La responsabilità morale di Giuda – Luigi Angelino

La responsabilità morale di Giuda – Luigi Angelino

Negli ultimi anni, hanno fatto discutere alcune affermazioni di papa Francesco su Giuda l’Iscariota, l’apostolo di Gesù passato alla storia per averlo tradito e consegnato alla morte. Uno dei più recenti tentativi di riabilitare la figura di Giuda, la troviamo in un’intervista concessa a don Marco Pozza, in un estratto pubblicato da Il Corriere della sera il 23 novembre 2017 (1). In tale intervista papa Francesco sembrerebbe negare il tradizionale insegnamento della Chiesa Cattolica, secondo il quale Giuda sarebbe stato condannato al fuoco dell’inferno per l’eternità, anzi l’Iscariota è presentato come “un personaggio difficile da capire”, con particolare riferimento al sincero pentimento dell’ignominosa azione compiuta e al successivo rifiuto da parte dei sacerdoti giudei di avere misericordia nei suoi confronti. Francesco menziona due sculture presenti su un capitello medioevale nella basilica di Santa Maria Maddalena a Vezelay (2), in Borgogna, regione storica della Francia, che raffigurerebbero, da un parte Giuda impiccato, dall’altra il Buon Pastore che lo carica sulle spalle e lo porta via con sé. L’interpretazione presentata da questa scultura, per chi ha una conoscenza superficiale dell’arte e della teologia medioevale, potrebbe apparire, nella migliore delle ipotesi un’errata lettura della storia di Giuda, se non addirittura un travisamento eretico.

Secondo l’interpretazione tradizionale, il capitello in questione, scolpito tra il 1115 ed il 1120, sarebbe simile ad altre rappresentazioni presenti in numerose chiese edificate nello stesso periodo, e serviva come monito ai fedeli del terribile destino riservato a Giuda, e di conseguenza a tutti i traditori, cioè l’aspettativa del più basso in inferno. Emblematica è la collocazione di Giuda da parte di Dante, nella fossa più profonda dell’Inferno, il nono cerchio, nella bocca centrale di Lucifero, affiancato da Bruto e Cassio, seguendo l’insegnamento tradizionale. Pertanto, nella raffigurazione del capitello di Vezelay, l’uomo che porta via il cadavere, rasato con la sua corta tunica e senza aureola, starebbe ad indicare le sembianze di colui che deve fare il lavoro spiacevole di portare via il corpo suicida di Giuda, che, secondo l’usanza del suo tempo, per il grave crimine commesso, ricevette una sepoltura vergognosa dopo il tramonto.

Per gli oltranzisti cattolici, papa Francesco, che addirittura intravede “un sorriso complice sulla bocca del buon pastore”, identificato invece dai tradizionalisti come “espressione di ripugnanza”, non solo attribuirebbe un’errata lettura della simbologia di Vezelay, ma sovvertirebbe l’intera teologia medioevale. Ma vi è di più, Francesco, con le sue affermazioni rivoluzionarie, andrebbe oltre gli insegnamenti dei primi  padri della Chiesa, che hanno sempre condannato il suicidio, come crimine atroce e peccato mortale.

Ma l’apologia del tradimento di Giuda affonda radici ben più profonde e risponde soprattutto all’esigenza di contemperare il mai risolto problema tra determinismo e libero arbitrio dell’uomo. Citiamo, a tale proposito, il teologo Von Balthasar (3), già mentore di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, che nel suo libro “Sperare per tutti” (4), cercò di costruire una nuova teologia per riabilitare la figura di Giuda e salvarlo dalla condanna eterna. Secondo Balthasar il vero traditore di Cristo fu Dio, che lo abbandonò ad una spregevole morte: in realtà Dio Padre progettò e fece in anticipo, quanto Giuda compì “dopo” e per sua precisa disposizione. Se analizziamo la problematica dal punto di vista laico, senza pregiudizi religiosi, dobbiamo concludere, seguendo il ragionamento filosofico e razionale del precitato teologo, o che entrambi siano traditori (Dio e Giuda), o che nessuno dei due è colpevole, perché tutto faceva parte di un disegno prestabilito di salvezza.

