DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XVII parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XVII parte) – Gianluca Padovan

«Nella Xa non c’è posto per gl’imboscati, per i disfattisti, per i vecchi massoni, per gli antifascisti. In mare gli atti di eroismo della Xa sono leggendari; in terra il barbarigo ha immortalato il suo nome // NELLA DECIMA NON SI FANNO VANE PROMESSE // ARRUOLATI! // I gradi e le promozioni non si prendono a tavolino ma in combattimento»

Decima Flottiglia M.A.S. – Volantino (1)

 

La realtà dei fatti.

Certamente in seno alla Repubblica Sociale Italiana il testo di un simile volantino non era da tutti ben visto. Difatti l’andazzo dei gerarchi i quali avevano ripreso il potere non era certo un cristallino o specchiatissimo esempio per chi sentiva di dover difendere il suolo dell’Italia dall’invasore angloamericano.

E questo dato di fatto, ovvero la consapevolezza di doversi battere a difesa del suolo patrio, era percepito (con buona pace per chiunque) da molti: sia che si sentissero fascisti, sia che fossero tutt’altro che fascisti e solo patrioti.

Per quanto riguarda l’arresto di Borghese da parte del direttivo della R.S.I. si è già presentato e pubblicato nelle parti n. XIV e XV, unitamente alla sua trascrizione, il documento «Dichiarazioni Comandante Borghese» del 14-15 gennaio 1943 custodito presso l’I.S.E.C. (Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea, di Sesto San Giovanni).

L’intera vicenda si può utilmente conoscere attraverso le parole di Sergio Nesi (2) e nello specifico nei capitoli: L’armistizio e la Decima M.A.S. (pp. 207-256) e L’attacco alla Flottiglia. L’arresto di Borghese (pp. 256-290).

Nel recente libro di Capra Casadio l’argomento è invece trattato in modo curiosamente differente e difatti s’ignora quanto scritto anche da Nesi a proposito degli intendimenti non solamente di Pavolini (“limitare” la Decima); in ogni caso l’autore conclude dicendo: «Nonostante la Decima fosse uscita praticamente indenne dalla crisi provocata dal grave atto di indisciplina di cui i suoi ufficiali si erano resi protagonisti, i rapporti con le autorità di Salò e con le varie formazioni militari della RSI rimasero sempre burrascosi e i sospetti che si addensavano sulla Flottiglia continuarono a essere alimentati nei corridoi dei ministeri del governo di Mussolini. Sono emblematiche, a questo proposito, le varie inchieste, affidate ai diversi organi di polizia, che arrivarono sul tavolo della segreteria del Duce» (Massimiliano Capra Casadio, Storia della Xa Flottiglia Mas 1943-1945, Ugo Mursia Editore, Milano 2016, p. 241).

Tanto per rimettere le vicende nella consona prospettiva si presentano ulteriori documenti.

 

La «pomposa e solenne bardatura».

Lo stato di fatto in cui navigava la neonata Marina da Guerra Repubblicana è ben sintetizzato da un articolo pubblicato sul periodico Marina Repubblicana in data 15 gennaio 1944, chiara risposta all’arresto del Comandante Borghese:

«A noi non piace, eccellenza Ferrini, la pomposa e solenne bardatura del vostro dicastero. Troppe investiture, troppe sedie con troppa gente seduta sopra. Tra ufficiali addetti, capi, sottocapi, vice-sottocapi di Gabinetto, direttori di segreteria, segretari particolari, furieri, dattilografi, commissari, direttori, giornalisti, ufficiali specializzati in alloggi, mense, distribuzioni tabacchi, combustibili, automezzi, requisizioni, affitti, con annessi sottufficiali e civili, quanta grazia Sant’Antonio per amministrare una Marina da guerra che è rimasta senza navi! E sempre nuova gente in arrivo, che giunge da Roma con l’ultima corsa, dopo la vana attesa degli inglesi, funzionari della vecchia guardia, geni della burocrazia che corrono al richiamo sonante: sono i competenti, gli insostituibili, gli ispirati cui è commessa la creazione della Marina da guerra della Repubblica Sociale Italiana. Ancora uffici, ancora tavoli, macchine da scrivere, ancora memoriali, relazioni, lettere protocollate. Il processo di elefantiasi è in pieno corso: fanno capolino i binari del passato, la stessa mentalità, gli stessi procedimenti. La Marina è a terra ma il pallone ministeriale si gonfia. Tocca a voi, Eccellenza, a bucarlo, che si sfiati prima che debba scoppiare [1]» (Guido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante! La fanteria di marina 1943-1945, Ugo Mursia Editore, Milano 1988, p. 46). (3)

