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Una Ahnenerbe casalinga, ottantesima parte – Fabio Calabrese

Una Ahnenerbe casalinga, ottantesima parte – Fabio Calabrese

A volte capita di avere dei momenti, se non di sconforto, perlomeno di dubbio e di esitazione, è umano. Ultimamente, mi era venuto da domandarmi se la prosecuzione di questa rubrica avesse un senso. Come avrete senz’altro notato, la maggior parte del lavoro da me fatto negli ultimi tempi ha riguardato l’aggiornamento sull’attività dei gruppi FB. Non che questo non sia importante, la ricerca delle origini è, potremmo dire, un costituente fondamentale della nostra identità, il non concepire la persona, ciò che noi siamo, come individuo atomizzato, ma come momento di una continuità che affonda le sue radici nella notte dei tempi, e siamo tenuti a cercare di far proseguire dopo di noi.

Il rischio però qual’è? Lo avete visto dalle analisi che ho fatto del materiale presente in questi gruppi: molti ripescaggi di testi pubblicati quando ancora la political correctness non obbligava a negare l’esistenza delle razze umane, riferimenti ai classici “di Area” come Evola, Tilak e via dicendo, nonché intuizioni e osservazioni di natura personale. Insomma, il mio timore era che fosse rimasto ben poco da dire in concreto, sebbene questi gruppi rimangano, fortunatamente, molto attivi, ma riciclando un po’ sempre gli stessi argomenti.

Mi è successo altre volte, ma quando mi capita di passare dei momenti di scoramento, dopo un po’ arriva una “botta” di novità che riaprono i giochi, al punto di far pensare che davvero ci sia qualche entità che vuole che io continui il mio  lavoro per  “Ereticamente” e che quando ho voglia di mollare o accuso un senso di stanchezza, è lì a fornirmi gli stimoli giusti per andare avanti.

In grande e rapida sintesi, fra le scoperte che hanno contrassegnato questo periodo, possiamo citare il ritrovamento in Cina di resti fossili umani la cui antichità è del tutto incompatibile con la “teoria” Out of  africana”, dello scheletro di una fanciulla siberiana che attesterebbe un inedito incrocio fra neanderthaliani e denisoviani, e soprattutto delle tracce di un misterioso ponte tra India e Shri Lanka (Ceylon) la cui antichità imporrebbe di rivedere del tutto la storia umana. Per non parlare delle polemiche che hanno accompagnato la scomparsa del celebre genetista Cavalli-Sforza. E’ vero o no che i risultati delle sue ricerche escludono l’esistenza delle razze umane? Ma vediamo tutto con ordine.

Riprendiamo allora da dove ci siamo fermati la volta scorsa, cioè il periodo di ferragosto, notando una volta di più che il periodo vacanziero e il clima torrido di quei giorni non hanno minimamente rallentato l’attività dei gruppi.

Partiamo anzi da qualcosa leggermente più indietro con un paio di notizie che mi erano sfuggite (non voletemene, internet è un mare magnum); il 31 luglio sul sito Nibiru 2012 è apparso un articolo su alcune misteriose piramidi che si trovano nella penisola di Kola che, politicamente russa, costituisce l’estrema propaggine nord-orientale della Scandinavia. Secondo il ricercatore russo Aleksander Barchenko, esse risalirebbero a circa novemila anni fa, sarebbero dunque   più antiche di quelle egizie e costituirebbero la testimonianza dell’esistenza di una remota civiltà iperborea. Sempre da questo articolo, apprendiamo che Barchenko è morto nel 1938, non si tratta quindi di una scoperta recente. E’ una cosa che abbiamo visto molte volte la tendenza dell’archeologia e della scienza ufficiali, collegate al sistema mediatico, a occultare tutte le informazioni che contrastano con la visione del mondo che ci si vuole a tutti i costi imporre.

Il 15 agosto sul blog di Daniele Di Luciano, l’autore del libro Le origini dell’uomo ibrido, è comparso un articolo che fa riferimento a un pezzo del “Corriere della sera” del 29 luglio firmato dallo scienziato Claudio Tuniz che a sua volta riprende una comunicazione della rivista scientifica “Journal of Human Evolution”. Dal riesame della dentatura di una collezione di fossili umani di origine cinese provenienti dal famoso sito di Zhoukoudian risalenti a 900.000 anni fa, è risultato che essi non sono di homo erectus come si era sempre creduto, ma di ibridi erectus-sapiens, abbiamo dunque la prova che homo sapiens era presente in Eurasia molto prima di quanto previsto dall’Out of Africa, ed è semmai la sua presunta origine africana a essere sempre meno credibile.

