Evola – ‘Metafisica del sesso’: denuncia, alchimia, arte e ritualità (1) – Vitaldo Conte

Evola – ‘Metafisica del sesso’: denuncia, alchimia, arte e ritualità (1) – Vitaldo Conte

«In quest’opera il termine “metafisica” viene usato in un duplice senso. Il primo senso è quello corrente in filosofia, dove per “metafisica” s’intende generalmente la ricerca dei significati ultimi. Il secondo senso è quello quasi letterale, esso può riferirsi a ciò “che va al di là del fisico”, nel presente caso, nel sesso e nelle esperienze del sesso» (Julius Evola).

La “lettura” dell’eros, da parte di Evola, ha costituito un ulteriore aspetto per liberare questo autore dall’isolamento in un periodo di rivoluzione sessuale. Era il 1970: attraverso un’intervista e un estratto dell’autore su ‘Playmen’. Fu un evento di significativo rilievo, reso possibile da Enrico De Boccard, in quanto il suo nome era ancora tabù negli ambienti intellettuali, determinando reazioni indignate da parte dei conformismi di destra e sinistra. Ci si meravigliava che un “teorico della tradizione”, un filosofo politico, potesse occuparsi in modo così ampio del sesso, anche se denunciava la “pandemia sessuale” del tempo e della conseguente sua banalizzazione. Era un momento in cui si delineava già la crisi di certezze ideologiche, morali e religiose. L’interesse di Evola verso i territori metafisici dell’eros e il sesso “la più grande forza magica della natura” risulta antecedente alla stesura della Metafisica del sesso. Con questo libro, uscito nel 1958, l’autore “attraversa” l’espressione erotico-sessuale come passaggio: per discese segrete e sacralizzazioni trascendenti, opponendosi nel contempo alla moderna “banalizzazione del sesso”. Risulta un’opera coinvolgente e dotta, con una visione totalizzante del mondo femminile e della sacralizzazione trascendente nell’esperienza sessuale, contemplata dalle varie dottrine. La sua importanza consiste anche nel far conoscere testi e saperi antichi, in anticipo sulla cultura del tempo, e, talvolta, ancora oggi oscuri o poco conosciuti. Evola affronta questi argomenti con una lettura totale e metafisica, oltre ogni conoscenza sensibile e di esperienza diretta, superando letture psicologiche e sessuologiche. Tutto ciò “si scontra” con l’attuale società che potrebbe non comprendere tali “aperture”, avendo elevato il sesso, negli ultimi decenni, a valore di rifugio e di estrema frontiera: per mancanza di punti di riferimento superiori e antidoto verso angosce, traumi, involuzioni pericolose. Queste ultime sono già insite nelle oscurità della “donna afroditica”, nell’involuzione della maternità nella “donna demetrica” e del sesso stesso, nonostante la proclamata “rivoluzione sessuale”.

Il rapporto tra i sessi – nota Evola – è diventato oggi una misera cosa, mistura d’inganni e tradimenti, fallimenti, ingestione di pillole e iniezioni per orgasmi che non valgono nulla, in quanto privi di spirito, richiami archetipici, sacralità. Questa diffusione del sesso e di pornografia dilagante è una riprova della repressione, perché il sesso si è volgarizzato, fisiologizzato, quasi ironico: senza spirito, avventura, creazione, donazione, scoperta, timore. Questo sesso servirà solo a condurre l’essere ancora più in basso. L’ossessività sessuale, nell’espressione contemporanea, è leggibile nel fatto che in nessun’altra epoca donna e sesso sono stati “messi” così in primo piano, dominando la scena della letteratura, arte e pubblicità: «In mille forme viene presentata la donna per attirare e intossicare sessualmente l’uomo». L’oscurità di Kalì, di cui questa epoca può essere sotto il suo segno, si è appropriata, forse, delle sfere dell’eros per intossicare, attraverso la comunicazione fra i sessi, la vita stessa. Tra gli aspetti dominanti di questa dea ci sono infatti, oltre alla distruzione, il desiderio e il sesso. La dottrina tantrica, al riguardo, indica una possibilità segreta: quella di trasformare il veleno in un farmaco. La più alta forma di sessualità non implica repressione, ma un ordine di riconoscimento di ruoli e di espressione. La repressione dell’Occidente è quella di esaltare a parole il piacere, ma in realtà lo impoverisce con la scissione della sua unità tra sesso e sentimento, tra sacro e profano.