 

Autunno 1943: 500 uomini scaldano le seggiole.

Cominciamo con il prendere visione dei dati di fatto, ovvero dei documenti N° 26091, 26092 e 26093 custoditi presso il già citato I.S.E.C. e datati 5 novembre 1943 (4).

Per inciso, il 5 novembre 1943 gli angloamericani occupano Vasto, in Abruzzo, e Città del Vaticano è da loro bombardata. Il Contrammiraglio Giuseppe Sparzani della “Marina da Guerra Repubblicana” (esistente solo sulla carta) firma in calce un documento composto da tre fogli, il primo dei quali reca scritto in testa: UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE / PROMEMORIA n. 1 [a penna. N.d.A.].

Vediamo quindi che cosa si dice, in un momento in cui il nemico avanza lungo lo “stivale”:

«ARGOMENTO: Organici provvisori della Marina dello Stato Fascista Repubblicano. / 1°) Per stabilire in via provvisoria ed in misura largamente approssimata gli organici degli Ufficiali della Marina dello Stato Fascista Repubblicano si sono presi anzitutto in esame gli organici degli anni 1931 e 1942, che risultano dagli specchi seguenti: [vedasi il doc. N° 26091. N.d.A.]».

Il totale degli Ufficiali per il 1931 è di 2775, per il 1942 di 4938.

Il punto successivo recita:

«2°) Tenuto conto delle attuali condizioni della Marina e delle necessità da esse derivanti si sono stabilite come punto di partenza le seguenti percentuali che a seconda del numero complessivo di Ufficiali che fanno parte della nuova Marina, serviranno a calcolare gli organici di ciascun corpo: ../..»; segue la tabella al foglio successivo.

 

Al doc. N° 26092 si legge:

«Perdurando le attuali condizioni si è calcolato che per una prima organizzazione degli organi centrali e periferici della Marina sarebbero sufficienti complessivamente 500 Ufficiali. Successivamente, ed ottenuta dalla Marina Tedesca una maggiore autonomia nel campo dei servizi ed in quello operativo, l’organico complessivo potrà essere gradualmente aumentato fino a raggiungere la cifra di 1000 Ufficiali, cifra che si ritiene necessaria per l’inizio della rinascita vera e propria. Nel seguente prospetto sono indicati gli organici dei vari Corpi corrispondenti alle cifre di 500, 750 e 1000, calcolati secondo le percentuali sopra indicate: [segue tabella. N.d.A.]».

Il documento N° 26092 chiude così:

«So [Si. N.d.A.] è lasciata presso a poco inalterata la percentuale relativa agli Ufficiali del C.E.M. per dare una giusta possibilità di carriera ai Sottufficiali meritevoli. ../..».

Si rammenti che, da subito, nella Xa Flottiglia M.A.S. una delle “parole d’ordine” è la seguente: «I gradi e le promozioni non si prendono a tavolino ma in combattimento».

 

Al doc. N° 26093 si legge:

«4°) Partendo dall’organico iniziale di 500 Ufficiali e tenuta presente la necessità di organizzare i Comandi periferici, le Scuole, gli Enti tecnici ed i vari servizi, le suddivisioni degli organici dei vari Corpi nei diversi gradi verrebbero a risultare le seguenti: [segue tabella. N.d.A.]».

