Sulle barricate, seconda parte – Fabio Calabrese

Sulle barricate, seconda parte – Fabio Calabrese

Sinceramente, non avrei mai pensato di dover tornare a stendere una “seconda parte” di un articolo concepito per commentare un fatto episodico quali sono state le elezioni politiche del 4 marzo, ma a quanto pare, queste ultime sono state solo l’inizio di una telenovela senza fine. Quasi tre mesi per arrivare alla formazione di un governo nato da un faticoso compromesso fra due forze politiche sostanzialmente inconciliabili, e con una maggioranza risicata, che fra un po’ di tempo potrebbe essere facilmente “impallinato” da franchi tiratori, o perdere a causa di qualche defezione la stentata maggioranza su cui si regge.

Devo essere onesto e constatare che la volta scorsa ho fatto una previsione errata, pensando che a un governo lega-cinque stelle non ci si sarebbe arrivati, anche se devo dire che forse ci ho visto più giusto di altri che, all’indomani del 4 marzo si sono illusi che la via per un simile esecutivo fosse facile e piana, se non altro non aspettandosi la ridda di paletti messi dalle “istituzioni” (a cominciare dall’inquilino del Colle), tutte profondamente pidiote e “dall’Europa”, cioè in realtà dagli usurai della BCE di cui Mattarella, PD e complici sono in realtà al servizio.

La mia modesta opinione era che la maggior parte della gente in realtà sottovaluti l’ampiezza del fosso che esiste tra Lega e cinque stelle, essendo quest’ultimo un finto movimento identitario creato apposta per “tenere a sinistra” la protesta popolare, e quindi renderla innocua per il sistema, il NWO, chi si propone di attuare attraverso i flussi migratori selvaggi la sostituzione etnica, cioè né più né mano che l’assassinio dei popoli europei.

A mio parere, sarebbe stato un grave errore se la Lega avesse rotto l’unità della coalizione di centrodestra, uscita maggioritaria con il 37% dalle elezioni del 4 marzo per diventare per i cinque stelle un supporto analogo a quello che è stato per il PD il NCD di Alfano (infatti, sparito con lo spirare della scorsa legislatura), un errore suicida. A quanto pare, questo errore è stato commesso, perché Mattarella è riuscito a terrorizzare Salvini con la prospettiva di un governo tecnico, una sorta di ripetizione del governo Monti del quale tutti noi conserviamo un pessimo ricordo, infatti c’era già nella manica del Quirinale la carta Cottarelli, che probabilmente non si sarebbe dimostrata un asso ma una scartina, ma l’effetto psicologico è stato comunque ottenuto.

In tutta sincerità, la democrazia a mio modo di vedere non rappresenta il valore supremo. Quando un popolo, ipnotizzato da suggestioni cattoliche e marxiste imbocca la strada del non ostacolare o addirittura favorire la sostituzione etnica, la sua morte come popolo, non è in grado di prendere le decisioni che permetterebbero la sua continuità nel tempo a venire, ammesso che esistessero le forze e i mezzi per attuarla, una soluzione autoritaria che impedisse un simile scempio, sarebbe ben lungi dall’essere il peggiore di tutti i mali, esattamente come se una persona cara sta tentando di suicidarsi, la preoccupazione non è quella di rispettare a ogni costo la sua volontà, ma di impedirle di porre in atto l’insano proposito.

Premesso questo, bisogna però riconoscere che esiste una certa gradualità, che esistono democrazie meno peggiori delle altre, e altre francamente pessime, nelle quali la vantata sovranità popolare è in ogni senso un’ipocrisia ridicola, e il caso italiano, a mio parere, è assolutamente quest’ultimo.

Per comprenderlo fino in fondo, tuttavia, sarà bene cercare di rispondere a una precisa domanda, cosa è, cosa è davvero la democrazia italiana?

La storia delle nostre disgrazie parte naturalmente sempre da là, dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale. La cosiddetta resistenza (termine quanto mai falso) è stata una delle pagine più infami e vergognose della nostra storia. Nel corso di essa, le bande comuniste hanno ottenuto una netta superiorità sulle altre formazioni partigiane con i metodi più sleali che possiamo immaginare, ad esempio denunciando i movimenti di queste ultime alle SS (questa era la specialità di Salvatore Moranino), oppure liquidandole di persona, come fecero alle Malghe di Porzus.

