La vocazione culturale di Firenze – Luigi Angelino

La vocazione culturale di Firenze – Luigi Angelino

Firenze ha rappresentato un mito glorioso ed inestimabile di cultura che, a partire dal Quindicesimo secolo, ha aiutato l’intera società europea a compiere un salto incredibile verso il rinnovamento della conoscenza, creando così le basi dello sviluppo antropocentrico e scientifico dei secoli successivi. Ciò che colpisce maggiormente l’occhio, quando si visita Firenze, è certamente lo splendore delle opere artistiche, molto spesso dimenticando la dimensione del “sogno umanista”, riscopritore della cultura classica e capace di mettere l’uomo finalmente al centro della riflessione metafisica, sviluppandone le doti di creatività e di libertà di pensiero. Si può dire che Firenze ebbe una vocazione quasi “missionaria”, mediando tra passato e presente, in un coacervo di diverse dottrine e correnti culturali, sapientemente interpretate e sublimate in una dimensione rivolta al futuro.

La storia di Firenze affonda radici molto antiche, in quanto le colline circostanti risultano abitate fin dall’epoca preistorica. Il primo insediamento stabile, come si evince dai ritrovamenti archeologici, fu un villaggio in palafitte realizzato intorno all’XI sec. a.C., da alcune tribù della civiltà villanoviana, nei pressi di un guado del fiume Arno (1). Qualche secolo dopo, gli Etruschi della vicina Visul (2), l’attuale Fiesole, che sorgeva sulla collina in alto, fondarono il primo nucleo di “Florentia” nei pressi del fiume Arno, per sfruttare i vantaggi della comunicazione fluviale, costruendovi anche un ponte di legno. Sembra che, in epoca etrusca, fosse già chiamata con il nome latino di “Florentia”, anche per la diffusione di tale idioma tra i viandanti dell’Italia centrale. E’ probabile che il nome si riferisca alla pianura fertile, in cui era situato il centro abitato (fertile, in latino florens). Non appare molto verosimile, come hanno sostenuto alcuni, che il nome sia ricollegabile al “giglio”, che diventerà emblema della città soltanto alcuni secoli dopo e di cui parleremo in seguito. Di scarsa credibilità è anche la tesi che attribuisce l’origine del nome della città al mitico re etrusco, Fiorino, che avrebbe a lungo regnato sulla area di Fiesole. Mentre si segnala un’altra affascinante ipotesi, che fa riferimento al termine etrusco “Birens” (3), latinizzato in seguito come “Florens/Florentia”, che avebbe il significato di “tra le acque”, essendo il primo nucleo abitato, situato alla confluenza del fiume Arno con i torrenti Mugnone ed Affrico. Dopo la guerra di Silla e Mario, l’etrusca Visul divenne romana, toccando la stessa sorte anche a Florentia, che divenne un castrum per veterani romani, con mura dalla tipica pianta rettangolare e dotata di piazza centrale (foro), dove si incrociavano le vie principali ( cardo et decumanus). Successivamente, in età imperiale, al tempo di Adriano, Firenze fu collegata a Roma tramite la Via Cassia (4), e sotto Diocleziano diventò sede del “Corrector Italiae”(5), con la funzione di capitale dell’Etruria e dell’Umbria.

Il vero e proprio sviluppo di Firenze, nella forma in cui più o meno la conosciamo, comincia nel X secolo e soprattutto nel 1115, quando assunse la dignità di “Comune autonomo”. Nel XIII secolo visse le guerre intestine tra Ghibellini, sostenitori del Sacro Romano Impero e i Guelfi, che erano schierati dalla parte del papato. Questi ultimi ebbero la meglio, ma poi si divisero in Bianchi e Neri (lo stesso Dante Alighieri era schierato dalla parte dei Bianchi) (6). Nonostante la difficile politica interna, l’ascesa di Firenze continuò inarrestabile, fino a diventare una delle città più importanti d’Europa, introducendo nel 1252, una moneta propria, il fiorino (7). La definitiva sconfitta della sua acerrima nemica, la gloriosa Pisa, segnò il suo primato nell’Italia centrale, raggiungendo nel 1348, prima della terribile epidemia di peste nera, una popolazione di crca 80.000 unità, seconda soltanto a Venezia nel territorio della penisola italiana. Dopo un periodo di dominio della famiglia degli Albizi (8), a partire dal 1437 Firenze diventò la Signoria della famiglia dei Medici (9), che ne fecero la culla dell’Umanesimo e del Rinascimento. Dopo la conquista del territorio della Repubblica di Siena nel 1555 e l’elevazione di Cosimo a Granduca da parte di papa Pio V, Firenze si impose sull’intera Toscana, ad eccezione della repubblica di Lucca che rimase indipendente fino al diciottesimo secolo e del Ducato di Massa, indipendente fino al 1829, quando fu assorbito dal Ducato di Modena. La breve panoramica, che ci ha condotti dal periodo antico al Rinascimento, è servita solo per distinguere quali fossero le premesse storiche e culturali della società fiorentina, allo scopo di comprenderne meglio il periodo di massimo splendore.

