DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XXVI parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XXVI parte) – Gianluca Padovan

«… la sera dell’8 settembre, trovandomi al comando della Flottiglia a La Spezia, apersi la radio per captare il bollettino di guerra; come un fulmine a ciel sereno la notizia dell’avvenuto armistizio piombò sui nostri progetti, sulle nostre attività, sulle nostre speranze…»

Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS, 1950

 

 

 

Tutt’oggi “suona” strano.

Avendo parlato della propaganda portata avanti dalla Decima M.A.S. si può tornare ai fatti del 1943: repetita iuvant! (1).

Dopo non essere entrati nel conflitto al fianco della Germania nel 1939, ma l’anno successivo e dichiarando guerra a una Francia già sconfitta, si capisce che le vicende non solo belliche presentano lati che la “storia ufficiale” s’è sempre guardata bene dall’affrontare.

Una sera Badoglio annuncia alla radio la firma dell’armistizio avvenuta già alcuni giorni prima a Cassibile. Ma ai soldati al fronte e in patria non viene dato alcuno specifico ordine. Solo la Regia Marina, e non tutta, riceve l’ordine di consegnarsi al nemico o di autoaffondarsi.

Il Comandante Junio Valerio Borghese conclude così il libro Decima Flottiglia MAS. Dalle origini all’armistizio, scritto quasi settant’anni fa da quei fatti: «Mi sembrò strano».

 

Antony Eden.

Cominciamo a ricordare chi fosse Antony Eden (Durhan 1879 – Salisbury 1977). Esponente di spicco del Partito Conservatore inglese, presso la Società delle Nazioni nel 1935 sostiene la necessità di sanzionare il Regno d’Italia a causa della guerra condotta contro l’Etiopia. Inoltre: «pervenne nel medesimo anno (dicembre) alla direzione del Foreign Office nel gabinetto Baldwin. Fautore di una politica di fermezza verso le dittature nazista e fascista, si dimise nel febbraio del 1938, rifiutando di appoggiare Neville Chamberlain nella sua politica di distensione e di negoziati diretti con l’Italia e la Germania. Segretario di Stato per i Dominions nel 1939, riprese la direzione del Foreign Office dalla fine del 1940 al luglio del 1945, assumendo inoltre, dal 1942, la presidenza dei comuni. Divenuto il maggior collaboratore di Churchill, viene considerato suo probabile successore alla testa del partito conservatore» (Rizzoli Larousse, Enciclopedia, Vol. 7, Bologna 2003, p. 345).

 

 

Le indagini di Elena Aga Rossi.

Parlando di Sir Robert Antony Eden, dei contatti diplomatici e dei sondaggi che si stavano conducendo per capire in quale modo ottenere l’uscita dell’Italia dal conflitto mondiale, Elena Aga Rossi scrive: «I “sondaggi” di cui sopra erano venuti da·numerosi italiani fuori d’Italia e presentati in promemoria al primo ministro da Eden (14): I) il ministro e il primo segretario della legazione italiana a Lisbona[1] si erano serviti di un intermediario romeno per esprimere all’ambasciata inglese e all’ambasciata polacca a Lisbona il loro interesse per una pace separata. II) Si era detto che il generale Birolli[2], governatore italiano del Montenegro, fosse favorevole a una pace separata. Questa informazione, che era vaga, proveniva dal generale Mihailovic[3], che era in contatto con il generale Birolli, e non era sicuro se la pace cui si faceva riferimento sarebbe stata tra l’Italia e gli Alleati o un’intesa esclusivamente locale tra l’Italia e il generale Mihailovic. III) Il console generale italiano a Ginevra[4] era ansioso di stabilire un canale di comunicazione da usare in caso di emergenza tra il governo inglese e una persona non nominata dell’entourage del principe ereditario (con tutta probabilità il principe Umberto stesso)» (Elena Aga Rossi, L’inganno reciproco. L’armistizio tra l’Italia e gli angloamericani del settembre 1943, Pubblicazioni degli Archivi di Stato – Fonti XVI, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali – Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, Roma 1993, pp.105-106).

 

Note alla trascrizione:

[1] Il ministro era Francesco Fransoni, che mantenne la carica fino al maggio 1943 quando fu sostituito da Prunas; il primo segretario era Renato Giardini, che mantenne tale carica fino al giugno 1943, quando fu sostituito da Francesco Silj.

