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DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XXVII parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XXVII parte) – Gianluca Padovan

«… l’Inghilterra, che, per quanto poté, non tollerò di soffrire nel 1940 i danni derivanti dalla pace separata della Francia e rispose facendo la guerra al governo di Pétain. Pétain, replicando agli attacchi di Churchill, dichiarò che questi poteva essere giudice degli interessi del suo Paese, non di quelli della Francia e ancor meno del suo onore. Ma l’Inghilterra rispose attaccando e distruggendo a Mers-el-Kébir la flotta francese, che aveva rifiutato di arrendersi; s’impadronì, nonostante la sanguinosa resistenza degli equipaggi, delle navi da guerra e delle grandi navi mercantili francesi che si trovavano nei porti inglesi; colò a picco l’incrociatore Rigault, cannoneggiò la corazzata Richelieu, bombardò Dakar e Marsiglia»

Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra…, 2008

Italia “alle ortiche”.

Per comprendere la situazione dell’Italia nel settembre 1943 e le conseguenze che ne derivarono nell’immediato futuro è utile prendere visione delle condizioni dettate dal così detto “armistizio corto” (Short Military Agreement), in pratica della resa incondizionata firmata dal Generale di Brigata Giuseppe Castellano per conto del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio e quindi per conto del re Vittorio Emanuele III.

Stando ai testi che compongono l’Armistizio corto e l’Armistizio lungo, si capisce che si tratti, in realtà, di una capitolazione. O, se si vuole, di una resa incondizionata. Per quanto riguarda il significato delle parole si deve, prima di tutto, ricorrere al Vocabolario della Lingua Italiana per poi passare, uno per tutti, al Il Dizionario di Diritto Internazionale Bellico del 15 marzo 1941.

Si lascia poi ogni valutazione al Lettore, ma ricordando quanto già espresso nella VI parte: l’ingresso improvviso del regno d’Italia in guerra aveva causato la perdita del miglior naviglio mercantile (1).

Dal Vocabolario della Lingua Italiana.

– Armistizio: è la «Cessazione delle operazioni di guerra tra eserciti belligeranti, e quindi anche l’accordo con il quale due o più belligeranti convengono, attraverso i comandanti supremi delle rispettive forze operanti, di sospendere le ostilità, spesso per dar tempo allo svolgimento delle trattative» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, Vol. I, Roma 1986, p. 276).

– Capitolazione: si tratta dell’«Accordo, concluso fra i comandanti di forze armate belligeranti, con il quale un corpo di truppe o una piazzaforte si arrendono al nemico» (Ibidem, p. 615).

– Resa: è «L’azione, il fatto di arrendersi, come cessazione di ogni resistenza di fronte al nemico» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. III**, Roma 1991, p. 1366). La resa può essere a condizioni, oppure incondizionata o a discrezione; in casi particolari con l’onore delle armi.

– Resa incondizionata: «quando il vinto trovandosi nell’impossibilità di dettare condizioni alla propria resa, si assoggetta a priori a qualsiasi imposizione del vincitore» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, Vol. II, Roma 1987, p. 821).

Dal Dizionario di Diritto Internazionale Bellico.

Il Dizionario di Diritto Internazionale Bellico del 15 marzo 1941 recita invece:

– Armistizio: «È l’accordo con il quale due o più belligeranti decidono di sospendere le ostilità. Tra le convenzioni fra belligeranti esso è il più complesso e il più usato, e se le norme convenzionali non compiutamente lo fissano, è però ben regolato dalla consuetudine. È da porsi prima di tutto in chiaro che con la cessazione delle ostilità in seguito ad armistizio non viene meno lo stato di guerra e di conseguenza rimangono intatti tutti i diritti e i doveri dei neutrali e dei belligeranti. Fissato così che l’armistizio non è una pace, esso si può distinguere in generale o parziale, a seconda che la sospensione delle ostilità sia stabilita per tutti i teatri di guerra, o soltanto per una parte molto più importante di essi (v. Sospensione d’armi o tregua); in genere al primo è connesso anche un’importanza politica (negoziati per la pace, per sedare una rivoluzione interna ecc.) che il secondo non ha. Questa distinzione ha grande importanza specialmente riguardo a chi spetti di concludere l’armistizio, nessun dubbio essendo che questo, qualora sia generale, può essere concluso solo dai Governi belligeranti o dai loro delegati, mentre, se è parziale, basta il comandante in capo delle forze armate o chi per esso. E che l’armistizio generale debba essere concluso dai Governi e dagli stessi ratificato invece che dai comandanti militari si spiega appunto con la preminente parte politica compresa in esso [etc.]» (Enrico Serra, Giuseppe Sperduti, Giancarlo Venturini, Walter Zannini -a cura di-, Dizionario di Diritto Internazionale Bellico, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Milano 1941, pp. 42-43).