La città di Firenze è un monumento a cielo aperto, con i suoi capolavori d’arte e le strade dove si respirano narrazioni misteriose, che ne accrescono il fascino.  Lo splendore dell’epoca umanista e rinascimentale non fu casuale, ma derivò da un’intensa attività culturale della città toscana e da una serie di eventi convergenti favorevoli. Di straordinaria importanza fu la fondazione dell’Accademia neoplatonica ad opera del filosofo Marsilio Ficino (10) nel 1462. In realtà, la denominazione “Accademia neoplatonica” (11) fu attribuita dagli studiosi dei secoli successivi, non essendo ancora chara, per i contemporanei, quale fosse la precisa forma del sodalizio. Il contesto culturale che favorì la nascita dell’Accademia, fu contraddistinto dal riemergere del platonismo in Italia, grazie anche all’istituzione di cattedre di lingua greca presso le principali Università e alla diaspora di numerosi intellettuali bizantini, dopo la caduta di Costantinopoli del 1453, che, per alcuni storici, costituisce la data da cui dovrebbe partire l’inizio dell’età moderna, per il grande clamore che suscitò all’epoca, a differenza della scoperta dell’America del 1492, le cui straordinarie conseguenze furono percepite soltanto in seguito e non dai contemporanei. Gli intellettuali bizantini furono arruolati come insegnanti in Italia, permettendo l’uso diretto dei testi di Platone. Durante il Medioevo questi scritti erano sconosciuti in Occidente e lo stesso Aristotele era stato tradotto in latino dalla versione araba di Averroè (12), proprio perchè non si aveva alcuna dimestichezza con la lingua greca. E’ accertato che Marsilio Ficino fosse una delle personalità più eminenti della Firenze medicea, attirando un cospicuo numero di artisti, affascinati dalla sua missione filosofica, come il Poliziano, Landino e Pico della Mirandola, sebbene questi ultimi avessero dei punti di vista alquanto diversi. Ficino perseguiva tre compiti principali, o almeno così interpretati dalla tradizione: rendere accessibili gli scritti di Platone e dei suoi seguaci, rielaborare un sistema filosofico in grado di rendere attuale il pensiero platonico, rendere il platonismo compatibile con la religione cristiana (quest’ultimo punto è controverso, o forse soltanto di facciata, per non incorrere nella temibile Inquisizione).

