Cambiamento ora è il momento – Enrico Marino

Cambiamento ora è il momento – Enrico Marino

“Nessun leader degno di questo nome, e di una decente democrazia può permettersi di tentare di imporre, con una sorta di tonante e assurdo assedio al Quirinale, le sue pretese riguardo a decisioni e nomine che rientrano nelle prerogative proprie del massimo garante delle nostre istituzioni democratiche”. Non è un pistolotto de La Repubblica e neppure una dichiarazione dell’Agenzia on line del PD, ma il grottesco editoriale di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire il giornale della CEI, che come la maggior parte della stampa nazionale ha assunto in queste ore un atteggiamento pavido e compiacente, asservito alla Presidenza della Repubblica, utilizzando argomentazioni vuote, ridicole e fuorvianti.

È fisiologico che un sistema lotti per la sua autoconservazione e che, quanto più grave sia la minaccia, tanto più forte sia la sua reazione, seppure illegittima, ma il fatto che il panorama mediatico si adegui agli indirizzi del potere è, invece, per un verso uno spettacolo di disgustosa cortigianeria e, per un altro, il sintomo dell’implosione del sistema stesso nel suo complesso, di un’intera struttura di potere politico, economico, finanziario e mediatico strettamente collusi e compromessi, che si sente in pericolo.

Ancora una volta, si dimostra che la democrazia nel sistema del capitalismo liberista è soltanto il travestimento di un regime dominato dalle lobby finanziarie e sottoposto alla dipendenza da centrali direttive estere che sono a Bruxelles, a Francoforte ed a Washington.

Ancora una volta, appare evidente che l’Unione Europea deve essere vista non per come vorrebbe apparire, nella retorica di chi la sostiene, ma per come è realmente: una struttura oligarchica, costruita sulla negazione di ogni sovranità popolare, che impone una sistematica coazione in conformità al modello economico neoliberista, diffuso e fatto proprio dalle classi dirigenti mondialiste.

In Italia come in Francia, in Spagna o in Grecia, i governi tutelano unicamente gli interessi della èlite finanziaria in contrasto con i bisogni reali e le aspirazioni delle popolazioni che sono esasperate per la soppressione dei diritti, per la falcidia salariale, esauste per il degrado permanente delle condizioni di vita e di lavoro, per l’immigrazione incontrollata, frustrate davanti allo spettacolo di una politica che opera sistematicamente in difesa dei grandi potentati economici utilizzando una gabbia di norme e di regole costruite appositamente per sottrarre la sovranità ai popoli. I governi che escono dalle elezioni, che siano di destra o di sinistra, sono obbligati ad eseguire le direttive provenienti da Bruxelles (o peggio dalla Troika), cioè ripianare i debiti, limitare la propria capacità di intervento e di regolazione in campo economico finanziario, ridurre i diritti sociali, privatizzare i beni e i servizi pubblici, riformare il mercato del lavoro, agendo solo sulla base dei precetti neoliberisti. Si tratta di programmi che prospettano un modello basato su una marcata disuguaglianza sociale, sulla precarietà del lavoro, sull’estensione del lavoro sottopagato e sfruttato per masse crescenti di giovani e meno giovani e che profitta dell’arrivo di masse di migranti che costituiscono la mano d’opera di riserva del grande capitale per favorire l’abbattimento dei salari e il lavoro nero.
Se qualcuno vuole derogare a queste imposizioni, seppure legittimato dal voto popolare, si ricorre a ogni mezzo, anche al limite della legalità, per sottrarre ai popoli la possibilità di ristabilire la propria sovranità e le vicende ultime della situazione politica italiana, che ripropongono con poche varianti quanto accaduto a suo tempo in Grecia, lo dimostrano chiaramente.

Quello che va sempre più emergendo è la incompatibilità evidente tra il sistema iper capitalista realmente esistente, che la crisi mostra nei suoi aspetti più brutali, e i diritti sociali e politici fondamentali di una nazione.

In questo, l’arroganza europea ormai manifesta e senza vergogna sconfina sempre più spesso nella idiozia più conclamata, com’è avvenuto con le dichiarazioni alla stampa del Commissario Europeo al Bilancio, il tedesco Oettinger, che ha affermato “i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta”, prefigurando con ciò un Paese a sovranità limitata e sottoposto al continuo ricatto della speculazione internazionale.

Un’immagine dell’Italia offensiva e disgustosa, un’immagine da respingere fermamente e con sdegno, ma che, purtroppo, lo strappo istituzionale operato da Mattarella ha reso per tutti meno irreale e più incombente..

Non era mai accaduto un fatto del genere e i paragoni a veti del passato risultano assolutamente inattendibili. La Costituzione non riserva al presidente della Repubblica la facoltà di valutare politicamente i Ministri, ma solo di garantire della loro onorabilità e di sollevare eccezioni relativamente a possibili questioni di opportunità giustificate da rapporti fra istituzioni o da conflitto d’interessi. Mattarella, invece, si è investito di un potere che non gli appartiene, operando una gravissima intrusione sul piano politico, rinunciando alla sua dovuta imparzialità per assumere un ruolo di parte e non basteranno le manifestazioni di servilismo a suo favore a stravolgere la realtà di quanto è avvenuto e a farci dimenticare che, piuttosto che un salvatore della Patria, era un presidente pronto a mandare allo sbaraglio in Parlamento un governo da lui scelto che non avrebbe potuto contare neppure su un voto a proprio favore.