La potenza dell’orgasmo cosmico è quella dell’estasi divina. Una grande passione crea un’inversione: il simbolo viene identificato con la persona desiderata che viene amata “come Dio al luogo di Dio”, diventando oggetto di feticismo e idolatria. A proposito Evola cita C. Mauclair: «Nella folla innumerevole degli esseri dal volto umano vi sono ben pochi uomini: e, in questa selezione, pochissimi sono quelli che penetrano il significato dell’amore». L’amore più elevato fra gli esseri è in un certo senso irreale senza quella specie di corto circuito, la cui forma più grossolana di apparire è il climax dell’orgasmo sessuale, che racchiude però l’apertura trascendente, il cui “momento folgorativo” ha un valore spirituale e iniziatico. L’amore che interessa questa ricerca è essenzialmente quello della “passione”, anche perché solo questo termine merita il nome d’Amore. Evola ricorda l’etimologia della parola “amore” data da un Fedele d’Amore medievale, per essere fantasticata, non è meno significativa: «La particella a significa “senza”; mor (mors) significa morte; riunendo, si ha “senza morte”, cioè immortale».

Evola esprime, negli anni 1960-70, alcuni “nudi di donna”, che possono essere letti come manifesti visivi delle peculiarità del femminile nell’esperienza alchemica della Metafisica del sesso. Questa produzione risulta un po’ a latere nel panorama complessivo del suo lavoro artistico. Contiene, però, elementi sintomatici d’interesse, al di là del loro valore estetico: intanto questi dipinti non sono “copie” di precedenti lavori e percorsi (come le altre opere espresse nello stesso periodo), quindi presentano una loro attualità di presenza. Inoltre questa volta “la figura” femminile emerge, dal precedente astrattismo, con evidenti allusioni cromatiche e simbologie erotico-sessuali. Eros come parola e alchimia sono presenti nel fluido-energia dello sguardo di queste donne dipinte. Gli occhi de La genitrice dell’universo sono circondati da due globi cerulei (l’azzurro delle acque è trasceso in quello del cielo), all’interno di un grande sconfinante triangolo bianco, che si amplifica da quello ricavato dalle linee del pube. Gli occhi del Nudo alchemico emergono, delineati di nero, dal volto per fissare l’altrui oltre. Lo sguardo del Nudo di donna (afroditico) è costituito dalla malia abissale di un occhio stilizzato, che guarda obliquamente l’altro. Questi nudi dipinti esprimono archetipi e simbologie erotiche, costituenti il mondo segreto del femminile che si anima negli “sguardi” della magia sexualis. Sintomatico anche il diverso colore dei capelli di queste donne: il Nudo alchemico della figura femminile ha la chioma bionda; La genitrice dell’universo ha i capelli rossi e il Nudo di donna (afroditico) i capelli neri. L’autore della Metafisica del sesso ha subito incomprensioni e travisamenti, favoriti dall’argomento che, a fine anni Cinquanta, era visto in maniera ancora più moralistica di oggi. Nella seconda edizione, in piena contestazione e lotta femminista, era difficile comprendere la posizione superiore del filosofo. A Evola è stata attribuita l’etichetta prevedibile di “maschilista”: per aver riaffermato, in nome di principi metafisici, la differenza fra uomo e donna, criticando la tendenza di quest’ultima a imitare l’altro o meglio il peggio dell’uomo, perdendo così la propria tipicità, pur affermando nel contempo che «una donna che sia perfettamente donna sia superiore all’uomo che sia imperfettamente uomo». Un’altra etichetta è stata quella di essere un “teorico dell’orgia”: per aver osato affrontare questa possibilità in maniera inedita e rituale. Nell’orgia rituale può avvenire il contatto con il primordiale e il preforme. Si “spezza”, infatti, in questo circuito energetico, le barriere esistenti fra l’uomo e la società, la natura e gli dei, facendo circolare la forza, la vita, i germi di un livello più alto: da una zona della realtà in tutte le altre. Gli stessi eccessi della frenesia dionisiaca illimitata entrano nel fuoco del sacro, favorendo lo spirito di chi vi partecipa: in talune iniziazioni orgiastiche c’era la possibile rivelazione di segreti e procedimenti.