[2] Il nome corretto è Pirzio Biroli.

[3] Il leader serbo Draza Mihailovic, nazionalista e filomonarchico, fu a capo di bande di partigiani cetnici; inizialmente appoggiato dagli inglesi venne da questi sconfessato nell’autunno 1943 in seguito alla loro decisione di sostenere i partigiani comunisti di Tito.

[4] Si tratta di Luigi Cortese.

Riferimento ai documenti:

14) Minuta di Eden al primo ministro del 2 dicembre 1942; PM/42/292 in CP 242.

 

 

12 dicembre 1942 e il duca di Spoleto.

Più avanti Elena Aga Rossi scrive: «Dieci giorni dopo (il 12 dicembre [1942. N.d.A.]) Eden era in grado di dare maggiori ragguagli circa l’approccio ginevrino (16):», poi riportando il testo del documento di Sir Robert Antony Eden:

«“Vengo ora a conoscenza che la “persona non nominata” è il duca di Aosta (cioè il duca di Spoleto fratello del defunto duca di Aosta[1]) che si dice sia disposto a guidare una rivolta armata contro Mussolini e il regime. Si dice che è fiducioso di poter contare sull’appoggio della marina italiana e di alcuni elementi dei bersaglieri, anche se non può fare assegnamento sull’esercito. Le forze aeree italiane, inoltre, sono completamente fasciste. Le garanzie chieste da (? a)[2] noi sarebbero:

  1. a) L’appoggio della RAF per affrontare le forze aeree italiane e tedesche.
  2. b) Uno sbarco concordato da parte di truppe britanniche e americane, coll’intesa che esse sbarcherebbero come alleati per collaborare al rovesciamento del regime e non come truppe di conquista e occupazione dell’Italia.
  3. c) Non deve essere fatta alcuna richiesta di consegnare la flotta italiana.
  4. d) Mantenimento della monarchia in Italia.
  5. e) Si devono dare garanzie secondo questi termini a nome di tutti i paesi alleati.

Sembra che il duca intenda organizzare e guidare la rivolta sotto la propria responsabilità con l’obiettivo di restaurare casa Savoia secondo linee costituzionali, con il principe di Piemonte sul trono. È mia opinione che questo approccio è probabilmente genuino. Ma la proposta non mi ha fatto grande impressione. È chiaro, per esempio, che noi troveremo una forza aerea ostile, nessun appoggio da parte dell’esercito tranne i bersaglieri (cioè al massimo circa 27.000 uomini), e forse nessuna collaborazione attiva da parte della marina. Il punto (b) per di più prescrive uno “sbarco concordato” che nell’ipotesi migliore presenta complessi problemi di coordinamento e di concomitanza e nella peggiore non può essere altro che un tranello. E la condizione secondo la quale tutti i governi alleati dovrebbero unirsi nella desiderata garanzia renderebbe quasi impossibile mantenere il segreto riguardo all’operazione. Ciononostante i vantaggi che si ricaverebbero dal poter contribuire a un crollo italiano sono molto grandi ed io ho dato istruzioni di mantenere aperto questo canale di comunicazione. Il duca di Aosta ha cominciato a discutere il suo piano con il principe di Piemonte e ad informare il nostro intermediario dei risultati. Non vi possono essere danni dall’ascoltare il risultato di questa discussione e per il momento non intraprendo alcuna ulteriore azione”. Il primo ministro [Winston Churchill. N.d.A.] annotò al margine “concordo” (17)» (Ibidem, p. 107).

 

Note alla trascrizione:

[1] Aimone, duca di Spoleto, era un ufficiale di marina, designato nel maggio 1941 re di Croazia; divenne duca d’Aosta nel novembre 1942 alla morte del fratello Amedeo. Questi era stato comandante delle truppe italiane in Etiopia dove venne fatto prigioniero dagli inglesi.

[2] Così nel testo; come anche in altri punti del documento, si tratta probabilmente di un suggerimento di alternative per l’eventuale pubblicazione del testo.

Riferimento ai documenti:

16) Minuta di Eden al primo ministro del 12 dicembre 1942, PM/ 42/303 in CP 242.

17) Nota manoscritta di Churchill in PM/42/303 come sopra.

 

 

L’accoppiata Badoglio – Pesenti.

