La Luna iniziatica di Stefano Mayorca – Stefano Stringini

La Luna iniziatica di Stefano Mayorca – Stefano Stringini

“La Luna: influssi, poteri e leggende “, Stefano Mayorca, Firenze, De Vecchi, 2018

La luna, dall’ alba dell’ uomo in poi conserva molti misteri , infatti tra mito, scienza e ispirazioni artistiche , è sicuramente il simbolo, o in termini di psicanalisi junghiana, l’ Archetipo che meglio si presta a stimolare l’ immaginario e l’ inconscio umano , molto al di là di quello che già di lei sappiamo. Non esiste altro satellite e corpo celeste in senso lato, capace di giocare da un punto di vista umano, tanto con la più rigorosa indagine da telerilevamento, quanto con le pur relative interpretazioni astrologiche o comunque legate a quelle che, non senza una punta di iperaziocinante oscurantismo, vengono definite “scienze inesatte”. Il libro di Stefano Majorca sembra nascere proprio con l’ obiettivo di orientare il lettore in una circolarità in cui il il mito e l’ empiria giocano a integrarsi con l’ oggettività della scienza e del progresso reciprocamente , con una prosa affabulatrice e divulgativa al tempo stesso vediamo infatti , scorrere dati statistici, teorie astronomiche, superstizioni e leggende di ogni epoca. A Partire dalla prefazione di Stefano Pacifici, dove ad un certo punto leggiamo :

Un giorno, sì magari lontano . Ma un giorno ci torneremo. Così ci riprenderemo la luna. E danzeremo ululando, di notte su una spiaggia deserta e silenziosa, ascoltando lo sciabordio delle onde e il mutismo degli scogli, e il soffio leggero e impalpabile della brezza, e la carezza sinuosa della sabbia tra le dita, e lo zampettare veloce dei granchi nella luce di latte, che tutto smembra e confonde“(1).

Non a caso L’ autore a partire dalla saga di Konshu, (giovane Dio della Luna, che si materializzava in un uomo o in un’ aquila) alla Venere lunare di Laussel, simbolo della donna madre e procreatrice; sino alla “ Luna dell’ Astronomo” ( Da Aristotele a Keplero, via Copernico- Galilei), non lascia nulla di precluso all’ Astrologia, alle esperienze degli influssi lunari e alla Tarologia. Da questo punto di vista basterebbe guardare l’ Arcano XVIII, la Luna per l’ appunto, per comprendere le linee essenziali e al tempo stesso profonde del suo lavoro. Infatti, se vogliamo attenerci alla tabella di Peach (2) alla Luna corrisponde il segno dei Pesci, la nota del terzo rigo del pentagramma, ovvero il “ Si” , il Colore rosso fuoco del Cremisi e in termini di numerologia e Cabala il 100 ed il QOPH. Numero e lettera ebraica indicanti rispettivamente la “ purezza” e la capacità di andare oltre il bene e il male, ovvero lungo il sentiero cabalistico che conduce agli aspetti di un equoreo viaggio tra ombre e luci e forme preumane. che anticipano quelle più evolute dei secoli successivi(3). Forse una delle tante forme dell’ Anima mundi di Leonardo, sulla quale Mayorca ci invita a riflettere, senza trascurare le suggestioni mitologico- letterarie, come dimostrato dalle sue osservazioni “ Valenze psicologiche” e, non di meno, sul significato astrologico del mito di Layla o Lilith e a ciò che la Luna Nera rappresenta in quanto ombra:

Per una donna la Luna Nera rappresenta, invece, quella parte della sua femminilità rimossa, che Jung chiamava ombra, in contrapposizione con il suo ideale, cosciente, simbolizzato dalla Luna. Fintanto che l’ uomo e la donna non avranno integrato a livello conscio questi valori negativi, incarnati dalla Luna Nera, questa agirà nella loro vita, influenzando soprattutto l’ atteggiamento e il comportamento nei confronti dell’ altro sesso. Come un insidioso sabotatore, manderà all’aria qualunque rapporto di coppia“(4).

Archetipi e Alchimie del cuore e del cosmo, che tra consonanze e dissonanze non mancano di proseguire di pagina in pagina con costanti riferimenti al mondo classico e non di meno latino , da Plinio il Vecchio(5) ad Apuleio, con particolare riferimento all’ episodio dedicato alla dea Iside(6). Un posto a parte merita ovviamente Petronio e l’ episodio del Versipellis nella Cena Trimachionis (7), ovvero il lupo mannaro, che ci fa riflettere sul rapporto che intercorre tra la superstizione e i successivi sviluppi della Scienza. Infatti il Lupus hominarius ( a rigor d’ etimo) è uno degli argomenti più affascinanti, specie quado Mayorca si sofferma sulla vicenda di Pierre Bourgot di Poligny, primo caso di licantropia, che processato nel 1521 in seguito ad alcuni cruenti omicidi , può essere considerato un caso destinato ad aprire la strada al successivo sviluppo della psichiatria e della criminologia, nella misura in cui la licantropia verrà di seguito ascritta alle allucinazioni di tipo psicotico(8). Il viaggio narrativo tra magia antropologia e scienze varie, prosegue tra dettagliati riferimenti alle case astrologiche e all’ oroscopo di Tommaso Campanella, Magister Astrologiae, ovvero padre di quell’ Astrologia Giudiziaria rinascimentale(9) che tanta fortuna avrebbe avuto per l’ evoluzione della Psicanalisi di Freud e soprattutto diJung .Sino alle parte conclusiva dedicata all’ irresistibile fascino dei Tarocchi, con particolare riferimento al “ massone – archeologo” Court De Gebelin e al Libro di Thot, che dagli Egizi ai crociati avrebbe avuto una straordinaria evoluzione con Alphonse Louis Costant e Eliphas Levi ( mago di fiducia, tra gli altri, di Arthur Rimbaud e del nostro Gabriele D’ Annunzio). Sino alle riprovevoli e e satanistiche “imprese” di Alesteir Crowley e del suo Ordo Tempi Orientis.