Alla luce di queste considerazioni, la figura di Giuda, non solo ne esce riabilitata, ma diventa un protagonista nell’economia della salvezza dell’uomo voluta da Dio, tramite la morte del suo unico figlio. L’Iscariota diventa “un ministro di Dio, che eseguì la sentenza del Padre”. Il poeta francese Charles Peguy (5) immagina addirittura che le ultime parole di Cristo, nel corso della sua agonia, furono rivolte a Giuda, per esprimere amarezza per la mancata condivisione della dannazione del traditore. E’ inutile dire quanto sia stata veemente, nell’epoca del poeta francese, la solita reazione degli esponenti della Chiesa retrogradi e bigotti, che considerarono le sue parole oltraggiose.

Molto interessante è il saggio-racconto di Borges (6), intitolato “Le tre versioni di Giuda” (7), nonché la riproposizione nel 2006 della traduzione del papiro contenente il Vangelo apocrifo di Giuda. Entrambe le fonti offrono un’immagine di Giuda completamente diversa da quella tradizionale. Nel vangelo apocrifo di Giuda (8), ispirato alla corrente dello gnosticismo (9), il tradimento dell’apostolo è addirittura voluto da Gesù e l’Iscariota appare come l’unico veramente in grado di comprendere il messaggio del Messia e di portare a termine fino in fondo il suo compito. Giuda consegnerebbe il suo Maestro alle autorità religiose e romane, soltanto per compiere la volontà divina. E’ altamente simbolica una frase contenuta in questo testo apocrifo “Tu sacrificherai l’uomo che mi riveste”: Giuda, pertanto, è presentato come l’apostolo eletto, costretto ad un tradimento vergognoso, ma necessario per eliminare la figura umana Cristo e rivelarne la gloria divina. Sono molto chiari gli influssi dell’ideologia gnosticista  e del docetismo (10), che riteneva l’umanità di Cristo soltanto pura apparenza.

Borges, nel suo saggio “Le tre versioni di Giuda”, menziona le teorie del fantomatico teologo Nils Runeberg (11), che sono ancora più estreme sulla figura dell’apostolo maledetto e che sarebbero contenute nel libro “Kristus och Judas” del 1904 (12).  Nel racconto di Borges, il teologo svedese fu attaccato su tutti i fronti, fino ad essere accusato di eresia, ma ugualmente ripubblicò per tre volte il suo libro, rendendo le sue argomentazioni sempre più coraggiose. Nell’ultima edizione del suo libro, Runenberg sottolinea come il sacrificio di Cristo non potesse basarsi su un evento così banale come il tradimento di Giuda, ma che invece dovesse apparire “perfetto”, scevro da considerazioni morali che coinvolgessero altri. E il sacrificio per la salvezza dell’umanità non poteva essere “esteticamente bello”, ma doveva rappresentare il completo azzeramento della divinità e la momentanea vittoria dell’abominio, così come previsto dal profeta Isaia (13).

E’ quasi sconvolgente, se letta con superficialità, la seguente frase di Borges: “Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; sarebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik (14) o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda. Secondo questa drammatica e sconcertante conclusione, il segreto di Dio consisterebbe proprio nell’aver condannato il proprio figlio all’abisso e alla dannazione, per condividere pienamente la condizione umana, e non soltanto la sofferenza di un pomeriggio sulla croce.

Se andiamo ad analizzare anche le argomentazioni storiche prospettate da Borges, ci accorgiamo di alcune evidenti contraddizioni presenti nella tradizione. Prima di tutto, l’atto di Giuda appare superfluo, che senso avrebbe avuto l’identificazione plateale del “famoso bacio” a un uomo che ormai era ben conosciuto e che già da tempo predicava nelle sinagoghe, peraltro era stato già segnalato con una certa frequenza dalle autorità giudaiche? Il teologo Runenberg non si rassegna alla futile e turpe motivazione dei trenta denari, ma sceglie addirittura uno scopo opposto, di natura metafisica, un apostolo che sceglie la strada dell’infamia più assurda per glorificare Dio. Una parte  della dottrina tradizionale ha voluto vedere in Giuda un simpatizzante del movimento zelota (15), con il quale avrebbe condiviso le speranze del messianismo nazionalista di molti Giudei dell’epoca. Ad un certo punto Giuda, rendendosi conto che il messaggio del Maestro trascendeva la logica terrena, poiché si rivolgeva alla spiritualità dei discepoli, avrebbe cercato di persuaderlo ad agire in un confronto diretto con gli esponenti religiosi, prendendo accordi con gli avversari e tentando, nello stesso tempo, di trarre vantaggio dalla situazione.

