Il Luogo che si Sposta – Vittorio Varano

Il Luogo che si Sposta – Vittorio Varano

L’insorgere dell’illusione è l’effetto del segno che viene scambiato per quello che indica l’atto allusorio; un secondo ribaltamento a questo contrario ( che ristabilisce il retto rapporto che c’è tra l’oggetto e l’accenno ad esso ) è l’illuminazione. La freccia che punta verso la meta non è come l’ago della bussola, attratto da un polo magnetico fisso, ma come la banderuola girevole che si orienta secondo la direzione in cui soffia il vento dello spirito, perché la meta è un luogo che si sposta. Quando dopo che è trascorso un certo tempo, inevitabilmente il perno si arrugginisce e non riesce più a ruotare, non essendo idoneo a seguitare a svolgere la sua iniziale funzione di indicatore, se non viene presto rimpiazzato, c’è il rischio non solo ipotetico ma estremamente reale, che l’abitudine acquisita a rivolgersi ad esso come a un punto di riferimento, finisca prima o poi per fargli assumere il ruolo di un idolo.

La comprensione è la capacità di sostituire ogni singolo elemento di una struttura con il suo corrispettivo (proveniente da qualsiasi collezione che ne includa uno ) senza provocare sostanziali perdite al significato complessivo dell’insieme di partenza; il cambiamento è condizione indispensabile alla comprensione, ma non sono coincidenti: la comprensione ( incompatibile con utopia, rivoluzione e progresso ) accompagna esclusivamente il cambiamento a carattere conservatore. Un luogo è ciò in cui si sta dentro o da cui si sta fuori. A definire il luogo è la differenza tra interno ed esterno, che prende corpo nel punto di contatto tra i due: l’entrata/uscita. Per chi si dirige verso di essa, la meta è quel luogo che si trova di fronte, da cui sta ancora fuori, e di cui la prima cosa che incontra è l’ingresso, che trae in inganno con il suo carattere intermedio, che può indurre in due errori l’uno opposto all’altro, secondo su quale aspetto sia unilateralmente messo l’accento.

Chi sa che l’interno del cielo ( a causa della sua totale trascendenza rispetto alla terra ) è necessariamente fermo, confuso dal fatto di vederlo muovere non ne riconosce l’ingresso ( che nella sua intrinseca doppiezza partecipa di entrambi gli attributi delle dimensioni che congiunge : l’immutabilità della parte superiore del mondo e la mobilità della parte inferiore ) e assiste al suo passaggio avanti al proprio sguardo senza prestargli attenzione. Chi invece non sa che l’interno del cielo è fermo, intuisce che quell’oggetto in movimento ha qualcosa di speciale, e comincia a corrergli appresso, ma poiché non capisce che va attraversato, quando lo raggiunge cerca di afferrarlo, e se lo fa sfuggire, ed inizia così un inseguimento interminabile in cui il tentativo ogni volta si ripete senza esito, in un insuccesso permanente che infine lo spinge ad affermare che la vera meta è il viaggio stesso.

Il luogo che si sposta è una persona: il mediatore che io, essendo romano, chiamerò Mercurio, rapido dio piedealato la cui imprendibilità lo accomuna al metallo che si usa per misurare la temperatura ( come con la sua velocità che è calore egli conteggia lo spazio che il suo svelto passo privo di peso pur senza toccarlo calpesta ), mercante dio dello scambio, dunque doppio, messaggero mascherato, che consegna i comandi spediti dal Padre, chiusi, come biglietti in buste da lettera, in un miscuglio di menzogne, funzionale a fuorviare coloro che non godono del suo favore. Uno dei modi in cui si manifesta questa doppiezza è la differenza che egli, in quanto è colui che arriva dall’interno, assume rispetto a se stesso, in quanto è colui che è atteso all’esterno: quand’è apparso è sempre risultato diverso da come gli uomini se l’aspettavano, determinando ogni volta una divisione tra alcuni che lo riconoscono e lo accolgono accettando la missione che svolge e la rivelazione che porta, ed altri che accecati dall’attaccamento al ritratto immaginario che se n’erano formati gli oppongono un rifiuto.

In un caso molto noto di un bel po’ di tempo fa, a non conformarsi a ciò che avrebbe dovuto fare secondo gli schemi-concettuali/luoghi-comuni diffusi nella società che lo circondava, fu la sua presa di posizione politica: invece di mettersi alla testa della sua gente in veste di tribuno della plebe, demagogo arruffapopolo, capo rivoluzionario o condottiero militare per istigarli all’insurrezione contro le forze di occupazione straniera e trascinarli in una serie di battaglie vittoriose fino alla liberazione nazionale, si macchiò agli occhi dei suo compatrioti dello stesso crimine ( per cui fu crocifisso con la scusa del sacrilegio ) per cui fu condannato a morte in contumacia Louis-Ferdinand Céline: collaborazionismo col nemico. Se non nel 753 ab urbe condita, ma fosse nato nell’anno domini 1894, al posto di quel celebre “date a Cesare quel che è di Cesare”, avrebbe senz’ombra di dubbio pronunciato un corrispondente “date al Führer quel che è del Führer”.