Queste “feste”, a parte i casi di regressione naturalistica o di riduzione libertina, tendono a divenire un’opera di catarsi e lavaggio del mentale, neutralizzando, per mezzo della sessualità, le stratificazioni della coscienza empirica. C’è la totale rimozione temporanea di differenze, interdizioni, vincoli. Il termine di “lavaggio” permette di stabilire ulteriori significati, in quanto nei simboli della tradizione le acque rappresentano la sostanza indifferenziata di ogni vita: quella allo stato interiore a ogni forma, libero da tutti i limiti dell’individuazione. In questi contesti l’erotismo “vive” in forma nuda, priva di inibizioni: l’inconscio complesso di colpa che si lega all’uso del sesso viene meno, in quanto le oscillazioni dell’eros sono risolte in senso sacrale, opposto al bisogno bramoso dell’individuo. Nella promiscuità orgiastica la finalità più immediata, evidente, è la neutralizzazione e l’esclusione di ciò che si riferisce all’individuo sociale. Il solstizio d’estate viene scelto per la celebrazione di alcune feste del genere, in quanto in questo punto dell’anno c’è la possibilità di perdersi in un illimitato sfondo cosmico, adatto alla liberazione dionisiaca.

Possiamo dire che, in un certo senso, il carattere proprio delle orge rituali ha un aspetto fondamentale in quella “regressione” liberatrice nell’informe, che si svolge sotto il segno del femminile. Eliade nota che «l’orgia annulla la creazione e, in pari tempo, la rigenera; identificandosi con la totalità non differenziata, pre-cosmica», in cui l’uomo spera così di ritornare rinnovato, nuovo dopo il “lavaggio” nell’informe. Le acque sono un simbolo dell’archetipo femminile dai molteplici significati: la vita indifferenziata, anteriore alla forma, non ancora fissata. Il loro segno arcaico – il triangolo rivoltato in giù – è quello stesso della Donna e della Dea o Grande Madre, ricavato dalla schematizzazione delle linee del pube femminile e della vulva. Questa indicazione la troviamo anche nell’immagine dipinta de La genitrice dell’universo (il suo olio su tela del 1968-70). Alle acque fu associato il simbolo dell’orizzontale, corrispondente al giacere, opposto a quello verticale del principio maschile. Le acque, esprimendo ciò che scorre, rappresentano quindi l’instabile e il mutevole: il principio che è sottoposto alla generazione e al divenire nel mondo contingente, detto dagli antichi sub-lunare. Nei riti di molte tradizioni l’immersione nelle acque simboleggia la dissoluzione nel pre-formale e nell’indifferenziato, la rigenerazione totale e la possibile rinascita.

La forma propria nella quale il mondo tradizionale ha espresso i significati ultimi dell’essere è stata, come chiave archetipica, “il mito”. Nell’amore sessuale è riconosciuta la forma più universale nella quale gli uomini cercano oscuramente di superare momentaneamente la dualità e la frontiera fra Io e non-Io, l’Io e il Tu, la carne e il sesso: per un’appropriazione estatica dell’Unizione. Negli insegnamenti tradizionali ricorre il tema della dualità o polarità originaria in relazione ai sessi. Questa dualità è posta in termini metafisici o attraverso figure divine e mitologiche. L’uomo cerca di scoprire, nella stessa divinità, il segreto e l’essenza del sesso: questo prima di esistere fisicamente esisteva già come forza superindividuale e principio trascendente. Prima di apparire nella natura esisteva nella sfera del sacro, del cosmico, dello spirituale. Nella molteplice varietà di figure differenziate di dei e dee si cerca di cogliere l’essenza dell’eterno mascolino e feminino, di cui l’opposta sessuazione degli esseri umani è soltanto un riflesso. La forza del sesso, che è la radice stessa dell’individuo vivente, non può essere realmente soppressa. Può essere affermata e trasmutata asceticamente in vista della sua sacralizzazione. Il fine è il trascendimento della condizione umana in una effettiva rigenerazione e in un mutamento.

Nota al testo:

Il testo rielabora precedenti scritti e interventi dell’autore sulla Metafisica del sesso e sui “nudi artistici” di Julius Evola:
_I nudi di Evola come Metafisica del sesso, intervento al convegno di studi Julius Evola e la Filosofia, Aula Magna Palazzo Conti Gentili, Alatri (FR) 7 maggio 2010.
_Eros Parola d’Arte / Julius Evola (mostra a cura di V. Conte), Biblioteca Prov.le ‘N. Bernardini’, Lecce giugno 2010. Video-catalogo.
_I nudi di Julius Evola come ‘Metafisica del Sesso’: in Pulsional Gender Art, Avanguardia 21 Ed., Roma 2011; in AA.VV., Studi Evoliani 2010, Ed. Arktos, Carmagnola 2013.
_Magia sexualis nella Metafisica del sesso, in AA.VV., Studi Evoliani 2013, Ed. Arktos, Carmagnola 2015.
_Evola e l’arte-poesia, in AA.VV., Julius Evola e la sua eredità culturale (a cura di G. de Turris), Ed. Mediterranee, Roma 2017.

Vitaldo Conte

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 8 settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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