Così si conclude:

«A parte gli Ufficiali che saranno considerati fuori organico, è previsto il grado di Ammiraglio di Divisione per il solo Capo di Stato Maggiore ed il grado di Contrammiraglio (o Maggiore Generale) per i due S.Capi di S.M., il Comandante del C.E.M., il Direttore Generale del Personale e gli altri Direttori Generali. / Belluno, 5 Novembre 1943 / IL CONTRAMMIRAGLIO / (Giuseppe Sparzani)».

Si rammenta che dopo l’8 settembre del medesimo anno le navi della Regia Marina da Guerra italiana s’erano affrettate, nella quasi totalità, a consegnarsi a Inglesi e Americani. Pertanto rimane decisamente comprensibile nonché giustamente applicata la diffidenza dell’alleato germanico nei confronti della neonata (sulla carta) “Marina da Guerra Repubblicana”.

Le uniche forze italiane che al momento potevano destare preoccupazione nei comandi avversari degli angloamericani erano le unità combattenti della Xa Flottiglia M.A.S. (5).

Certamente i “500 Ufficiali” sarebbero stati decisamente più utili e impiegabili nel miglior modo possibile in prima linea, accanto a Italiani e a Tedeschi i quali già contendevano palmo a palmo il terreno italico all’invasore.

Un documento stampato (classificato “segreto”) è così siglato in alto a matita: «Bozza consegnata dal S.S. al Cte Ferrini per amm. Sparzani»; si tratta del doc. N° 26094 del citato I.S.E.C. (6). Sulla carta la Marina da Guerra italiana parrebbe “miracolosamente” rinata e in ogni caso il documento si commenta da solo.

 

 

Alla “corte” dei veleni.

L’Ammiraglio Antonio Legnani, classe 1888, diviene Sottosegretario della Marina da Guerra Repubblicana il 23 settembre 1943, ma il giorno 20 del mese seguente muore in un incidente d’auto nei pressi di Lonato (Brescia); con lui vi era Ferrini.

Ferruccio Ferrini, già sommergibilista, gli succede nella carica di Sottosegretario della Marina da Guerra Repubblicana e mantiene l’incarico fino al 13 febbraio 1944. Gli succede a sua volta il Contrammiraglio Giuseppe Sparzani, che l’11 gennaio 1944 era diventato Capo di Stato Maggiore. Ma veniamo alla “intraprendenza politica” di Ferrini.

Il 18 dicembre 1943 Giuseppe Sparzani si era recato a Venezia e aveva tenuto un discorso agli Ufficiali dell’Arsenale; non molti giorni dopo, ovvero l’8 gennaio 1944, Ferrini gli trasmette una lettera riservata personale e dal tono sottilmente inquisitorio. Eccone il testo trascritto (doc. 25615):

 

«Mi è stato da più parti riferito che in occasione della Vostra visita a Venezia, come pure in altre circostanze, avreste rivolto agli Ufficiali parole che sarebbero state interpretate come espressione della Vostra poca fede politica. / Vi prego di farmi conoscere se ciò corrisponde a verità e, in caso negativo, tener presente che è opportuno che Voi cogliate ogni occasione per smentire tale voce che circola con insistenza e confermare la Vostra completa ed assoluta fede nella Repubblica Sociale Italiana» (7).

 

La cosa a dir poco “curiosa” è che Ferrini spedisce tale lettera il giorno precedente al “colpo di mano” con cui intende impadronirsi di parte degli organici della Xa Flottiglia M.A.S. di stanza alla caserma San Bartolomeo di La Spezia (9 gennaio 1944). Difatti i suoi inviati, il Capitano di Vascello Nicola Bedeschi e il Capitano di Fregata Gaetano Tortora, hanno l’incarico di assumere il comando del Reggimento “San Marco” per inviarlo in Piemonte, chiaramente all’insaputa del Comandante Borghese. Fallito tale colpo, Ferrini farà arrestare il Comandante Borghese in data 13 gennaio, come argomentato nei precedenti contributi.

