Intervista a Diego Fusaro: “l’Italia si ponga come potenza Katecontica”

Intervista a Diego Fusaro: “l’Italia si ponga come potenza Katecontica”

Abbiamo incontrato il filosofo Diego Fusaro alla recente presentazione del libro di Alexander Dugin ‘Putin vs Putin‘ e gli abbiamo posto alcune domande sull’attualità politica nazionale.

Lo ringraziamo per la gentile disponibilità, dimostrandosi sempre amico della nostra testata.

Intervista a cura di Luca Valentini

  • Per la prima volta nella recente storia politica italiana un Presidente del Consiglio punta i piedi in Europa sulle tematiche legate all’immigrazione e non solo: è ancora possibile una visione del mondo diversa rispetto a quella pianificata dalle grandi lobbies tecnocratiche?

Ebbene sì: per la prima volta assistiamo a una pur tenue per ora capacità resistenziale; del resto questo governo, da giudicare in itinere a seconda di come opererà in concreto, è un governo che per la prima volta esprime una volontà nazionale-popolare il basso contro l’alto, il popolo contro le élites, il verbo contro il signore. Quindi è del tutto chiaro che su alcuni temi fondamentali debba tener conto di questo mandato contro l’immigrazione di massa, che i signori del mondialismo e i loro partiti di riferimento vogliono per abbassare i costi del lavoro, per creare uno scontro orizzontale fra gli ultimi, per generalizzare la miseria. Il profilo del migrante sradicato è il contrario dell’interesse della massa nazionale-popolare che si oppone a questo processi. Quindi questo è il punto.

 

  • In questa conferenza di Milano, in riferimento alla Russia di Putin, Lei ha evocato la figura del Katekon di S. Paolo: può l’Italia, con la sua cultura millenaria di origine greco-romana, rappresentare in Occidente un altrettanto valido baluardo contro la marea mondialista e omologatrice del potere finanziario?

E’ auspicabilissimo che l’Italia si ponga come potenza Katecontica di resistenza rispetto al delirio del tecnocapitalismo incontrollato. Ora che non c’è più la forza ‘qui tenet‘ come dice San Paolo, che era rappresentata dalle pur criticabili forme dei comunismi novecenteschi dopo l’89, il capitalismo dilaga ed è auspicabile che l’Italia si ponga come potenza Katecontica e insegni agli altri popoli d’Europa la necessità di resistere. Del resto questa potenza Katecontica oggi chissà per quanto ancora è esercitata dal radicamento culturale storico della nostra nazione. Cultura greca romana e poi cultura cattolica che resistono al nichilismo oggi imperante.

 

  • Dinanzi all’inefficacia della propaganda del politicamente corretto (per cui si chiede il bavaglio di ogni voce dissonante), possiamo considerare un embrionale risorgere della cultura di un popolo come il ridestarsi di un’anima profonda ed ancestrale?

Si, il politicamente corretto o pensiero unico dominante è  la super struttura simbolica direbbe Gramsci che legittima il rapporto di forza mondialista dominante a beneficio dell’ élite global-elitaria. E’ da auspicare che sempre più si imponga invece la cultura Nazionale Popolare per dirla con Gramsci, la cultura del popolo che ha come obiettivi quelli opposti rispetto all’ élite turbo-mondialista e cioè la difesa dei salari, il radicamento familiare e patriottico, l’esistenza di una solidarietà comunitaria quelle che Hegel chiamava le radici etiche e che sono la base di un radicamento non solo territoriale ma anche spirituale e culturale.

 

  • La vera farsa della globalizzazione e del libero mercato potrebbe consistere nell’espansione dell’analfabetismo e della schiavitù, anziché nell’introduzione esportazione dei diritti e del sapere?

La mondializzazione sta producendo una massa di schiavi che concorrono al ribasso su scala planetaria. Per questo io la chiamo glebalizzazione. In più sta generando una sorta di mono-cultura o meglio di subcultura del mercato che mi fa venire in mente le parole che Hegel usa nella ‘Fenomenologia dello Spirito’ quando parla di monocromatismo assoluto. Ecco la mondializzazione è un monocromatismo assoluto che livella i popoli nella disuguaglianza capitalistica e nell’assenza di valori e di riferimenti culturali, una sorta di miseria spirituale oltre che economica globalizzata.