Questo permise loro di diventare la forza egemone della sinistra italiana nell’immediato dopoguerra, mentre altrove i loro consimili ideologici rimanevano nettamente indietro rispetto a socialisti e socialdemocratici.

Con l’opposizione in gran parte ingombrata da una forza politica, quella comunista che non poteva, a causa della collocazione dell’Italia nella sfera d’influenza americana e nella NATO, diventare un’alternativa di governo praticabile, abbiamo avuto un lunghissimo periodo di “democrazia bloccata”, con l’eterna permanenza al potere della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati.

Questo ha fatto sì che l’Italia perdesse subito uno dei vantaggi, e  non il minore d’importanza, che ordinariamente si collegano al concetto di democrazia, almeno a livello teorico. Il giudizio degli elettori e il timore di perdere il confronto elettorale dovrebbero costringere i politici che governano a comportarsi in maniera almeno decente. Questo in Italia non è successo, perché, ben sapendo che nessun confronto elettorale avrebbe potuto portare a cambiamenti sostanziali della situazione, la classe dirigente democristiana ha creato il più sfacciato sistema di corruzione, di appropriazione della cosa pubblica, di nepotismo che si sia mai visto al di fuori degli stati da (tragica) burletta del Terzo Mondo.

Bisogna rimarcare il fatto che questa situazione ha creato una mentalità che non è certo venuta meno con la scomparsa (ufficiale) dei due partiti democristiano e comunista, non solo gli esponenti del PD – erede di entrambi – hanno continuato a mettere disinvoltamente le mani sul denaro pubblico per i loro interessi personali, ma abbiamo visto ripetutamente l’atteggiamento arrogante di una classe politica, “la casta”, che non si considera di certo al servizio della comunità, ma al disopra di tutto e di tutti, e considera gli Italiani una sua proprietà di cui disporre a proprio piacere, cosa che si è vista bene, ad esempio con l’ingresso italiano nel trattato di Lisbona. Non solo gli Italiani non sono stati consultati al momento della sostanziale cessione della sovranità nazionale, o di quel poco di essa che ci era rimasto negli ultimi settant’anni, ma non sono stati neppure informati di ciò se non a cose fatte, siamo stati trattati non come un popolo, ma come bestiame.

Mentre si teneva in piedi la contrapposizione fra le rispettive basi, le dirigenze democristiana e comunista devono aver maturato presto la consapevolezza della reciproca interdipendenza: la gente votava DC per paura del comunismo o PCI per rabbia verso la corruzione democristiana, la sorti di un partito erano strettamente legate a quelle dell’altro. Mantenendo la contrapposizione di facciata, si era creata una collaborazione sottobanco a ogni livello, era quella che allora si chiamava “democrazia consociativa” o, in termini più espliciti, lottizzazione del potere, e a cui mancava solo un tassello, l’inserimento del PCI nella compagine governativa, reso problematico dall’appartenenza dell’Italia all’area NATO, cioè al dominio americano. Aldo Moro, Giulio Andreotti, gli altri esponenti della sinistra DC ritenevano assolutamente possibile arrivarci se si fosse chiarito agli USA il concetto che gli interessi americani non sarebbero stati in alcun modo toccati, era quello che allora si chiamava “compromesso storico”, e “la casta” sarebbe stata libera di impiccare gli Italiani all’albero che preferiva. Già prima della scomparsa dell’Unione Sovietica, un esponente di spicco del PCI (caso unico per un comunista) fu ricevuto negli USA con tutti gli onori, e non vi stupirà troppo sapere che il suo nome era Giorgio Napolitano.

La caduta del muro di Berlino e il collasso dell’Unione Sovietica hanno causato un gran rimescolamento di carte, ma il gioco è rimasto sostanzialmente lo stesso, anzi, si poteva chiudere la partita in modo soddisfacente perché a causa del mutato clima internazionale, ora che gli USA non avevano più un blocco comunista con cui confrontarsi su scala planetaria, non ponevano più obiezioni all’ingresso dei comunisti o presunti ex tali nell’area governativa, e gli Italiani erano liberi di impiccarsi all’albero che preferivano (o meglio, “la casta” era libera di impiccarli all’albero che preferiva).

Abbiamo assistito a quello che ben pochi all’epoca della guerra fredda avrebbero osato immaginare: dopo una serie di trasformazioni camaleontiche, i comunisti o presunti ex, e i democristiani o presunti ex, sono confluiti in un unico partito, il PD.