Il 18 agosto, Michele Ruzzai ci segnala che il gruppo MANvantara ha raggiunto i 1500 membri. Congratulazioni, Michele, e andiamo avanti così.

Il 22 agosto Solimano Mutti ha riportato una citazione di Aleksander Dugin che tratta proprio delle nostre tematiche, ve la riporto integralmente:

“Gli strati più antichi e originali della tradizione affermano il primato del nord sul sud. Il simbolo del nord è collegato ad una fonte, ad un paradiso nordico originale, da cui proviene tutta la civiltà umana. Gli antichi greci parlavano di Hyperborée, l’isola nordica con la sua capitale Thule. Questo paese era considerato la patria del Dio luminoso Apollo. E in molte altre tradizioni è possibile rilevare tracce antiche, spesso dimenticate e diventate frammentarie, di un simbolismo nordico”.

Sempre il 22 agosto, un articolo de “Le scienze” che fa riferimento a una ricerca genetica apparsa su “Nature”, ci racconta del ritrovamento dei resti di una ragazzina siberiana tredicenne risalenti a 90.000 anni fa che si è rivelata essere di padre denisoviano e madre neanderthaliana; il padre, a sua volta, non era un denisoviano “puro” ma aveva una lontana ascendenza neanderthal. I ripetuti incroci di cui siamo a conoscenza, lo scambio di materiale genetico, l’esistenza di ibridi fertili, io penso, a questo punto dimostrino in tutta chiarezza che Cro Magnon, Neanderthal e Denisova non erano tre specie diverse, ma tre varietà della stessa specie, la nostra, che ha cominciato a popolare l’Eurasia molto, molto prima della sua presunta uscita dall’Africa raccontataci dalla “scienza” ufficiale.

Il 24 Michele Ruzzai ha postato su MANvantara il link a un articolo di phis.org che ci parla del ritrovamento nella regione siberiana della Yakuzia, della carcassa di un puledro perfettamente conservata nel permafrost, risalente a un’età fra i 30 e i 40.000 anni fa.  Un altro indizio del fatto che decine di migliaia di anni fa le regioni artiche avessero un clima del tutto diverso da quello attuale, e ben più propizio all’insediamento umano.

Il 26 agosto un post di Michele Ruzzai tratta di un fenomeno estremamente sgradevole, quello che è stato chiamato il blackwashing, letteralmente la “tintura di nero” della storia e della cultura europee da parte di Hollywood che ha affidato ad attori di colore i ruoli di (vi riporto l’elenco di Michele, peraltro lontano dall’essere completo): Giovanna d’Arco, Atena, Patroclo, Enea, Achille, una Valchiria, Zeus, Lancillotto, Heimdall.

E’ chiaro cosa c’è dietro tutto questo, il tentativo di persuaderci, soprattutto di persuadere i più giovani le cui conoscenze storiche sono alquanto scarse,  che le società multirazziali siano qualcosa di normale, sempre esistito e non un’aberrazione moderna foriera di decadenza. Bisogna essere chiari su questo: l’Europa e la sua cultura sono sempre state bianche, e il contributo dato dai neri alla civiltà umana si può esattamente quantificare con un numero che, guarda caso, fa rima con “nero”.

Il 28 agosto MANvantara ha pubblicato un altro link a un articolo sulla bambina siberiana dai genitori denisoviano e neanderthaliana di 90.000 anni fa, questa volta di “The Siberian Times”, apprendiamo che i ricercatori l’hanno soprannominacta Denny.

Sempre il 28, Cristina Gatti ha postato un link a un articolo di phis.org che parla dell’estinzione dell’uomo di neanderthal. Secondo il ricercatore romeno Vasile Ersek, la sua scomparsa sarebbe dovuta a due ondate di freddo intenso che colpirono l’Europa 44.000 e 40.000 anni fa. Bizzarro, è il minimo che si può dire, poiché l’uomo di neanderthal sembra invece essere stato ben adattato al freddo. Il sospetto che viene, è che si cerchi di sminuire el’importanza della concorrenza fra gruppi umani come causa di estinzione delle popolazioni, come abbiamo visto altre volte si interpreta il passato in un certo modo per darci un messaggio taroccato sul presente, in questo caso per evitare che ci preocupiamo troppo degli invasori che oggi scorrazzano per l’Europa e qualcuno cerca di venderci come “risorse”.