 

  • Filosoficamente il nichilismo dell’800 – 900 e la società del Dio morente possono rappresentare le basi di un superamento di una società in cui il nuovo ed unico idolo è il Dollaro?

Direi proprio di sì. Non è un caso che Federico Nietzsche faccia profetizzare all’uomo folle nella Gaia Scienza (aforisma 125) la morte di Dio nel mercato. E’ nel mercato che l’uomo folle annunzia che Dio è morto perché in effetti Dio muore nel mercato o meglio nel farsi mercato del mondo intero nel dominio nichilistico del vuoto della forma merce come unico valore superstite a cui tutti vengono fatti per così dire vengono riallineati. E questo in effetti oggi il monocromatismo assoluto nichilistico della talassocrazia del dollaro che è il vettore militare e politico e geopolitico della mondializzazione economica del libero mercato deregolamentato, sicché oggi resistere alla globalizzazione significa resistere al piano del mercato deregolamentato globale sul piano economico, resistere al nichilismo relativistico antimetafisico sul piano culturale e filosofico, resistere al individualismo liberal-libertario e anticomunitario sul piano diciamo così antropologico e resistere alla follia imperialistica americana sul piano geopolitico.

 

  • In conclusione, oggi ha abbinato all’imperialismo occidentale il termine talassocrazia: gli Usa come Cartagine, la coscienza del popolo italiano come Roma, quale unione di diritto, identità e cultura?

Sì ho ripreso la dicotomia che ancor prima di Carl Schmitt in Terra e Mare usava Hegel nei ‘Lineamenti di Filosofia del Diritto’ dove contrapponeva la dimensione tellurica e radicante della famiglia alla dimensione talassica e sradicante del commercio. Oggi la contrapposizione è in effetti tra i radicamenti culturali popolari nazionali da una parte e lo sradicamento post tellurico e turbo-talassico diciamo così della monarchia del dollaro che sta di fatto dipingendo quella che non a caso Bauman chiamava la società liquida società talassica dei flussi della finanza senza una forma un’identità propria quindi tale da assumere la forma e l’identità che di volta in volta la potenza del danaro vorrà imporre. La società liquida è una società talassica e post-tellurica perchè non ha radici. Tutto si muove in maniera unidirezionale  nel piano liscio del mercato liquido finanziario sicchè è un conflitto in effetti tra potenze telluriche e potenze talassiche.

 

 

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Categorie: Filosofia, Intervista

Pubblicato da Luca Valentini il 1 luglio 2018

Luca Valentini

Redazione di EreticaMente.net, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea: collaboratore di riviste come Elixir, Vie della Tradizione, Atrium, Fenix Rivista, Il Cervo Bianco, Pietas, Il Primato Nazionale. Dirige le collane Arcana, rarità classiche ed ermetiche, ed Orfeo, narrativa e poetica esoterica, per la Casa Libraria Edit@ di Taranto. Partecipa a seminari di ricerca di livello nazionale ed europeo. Ha pubblicato testi inerenti l'Alchimia, l'Amor Sacro e di poetica ermetica.

Commenti

  1. Francesco Domenico Mancini

    Intervista e lettura molto interessante e molto colta.
    Fusaro ha una capacità di sintesi del proprio pensiero erudito ma che va dritto all’essenza della questione.
    Complimenti all’intervistatore per le domande pertinenti al particolare momento storico-politico che stiamo vivendo.