Di mezzo, c’è stato un episodio che non va sopravvalutato  né frainteso, ma la comprensione della cui reale dinamica ci fa capire quale sia realmente il modus operandi della “casta” che ha tenuto e tiene ancora in pugno i nostri destini, la cosiddetta inchiesta “mani pulite” ovverosia Tangentopoli: essa iniziò quando dei magistrati cominciarono a indagare mettendo in luce gli affari sporchi dei partiti: emerse un estesissimo sistema di corruzione che coinvolgeva tutte le forze politiche di allora, ad eccezione del MSI. Questo in prima battuta, ma poi avvenne un “cambiamento di passo” il cui reale significato è sfuggito alla gran parte degli Italiani, cambiamento di passo che coincise con l’espulsione da parte del Grande Inquisitore Francesco Saverio Borrelli, di Tiziana Parenti che aveva osato estendere le sue indagini agli “affarucci” della Lega delle Cooperative, vale a dire l’organo economico del PCI.

Qui si vedono bene gli effetti di quella falsa rivoluzione che fu il ’68, un compromesso fra i ceti alto-borghesi e la sinistra, che permise a quest’ultima di guadagnare posizioni strategiche nella scuola, nell’informazione, negli apparati dello stato, e ovviamente nella magistratura, che ora agiva in nome e per conto non della giustizia ma dell’ideologia “rossa” (come poi ha continuato a fare anche in seguito). Non solo gli affari sporchi del PCI sparirono (ricordiamo che fino alla caduta del muro di Berlino, nessuna azienda italiana poteva fare affari all’est senza versare la tangente al PCI), ma le indagini vennero incanalate in una direzione precisa, per colpire il Partito Socialista che di colpo divenne responsabile di tutto quanto di sporco e malavitoso era avvenuto in Italia dalla caduta del fascismo ad allora.

Il fatto è che lo scomparso leader socialista Bettino Craxi è stato con ogni probabilità uno degli uomini meno indegni fra quanti si sono succeduti alla guida di questa sfortunata nazione negli ultimi settant’anni. Fu protagonista di un tentativo niente affatto risibile di ribaltare i rapporti di forza tra comunisti e socialisti all’interno della sinistra italiana, e di arrivare anche in Italia a una normale democrazia basata sull’alternanza tra la DC e una sinistra prevalentemente socialista, cioè a quella situazione che era la normalità nell’ambito delle democrazie dell’Europa occidentale. L’arma giudiziaria manovrata da una magistratura venduta ai presunti ex comunisti e ai presunti ex democristiani, entrambi interessati a conservare una situazione di immobilismo che non mettesse in discussione il loro potere, fu il mezzo usato per stroncarlo.

Fa un efetto strano sentire oggi i grillini parlare di terza repubblica, perché la pura e semplice verità, è che la seconda non è mai esistita, e che siamo oppressi da un settantennio di eterno centrosinistra, che va in pratica da quando la DC ha cominciato a intessere intese sottobanco con il PCI appena passato il momento di accesa contrapposizione del dopoguerra, a oggi.

Ci sarebbe molto da dire anche sul presunto “ventennio berlusconiano”, che di fatto non ha intaccato la dittatura di centrosinistra, l’albatro al collo cattocomunista che l’Italia si ritrova da settant’anni. Potremmo anche prescindere dal fatto che i governi di centrodestra non hanno governato l’Italia, a varie riprese, per più di otto degli anni di questo presunto ventennio, e che per gli altri dodici, a cui va poi ulteriormente aggiunto il settennio che ci separa dal 2011 e dalla liquidazione di Berlusconi decisa a Bruxelles (una delle conseguenze del fatto che non siamo più una nazione sovrana), abbiamo continuato a essere governati dal regime di centrosinistra eterno e immarcescibile.