 

 

Una congrega di “attendisti e pagnottisti”.

Sempre proveniente dall’I.S.E.C. (medesima busta e medesimo fascicolo del precedente doc.), il documento N° 26095 non reca purtroppo intestazione alcuna e tantomeno è firmato in calce; è senz’altro del 1944 e verosimilmente posteriore all’arresto di Borghese. Ad ogni buon conto è battuto a macchina su carta oramai leggermente pieghettata, ma perfettamente leggibile e comprensibile a chiunque. Eccone trascritto il testo:

 

«Nella ricostituzione della Marina da Guerra della R.S.I. ai pochi e sinceri entusiasti della prima ora si sono venuti via via accodando in numero sempre maggiore gli attendisti e i pagnottisti, che hanno saputo guadagnare rapidamente quota e soppiantare i primi anche nei posti di comando dove stanno instaurando un andazzo, sotto molti aspetti, ante 8 settembre. Si stanno ogni giorno accogliendo persone che per il loro passato avrebbero dovuto essere definitivamente escluse dai ranghi. E che dire di tutti coloro, accolti come tardivi figlioli prodighi, che in un primo tempo non solo negarono la loro adesione volontaria ma non si dichiararono neppure disposti a prestare giuramento e che mutarono poi bandiera in occasione delle chiamate di controllo presso i comandi Marina non per mutata convinzione ma solo nella tema tema [ripetuto due volte nel testo. N.d.A.] di eventuali contromisure tedesche di internamento? Molti e molti di questi prestano oggi servizio in settori anche importanti come richiamati di autorità. Con quale fede e con quanta convinzione costoro abbiano giurato è facile intuirlo. / Basti pensare che alla data del 4 gennaio gli Ufficiali che avevano presentato domanda di arruolamento volontario nella Marina da Guerra della R.S.I. erano circa 200 oggi fra tardivi figlioli prodighi e fra richiamati di autorità la cifra si aggira sui 3000 mentre l’organico provvisorio dovrebbe superare di poco i 400. Fra questi figurano ben tre o quattro Ammiragli richiamati e dei quali non si vede invero la necessità. / La famosa commissione di valutazione delle domande è preseduta dall’Ammiraglio Falangola a suo tempo dispensato dalla carica di Alto Commissario del Porto di Napoli. E come si spiega che taluni personaggi della già disciolta R.M. e che no hanno aderito alla Marina da guerra della R.S.I. e che hanno rifiutato di prestare giuramento abbiano conservato ed ottenuto cariche in importanti settori della vita civile? (vedi ex Amm. Chinaglia Ispettore dell’Unpa a Venezia – Ex cap. Vasc. Viola Ispettore alla Confederazione per i combustibili)[.] / In molti Uffici stanno comodamente rintanati ex sottufficiali che, pur non avendo aderito, hanno saputo conservare come impiegati civili, perché ritenuti indispensabili, la poltrona e soprattutto lo stipendio. / Semplificare, snellire il servizio, dare a ciascuno le massime possibilità di iniziativa e di responsabilità fattiva era ed è l’imperativo categorico del momento ed invece si va sempre più ricostituendo la pesante macchina burocratica. / Se fino ad un certo punto giustamente le disposizioni impartite dal Ministero delle FF.AA. vietano agli appartenenti alle stesse di fare della politica attiva è d’altra parte incomprensibile il tentativo sistematico e sinergico di eliminazione degli elementi di sicura fede fascista. Chi ha creduto e crede nella dottrina fascista non può improvvisamente diventare un eunuco politico. La ricostituzione stessa delle FF.AA. repubblicane poggia su canoni che sono inscindibili dalla dottrina Fascista e nessuno meglio di chi ne ha fede dogmatica può più degnamente farne parte» (8).

 

 

… Come neve al sole.