La luna dunque come catalizzatore di rivelazioni e misteri che, attraverso il culto di Iside caro al già citato Apuleio, richiama sia il culto delle energie fecondanti della rugiada, che quanto il femminile e procreativo ad essa compete, sino ai volti carismatici ed inquietanti del potere. Per il quale, specie per i Templari, dobbiamo ancora scomodare il Bafometto, ovvero il Diavolo del XV Arcano. Per nulla terrifico nella misura in cui rappresenta in senso generico le dipendenze dal sesso e dalle attrazioni dell’ uomo verso il mondo materiale , è infatti nell’ immaginario esoterico un essere androgino, multiforme, creativo ed ibrido, al quale, Piantanida, attribuisce, oltre al generico significato del potere, quello caro allla Fatalità e all’ inevitabile delle tradizione greca e nicciana (10). Fatalità che possiamo tranquillamente tralasciare, ritornando alle facoltà introspettive e al tempo stesso feconde della Luna, oltremodo simbolo delle luci, delle ombre e dell’ imprevedibilità dell’ uomo e dell’ inconscio collettivo in senso lato. Del quale questo libro ci offre come già detto una testimonianza a tutto tondo, senza volutamente eliminare le coloriture e le percezioni sciamaniche di quello che continua ad essere qualcosa di più del “semplice” pezzo di metallo di certa tradizione greca e pre- socratica o del nostro ipermonitorato satellite. E possiamo concludere, tanto per il gusto di creare una triade, con l’ Arcano 10, quella Ruota della Fortuna che, croce e delizia del mondo medievale e dei Clerici Vagantes(11), arriva sino alla moderna tradizione cantautorale, della cui corposa tradizione poetico- divulgativa ci limitiamo a ricordare : “ La luna” di Leo Ferrè. magistralmente interpretata da Nada in un CD neanche troppo vecchio dei Tetes de Bois e alla successivsa milonga di Guccini: “Lunafortuna” (12) .

Note:
1) S. Pacifici, cit, p. 9;
2) E. Peach: “ Manuale dei Tarocchi” , Roma Newton Compton, 1986, p. 126.
3) M. Mantovani: “ Meditazioni sull’ albero della Cabala”, Milano, Xenia, 2002;
4) S. Mayorca, Cit, p. 158;
5) Plinio il Vecchio: “ La storia della Natura”, Torino UTET, Tomo 2
6) L. Apuleio. “ Le Metamorfosi o l’ Asino d’ Oro” , Milano, Rizzoli, 1987 p. 212.
7) Petronio: Satyricon, Milano Rizzoli, 1993, p 187;
8) S. Majorca: p. 132;
9) E. Garin: “ Lo zodiaco della vita”, passim, Bari, Laterza, 1991;
10) D. Piantanida: “ La magia dei Tarocchi”, Roma. Ed. Mediterranee, 2008, p. 102.
11) Fortuna imperatrix mundi in Carmina Burana di C. Orff, Milano, Decca, 1989; cfr eventualmente la pretenziosa ma non priva di qualche guizzo di modernità. Versione del 1983 di Ray Manzarek storico tastierista dei “ Doors”;
12) Tetes de Bois: “ Omaggio a Leo Ferrè”, Roma, Il Manifesto, 2004, F. Guccini: Parnassius Guccinii, Milano, Emi, 1992

Stefano Stringini
vive e insegna presso il MIUR di Treviso. Ha pubblicato tre raccolte di Poesie “Emermesi” ( Pescara, Tracce, 1986), “ Breviari, Taccunin&Baederker” ( Bologna, Andromeda, 1992), “ Rimario D’ Oltrmura ( Noub’s, Chieti, 1997). Ha vinto vari Premi di poesie ( tra cui Lo “ Sciacca”, 1996, cfr eventualmente profilo Linkedin) e ha Collaborato con vari riviste specialistiche tra cui: “ Seareen”, “ Tracce, “ Storie”, “ Critica Letteraria, “ Rivista di Studi Medievali e Moderni. Ha curato per le Edizioni Bulzoni: la prefazione e la redazione de: “ Le cronache del Caffè greco” di D. Angeli. Più che pubblicare, ama I Reading con o senza musica.

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Categorie: Ermetismo, Libreria

Pubblicato da Ereticamente il 13 settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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