Abbiamo poi, ma si tratta di un ripescaggio di un articolo dell’anno scorso (27 maggio 2017) che è una recensione di Michele Ruzzai del libro Gentes di Claudio Mutti (EFFEPI 2010). Tra le cose più interessanti di questo testo,Michele ricorda che Mutti menziona la spedizione del 1997 di Valerij Diomin nella penisola di Kola e la scoperta di reperti risalenti a 20.000 anni fa: in quell’occasione la stampa russa parlò apertamente di Iperborea come della culla di tutti i popoli indoeuropei.

Il 31 agosto, sempre su MANVantara, Jason Pickis ha postato un link a un articolo apparso sul sito “Ancient Goths” in data 28 aprile 2012. Vi si parla degli indo-sciti, popolazione dell’Asia centrale, che sarebbe poi migrata verso l’Europa dando origine agli Sciti e forse agli Unni, i suoi discendenti più diretti sarebbero i  Circassi. Si trattava di una popolazione prettamente europide caratterizzata da carnagione chiara, capelli biondi, alta statura. Di essi abbiamo la mummia di una giovane donna, nota come principessa Ukok o la fanciulla dei ghiacci. La donna era alta 1,70, altezza considerevole per un soggetto femminile di epoca preistorica. L’articolo parla anche delle mummie europidi del Takla Makan, di cui mi sono occupato più volte su queste pagine. Queste ultime però appartenevano al popolo dei Tocari, frutto di una colonizzazione diversa e posteriore, probabilmente derivante da una migrazione dall’Europa (ricordiamo che il tocario è una lingua “centum”, indoeuropea occidentale). A ogni modo certamente c’è un’antica storia dell’Asia che conosciamo assai poco, di cui abbiamo solo frammenti sparsi, tuttavia possiamo dire che in essa le popolazioni caucasiche hanno certamente giocato un ruolo molto maggiore di quanto solitamente non si pensi.

Il 1 settembre abbiamo avuto la notizia della scomparsa di quello che è stato forse il più famoso genetista italiano, Luigi Luca Cavalli-Sforza che si è spento all’eta di 96 anni. Il giudizio sulla sua figura resta molto difficile, perché, se da un lato le sue ricerche hanno fornito moltissimo materiale utile alle nostre analisi, è anche vero che dall’altro esse sono state sempre inquadrate in una gabbia di “correttezza politica”, cioè di conformità ai dogmi del sistema dominante.

Come era prevedibile, i media di regime si sono scatenati nell’adulazione postuma sostenendo che tra l’altro Cavalli-Sforza avrebbe “dimostrato l’inesistenza delle razze umane”, cosa che non pare abbia mai in realtà esplicitamente sostenuto. Strano, vero? Si può asserire che l’esistenza di qualcosa non è provata, ma non se ne può dimostrare l’inesistenza: dallo yeti al mostro di Loch Ness, dai fantasmi agli UFO, ma le razze umane presenterebbero questa bizzarra eccezione alla logica. E d’altra parte, se non esistono, come mai si vedono? Se mettiamo l’uno accanto all’altro un angolano, un coreano,uno svedese, e chiediamo quale è il nero, quale il bianco, quale il mongolico, anche un bambino può dare la risposta. Forse non vi stupirà sapere che anche questo paragone non è mio, me l’ha suggerito nel corso di una conversazione Michele Ruzzai.

Di Cavalli-Sforza, comunque, mi piace ricordare una frase che gli “scappò”, una verità detta quasi involontariamente, nell’intervista rilasciata per il suo novantesimo compleanno:

“Etnia e razza sono praticamente la stessa cosa”.

Ma come? Verrebbe da dire, gli antropologi culturali eredi di Claude Levi Strauss (non quello dei jeans), si sforzano da decenni di persuaderci che l’etnia non ha nulla a che fare con la razza, che è un costrutto culturale, che l’essere umano è in tutto il prodotto dell’ambiente e dell’apprendimento, e che la genetica non ha nessuna importanza, e questo qui, distrattamente, quasi senza nemmeno accorgersene, sfascia tutto, come un colpo di scopa che spazza via decenni di ragnatele.