Per quanto riguarda i simboli della città, sicuramente il giglio è quello più emblematico di Firenze, fin dall’XI secolo (13). Come si è detto in precedenza, non può essere stato il fiore ad influenzare il nome della città, ma può essere avvenuto l’esatto contrario. Inoltre una versione popolare e, “politicamente corretta”, perchè cristiana, vuole che il giglio sia diventato simbolo della città, perchè molto diffuso nell’area fiorentina ed utilizzato originariamente nelle celebrazioni del culto mariano. In realtà, il giglio nasconde una simbologia molto più profonda e cosmica. Esso è da sempre un simbolo di fecondità, simile alla rosa ed associato a moltissime divinità femminili. La mitologia greca racconta che il giglio nacque da una goccia di latte caduta dal seno di Giunone. Così in alcuni libri dell’Antico Testamento, come il Cantico dei Cantici ed il Siracide, il giglio è associato alla fertilità e alla saggezza. In molte raffigurazioni dell’antica Mesopotamia e dell’antico Egitto, ritroviamo l’immagine del giglio stilizzato, come simbolo di sapienza, di purezza e di regalità. La stessa dea Iside era associata al fiore di loto, non tanto diverso dal giglio, sacro per gli antichi Egizi. Il giglio stilizzato, inoltre, è uno dei più antichi stemmi araldici, adottato, secondo la tradizione già dai Merovingi nel V secolo, il famoso “fleur de lys”. (14) Nei secoli successivi è diventato un importante emblema templare e massonico, la cui vasta letteratura richiederebbe una trattazione a parte. Un singolare mistero è costituito dal simbolo araldico della famiglia dei Medici, cioè il famoso scudo con le palle rosse, denominate “bisanti”, di cui la città di Firenze è disseminata, ma le cui rappresentazioni contengono sempre un numero variabile di palle. All’inizio, il numero di esse nello stemma era di undici, Giovanni di Bicci lo portò a nove; il figlio Cosimo, detto il vecchio e onorato come Pater Patriae, lo ridusse ad otto, e suo figlio Piero il Gottoso le portò a sette. Lo stemma di Piero prevedeva che quella centrale fosse di colore azzurro con dentro disegnati i tre gigli dorati dei reali di Francia, a seguito del privilegio concesso da Luigi XI nel 1465. La versione finale si ebbe con Lorenzo il Magnifico, il cui emblema raffigurava soltanto sei sfere, con alla sommità quella con le insegne dei re di Francia (15). Le teorie sui motivi della presenza delle sfere nello stemma dei Medici sono varie, di origine incerta e legate soprattutto a tradizioni popolari. La prima lega il simbolo all’originario mestiere della famiglia, quella appunto di “medici”, per cui la piccola sfera rappresenterebbe una pillola, in memoria della professione esercitata anticamente. Un’altra suggestiva leggenda, diffusa per nobilitare le origini della famiglia, collega le piccole sfere al mitologico semi-dio Perseo: le palle sarebbero i pomi raccolti da Perseo negli orti delle Esperidi. E’ molto più verosimile la teoria, secondo la quale le sfere sarebbero il simbolo delle monete, per sottolineare la fortunata attività di banchieri della famiglia dei Medici. Non si conoscono, tuttavia, i motivi che portarono ad una progressiva riduzione delle sfere da 11 a 6. Quasi burlesca era la denominzaione che veniva data ai sostenitori dei Medici, chiamati “Palleschi”, in contrapposizione ai seguaci della teocrazia professata da Girolamo Savonarola, chiamati “Piagnoni” (16).

Firenze accoglie una numerosa quantità di misteri e di luoghi, dove l’alchimia e l’ermetismo si mescolano in un originalissimo intreccio. Mi piace cominciare questa breve rassegna dallo studiolo alchemico di Francesco I dè Medici (17), situato al primo piano lato nord di Palazzo Vecchio, tuttora aperto al pubblico. Lo studio alchemico è decorato da pitture e statue allegoriche che rappresentano alcuni concetti filosofali alchemici. Si tratta di un piccolo ambiente, comunicante con il Salone dei Cinquecento e con gli appartamenti privati, concepito per conservare la collezione di Francesco I e per consentire al Granduca di uscire di nascosto dal palazzo mediante la “scala delle chiocciole”. Dalla corrispondenza tra il Vasari e il Borghini, apprendiamo che lo studiolo era stato concepito come tentativo di connubio tra arte e natura, come un forziere chiuso, illuminato artificialmente. La volta, suddivisa in nove parti grandi e sei piccole di forma rettangolare, raffigura la Madre Natura che offre un cristallo a Prometeo. Ai lati, una per parete, sono raffigurate le allegorie dei quattro elementi: terra, acqua, fuoco e aria. L’elemento temporale è descritto con la raffigurazione delle quattro stagioni che, nelle lunette, accompagnano i tondi con i ritratti dei genitori di Francesco, Eleonora e Cosimo, incorniciati dai dodici segni zodiacali. Tralasciando gli innumerevoli riferimenti artistici, mi preme sottolineare soprattutto l’alta valenza alchemica degli elementi esposti. Gran parte del materiale presente nello studiolo fu trasferito nella cosiddetta “Tribuna”, che costituisce un meraviglioso forziere luminoso che si apre sul corridoio orientale degli Uffizi. La forma è a pianta ottagonale ed è coperta da una cupola incrostata di gusci d’ostriche lucenti, di madreperle e costoloni dorati, ispirata al racconto che Vitruvio lascia nel “De Architectura” a proposito della Torre dei Venti ad Atene (18).