– Capitolazione: «È una convenzione fra belligeranti con la quale è stipulata la resa totale o parziale delle truppe. È un vero e proprio accordo, anche se talvolta la sua forma è orale, e come tale va distinto dalla semplice “resa a discrezione” (v.). La capitolazione stessa contiene in genere quali sono gli obblighi dei contraenti ed ogni altra indicazione al proposito, e solo nel caso di mancanza di contenuto specifico si deve ricorrere al significato che la pratica internazionale attribuisce a questo istituto. Alla data di entrata in vigore della convenzione, l’esercito o la fortezza o la nave che ha capitolato non solo ha l’obbligo di cessare ogni attività offensiva ma deve anche consentire che i difensori vengano fatti prigionieri di guerra. L’avversario ha il diritto di ricevere in consegna tutte le opere militari, le armi, le munizioni ecc. come e dove si trovano al momento della stipulazione e la distruzione da parte del capitolante è lecita solo sino al momento dell’entrata in vigore della convenzione e non più dopo [etc.]» (Ibidem, p. 64).

– Resa a discrezione: «Così si chiama l’arrendersi delle forze armate – tutte o parte – di un belligerante, senza concludere prima col nemico una capitolazione (v.). Chi si arrende a discrezione ha l’obbligo di gettare le armi e non può pretendere dal belligerante avversario un trattamento diverso da quello che le norme internazionali assegnano ai prigionieri di guerra. La volontà della resa a discrezione si manifesta in genere, con l’alzare la bandiera bianca o con altra idonea manifestazione. Il nemico, dopo essersi reso conto che il segnale è stato eseguito dietro ordine dell’autorità, e non è un atto personale di chi lo compie, ha il dovere di sospendere il fuoco» (Ibidem, p. 184).

– Sospensione d’armi o tregua: «Come esprime il nome, si tratta di una convenzione fra belligeranti (v.) allo scopo di far cessare temporaneamente le ostilità. In senso lato essa è compresa solitamente nell’armistizio (v.), anche perché le convenzioni dell’Aja non conoscono che quest’ultimo. Tuttavia la pratica e la dottrina fanno una distinzione fra armistizio e sospensione d’armi o tregua: quest’ultima consiste strictu sensu in una cessazione delle ostilità tra forze navali o terrestri o aeree nemiche, per un tempo brevissimo e circa un oggetto d’importanza locale oltreché momentanea [etc.]» (Ibidem, p. 195).

Il testo del Dizionario di Diritto Internazionale Bellico non contempla la semplice voce resa. In ogni caso si rammenti che cosa recita l’Armistizio Corto al punto n° 6: «Resa immediata della Corsica e di tutto il territorio italiano, sia delle isole che del continente, agli alleati [etc.]».

RESA INCONDIZIONATA: Armistizio Corto di Cassibile.

I “prodromi” sono già stati scritti nella VIII parte.

Il giorno 3 settembre 1943 sono presenti alla firma della resa incondizionata: «On. Harold Macmillan, Ministro Residente britannico presso il Quartier Generale delle Forze alleate; Robert Murphy, rappresentante personale del Presidente degli Stati Uniti; Royer Dick, Commodoro della Reale Marina britannica, Capo di Stato Maggiore del Comandante in Capo del Mediterraneo; Lowell W. Rooks, Magg. Gen. Dell’Esercito degli U.S.A. Sottocapo di Stato Maggiore, C-3, presso il Quartier Generale delle Forze alleate; Franco Montanari, interprete ufficiale italiano; Brigadiere Kenneth Strong, Sottocapo di Stato Maggiore, G-2, presso il Quartier Generale delle Forze alleate (testo tratto da: http://www.andreaconti.it/alternat/storia02.html).

testo dell’«armistizio corto» firmato dal generale castellano il 3 settembre 1943 a cassibile

Il testo è tratto dal lavoro di: Emilio Canevari, Graziani mi ha detto, Magi-Spinetti Editori, Roma 1947, pp. 328-330.

Comunque, il testo della resa incondizionata ritenuto valido all’epoca e quindi anche ai giorni nostri è in lingua inglese (2).