Ma dopo averlo soppresso, il suo ricordo, imbalsamato come un cadavere, si può comodamente collocare a dormire in posizione riposante, come la mummia di un faraone egiziano adagiato nel sarcofago, nel letto di procuste di una dottrina distorta ad hoc, appositamente adattata ad usum delphini ( o meglio, per essere più espliciti e precisi, ad usum pontifici ) e servirsene per costruire una concezione che sostenga la clerocrazia come ha fatto la chiesa cattolica ( a cominciare da quel capolavoro di malafede che è il De Civitate Dei di quel fuoriclasse del fraintendimento intenzionale che è stato Agostino di Tagaste vescovo di Ippona ) con la sua dichiarazione schiettamente ghibellina “il mio regno non è di questo mondo”, che distinguendo l’autorità spirituale dal potere temporale ( come giustamente argomentato nel De Monarchia da Dante Alighieri ) sancisce il ruolo provvidenziale di quello terreno, a prescindere dalla specifica forma con cui si presenta in ogni singola epoca storica, sia nella figura del Terzo Reich per il cittadino francese sotto il governo di Vichy del maresciallo Philippe Pétain, o la prefettura della provincia di Giudea del procuratore dell’Impero di Roma Ponzio Pilato, alla cui decisione che lo destinava alla pena capitale si è docilmente sottomesso, senza neanche provare a rivendicare un presunto privilegio spettante al suo rango sacerdotale in qualità di rabbi, che gli avrebbe eventualmente consentito di sottrarsi alla giurisdizionencivile ed evitare l’esecuzione della sentenza. Tutto il contrario del revisionismo di sinistra che inventa un Gesù alla Gandhi ( generale e stratega geniale, capace di piegare il pacifismo alle esigenze della guerra contro la dominazione coloniale, utilizzando l’arma della non-violenza come strumento per scardinare il sistema ) o cospiratore anticapitalista alla Che Guevara. L’altra teoria traditrice dello scopo di quell’esistenza, è l’interpretazione che spiega la sua scelta di nascere a Nazareth in Galilea in base all’idea che il popolo d’Israele fosse l’unico a conoscere il Vero Dio ; ma se così fosse, sarebbe molto più sensato pensare che proprio gli ebrei non ne avessero nessun bisogno ; l’intuizione suggerisce un completo capovolgimento di prospettiva :  la sua scelta di nascere a Nazareth in Galilea dipenderebbe ben più ragionevolmente dal fatto che il popolo d’Israele era l’unico a non conoscere il Vero Dio, cioè Giove suo Padre; è infinitamente più credibile e convincente l’ipotesi che l’obiettivo della sua predicazione non fosse quello di convertire i pagani al monoteismo ma i monoteisti al paganesimo; l’operazione truffaldina tramite cui i primi padri della chiesa hanno cercato di conciliare la teologia trinitaria ( copiata dal neoplatonismo ) con quella veterotestamentaria, negando la subordinazione gerarchica del Figlio al Padre ( la cui inequivocabile formulazione si trova peraltro espressamente contenuta a chiare lettere nel testo stesso del Vangelo : “il Padre è Maggiore del Figlio” ) e la relativa espulsione di tutte le componenti del cristianesimo primitivo etichettate come eresie ( eccone alcuni esempi: gnosticismo, arianesimo, manicheismo, eccetera… ) che ne mantenevano la conoscenza, è stata compiuta al fine di occultare la sospetta somiglianza tra la nuova religione e gli antichi misteri, che avrebbe impedito di spacciare per l’adempimento delle profezie bibliche la biografia di un uomo che le aveva così clamorosamente smentite ( e non perché non fosse lui il Messia, ma proprio perché lo era, non poteva ridursi a recitare un copione già scritto, sia pur nelle sacre scritture, perché Mercurio che è Hermes che è Thot lo Scriba degli Dei non è un commediante né un amanuense : non è il servo della lettera – ne è lo Spirito e il Signore ).

Ma le forze fondamentali che reggono il mondo sublunare sono l’inerzia e l’entropia, per cui qui ogni organismo vivente ha in sé la tendenza ad anchilosarsi e rattrappirsi diventando ancora in vita formazione fossile affetta da sclerosi ed atrofia. Sarebbe stato più consono alla realtà dei fatti continuare a discorrere di legge di caduta dei gravi come Galileo Galilei, piuttosto che di legge di attrazione universale come Isaac Newton! Altro che Charles Darwin, origine delle specie, lotta per la sopravvivenza e selezione naturale! Altro che Henry Bergson ed evoluzione creatrice!

Conseguenza di ciò è che la sua venuta non può essere mai l’ultima, perché il problema non è mai definitivamente risolto né il suo compito esaurito, ma lascia un residuo non redento da cui è richiesto il suo ritorno per un successivo ulteriore intervento. La sua incarnazione verificatasi circa una ventina di secoli or sono è una delle tante. Prepariamoci alla prossima…

Vittorio Varano

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Categorie: Celine, Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 5 luglio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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