Il 3 settembre MANvantara ha riporato un articolo apparso il 13 agosto sulla pubblicazione australiana news.com.au, che ci parla di Una strana svolta nell’evoluzione umana, L’autrice è Jamie Seidel. Ricercato australiani della New Australian National University hanno condotto una campagna di scavi in un sito di homo erectus in Arabia saudita facendo delle scoperte sorprendenti. Ciò che ha portato all’estinzione questa antica specie umana sembra essere stata la pigrizia. Nelle vicinanze c’è uno sperone roccioso che avrebbe potuto fornire utensili litici di ottima qualità, ma che gli erectus non hanno mai utlizzato, preferendo pietre più scadenti per risparmiare strada. Ancora, quando la regione si andava desertificando, hanno preferito rimanervi fin quando le condizioni di vita sono diventate impossibili, piuttosto che migrare altrove. Poiché noi oggi sappiamo che i neri subsahariani conservano una traccia genetica dell’homo erectus pari fino all’8% del loro DNA, se ne potrebbero fare delle deduzioni molto, MOLTO politicamente scorrette.

Sempre MANvantara il 4 settembre ci riporta la notizia più sorprendente di questo periodo con un link a un articolo di “The Hindustan Times”. Fonti NASA avrebbero rivelato che le foto satellitari avrebbero rivelato la presenza dei resti sommersi di un antico ponte che sembra proprio opera dell’uomo, che risalirebbe a ben 1.750.000 anni fa, nello stretto fra India e Shri Lanka (Ceylon).

Vi è chiaro cosa significa questo? 1.750.000 anni è all’incirca la stessa età del più antico fossile africano identificato come homo (cosa per altro non accettata da tutti i ricercatori), il famoso cranio KNM-ER (Kenya National Museum-East Rudolph) 1470. Se questa scoperta sarà confermata, allora la storia remota della nostra specie sarà tutta da riscrivere, e la posizione dell’Africa risulterà probabilmente marginale rispetto all’Eurasia.

Non finisce qui, e questo mese scarso che ci separa da ferragosto sembra accumulare novità una più sorprendente dell’altra. Il 5 settembre Alessio Longhetti ha postato un link a un articolo di “Ancient Origins” dove si parla della cultura di Varna, in Bulgaria, antica di 7.000 anni e del ritrovamento di una tomba regale con un corredo funebre ricco di oro e monili, una cultura che sembra avesse ben poco da invidiare alle culture mediorientali coeve e posteriori. L’uomo inumato, presumibilmente un sovrano, aveva lineamenti prettamente europidi ed era molto alto per l’epoca: 1,80. Noi, naturalmente, abbiamo imparato a non stupirci del fatto che quando si parla di epoche preistoriche e protostoriche, l’Europa sia la grande misconosciuta e sottovalutata.

Siamo, lo si vede, in un orizzonte temporale del tutto diverso da quello delle centinaia o delle decine di migliaia di anni, tuttavia possiamo dire che un sapiens che calpestava il suolo eurasiatico centinaia di migliaia di anni fa, come suggeriscono i denti di Zhoukoudian e forse il misterioso ponte cingalese, e civiltà evolute presenti sul nostro continente in età neolitica e calcolitica, ci rimandano lo stesso messaggio: ci è stata raccontata, ci si racconta una storia falsa in cui il ruolo dei nostri avi è stato ingiustamente minimizzato.

Sta a noi riscoprire e tenere vivo l’orgoglio delle nostre radici.

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra la copertina del libro Gentes di Claudio Mutti, al centro, il genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza recentemente scomparso, a destra, una foto satellitare della NASA che mostrerebbe i resti sommersi del ponte fra India e Ceylon risalente a 1.750.000 anni fa.

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Categorie: Ahnenerbe

Pubblicato da Fabio Calabrese il 17 settembre 2018

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Vedete? Anche l’informazione ufficiale sta arrivando alla conclusione dell’esistenza di una civiltà atlanto mediterranea globale prima del 9600 a.c che aveva una tecnologia molto sviluppata:

    Bosnia, scoperti “Campi di Torsione Tesla” sulla Piramide del Sole a Visoko
    https://www.segnidalcielo.it/bosnia-scoperti-campi-di-torsione-tesla-sulla-piramide-del-sole-a-visoko/

    La piramide di Cheope può focalizzare l’energia elettromagnetica verso il suo interno (pubblicata addirittura sull’ANSA!)

    continua su: https://scienze.fanpage.it/la-piramide-di-cheope-puo-focalizzare-lenergia-elettromagnetica-verso-il-suo-interno/
    http://scienze.fanpage.it/