Inoltre, sempre l’Autrice, scrive: «Ma questo non fu l’unico approccio fatto via Svizzera. Né il più importante. Anche il SOE, sembra di propria iniziativa, prese contatto con (? fu avvicinato da) un industriale italiano di nome Rusca[1] che era personalmente in relazione con il maresciallo Badoglio (18). L’8 gennaio 1943, sir Charles Hambro[2], scrisse al generale Ismay[3] accludendo il rapporto che viene riprodotto integralmente (19).

“Partiti antifascisti italiani

  1. Sin dal maggio 1942 il nostro rappresentante SOE a Berna è stato in contatto con i marescialli Badoglio e Caviglia in Italia. Il contatto è mantenuto attraverso un intermediario nel quale il rappresentante SOE a Berna ripone piena fiducia e col quale egli ha collaborato in altre occasioni per un lungo periodo. Egli è anche un amico del maresciallo Badoglio e i suoi genitori antifascisti non sono mai stati messi in dubbio.
  2. Egli riferisce che Badoglio è ora fermamente convinto che l’Asse non può vincere la guerra; egli non è più fedele alla Casa reale e vuole, al momento giusto, prendere il potere e costituire un governo militare. Badoglio e Caviglia hanno, insieme, un seguito potente e influente di elementi antifascisti in Italia e desiderano inviare un emissario nella persona del generale Pesenti[4] per discutere con il governo britannico un’azione coordinata dall’esterno e all’interno dell’Italia mirante al rovesciamento del regime fascista.
  3. La più recente informazione indica che un aeroplano con pilota è pronto a partire dall’Italia per portare il generale Pesenti in Cirenaica.
  4. Il maresciallo Badoglio ha chiesto per garanzia che si aiuti il generale Pesenti a reclutare un esercito tra gli italiani residenti all’estero e, se possibile, tra prigionieri di guerra ribelli.
  5. All’interno dell’Italia il maresciallo Badoglio è fiducioso di potere, al momento opportuno, essere a capo di vasti settori del popolo italiano, convinti che la Gran Bretagna vincerà la guerra e che solo collaborando veramente al rovesciamento del regime fascista sia possibile accarezzare una minima speranza di occupare un posto al tavolo della pace e di essere presi in benevola considerazione per quel che riguarda il futuro status internazionale dell’Italia.
  6. Questo approccio sembra al SOE di vitale importanza e viene perciò chiesto che i capi di Stato maggiore diano il loro consenso:
  7. a) al volo del generale Pesenti dall’Italia e b) a trattative con il maresciallo Badoglio sulla base della costituzione di un esercito italiano antifascista da parte del generale Pesenti.
  8. Il nostro corriere dall’Italia a Berna deve superare notevoli difficoltà per mantenere i contatti con entrambe le parti ed è perciò essenziale che si possa dare una risposta in un prossimo futuro. È stata chiesta una decisione per il 12 dicembre, data nella quale egli deve arrivare a Berna.
  9. Detto tra parentesi, il generale Pesenti ci dà piena libertà di scelta se, dopo il volo, la notizia deve essere resa di pubblica ragione o mantenuta per qualche tempo segreta”» (Ibidem, pp. 108-109).

 

Note riferite alla trascrizione:

[1] Luigi Rusca, condirettore amministrativo della Mondadori, aveva potuto recarsi spesso in Svizzera per motivi di lavoro e lì era entrato in contatto con elementi del SOE. Nell’aprile 1943 era stato internato in provincia di Potenza; fu poi liberato da Badoglio subito dopo il 25 luglio.

[2] Capo del SOE fino al settembre 1943.

[3] Il generale Hastings Lionel Ismay fu durante la guerra collaboratore diretto di Churchill come capo di Stato maggiore incaricato del collegamento tra il primo ministro e ministro della difesa, da una parte, e i vertici militari, dall’altra. Dal 1952 fu primo segretario generale della NATO.

[4] Il gen. Gustavo Pesenti, già comandante e governatore reggente della Somalia, era stato rimosso nel dicembre 1940 dall’incarico per aver proposto al duca d’Aosta di trattare un armistizio con gli inglesi.

Riferimento ai documenti:

18) SOE, History, vol III, pp. 828-830.

19) Memorandum SOE del 7 gennaio 1943, SIC.B/Special Ops./4.77A.