Il punto in realtà è che anche in quegli otto anni, il centrosinistra, i “compagni” avevano i mezzi per impedire alle forze politiche legittimate dal consenso popolare di fare alcunché (e poi lamentarsi che non riuscissero a mantenere le promesse, con l’inveterata ipocrisia che possiamo praticamente identificare con l’essere di sinistra). I mezzi di comunicazione, la scuola, l’apparato amministrativo, i giornali, la magistratura (usata come strumento di lotta politica con una disinvoltura che fa rabbrividire, come già era avvenuto contro Craxi), rimanevano saldamente in mano al regime centro-sinistrorso. Si può dire che il potere dei ministri di centrodestra non oltrepassasse la soglia dei rispettivi ministeri e forse nemmeno dei rispettivi uffici. E che dire del fatto che il presidente della repubblica, che è sempre, senza eccezione alcuna, stato espressione del centrosinistra, e a cui la costituzione “più bella del mondo” attribuisce troppi poteri, considerando che è stato concepito come una figura simbolica per cui l’elezione popolare è stata ritenuta superflua, e che ha sempre messo i bastoni fra le ruote quando la volontà popolare non coincideva coi desiderata dei “compagni”, come del resto Mattarella ha continuato a fare dopo questa elezione fin quando gli è stato possibile?

Berlusconi, uomo molto meno furbo di quel che crede di essere, e di come “i compagni” lo dipingono, con in testa le democrazie centro-europee e anglosassoni, probabilmente non si è mai reso conto di ciò, e del fatto che, partendo dal vertice quando ce n’era l’opportunità, si sarebbe dovuto cominciare a smontare tutto il dittatoriale apparato di potere di sinistra e centrosinistra, che ovviamente prescinde del tutto dal consenso popolare.

Nelle democrazie normali, quelle che più o meno funzionano, il governo governa e l’opposizione si oppone, ma riconosce la legittimità a governare di chi è investito dal mandato popolare. Questo in Italia non è mai avvenuto: il centrosinistra considera e ha sempre considerato gli Italiani una sua proprietà e una massa bovina il cui parere non conta nulla, e visto nella momentanea e sporadica presenza di governi di centrodestra un’usurpazione.

Gli anni dei governi di centrodestra guidati da Berlusconi hanno visto la maggioranza impossibilitata a governare, inchiodata dai continui assalti alla baionetta che venivano dai banchi di un’opposizione che deteneva il potere effettivo. L’immagine delle barricate, che ben descrive la politica italiana, viene da là. E stupisce quanto poco accorto fosse l’uomo di Arcore nel trattare con un rispetto immeritato quegli “oppositori” che a lui lo negavano, insieme al diritto della gente di scegliersi i rappresentanti.

L’immagine fantomatica di un Berlusconi onnipotente ed estremamente astuto, poco diverso dall’Oscuro Signore del Signore degli anelli, è un’invenzione del centrosinistra molto lontana dalla realtà: ci si accaniva contro un capitalista per nascondere il fatto di essere d’accordo con tutti gli altri, aver abbandonato la lotta di classe e tradito le classi lavoratrici.

Ma non è tutto, si tratta del ripescaggio di un classico strumento dell’armamentario bolscevico, le FODRIA (Forze Oscure Della Reazione In Agguato) incarnate nell’uomo di Arcore, per presentarsi come alternativi mentre si esercita il potere, e per poter attribuire ad altri le proprie inefficienze e i propri fallimenti.

Così arriviamo a oggi. Di certo ci vorrebbe una grande fantasia per predire al governo Conte una lunga durata. Si pensi innanzi tutto al fatto che la visione economica dei cinque stelle e della Lega sono in totale conflitto. Il reddito di cittadinanza è una misura di assistenzialismo che per essere attuata richiederà un aumento della pressione fiscale, che va esattamente nella direzione opposta rispetto alla Flat tax o comunque di quell’alleggerimento della pressione fiscale di cui oggi l’economia italiana ha un disperato bisogno. E’ una coperta corta, si scoprono le spalle o i piedi, ma se la si tira contemporaneamente nelle due direzioni, c’è il rischio che si laceri.

A questo punto, che cosa ci possiamo aspettare? Come ricorderete, il mandato esplorativo affidato al presidente della Camera Roberto Fico stava dando degli esiti positivi in vista della creazione di un governo cinque stelle-PD, molto più naturale di un’intesa con la Lega, trattandosi entrambe di forze di sinistra con una mentalità di fondo molto simile, quando il tavolo è stato fatto saltare da un’intervista televisiva di Matteo Renzi.

All’uomo di Rignano sull’Arno è stato attribuito il soprannome di “ebetino”, ma io credo che in realtà si tratti di un furbo di tre cotte. Lasciamo – credo che abbia pensato – che i vincitori delle elezioni tentino di governare assieme, falliscano nel tentativo di portare avanti un governo degli impossibili che neppure santa Rita…, e si screditino. Un armo a due può andare avanti se entrambi i vogatori remano nella stessa direzione, altrimenti non si va da nessuna parte.