    I misteri di Minorca: megaliti, mura ciclopiche e sofisticati congegni in pietra
    http://www.acam.it/i-misteri-minorca-megaliti-mura-ciclopiche-sofisticati-congegni-pietra/

    Ur-Hyperborea e At-al-land.
    http://inglinga.blogspot.com/2016/10/ur-hyperborea-and-at-al-land.html

    Etruschi: l’ombra dei Rasna : Parlavano sanscrito
    http://www.acam.it/etruschi-lombra-dei-rasna/

  2. Vedete stanno venendo alla luce le prove dell’esistenza del Cerchio di evoluzione del polo Atlantideo , come lo chiamava gaston Georgel in 4 età dell’umanità o almeno così credo.Vorrei sentire il parere di Ruzzai o altri lettori.

    ETRUSCHI: DAL SEME DI ATLANTIDE A ROMA CAPUT MUNDI?
    https://pdmdesk.blogspot.com/2012/12/etruschi-dal-seme-di-atlantide-roma.html
    …o un semplice re-incontro della stessa Tradizione?

    Sito del woodhenge di Goseck, Germania. E’ evidente la sua somiglianza con la pianta della capitale di Atlantide ricostruibile dal racconto di Platone

    https://digilander.libero.it/mgcorsini/atlantide.htm

    https://de.scribd.com/document/388593008/La-Guerra-Fra-Rama-Ed-Atlantide-Childress-e-Altri-Le-Macchine-Volanti-Delle-Civilta-Perdute-Profondo-Rosso-Ed

    LA GUERRA DI RAMA
    Inoltre anche se vi sembrerà bizzarro prego di leggere questo PDF che potete scaricare e diffondere liberamente : La guerra tra Rama ed Atlantide
    https://de.scribd.com/document/388593008/La-Guerra-Fra-Rama-Ed-Atlantide-Childress-e-Altri-Le-Macchine-Volanti-Delle-Civilta-Perdute-Profondo-Rosso-Ed

    Vi si parla della “Guerra di Rama” in India e dello scontro leggendario, secondo testi sanscriti fra impero di Atlantide attaccante da Ovest e Impero di Rama ovvero Mu (Rutas in sanscrito ) che imperava in India e che sarebbe avvenuta nel nord ovest dell’India alla fine dell’età del Bronzo.
    Le domande che pongo sono : l’India è stata interessata sia da una colonizzazione occidentale (Atlantide) che da una colonizzazione Pacifica (Rutas o MU)?
    Quali furono i CONFINI in India di queste due civiltà che avevano animato il ciclo appena precedente il nostro (l’età dell’argento)?
    3-Prendendo come testo di riferimento gli aggiornati Atlantide di Pinotti e Mondo Aurorale di Lorenzoni
    https://www.scribd.com/document/266847385/Mondo-Aurorale-La-Thule-e-gli-altri-continenti-perduti
    e mi chiedo se non si stia facendo confusione fra MU, Atlantide e civiltà appartenenti a cesure epocali ancora piu’ vecchie(Lemuria?).Varie fonti portano piuttosto alla conclusione che il loro inabissamento fu quasi simultaneo attorno al 10.000 a.c e forse anche il loro inizio e sviluppo durante il treta yuga.
    http://xoomer.virgilio.it/silvano/misteri110.html
    http://www.cerchinelgrano.info/regnodiMu.htm
    4-Churchward inoltre non aveva fatto confusione attribuendo agli uiguri un’origine Pacifica.Piuttosto non si è confuso con i Tocari o con pre mongolidi molto simili ad ari che c’erano già in Cina?Vedi pag 15 I Tre Diluvi di questo PDF
    https://www.scribd.com/document/334814053/MANVANTARA-Antologia-di-testi-sull-origine-dell-uomo-e-delle-sue-razze-secondo-la-tradizione
    http://blog.my-mu.com/?p=320
    http://atlanteangardens.blogspot.com/2014/05/who-lived-in-america-50000-years-ago.html
    E’un po’ stravagante, ma come sappiamo partendo da un semplice mito si puo’ andare molto lontano, come Schliemann e Troia dimostrano.
    Vi ringrazio dell’attenzione e delle risposte.