Anche analizzando i testi dei vangeli considerati canonici, notiamo alcune discrepanze sulla figura di Giuda. Matteo, Marco e Luca (16) parlano del fatidico bacio prima dell’arresto di Gesù, Giovanni concorda più o meno con lo stesso racconto dei sinottici, ma osserviamo che nella narrazione della lavanda dei piedi, si riferisce all’Iscariota in maniera piuttosto enigmatica, quasi in un gioco a cerchi concentrici. Si nota, nell’ambito della narrazione dell’ultima cena di Giovanni (17) dove manca l’istituzione dell’eucaristia, prospettata con alcune varianti significative dai sinottici, sostituita, invece, dalla “lavanda dei piedi”, una versione del rapporto tra Gesù e Giuda molto complessa e difficilmente liquidabile nella solita storiella del “tradimento per trenta denari”. Sembra che l’azione di Giuda riceva un preciso mandato dal Maestro, che anzi sottolinea l’urgenza e l’improrogabilità della stessa: l’episodio del “boccone intinto del piatto” è quasi il preludio della determinazione finale: infatti, soltanto dopo di esso, l’evangelista, identificato come Giovanni, dice “Satana entrò in lui”. Stupisce, inoltre, l’atteggiamento degli altri apostoli che non muovono alcuna reale opposizione all’imminente disegno criminoso di Giuda. Ancora più contraddittoria è la spiegazione addotta dal redattore del quarto vangelo in merito all’incomprensione degli apostoli sulle parole finali pronunciate da Gesù all’Iscariota, che probabilmente erano state interpretate come un incarico per espletare una commissione, in qualità di “economo” del gruppo. E’ ragionevole pensare che si tratti di un’interpolazione successiva per giustificare l’atteggiamento passivo degli apostoli, anche perchè in contrasto con i versetti precedenti, nei quali, invece, l’annuncio del tradimento suscita l’interesse nei destinatari, che, tramite il “discepolo prediletto”, chiedono immediatamente spiegazioni.

Santa Veronica Giuliani (18), considerata una delle più grandi mistiche cristiane, sostenne di aver avuto una visione in cui Giuda appariva “come cuscino sulla sedia formata dai capi dell’abisso sopra i quali sedeva Lucifero che poteva vedere tutto l’inferno e portare così orrore e disperazione a tutti i dannati”. Francamente la visione di Santa Veronica ci appare una variante del nono cerchio dell’Inferno dantesco, dal quale siamo tutti un po’ suggestionati, quando proviamo ad immaginare il luogo destinato alle anime dannate. Di certo il Giuda di ispirazione gnostica, tratteggiato nell’omonimo vangelo (19), è più affascinante, diventando quasi una figura romantica e ci permetterebbe di comprendere più a fondo il disegno di salvezza di Dio, che comunque avrebbe dovuto compiersi. Giuda, pertanto, non solo non meriterebbe l’ignominiosa fama di “Traditore”, ma risulterebbe il discepolo decisivo, il prescelto, colui al quale Gesù avrebbe promesso : “Sarai maledetto per generazioni, ma regnerai su di loro”, riferendosi agli altri seguaci.

Note:

1 – Cfr. articolo pubblicato da Il Corriere della sera in data 23 novembre 2017, a seguito di intervista da parte di don Marco Pozza.
2 – L’edificio, nato come chiesa abbazia cluniancense è uno dei capolavori dell’architettura romanica, anche se parte dell’esterno è stato deturpato durante la rivluzione francese.
3 – Hans Urs von Balthasar (1905-1988), presbitero ed eminente presbitero svizzero, nominato cardinale nel 1988 da Giovanni Paolo II, poco prima della morte.
4 – “Sperare per tutti”- “Breve discorso sull’apocatastasi”, Editore Jaca book, 2017.
5 – Chrales Peguy (1873-1914), scrittore, poeta e saggista francese. Il “Getsemani” di Peguy, in cui parla di Giuda, è una via di mezzo tra una narrazione in prosa ed una struttura poetica: una delle sue opere più belle, ma poco conosciuta.
6 – Jorge Francisco Isidoro Borges Acevedo (1899-1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore ed accademico argentino. E’ stato il primo ad usare la definizione “realismo magico” per intendere quel genere che corrisponde al realismo e al naturalismo dominante del XX secolo.
7 – “Le tre versioni di Giuda” è il racconto di Borges incluso nell’antologia “Ficciones” pubblicata nel 1944.
8 – Il Vangelo di Giuda è un vangelo apocrifo gnostico che riporta alcune conversazioni che sarebbero avvenute tra Gesù e l’apostolo Giuda Iscariota, elaborate ovviamente non da Giuda stesso, ma da cristiani gnostici. Tale vangelo è riportato in un manoscritto in lingua copta risalente al IV sec. a.C., ma secondo alcuni studiosi si baserebbe su un originale greco composto tra il 130 e il 170 d.C. Il manoscritto, denominato “Codex Tchacos” è stato ritrovato presso una caverna a Minya (Egitto) nel 1978,e poi affidato a lavori di interpretazione e restauro a partire dal 2001. Nel 2006 la National Geographic Society ne ha pubblicato la prima traduzone.
9 – Lo gnosticismo cristiano, che meriterà un articolo a parte, è quella corrente considerata eretica dalla Chiesa e che si fonda sui principi della filosofia neoplatonica. Per gli gnostici cristiani il Dio buono del nuovo Testamento avrebbe deciso di salvare l’umanità per liberarlo dal Dio malvagio del Vecchio testamento, identificato come il Demiurgo, Satana, il creatore del mondo materiale. Gli gnostici credevano di poter accedere alla salvezza tramite “la gnosi”, una sorta di chiamata spirituale, che avrebbe alimentato la scintilla divina presente in ognuno di noi ed in contatto con l’”Uno”, il Dio spirituale, manifestatosi tramite Cristo.
10 – La dottrina dei docetisti, dal greco “dokein” (sembrare), diffusasi già alla fine del I sec. d.C., sosteneva che le sofferenze e l’umanità di Cristo fossero solo apparenti. Secondo la maggior parte dei docetisti, Gesù sulla croce fu sostituito da Simone di Cirene che, invece, nella tradizione cristiana classica, lo aiutò soltanto a portare la croce verso il Golgota.
11 – Nils Runenberg è in realtà, con ragionevole certezza, un personaggio inventato da Borges.
12 – Opera fittizia citata da Borges nel suo racconro “Tre volte Giuda”.
(13)Isaia, 3, 3-4: “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio ed umiliato”.
13 – Rurik è stato un personaggio leggendario norreno, vissuto probabilmente alla fine del IX secolo, capostipite della cosiddetta dinastia “rjiurkide”. Le fonti germaniche e russe sono incerte sulla sua origine, se cioè fosse appartenuto all’etnia slava o a quella scandinava.
14 – Il movimento zelota aveva scopi politici-religiosi nell’ambiente giudaico del I secolo, costituito da partigiani accaniti per ottenere l’indipendenza politica della Giudea ed erano difensori dell’integralismo della religione ebraica.
15 – Matteo, 26, 47-49; Marco, 14, 44-46; Luca, 22, 46-48 riportano versioni pressochè identiche del racconto del bacio di Giuda.
16 – Riportiamo alcuni riferimenti di Giovanni, per meglio evidenziare le discrepanze. Giovanni, 13,2: “Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota di tradirlo…”; 13,11: “Sapeva, infatti, chi lo tradiva, per questo disse “Non siete tutti puri”; 13, 21-30: “Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: “In verità , in verità vi dico: uno di voi mi tradirà. I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora, uno dei discepoli, colui che Gesù amava, si trovava a fianco a tavola con Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed Egli, chinatosi, sul petto di Gesù, gli disse: “Signore chi è?. Rispose Gesù: “E’ colui a cui intingerò il boccone e glielo darò”. E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: “Quello che devi fare, fallo presto”. Nessuno dei commensali capì perchè gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che dovesse dare qualcosa ai poveri. Egli preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. (S. Agostino commenterà con la celebre frase “Egli stesso era la notte”).
17 – Veronica Giuliani (1660-1727), al secolo Orsola, è stata badessa ed è considerata una delle più incisive mistiche italiane. E’ venerata come santa dalla Chiesa Cattolica.
18 – Cfr. nota nr. 7
19 – Cfr. nota nr. 7

Luigi Angelino

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Categorie: Storia delle Religioni

Pubblicato da Ereticamente il 10 agosto 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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