Sicilia, 3 settembre 1943

Le seguenti condizioni di armistizio sono presentate dal Generale Dwight D. Eisenhower Comandante in Capo delle Forze Alleate il quale agisce per delega dei Governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna e nell’interesse delle Nazioni Unite e sono accettate dal Maresciallo Pietro badoglio Capo del Governo Italiano

  1. – Cessazione immediata di ogni attività ostile da parte delle Forze Armate Italiane.
  2. – L’Italia farà ogni sforzo per negare ai tedeschi tutto ciò che potrebbe essere adoperato contro le Nazioni Unite.
  3. – Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite dovranno essere consegnati immediatamente al Comandante in Capo alleato e nessuno di essi potrà ora o in qualsiasi momento essere trasferito in Germania.
  4. – Trasferimento immediato della flotta italiana e degli aerei italiani in quelle località che saranno designate dal Comandante in Capo alleato, con i dettagli di disarmo che saranno fissati da lui.
  5. – Il naviglio mercantile italiano potrà essere requisito dal Comandante in Capo alleato per supplire alle necessità del suo programma militare-navale.
  6. – Resa immediata della Corsica e di tutto il territorio italiano, sia delle isole che del continente, agli Alleati, per essere usato come base di operazioni e per altri scopi a seconda delle decisioni degli Alleati.
  7. – Garanzia immediata del libero uso da parte degli Alleati di tutti gli aeroporti e porti navali in territorio italiano, senza tener conto dello sviluppo dell’evacuazione del territorio italiano da parte delle forze tedesche. Questi porti ed aeroporti dovranno essere protetti dalle Forze Armate italiane finché questo compito non sarà assunto dagli Alleati.
  8. – Immediato richiamo in Italia delle Forze Armate italiane da ogni partecipazione alla guerra in qualsiasi zona in cui si trovino attualmente impegnate.
  9. – Garanzia da parte del Governo italiano, che se necessario impiegherà tutte le sue forze disponibili per assicurare la sollecita e precisa esecuzione di tutte le condizioni dell’armistizio.
  10. – Il Comandante in Capo delle Forze alleate si riserva il diritto di prendere qualsiasi misura che egli ritenga necessaria per la protezione degli interessi delle Forze alleate per la prosecuzione della guerra, e il Governo italiano si impegna a prendere quelle misure amministrative o di altro carattere che potranno essere richieste dal Comandante in Capo, e in particolare il Comandante in Capo stabilirà un Governo militare alleato in quelle parti del territorio italiano ove egli lo riterrà necessario nell’interesse delle Nazioni alleate.
  11. – Il Comandante in Capo delle Forze alleate avrà pieno diritto di imporre misure di disarmo, di smobilitazione e di smilitarizzazione.
  12. – Altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario che l’Italia dovrà impegnarsi ad eseguire saranno trasmesse in seguito.

Le condizioni di questo Armistizio non saranno rese pubbliche senza l’approvazione del Comandante in Capo Alleato. Il testo inglese sarà considerato il testo ufficiale (1).

Per il Maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo italiano / F.to Giuseppe Castellano, Gen. di Brigata addetto al Comando Supremo Italiano / Per Dwight Eisenhower Generale dell’Esercito degli U.S.A. / Comandante in Capo delle Forze Alleate / F.to Walter B. Smith, Magg. Gen. dell’Esercito degli U.S.A. / Capo di Stato Maggiore (Emilio Canevari, Graziani mi ha detto, op. cit., pp. 328-330).

Successivamente alla firma dello Short Military Agreement, il giorno 29 settembre 1943, in acque maltesi e a bordo della nave da battaglia inglese Nelson, è firmato l’Atto Condizioni aggiuntive di armistizio con l’Italia, ovvero il cosiddetto “armistizio lungo”. Inoltre si discute la necessità che l’Italia dichiari guerra alla Germania.

Note

1) Ed ecco la prima parte di quello che diverrà il “punto n. 5” della “resa incondizionata corta”, testo è già stato trascritto nella XII parte.

A proposito dell’immediata perdita di parte del naviglio mercantile ecco che cos’hanno scritto Carlo De Riso e Roberto Fabiani: «Prima ancora di cominciare, la battaglia era già stata perduta a metà. Si sa che Mussolini decise il giorno dell’entrata in guerra in maniera cervellotica, con l’unico scopo di riuscire a sparare qualche fucilata prima che i tedeschi arrivassero a Parigi. Ma già da maggio avvertiva gli Stati Maggiori che a partire dal 5 giugno 1940 qualunque giorno era buono. In quel momento, il 35 per cento della flotta mercantile italiana si trovava fuori dal Mediterraneo: si trattava di 212 navi, ovviamente le migliori, le più veloci e adatte alla navigazione oceanica, che giravano il mondo per procurare al Paese valuta pregiata. L’avviso di “pericolo di guerra” con l’ordine di rientro venne diramato solo il 5 giugno, con la conseguenza che tutte quelle belle navi finirono internate in porti neutrali o catturate. Clamoroso l’episodio del piroscafo Rodi, rimasto in mani inglesi… a Malta. E anche questo, fra gli infiniti altri, va detto a gloria dello Stato Maggiore Marina» (Carlo De Riso, Roberto Fabiani, La Flotta tradita. La Marina italiana nella Seconda Guerra Mondiale, De Donato-Lerici Editori, Roma 2002, p. 95).