  3. Roberto Fattore

    Ottimo articolo come sempre.
    Vorrei segnalare l’articolo apparso su Nexus New Times di aprile – maggio 2018: “Antichi utensili trovati in India minano l’ipotesi Fuori dall’Africa” – Fonte ArsTechnica.com, 1 febbraio 2018, http://tinyurl.com/yb4w72xv

  4. Nebel

    Perché sono ammesse le varie razze di cani, gatti, piccioni e quelle umane (animale anch’egli, mi sbaglio?) non lo sono? Come riporta Wikipedia, le razze non sono attuabili nell’essere umano ma solo in alcune tipizzazioni animali PRODOTTE ARTIFICIALMENTE DALL’UOMO (!!!!!!!). I miei testi scolastici di scienze e biologia non riportavano AFFATTO questa precisazione, che cito testualmente con tanto di note:
    ‘Nel caso dell’uomo si ritiene che le categorie razziali siano costrutti sociali e che i gruppi razziali non possano essere biologicamente definiti.[7][8]’. Eh, e allora d’ora in poi riferiamoci al costrutto sociale europeo, al costrutto sociale africano, asiatico… così siamo politicamente corretti e diciamo LA STESSA COSA…

  5. Stefano

    Interessantissima la scoperta delle piramidi nella penisola di Kola, che ricordano simbolicamente il Monte Meru “Asse del mondo”… Molto spesso ho pensato alla penisola di Kola come culla iperborea, e mi sorge spontanea una domanda relativa al popolo che la abita, ovvero i Sami(Lapponi)… Ovvero potrebbero essere proprio i Sami a rappresentare il residuo più vicino a noi di ciò che sarebbe potuto essere una primordiale razza iperboerea, considerando che essi riuniscono molte delle caratteristiche, non solo etniche ma anche cultuali-simboliche di una ipotetica razza primordiale, se seguiamo le linee guida di Georgel supportate dal Guenon ed anche le intuizioni del buon Ruzzai essi in effetti presentano tratti sia collegabili all’antica razza rossa(buona percentuale di rutilismo) sia tratti caucasoidi assieme a tratti mongoloidi(secondo Georgel tipici del Secondo grande anno)… se infatti ipotizziamo una ancestrale razza primordiale che contenesse il seme di tutte le altre razze essi potrebbero rappresentare a livello di residuo proprio quella razza… Ricordo anche il diluvio intorno al 10000 A.C. visto che le piramidi sono di 9000 anni… Poi sarebbe ovviamente da considerare anche la loro lingua appartenente all’ugro-finnico ed il particolare ruolo mitico che questo popolo e quei luoghi hanno sempre avuto nella nostra memoria tradizionale, con il non irrilevante particolare del rapporto con le renne… Infine loro appaiono come i custodi di quel luogo( kola) che potrebbe benissimo essere un centro spirituale antichissimo, visto che oltre alle piramidi sono stati trovati templi e residui di rituali antichissimi, e ricordo che se non sbaglio Guenon poneva una delle torri del diavolo non molto lontano da li, fra il fiume Ob ed il Mar di Kara… Insomma sono solo associazioni di idee, ma i Sami essendo un unicum potrebbero dare ottimi spunti a mio modo di vedere,almeno analizzati dal punto di vista tradizionale, e questa scoperta sulla penisola di Kola pone non poche quesiti su cui ragionare…

  6. segnalo anche questo :
    Ho scoperto la vera Atlantide
    di Marco Bulloni
    https://www.amazon.it/dp/8834424514/?coliid=I33GESH5ZN6U8J&colid=3DBMC5STAZ34W&psc=0&ref_=lv_ov_lig_dp_it
    Un’inedita ipotesi sulla reale esistenza di Atlantide. L’affascinante storia della scoperta effettuata partendo dalle testimonianze tramandateci da Platone. Il continente perduto del filosofo greco non è un mito, ma è veramente esistito e a tutt’oggi possiamo ammirarne le vestigia. La scoperta effettuata da un appassionato ha dell’incredibile e oltre tutto è avvenuta in un’area geografica insospettabile. Questo volume è il frutto di due anni di entusiasmanti ricerche relative a una regione ben definita, ubicata nel Circolo Polare Artico, poco frequentata dal turismo locale e pressoché sconosciuta al resto del mondo. L’autore affronta minuziosamente diversi argomenti specifici (aspetti geografici, storici, climatici, archeologici) servendosi dei più moderni ritrovati scientifici (rilevazioni satellitari, ricostruzioni tridimensionali), affiancati dall’analisi comparata delle fonti antiche e moderne.

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