Spostiamoci ora ai Giardini di Boboli, nati come parco granducale del Palazzo Pitti, un altro luogo ricco di misteriosi simboli. I Giardini rappresentano un vero e proprio sogno alchemico, con i suoi significati dal linguaggio eloquente e silenzioso nel contempo. E’ molto ricco di statue, grotte, scenografie ed arcani davvero inimitabili. Di straordinaria importanza è l’obelisco egizio attribuito al regno di Ramses II del XIII sec. a.C. (19), l’unico obelisco presente in tutta la Toscana, un simbolo solare e fallico, correlato all’elemento maschile e massonico. L’obelisco fu portato da Eliopoli a Roma, all’epoca di Domiziano, ed eretto nel tempio di Iside al Campo Marzio. Alla fine del sedicesimo secolo fu dissotterrato e per alcuni anni fu collocato nel giardino di Villa Medici a Roma. Venne poi trasportato a Firenze nel 1788, per volontà del Granduca Pietro Leopoldo. Non è casuale, poi, la presenza di tante fontane, vasche e laghetti artificiali, un accorato inno all’importanza dell’acqua che per Talete era il principio di tutte le cose e che nella simbologia ermetica riveste un ruolo fondamentale. L’acqua, infatti, è capace di racchiudere le emozioni più profonde, che sono capaci di emergere in superficie o di perdersi negli abissi.

E passiamo alla meravigliosa Piazza Duomo, dove è possibile ammirare uno dei monumenti simboli di Firenze, il campanile di Giotto, alto 85 metri che separano la terra dal cielo. Esso fu concepito come un percorso simbolico, mediante cui l’uomo può salire verso Dio. Il campanile fu progettato da Giotto tra il 1334 e il 1337 e meditato come una vera e propria scala sapienziale, i cui gradini sono costituiti dalle formelle realizzate da Andrea Pisano (20). E’ un percorso che indica come l’uomo possa risalire la scala della sapienza mediante il lavoro, le arti manuali, la pratica delle virtù e delle attvità intellettuali, per poter giungere alla Dimora di Dio e godere della sua visione. L’ultimo gradino, rappresentato dalle statue delle Sibille e dei profeti, indica l’Eternità, dove il tempo cessa di esistere, consentendo ai mistici di avere visioni sia del passato che del futuro. Emblematiche sono le losanghe con i sette pianeti poste sul lato ovest, che sono veri e propri simboli alchemici. Le sfere planetarie, infatti, stanno ad indicare i diversi gradi con cui l’anima può liberarsi dalla prigione materiale delle passioni, per poter elevarsi verso la conoscenza e la natura divina.