Un’ultima nota da parte di Nesi sull’attacco di Ferrini al Comandante Borgese: «Se Ferrini voleva distruggerlo aveva proprio sbagliato l’arma necessaria e aveva lanciato un boomerang che aveva distrutto lui. Il Ferrini da quel momento sparì di circolazione, per apparire solo a guerra finita come esponente del Partito Comunista a Roma» (Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese un Principe un Comandante un Italiano, Editrice Lo Scarabeo, Bologna 2004, p. 289).

Sul “cambio di bandiera” di taluni personaggi legati al Fascismo, nel 1981 l’Editore Ciarrapico ha pubblicato: Nino Tripodi, Intellettuali sotto due bandiere. Antifascisti in camicia nera. A riguardo delle “camicie nere di Togliatti”, nel 1998 è stato pubblicato da Mondadori: Paolo Buchignani, Fascisti rossi. Da Salò al PCI, la storia sconosciuta di una migrazione politica 1943-53. Due figure su cui sarebbe interessante meditare sono Fidia Gambetti e Danilo Ferretti, “fascisti” prima e “comunisti” poi. Su Ferrini si sono già scritte all’incirca le stesse parole che fanno da conclusione, ma: repetita iuvant!

La figura dell’ex Sottosegretario di Stato per la Marina Repubblicana, Capitano di Vascello Ferruccio Ferrini, è legata a quella del “fascista rosso” Giovanni Antonio de Rosas (Usini 1899 – Roma 1984), noto con il nome di Stanis Ruinas. Il de Rosas aderisce al Fascismo nel 1924, seppure i rapporti con esso siano abbastanza “burrascosi”, ma in ogni caso vince il Premio Letterario Sabaudia nel 1939 con il libro Viaggio per le città di Mussolini; dopo l’8 settembre aderisce alla R.S.I. Nel 1947 fonda a Roma la rivista Pensiero Nazionale, “voce” di un ristretto movimento di “fascisti di sinistra” anche detto “fascisti rossi”; è definito “il più filocomunista dei fascisti rossi”. Tra i collaboratori della rivista vi sono numerose persone che hanno aderito alla R.S.I., come ad esempio il menzionato Ferruccio Ferrini, Lando dell’Amico, il sindacalista Silvio Galli, il generale Emilio Canevari. La rivista è finanziata da molti, tra cui figurano Dell’Amico, Vincenzo Lai (funzionario della Banca Nazionale del Lavoro) e anche dal Partito Comunista Italiano.

Negli anni Cinquanta Ferruccio Ferrini attacca il Comandante Junio Valerio Borghese accusandolo di essere stato, ai tempi della guerra e durante il periodo della R.S.I., un infiltrato al soldo degli americani. Il Principe non si preoccupa di dare alcuna risposta, ignorandolo semplicemente.

 

 

 

Note

 

1) A proposito dei “vecchi massoni” si vedano in EreticaMente:

Percorsi iniziatici alternativi. Parte prima: le due colonne.

Percorsi iniziatici alternativi. Parte seconda: 6 settembre 1666.

Percorsi iniziatici alternativi. Parte terza: la Stella d’Italia.

 

2) Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese un Principe un Comandante un Italiano, Editrice Lo Scarabeo, Bologna 2004.

 

3) In nota [1]: «Marina Repubblicana (a cura della), “Giornale dei marinai italiani”, anno I, n. 1, 15 gennaio 1944-XXII» (Guido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante! La fanteria di marina 1943-1945, op. cit., p. 46).

 

4) ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 222.

 

5) Attenzione: non si faccia l’errore di scordare che, tanto in guerra quanto in pace, l’azione d’individui traditori, miserabili e pidocchiosi (tanto di nome quanto di fatto) è costantemente presente.

 

6) ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 222.

 

7) ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 218.

 

8) ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 222.

 

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Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 8 giugno 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Umberto

    Quanta Dignità e Patriottismo aveva la X MAS. Bellissimo articolo

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