vivere.

Qualcuno è arrivato a mettere sull’altare il santino di Che Guevara, una mossa a mio parere ridicola e controproducente, che non può non aver dato fastidio a molti di noi, e che certamente non ci frutterà alcuna simpatia “a sinistra” (per costoro, lo spiego tra poco se avete pazienza, l’antifascismo rimane un dogma intangibile e irrinunciabile). Cosa ne penso di questo personaggio nei cui confronti non vedo alcun motivo di attenuare l’avversione e il disprezzo che “i compagni” meritano, l’ho già espresso con chiarezza altre volte, e adesso non vorrei tornarci su. Il fatto che sia “morto per le sue idee” non mi pare proprio un motivo sufficiente per beatificarlo, è morto per le sue idee, appunto, non certo per le nostre.

In tutta onestà, però bisogna ammettere che certi atteggiamenti sono tutt’altro che incomprensibili da un certo punto di vista, se considerati nell’ottica dell’oscillazione, anzi si può dire che ne rappresentino l’esempio più classico. Per un tempo lunghissimo l’esigenza della lotta anticomunista ci ha costretti a schierarci dalla parte di personaggi come i generali golpisti sudamericani, che erano il contrario di ciò che noi rappresentiamo, totalmente antinazionali nel tenere i loro Paesi inchiodati nel vassallaggio agli Stati Uniti. Ora, grazie al Cielo, la Guerra Fredda è finita, ma pare che non si sia trovato un punto di equilibrio, bensì piuttosto passati all’estremo opposto.

Io direi però che a questo punto siamo ancora al disotto del livello di guardia del rossobrunismo che invece a mio parere è stato nettamente superato con parecchi commenti da parte di simpatizzanti della “Area Radicale” che ho potuto leggere su facebook in occasione della cattura del terrorista rosso (e forse già a chiamare terrorista questo squallido individuo, gli si fa troppo onore) Cesare Battisti. A riprova forse del fatto che la stupidità è una delle doti umane più equamente diffuse in tutti gli ambienti, persone dell’Area “Radicale” hanno dimostrato di dolersi di questa sia pure tardiva giustizia.

La motivazione di ciò, a quanto è dato di capire, sarebbe una sorta di “solidarietà tra rivoluzionari” anche se fautori di rivoluzioni opposte, contro la legalità dello stato, percepita come “comune nemico”, accodandosi, bisogna dirlo, in maniera abbastanza servile al lutto che la notizia di questa cattura ha provocato nella sinistra. Grottesco e ridicolo, è il minimo che si possa dire. Prima di tutto, Cesare Battisti non è affatto “un rivoluzionario” ma un delinquente comune che “si è politicizzato” in carcere, cioè ha trovato nell’ideologia “rossa” un alibi per la propria violenza e delinquenza, un assassino che ha ucciso quattro persone, per non parlare della sua quinta vittima, forse la più sfortunata, Alberto Torregiani, a cui non solo ha ammazzato il padre sotto i suoi occhi, ma gli ha leso la spina dorsale con un proiettile, costringendolo a passare il resto della vita su una sedia a rotelle.

Francamente, tutta la “solidarietà rivoluzionaria” che mi sento di esprimere nei confronti di Cesare Battisti, è il rammarico per il fatto che nei sistemi giudiziari moderni è stata abolita la tortura.

E non pensate nemmeno che quest’uomo (ammesso che “uomo” non sia una parola troppo grossa per un simile individuo) sia una specie di Primula Rossa, una reincarnazione di Vidoq. Se ha potuto restare latitante così a lungo, una latitanza comoda e dorata, altro che quella di Provenzano che la passò rintanato in un casale nutrendosi di erbe e ricotta al punto da accogliere gli agenti venuti ad arrestarlo quasi con sollievo, no, il signorino ha fatto una latitanza di lusso sulle spiagge del Brasile, sotto il sole dei Tropici, non lo si deve a una qualche sua personale abilità, ma unicamente alla rete di connivenze e complicità creata dalla sinistra internazionale per proteggere i suoi “rivoluzionari”, vale a dire elementi di questo genere.

In questo clima, qualcuno è arrivato persino a proporre una sorta di patto di pacificazione, “i compagni” dovrebbero rinunciare al loro antifascismo, e noi al nostro anticomunismo.

Si tratta di una proposta che si colloca al di fuori della realtà, significa quanto meno non aver capito una cosa fondamentale: “i compagni” all’antifascismo non rinunceranno mai, non potrebbero nemmeno volendo, per loro significherebbe né più né meno che rinunciare a esistere. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la scomparsa dei regimi “socialisti” dell’Europa dell’est, la fine (miseranda) della prospettiva della rivoluzione socialista planetaria, la rinuncia allo stesso dogma della lotta di classe, l’antifascismo – tanto più rabbioso quanto più de-storicizzato, trasportato dal piano della politica a quello della demonologia – è l’ultimo e l’unico articolo  di fede che gli rimane, rinunciarvi, per costoro significherebbe annullare se stessi.

A nostra volta noi, abbiamo davvero qualche motivo per rinunciare all’anticomunismo? Esso, oltre al tributo della memoria alle centinaia di milioni di vittime della mostruosità con la falce e martello, è il desiderio di sradicarla completamente e di combatterla ovunque si ripresenti. Occorre ricordare per l’ennesima volta le decine di milioni di vittime dello stalinismo, i milioni di civili tedeschi trucidati dall’armata rossa nel 1945, le foibe, le stragi partigiane, gli assassinii degli anni di piombo, il grande ossario in cui è stata trasformata la Cambogia, il fetore di oppressione e morte che si sprigiona dovunque si eleva la lugubre insegna della  bandiera rossa? Il fatto che nella Cina comunista questi orrori – consustanziali alla natura stessa del comunismo –  continuano ancora a esistere, così come continuano a essere privati del diritto di esistere come popoli i Tibetani e gli Uighur?

Sbagliano tutti quelli che si illudono di trovare nei “compagni” quanto meno dei cobelligeranti nella lotta contro il Sistema, costoro, infatti, sono parte del Sistema. E sbaglierebbe chi ritenesse che l’anticomunismo e l’antifascismo siano simmetrici.

Per “i compagni” ormai diseredati di qualunque altro lascito ideologico, l’antifascismo è una priorità assoluta: ci odiano e sono pronti ad ammazzarci senza nemmeno sapere perché, sono gli ultimi legatari di un’ideologia morta. Per noi, costoro rappresentano semplicemente un ostacolo in più nella battaglia che dobbiamo intraprendere per la salvezza di popoli europei dalla sostituzione etnica.

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Categorie: Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 25 Gennaio 2019

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. FABIO

    Come sempre, una disamina condivisibile al 100%
    A proposito di “oscillazioni” da aggiornare con la novità di Forza Italia che, improvvisamente, si è riscoperta immigrazionista.

  2. Primula Nera

    Auguriamoci che il governo attuale duri il più a lungo possibile ; il vero pericolo è un governo M5s-Pd, che non mi sembra per nulla scongiurato (anche perché non credo alla prospettiva di elezioni anticipate nel caso di una caduta di Conte)…

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