Vogliamo parlare d’idiozia oppure di tradimento? Alternative non ve ne sono.

2) Testo “valido” della resa incondizionata:

«The following conditions of an Armistice are presented by General dwight d. eisenhower, Commander-in-Chief of the Allied Forces, acting by authority of the Governments of the United States and Great Britain and in the interest of the United Nations, and are accepted by Marshal pietro badoglio, Head of the Italian Government:

  1. Immediate cessation of all hostile activity by the Italian armed forces.
  2. Italy will use its best endeavors to deny, to the Germans, facilities that might be used against the United Nations.
  3. All prisoners or internees of the United Nations to be immediately turned over to the Allied Commander-in-Chief, and none of these may now or at any time evacuated to Germany.
  4. Immediate transfer of the Italian Fleet and Italian aircraft to such points as may be designated by the Allied Commander-in-Chief, with details of disarmament to be prescribed by him.
  5. Italian merchant shipping may be requisitioned by the Allied Commander-in-Chief to meet the needs of his military-naval program.
  6. Immediate surrender of Corsica and of all Italian territory, both islands and mainland, to the Allies, for such use as operational bases and other purposes as the Allies may see fit.
  7. Immediate guarantee of the free use by the Allies of all airfields and naval ports in Italian territory, regardless of the rate of evacuation of the Italian territory by the German forces. These ports and fields to be protected by Italian armed forces until this function is taken over by the Allies.
  8. Immediate withdrawal to Italy of Italian armed forces from all participation in the current war from whatever areas in which they may now be engaged.
  9. Guarantee by the Italian Government that if necessary it will employ all its available armed forces to insure prompt and exact compliance with all the provisions of this armistice.
  10. The Commander-in-Chief of the Allied Forces reserves to himself the right to take any measure which in his opinion may be necessary for the protection of the interests of the Allied Forces for the prosecution of the war, and the Italian Government binds itself to take such administrative or other action as the Commander-in-Chief may require, and in particular the Commander-in-Chief will establish Allied Military Government over such parts of Italian territory as he may deem necessary in the military interests of the Allied Nations.
  11. The Commander-in-Chief of the Allied Forces will have a full right to impose measures of disarmament, demobilization and demilitarization.
  12. Other conditions of a political, economic and financial nature with which Italy will be bound to comply will be transmitted at later date.

The conditions of the present Armistice will not be made public without prior approval of the Allied Commander-in-Chief. The English will be considered the official text.

Marshal PIETRO BADOGLIO – DWIGHT D. EISENHOWER

Head of the Italian GovernmentGeneral, U. S. Army, Commander in Chief Allied Forces

By: GIUSEPPE CASTELLANO – By: WALTER B. SMITH

Brigadier General, Italian High Command – Attached to The Major General, U. S. Army Chief of Staff

Present:

Rt. Hon. HAROLD MACMILLAN British Resident Minister, AFHQ

ROBERT MURPHY, Personal Representative of the President of the United States

ROYER DICK, Commodore, R. N., Chief of Staff to the C. in C. Med.

LOWELL W. ROOKS, Major General, U. S. Army, Assistant Chief of Staff, G-3, AFHQ

FRANCO MONTANARI, Official Italian Interpreter

Brigadier KENNETH STRONG, Assistant Chief of Staff, G-2, AFHQ» (testo tratto da: http://www.andreaconti.it/alternat/storia02.html).

Sulle imprese della Decima Flottiglia MAS si può consultare il sito dell’Associazione:

associazionedecimaflottigliamas.it

N.B.: I bolli a corredo provengono da: Archivio di Stato di Milano; Tribunale Militare per la Marina in Milano (Repubblica Sociale Italiana), Procedimenti archiviati. Autorizzazione alla pubblicazione. Registro: AS-MI. Numero di protocollo: 2976/28.13.11/1. Data protocollazione: 29/05/2018. Segnatura: MiBACT|AS-MI|29/05/2018|0002976-P.

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Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 17 agosto 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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