Ivan Turgenev e il nichilismo – Umberto Iacoviello

Ivan Turgenev e il nichilismo – Umberto Iacoviello

Quando parliamo di nichilismo il primo nome che ci viene in mente, indubbiamente è Friedrich Nietzsche, ma chi fu il primo a usare il termine nichilismo? Lo scrittore russo Ivan Turgenev (1818-1883) sembra rivendicarne la paternità. In Ricordi letterari e di vita, Turgenev parlando del suo romanzo Padri e figli (1862), scrive che il termine venne usato nel suo romanzo ‹‹Non a mo’ di rimbrotto, non a scopo di oltraggio fu da me usata questa parola, ma come precisa e opportuna espressione di un fatto – storico – che si era manifestato; essa fu trasformata in uno strumento di delazione, di condanna inappellabile, quasi in un marchio d’infamia››. Lo scrittore russo usò il terminenichilista per designare la nuova generazione russa – il titolo del romanzo infatti – fa riferimento al conflitto tra la generazione dei padri e quella ribelle dei figli. Lo spirito di ribellione nei confronti dei valori tradizionali dei padri della nuova generazione russa materialistica e disillusa, è incarnato da Bazarov, il protagonista del romanzo. Nel V capitolo del romanzo, alla domanda “che cos’è Bazarov?” Turgenev scrive:

‹‹E’ un nichilista›› ripeté Arkadij.
‹‹Nichilista›› articolò Nikolaj Petrovic. ‹‹Dal latino nihil, “nulla”, per quanto possa giudicare; dunque codesta parola indica un uomo che… non riconosce nulla?››
‹‹Di’: che non rispetta nulla›› ribatté Pavel Petrovic, e daccapo mise la mano al burro.
‹‹Che considera tutto con occhio critico›› osservò Arkadij.
‹‹E non fa lo stesso?›› domandò Pavel Petrovic.
‹‹No, non fa lo stesso. Il nichilista è un uomo che non s’inchina davanti ad alcun’autorità, che non accetta neppure un principio sulla fiducia, di qualunque rispetto sia circondato questo principio.››
‹‹E che, ciò è bello?›› lo interruppe Pavel Petrovic.
‹‹Secondo per chi zietto. Per uno va bene, per un altro malissimo.››
‹‹Ecco come. Be’, codesto, vedo, non è partita nostra. Noi gente del vecchio tempo, siamo d’avviso che senza principi›› (Pavel Petrovic articolava questa parola mollemente, alla maniera francese, Arkadij invece pronunziava “prìntsipi”, calcando sulla prima sillaba) ‹‹senza principi, accettati, come tu dici, sulla fiducia, non si può fare un passo, non un respiro. Vousavezchangé tout cela (1), che Dio vi conceda salute e il grado di generale, e noi staremo solo ad ammirare, signori… com’è?›› (2).


Il termine nichilismo adottato da Turgenev ebbe fin da subito una connotazione negativa, nei suoi ricordi scrive che la parola nichilista venne usata – subito dopo la pubblicazione del suo romanzo – per indicare degli uomini che appiccarono degli incendi all’Apràksinskij Dvor (edifici del grande mercato di Pietroburgo). La prima esclamazione sfuggita alle labbra del primo conoscente da me incontrato sul Nevskij (3) fu ‹‹Guardate quel che fanno i vostri nichilisti! Bruciano Pietroburgo!››

E’ Ivan Turgenevad avere paternità del termine nichilismo? Non è così facile. Per lo storico della filosofia Franco Volpi (1952-2009), la paternità di Turgenev è più presunta che effettiva. Il concetto di nichilismo espresso dallo scrittore russo è molto simile a quello espresso dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche diversi anni dopo. Se per Turgenev:

‹‹Noi agiamo in virtù di ciò che riconosciamo utile›› proferì Bazarov. ‹‹Al tempo nostro più di tutto è utile lanegazione: noi neghiamo.››

Nietzsche definirà il nichilismo in questi termini:

Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perché?
Il nichilismo radicale è la convinzione di un’assoluta insostenibilità dell’esistenza, quando si tratta dei valori supremi che si riconoscono, compresa l’opinione secondo cui noi non abbiamo il minimo diritto di porre un “aldilà” o un “in sé” delle cose, che sarebbe “divino”, che sarebbe la morale in carne ed ossa”
. (4)

Ci sono altri elementi di somiglianza tra i due, quando Turgenev definisce il protagonista del romanzo uomo nuovo o eroe del nostro tempo, come si fa a non pensare al Übermenschdi Nietzsche?  Ma tornando alla paternità del termine, ci sono testimonianze dalla stessa Russia che indicano che Turgenev non è stato il primo ad utilizzare la parola nichilista. Nel 1829 il critico romantico N.I. Nadeždin, in un articolo intitolato L’adunata dei nichilisti, aveva definito nichilisti coloro che nulla sanno e capiscono. E anche M.N. Katkov aveva usato l’epiteto di ‹‹nichilisti›› per criticare i collaboratori della rivista ‹‹Il Contemporaneo›› come gente che non crede a nulla. Comunque sia, a Turgenev va riconosciuto, se non la paternità, almeno il merito di aver reso popolare il termine. (5)

Con una diversa accezione, la parola nichilismo venne utilizzata già da Agostino d’Ippona (354-430), per il vescovo berbero i nichilisti erano i non credenti, ma indagando sul concetto di “nulla” nella filosofia occidentale, troviamo traccia già in Gorgia (485 a.C.-375 a.C.) che secondo Volpi‹‹potrebbe essere considerato il primo nichilista della storia occidentale per la fulminea inferenza che di lui ci è tramandata (fr.3): nulla è; se anche fosse, non sarebbe conoscibile; e anche fosse conoscibile, non sarebbe cominicabile.›› (6). In conclusione, Ivan Turgenev non ha coniato il termine, ma è uno dei pensatori contemporanei grazie al quale il termine è entrato nel lessico filosofico.

Note:

1 – “voi che avete cambiato tutto ciò”;

2 – Padri e figli, Ivan Sergeevič Turgenev (Fabbri Editori, 1996)

3 – Nevskij Prospèkt: il corso principale di Pietroburgo.

4 – La volontà di potenza, libro primo: Il nichilismo europeo. (Bompiani VIII edizione 2013)

5 – Il nichilismo, Franco Volpi (Laterza 2004)

6 – Ibidem.

 

Umberto Iacoviello

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 9 giugno 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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