  2. “Interessante chiosa quella del gent.le Di Lorenzo sebbene ciò la indirizza verso un’aporia. Il fatto che ci sia manipolazione è un semplice dato di fatto né tantomeno deve né sorprendere. Se andassimo e lo dovremmo fare, per onestà intellettuale, indietro verticalmente nella struttura della Storia ritroveremmo il pensiero di Bruno che nel suo De Vinculis… già ci parlava di come le masse dell’epoca fossero soggette a ‘vincoli’, o ‘legami’ . Più di recente l’eminente Culianu riportò in auge le intuizioni del pensatore immolato a Campo dei Fiori. Per non parlar poi di un’altra grandiosa autorità in materia, il Guénon allorché citava il concetto di ‘incantamento’. Del resto tra la Manipolazione e la Narrazione la distinzione non è così cristallina come potrebbe apparire di primo acchito. La Narrazione è la Storia dell’Umanità e viceversa. Non si dà Narrazione tra gli Dei (semmai essi son narrati dagli uomini… vedi l’eclatante esempio del Corano o dei Vangeli o dei Veda, ecc. ecc.) né tra le specie animali (un linguaggio animale non costituisce Narrazione; la Narrazione è un impianto culturale completo, globale, non tratti fonetici, semantici). La Narrazione è solo precipua agli Uomini. Allorquando è in atto la Narrazione si ha ‘incantamento’ dato dal semplice ‘audire’, dallo star lì a presenziare la declamazione, lo spiegamento e la manipolazione diviene tanto più vasta quanto è il grado del rifrangersi in chi la presenzia, in chi la ascolta. La manipolazione in sé e per sé non sempre ha un’accezione negativa: la stessa, per rimaner in ambito germanico, visto la pagina dedicata alla scorfano teutonico, “zivilisation” oscilla tra incantamento e manipolazione, tra acculturamento e non. Dico questo come controbattuta al constatare da parte del Di Lorenzo che la Parte che ci è invisa (quella contraddistinta da egli come ‘populista’) si sia conformata all’irrazionale, all’illogico, alla paura, a causa di presunti Poteri Alternativi in azione mentre non si dà contezza all’azione di ben altri Poteri – le Oligarchie Tecnofinanziare Iniziatiche Nihiliste – le quali sono in un tutt’uno col PUD, il Pensiero Unico Dominante, tant’è che in connubio rappresentano in pratica la Narrazione (quasi) Totalitaria dell’esistente. Dunque si dette retta, sino a muoversi in una guerra totale, ma solo per far un esempio tra una moltitudine, a Colin Powell mentre esibiva delle (false) provette all’ONU dimostrando (mendacemente) che Saddam avesse le armi di distruzione di massa. Si tirò scemo uno scienziato dal calibro di David Kelly grazie al PUD sempre sul medesimo tema e nessuno della NARRAZIONE globalista ebbe a dir nulla una volta che venne alla luce le fole di Powell e la verità di Kelly. Si è coperto per DECENNI, la onusta BBC in primis!, uno stupratore, un necrofilo, che risponde al nome di Jimmy Savile in nome del PUD e niuno ha detto qualcosa. Si permette ad un Gianni Riotta d’affermare che il Popolo non ha la Sovranità e lo si esonda di prebende stellari per tale somaraggine, e Lei ci viene a dire, caro Di Lorenzo, che se una volta tanto una popolazione rifugge al PUD pur buttandosi nelle braccia di elementi che hanno tutto da dimostrare (ancora) in quanto ad una finale coerenza, cristallinità, specchiabilità, si tratta solo QUA di manipolazione e là Lei non scorge nulla?
    Ha torto pure nell’equiparare volgarmente il clown pentastellato al fusaro-pensiero: per due ragioni sostanziali ove Lei dimostra o di non sapere o di essere in malafede. Il primo non ha mai secreto null’altro che barbagli di comizi, mentre il secondo ha redatto volumi da cui si può ovviamente dissentire (ed io lo faccio e glielo dissi di persona) ma che indubitabilmente hanno uno spessore intellettuale e morale non da poco. Secondo: il groupage pentastellato ha ascendenze britanniche non cristalline, per nulla adamantine; Fusaro a quanto risulta oggidì non ha nessuna copertura né ascendenza di sorta e questo nel WC del mondo culturale è cosa rara, rarissima.
    La invito di studiare Fusaro, ma non dal mordi e fuggi della rete, ma quanto dai testi. Lì sta l’uomo, hic sunt leones.

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