 

 

Colpo di stato all’italiana.

Si sottolineano gli intendimenti di Badoglio il quale «non è più fedele alla Casa reale e vuole, al momento giusto, prendere il potere e costituire un governo militare»; in pratica vede la possibilità di condurre un “colpo di stato” prendendo lui stesso il potere. Sulla “formula”, ovvero sulla “resa incondizionata”, quindi “senza condizioni”, ancora Elena Aga Rossi ha trascritto il seguente documento, datato 21 luglio 1943:

 

«Telegramma

Da: J.S.M. Washington

A: W.C.O. Londra

21 luglio 1943

Riferimento a NAF 295

Lo Stato maggiore degli Stati Uniti raccomanda ai capi di Stato maggiore congiunti di inviare la seguente risposta a NAF 295 al generale Eisenhower. Il comandante in capo alleato è autorizzato

(1) a fare i preparativi per estendere AMGOT sino a Roma.

(2) a trattare con gruppi militari o civili in Italia per realizzare la resa senza condizioni dell’Italia, ma non relativamente alla costituzione di un governo nel territorio occupato. Tranne che per funzionari di secondo piano, la scelta di italiani per il governo civile in Italia dopo la sua capitolazione sarà fatta dal presidente e dal primo ministro dopo aver ricevuto le raccomandazioni del comandante in capo alleato» (Ibidem, p. 280).

 

L’A.M.G.O.T. è l’Allied Military Government of Occupied Territories (Amministrazione Militare Alleata dei Territori Occupati).

 

Giacomo Carboni & Dwight Eisenhower.

È utile riportare anche il «Resoconto di Eisenhower ai capi di Stato maggiore congiunti sugli sviluppi dei contatti di pace con gli italiani, 28 agosto 1943», anch’esso contenuto nel lavoro di Elena Aga Rossi:

 

«Segretissimo // Da: Algeri // A: HQ Etousa (Azione) // Datato 28 agosto // Ricevuto 29 agosto // NAF 342 28 agosto 1943 // “Testo letterale corretto” // Indirizzi interni: per i capi di Stato maggiore congiunti // per i capi di Stato maggiore britannici // Firmato: Eisenhower // Riferimenti a: FAN 203 // 6056, FAN 202 // Con il testo dell’atto completo di resa, questo dà ricevuta di FAN 203. Gli sviluppi dal momento della prima conferenza di Lisbona sono i seguenti. Appena ricevuto il messaggio 6056, FAN 202, che ci informava dell’imminente trasmissione dei termini completi, il ministro britannico che aveva ricevuto tale messaggio si mise in comunicazione con Londra informando il governo che non vi era la sicurezza sul ritorno qui del generale C. e che i termini originari presentatigli a Lisbona avrebbero potuto essere accettati senza che lui tornasse. Il ministro britannico ha anche affermato che poiché era stata consegnata al generale C. una bozza della capitolazione militare, la situazione militare avrebbe potuto essere compromessa dalla presentazione dell’atto più completo nel breve periodo di tempo che restava prima del lancio di Avalanche. Ciò è particolarmente vero dato che la scarsità di tempo, la grande difficoltà nelle comunicazioni e la necessità della segretezza impediscono di continuare qualsiasi tipo di negoziati, salvo il più breve e il più semplice. Speriamo di riuscire a stabilire comunicazioni con il governo Badoglio a partire da oggi, 28 agosto, e di poter ricevere, entro le prossime 48 ore, un segnale della loro accettazione dei termini dello strumento breve (Ibidem, p. 292).

Il «generale C.» è il Generale Giacomo Carboni.

 

 

Note.

 

1) Vedere utilmente quanto già scritto nella XVIII parte.

 

Sulle imprese della Decima Flottiglia MAS si può consultare il sito dell’Associazione:

associazionedecimaflottigliamas.it

 

N.B.: I bolli a corredo provengono da: Archivio di Stato di Milano; Tribunale Militare per la Marina in Milano (Repubblica Sociale Italiana), Procedimenti archiviati. Autorizzazione alla pubblicazione. Registro: AS-MI. Numero di protocollo: 2976/28.13.11/1. Data protocollazione: 29/05/2018. Segnatura: MiBACT|AS-MI|29/05/2018|0002976-P.

 

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Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 10 agosto 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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