Il Duomo, ovvero la cattedrale metropolitana di Santa Maria del Fiore, è il simbolo della città ed una delle chiese più famose del mondo. Quando fu completata nel quindicesimo secolo, essa era la cattedrale più grande del globo, mentre oggi è la terza di Europa dopo San Pietro a Roma e San Paolo a Londra. Il Duomo sorge sulla misteriosa chiesa di Santa Reparata, in un punto esoterico della città, che aveva ospitato luoghi di culto fin dall’epoca romana. La sua costruzione iniziò nel 1296 e, dal punto di vista strutturale, terminò soltanto nel 1436. I lavori furono affidati ad architetti geniali del tempo: dapprima ad Arnolfo di Cambio, poi nell’ordine a Giotto, Francesco Talenti e Giovanni di Lapo Ghini, mentre al completamento ci pensò il Brunelleschi, progettando la stupenda ed avveniristica cupola. All’interno spicca la più grande superficie mai decorata ad affresco, opera di Giorgio Vasari e di Federico Zuccari. La facciata, invece, in marmi policromi, è abbastanza recente, in quanto elaborata nel 1887 da Emilio de Fabris, rappresentando un ottimo esempio di stile neogotico. Ciò che colpisce maggiormente, sotto il profilo ermetico e simbolico, è la presenza di uno strumento astronomico per lo studio del sole, presso la cupola del Brunelleschi (21). Si tratta di un foro gnonomico posto ad un’altezza di 90 metri, che proietta i raggi del sole su una superficie in ombra, cioè il pavimento della cattedrale. L’aspetto più interessante è che, studiando il rapporto tra altezza e diametro del foro, si ottiene una vera e propria immagine solare stenopeica, capace di mostrare anche le macchie solari e l’avanzare di eclissi in corso, o addirittura il raro passaggio di Venere tra il sole e la terra. E ancora più nel dettaglio, lo gnomone permetteva già di stabilire il momento esatto del solstizio. Attualmente tali osservazioni hanno solo carattere storico e celebrativo: ogni anno il 21 giugno alle 12.00 ora solare (13.00 con l’ora legale) si procede ad un’osservazione rievocativa del fenomeno (22). Un’altra importante particolarità esoterica del duomo di Firenze, è la presenza del Ba Gua (23), figura ottagonale utilizzata in origine dai Cinesi per studiare il terreno, alla ricerca di onde nocive, chiamate “onde del drago”, nonché per diagnosticare malattie. Secondo credenze antiche, si tratterebbe di un emettitore-ricettore molto potente, in grado di irradiare tutte le proprietà dell’universo, dall’infra nero al verde negativo. La decorazione del Ba Gua, all’interno del Duomo di Firenze, è attribuita a Baccio d’Agnolo e completata da suo figlio Giuliano, all’inizio del Cinquecento. Se si fotografa dall’alto questa singolare figura ottagonale, si nota l’evidente potere di antenna ricevente della stessa, come se convogliasse al centro del Pa Gua, l’energia cosmica proveniente dall’alto, utilizzando una tecnica comune a molte cattedrali gotiche, soprattutto francesi, con l’intento di collegare l’uomo all’universo.

Quando si visitano gli Uffizi (24), uno dei Musei più famosi del mondo, nelle sale che conducono da Michelangelo a Tiziano, spesso non si pensa che in queste sale si praticavano le arti alchemiche, attraverso lo studio dei fenomeni naturali con l’invenzione di prodigiosi ed avveniristici farmaci. Nel Seicento l’officina degli Uffizi era molto famosa per la sua produzione farmaceutica, che si protrasse fino alla metà del diciottesimo secolo. A quel tempo veniva adoperata, oltre ai grandi strumenti per la distillazione, un’importante collezione di rarità di origine animale e vegetale, che faceva sembrare gli spazi dell’officina come luoghi incantati. Vi si trovava, ad esempio, anche uno spazio dedicato ai pesci, ai fossili e alle conchiglie e qui, secondo la leggenda, si eseguivano esperimenti anche su mummie egiziane (25). Fino alla metà del Settecento, la Galleria degli Uffizi non aveva l’aspetto odierno di “museo del passato”, ma si presentava come un “museo dei musei”, un vero e proprio teatro vivente, in cui si esaltavano le discipline artistiche, tecniche e scientifiche, che non apparivano mai slegate fra loro, bensì unite da un comune senso filosofico e logico. Al di là dei procedimenti prettamente tecnici, l’alchimista doveva indagare sui recessi più segreti della natura, cercando la purificazione della materia, per compiere un itinerario di ascesa ed affinamento spirituale.

E’ impossibile citare tutti i luoghi simbolici di Firenze, lo scrivente è consapevole di aver operato una scelta sicuramente molto parziale. Non si può, tuttavia, non menzionare Ponte Vecchio, diventato famoso come sede di tanti maestri orafi dalla straordinaria bravura, dove un tempo sorgevano banchi dedicati alla selezione della carne, del pesce e della verdura. A fine giornata, gli scarti finivano nell’Arno, che non emanava sempre un buon odore. Ancora oggi sono visibili i fori costruiti per gettare in mare i rifiuti con maggiore facilità, fino a quando, nel 1565, Cosimo dè Medici, non ordinò lo sgombero del mercato per dare spazio ai gioiellieri. Ed un articolo a parte meriterebbe l’affascinante basilica di Santa Croce (26), famosa per la presenza delle tombe di personaggi illustri, tra cui il cenotafio dedicato a Dante, ma che colpisce soprattutto per la presenza della stella di David, inserita nel timpano della facciata. In particolare, si tratta di un esagramma stellato, formato dall’intreccio di due triangoli equilateri, detta anche “sigillo di Salomone”, che, oltre a rappresentare la civiltà e la religiosità ebraica, è divenuto un simbolo ricco di significati nell’ambito della cabala e dell’occultismo. Non si tratta, tuttavia, dell’unica stella ebraica celebre presente a Firenze, si ricordi, a tale proposito, quella posta sopra il magnifico tabernacolo della chiesa di Orsanmichele. Cercando di placare la ricerca di significati reconditi, l’opera di Santa Croce ha specificato che, all’interno della stella di David, si può notare il monogramma di Cristo, cioè una combinazione di lettere greche che formano l’abbreviazione del nome di Gesù.