Fortunatamente, questa ennesima pessima figura c’è stata evitata e adesso è stato formato un esecutivo con il contratto sottoscritto tra M5S e Lega.

Inutile dire che questa coalizione antitetica ha sorpreso tutti quelli che avevano scommesso su alleanze trasversali e inconfessabili col PD ovvero puntavano su Mattarella per il ritorno a nuove elezioni in tempi medi; ma, soprattutto, ha spiazzato tutti quelli che temevano questa inedita saldatura politica basata su un programma che, in molti punti, si presenta in assoluta controtendenza rispetto alle scelte operate negli ultimi sette anni dai governi di centro sinistra.

Per questo è iniziato immediatamente il fuoco di sbarramento del mainstream mediatico e intellettuale organico al PD, si sono accavallati i commenti angosciati, le denunce surreali di un risorgente fascismo in stile Saviano e Zucconi, gli annunci catastrofici ovvero i buffoneschi appelli alla resistenza in stile Del Rio o piuttosto le assolute volgarità in stile Vauro Senesi. La sinistra ha letteralmente perduto la testa e ha riempito ogni social con le sue esternazioni isteriche e paradossali e, ovviamente, gli obiettivi primari delle sue farneticazioni sono stati il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, astiosamente avversato dalla comunità LGBT e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, con particolare riferimento al problema degli immigrati e delle espulsioni degli irregolari.

Proprio su questa tematica il neo ministro potrà avvalersi del recente documento tecnico contabile di 150 pagine in cui la Corte dei Conti ha illustrato le analisi svolte, specificatamente per il triennio 2013/2016, dalla prima accoglienza, ossia i servizi resi agli stranieri dallo sbarco, fino alla sistemazione nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e successivamente nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA). Sono emersi costi elevati a fronte di servizi scarsi, assenza di controlli fiscali adeguati, tempi lunghi per identificazione e domande di asilo, governance territoriale carente da parte del Viminale nei centri di raccolta e con lo scandalo contabile di alcune Prefetture che accertavano le spese avvalendosi di autocertificazioni a firma di coop e Onlus che si occupavano del servizio di accoglienza.

Insomma, secondo la Corte dei Conti il sistema dell’accoglienza degli immigrati sul territorio italiano sarebbe costoso, inadempiente, inefficace e sommario.

Nel 2016, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’interno, senza includere i costi c.d. “indiretti”, ha registrato impegni finanziari per complessivi 1,7 miliardi di euro. Anche l’UE, per la stessa annualità, ha contribuito con finanziamenti per 46,8 milioni di euro, che rappresentano però solo il 2,7 per cento rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato e sulle spalle dei cittadini italiani.

A ciò deve aggiungersi che per il Paese il costo delle mancate ricollocazioni dei migranti negli altri stati europei, alla data del 15 ottobre 2017, ammonta a non meno di 762,5 milioni.

Quando si vanno ad esaminare i costi per le disamine dei documenti per le richieste di asilo, viene fuori che nel 2016 sono stati impegnati ben 13,4 milioni di euro.

E’ stato calcolato che in media per valutare l’ipotesi di protezione di ogni immigrato, tra il 2008 e il 2016, si sono spesi 203,95 euro al giorno.

Troppo a fronte del fatto che meno del 10% viene classificato di fatto un rifugiato, scandalosamente troppo se si considera che per una pensione al minimo di un italiano lo Stato eroga 507,51 euro mensili.

Pertanto è necessario porre un freno a questo modo di procedere e, anzi, invertire completamente la rotta.

Non siamo affezionati alla Costituzione democratica e antifascista, ma chi la invoca almeno una volta al giorno, ma poi è il primo a ignorarla e a metterla sotto i piedi, è bene perciò che in base agli stessi precetti costituzionali assolva agli obblighi di solidarietà nei confronti degli italiani e non tenti di boicottare, oggi che è relegato all’opposizione, l’azione di coloro che sono stati democraticamente delegati in quest’opera di riscatto dei nostri connazionali. Perciò, prima gli italiani nelle tutele dei diritti e nel godimento di quel poco di assistenza sociale ch’è residuata e che ci appartiene. Prima gli italiani e fuori tutti quelli che, in assenza di qualsiasi diritto, continuano a stazionare impunemente in casa nostra, ad approfittare dei nostri beni, a prevaricare i nostri fratelli e, spesso, a delinquere.

In alternativa, quanto più i reazionari e i progressisti tenteranno di ostacolare la rinascita di questo Paese, tanto più ci convinceranno che non esiste una via d’uscita morbida dalla situazione che loro stessi hanno creato.

Enrico Marino

 

Foto copertina: Il Fatto Quotidiano

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Categorie: Politica

Pubblicato da Ereticamente il 6 giugno 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. diego amodei

    “Quadro di una esposizione” incontrovertibile. Col senno di poi, oggi il governo sta lavorando e c’è poco da stare allegri. Salvini avrà vita dura e prezzi da pagare alla Troika altissimi ed i 5S non faranno un bel niente della serie “meglio star zitti che stare a casa”. Draghi, il pompiere, potrebbe trasformarsi in un lanciafiamme in aspettativa e l’incendio dello spread si potrà spegnere solo a colpi di patrimoniali. Vendetta, tremenda vendetta!

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