Si tratta della classica mossa che nel gioco degli scacchi è chiamata gambit, costringere l’avversario a mangiare un pezzo in modo tale da guadagnare una posizione di superiorità.

Dopo, si riproporrà la questione di una maggioranza cinque stelle-PD, oppure…oppure c’è anche un’altra possibilità. Io ho sbagliato ritenendo il governo Lega-cinque stelle impossibile, me ne dispiace, credevo che Salvini fosse più intelligente, ma, come hanno dimostrato i risultati delle elezioni regionali in Molise, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, ho azzeccato in pieno per quanto riguarda i trend elettorali.

Io avevo previsto che i voti sottratti dai cinque stelle al PD fossero “in libera uscita”, legati a una serie di promesse esagerate e impossibili da mantenere, e che presto chi aveva dato loro il voto sarebbe rimasto deluso mentre il declino di Forza Italia verso la Lega sarebbe stato irreversibile, perché FI è una formazione troppo legata alla figura del suo leader, figura ormai appannata di ottuagenario.

Le tre consultazioni regionali tenutesi anche in tre momenti diversi, hanno confermato le mie ipotesi: ulteriore incremento della Lega, calo di Forza Italia e dei grillini.

E’ chiaro quindi che chi ha maggiormente da perdere se si tornasse anticipatamente al voto, sarebbero Forza Italia e i cinque stelle. A questo punto l’idea di un governo del PD (o PD-LEU) con l’appoggio esterno di Forza Italia e di FdI (che è una banderuola pronta a voltarsi dove soffia il vento, e proprio il tentativo di infilarsi in extremis nella maggioranza giallo-verde ne è stata la riprova), se potesse contare su qualche transfuga pentastellato intenzionato a non mettere a rischio le prebende recentemente acquisite, e consentisse di trasformare il 49 in 51 o più per cento, non sarebbe un’idea tanto peregrina.

Ora qualcuno mi dirà che dopo quasi tre quarti di secolo di regime centro-sinistro o catto-comunista che dir si voglia ci dovremmo essere abituati o rassegnati, come ci si abitua o ci si rassegna a un’invalidità. Il centrosinistra non è un’invalidità stabile ma progressiva, non un’amputazione ma una sclerosi multipla o una distrofia di Duchesne che, prima svendendo la nostra sovranità agli usurai della UE, poi importando allogeni a palate, prospetta la nostra estinzione come popolo a scadenza nemmeno tanto lontana.

Questo governo, dove i cinque stelle, cioè un movimento di sinistra, sono la forza numericamente più rilevante, ha ancora tutto da dimostrare di essere qualcosa di diverso dai centrosinistra che ci hanno finora oppressi, ammesso che riesca a durare nel tempo.

Occorre sbarazzarsi dei sinistri di ogni specie il più presto possibile, per cominciare a lottare per la salvezza della nostra gente, per uscire dalla trappola mortifera della UE e per rispedire gli invasori a dove sono venuti. Siamo sulle barricate, siamo in trincea, oggi più che mai, per dare un futuro ai nostri figli.

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Categorie: Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 11 giugno 2018

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Fabio

    Fabio, condivido la tua analisi, amara e veritiera, tranne l’ottimistica conclusione. E’ vero che siamo sulle barricate però non sono “risorgimentali” ma da “Caduta degli Dei”,come i superstiti della Charlemagne 73 anni fa a Berlino. Nel giro di qualche decennio l’Europa sarà meticcia, islamica e africanizzata. Tecnicamente esisterebbero gli strumenti per evitarlo ma non ci sono più gli uomini capaci di prendere tali decisioni con fermezza e coraggio.
    La mia unica (egoistica) consolazione è che sono ormai anziano e spero di crepare prima che il nostro vecchio mondo sia completamente sovvertito.

  2. Fabio Calabrese

    Concordo in pieno con quanto dice il mio omonimo. La nostra barricata è più simile a quella della Charlemagne a Berlino che a quelle risorgimentali. Eppure non ci sono alternative al tenere duro.

  3. Nebel

    Ad esempio crescere i figli a suon di Fratelli Grimm, saghe scandinave, mitologia europea, epica classica … sono troppo nostalgica?

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