Quando dalla splendida basilica di Santa Maria Novella, ti dirigi verso il centro, per compiere il percorso più famoso che comprende Piazza del Duomo, Via dei Calzaiuoli, Piazza della Signoria, Uffizi, Ponte Vecchio e, attraversando l’Arno, raggiungi Palazzo Pitti con i giardini di Boboli, Firenze ti dà l’illusione di concedersi completamente. In realtà sei distratto dalla fiumana disordinata di turisti e non ti accorgi di angoli di incomparabile bellezza, oppure non valuti di visitare altri luoghi. Sono stato tante volte a Firenze, già dall’infanzia con i miei genitori, appassionati d’arte, ma non ero mai stato nel parco del Museo Stibbert (27). Di recente, su segnalazione di un amico, ho avuto il piacere di visitare questo luogo incantato che meriterebbe di essere conosciuto di più. Il giardino ottocentesco che completa la villa Stibbert, sede di uno dei musei fiorentini più straordinari per la ricchezza e la quantità degli oggetti collezionati, rappresenta la Firenze più allegorica e misteriosa. Il parco fu commissionato da Frederick Stibbert a Giuseppe Poggi, entrambi massoni, che creò una serie di percorsi allegorici, arricchiti da elementi decorativi, che portano, come in un vero e proprio tragitto iniziatico, ad un “tempietto egiziano”. Esso è collocato sul laghetto più grande, mentre gli accessi, sia via terra che via acqua, sono protetti da piccole statue di sfingi o di divinità zoomorfe. Davanti ai miei occhi si compose, in quel momento, un eccezionale intreccio di simbologie: la sacralità del tempio egizio ed il misticismo dell’isola in mezzo al lago, che mi fece venire in mente Avalon (28). Il percorso verso il tempio e verso l’isola richiamava in me l’idea della necessità di raggiungere se stessi, nella propria integrità fisica ed intellettiva, in una completa armonia interiore. In quel momento l’immagine di Firenze oltrepassò lo splendore artistico dell’Umanesimo e del Rinascimento, svelando la propria missione universale e senza tempo di faro culturale ed iniziatico rivolto a tutte le generazioni.

Note:

1 – Cfr., Robert Davidsohn, Storia di Firenze, Vol. 1, SBS Sansoni Editore, Firenze 1978.
2 – Fiesole è attualmente un Comune, inserito nell’area amministrativa metropolitana di Firenze. Nel V e enl IV sec., risulta come una delle principali città etrusche con il nome di Vipsul o Visul.
3 – Cfr., Luca Tognaccini, La grande storia di Firenze dalle origini ad oggi, Self publishing, 2017.
4 – La via Cassia fu un’importante via di collegamento romana tra Roma e Firenze, poi estesa fino all’Aurelia, passando per Pistoia e Lucca. 5 5 – Le origini risalgono al periodo etrusco.
6 – Nel III sec. d.C. risultò necessario preporre all’amministrazione delle regiones italiche un funzionario imperiale con il nome di Corrector. Dapprima le sue competenze erano solo di competenza finanziaria, poi furono estese a tutti gli altri campi gestionali.
7 – Cfr., John M. Najemy, Storia di Firenze, ed. Einaudi, Torino 2014.
8 – Il fiorino fiorentino era una moneta d’oro di circa 3,5 grammi a 24 carati coniata per la prima volta a Firenze nel 1252. Il nome deriva dal giglio, simbolo di Firenze e rappresentato sulla moneta. Nel XIII secolo e fino a tutto il Rinascimento, il fiorino fiorentino rappresentò la moneta di scambio preferita in Europa, per la grande importanza bancaria della città toscana.
9 – Gli Albizi o Albizzi, come antico casato fiorentino, deriverebbero in realtà da un capostipite tedesco, un tale Raimondino, venuto in Toscana alla fine del XII secolo.
10 – E’ inutile sottolineare come la famiglia dei Medici sia stata importante nello scenario politico e sociale dell’Italia dell’Umanesimo e del Rinascimento. Le origini sembra che risalgano ad un certo Medico di Potrone, nato intorno al 1046, nel contado del Mugello. I suoi discendenti iniziarono a guadagnare con le manifatture laniere.
11 – Marsilio Ficino (1433-1499), grande filosofo neoplatonico, umanista ed astrologo.
12 – Per tradizione, comunque, si ritiene che l’Accademia neoplatonica sia stata istituita da Marsilio Ficino, per incarico di Cosimo dè Medici, nella villa Le Fontanelle e poi collocata nella più nota Villa di Careggi.
13 – Averroè (1126-1198), filosofo arabo. Dal punto di vista storico fu molto importante, per i suoi commenti alle opere di Arostotele, che in Occidente erano state quasi del tutto dimenticate. Infatti il recupero della tradizione aristotelica in Europa deriva dalla traduzione in latino delle opere del grande Stagirita.
14 – Cfr., M.M. Donato, D. Parenti, Dal giglio al David, Giunti Editore, Firenze 2013
15 – Cfr., Michel Pastoureau, Une Fleur pou la Roi, in Une histoire symbolique du Moyen Age, Paris 2004.
16 – Cfr., Giovanni Cherubini e Giovanni Fanelli, Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze, Giunti Editore, Firenze 1990.
17 – Cfr., Michele Basile Crispo, L’Ordine costantiniano di San Giorgio. Storia, stemmi e cavalieri, Ed. Ordine Costantiniano, Parma 2002.
Francesco I dè Medici (1541-1587) fu il secondo Granduca di Toscana dal 1574 fino alla morte, avvenuta in circostanze misteriose. Era un grande appassionato di scienza e di alchimia, sensibile alle opere dei più grandi esponenti dell’epoca.
18 – La Torre dei venti di Atene, chimata anche horologion, è una torre ottagonale in marmo, collocata nell’agorà romana di Atene. La struttura è alta 12 metri e ha un diametro di circa 8.
19 – Ramesse o Ramses II è stato un faraone egizio della XIX dinastia, che regnò dal 1279 al 1213 a.C.
20 – Cfr., Renzo Manetti, Le sette colonne della sapienza, ediz. Mauro Pagliai, Firenze 2014
21 – Cfr., Andreas Grote, L’Opera del Duomo di Firenze, ed. Olschki, Verona 2009.
22- Cfr., Fausto Barbagli, Astronomia e Fisica a Firenze,ed. Firenze University press, 2017.
23 – Si può dire che il simbolismo del Ba Gua si riscontra in vari campi della cultura millenaria cinese: dal Taoismo, alle tecniche Feng shui, alle arti marziali. “Ba” significa otto, mentre “Gua” signifca numero, quindi ha il significato di “otto numeri”. La rappresentazione grafica è un ottagono.
24 – Le Gallerie degli Uffizi non avrebbero bisogno di alcuna presentazione. In ogni caso, ricordo che si tratta di un vero e proprio complesso museale comprendente la Galleria delle Statue e delle pitture, il Corridoio Vasariano e le collezioni di Palazzo Pitti. Le tre gallerie unficate rappresentano uno dei più importanti musei del mondo.
25 – Cfr., Francesco M. Cataluccio, La memoria degli Uffizi, Ed. Sellerio, Palermo 2013.
26 – Cfr., Luca Giorgi, Santa Croce oltre le apparenze, Ed. Gli Ori, Firenze 2011
27 – Il Museo Stibbert si trova nell’omonima via collinare. La villa stessa è un importante esempio del complesso stile ottocentesco, in un tripudio di sale neogotiche e rinascimentali. La collezione degli oggetti esposti ammonta a circa 50.000 pezzi.
28 – Avalon, come da tradizione, è l’isola leggendaria legata al mitico personaggio di Re Artù, situata nella parte occidentale delle isole britanniche. Il nome avrebbe il significato originario di “isola delle mele”, con particolare riferimento alla fertilità di quella terra.

Luigi Angelino

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Categorie: Arte, Filosofia Ermetica, Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 7 novembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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