Italia liquefatta – Gianfranco De Turris

Italia liquefatta – Gianfranco De Turris

Si usa dire, quasi un luogo comune, che l’Italia è in tocchi, è a pezzi, va a rotoli. In realtà credo che bisognerebbe dire che l’Italia è sbrindellata, sfilacciata, sfaldata, che è liquefatta, più che nel senso del “liquida” del sociologo Zygmunt Baunan, cioé una totale mancanza di punti e valori di riferimento, nel senso pratico e materiale del termine. Intendo dire che, guardandoci intorno, ascoltando e vedendo le notizie quotidiane che danno la stampa e la televisione, ciò che colpisce e fa meditare è l’annullamento, se non la fine concreta, dei rapporti sociali e interpersonali. Non le grandi magagne di questo paese, tipo criminalità organizzata dilagante, corruzione diffusa a tutti i livelli, decadenza inesorabile della classe politica, quanto i piccoli fatti giornalieri che sono indice di una società appunto sfaldata e liquefatta in cui pare che non esistano più legami e rapporti di convivenza civile fra gli italiani. E’ sufficiente mettere in fila quanto avviene praticamente oggi momento: ragazzini che sfregiano o danno pugni ai professori, genitori di alunni che prendono a calci un docente rompendogli le costole perché ha rimproverato il figlio, alunni che accoltellano compagni di scuola, padri e madri che aggrediscono insegnanti perché hanno messo un brutto voto al figlio, maestre che vessano bambini piccolissimi all’asilo, insegnanti che augurano ai poliziotti di morire, una banda di minorenni che tolgono il bastone ad un vecchio e lo fanno cadere e mettono in rete la bravata che hanno filmato, padre e madre ch prostituiscono la figlia di nove anni, due ragazzi che danno fuoco ad una macchina rifugio di un poveraccio e lo fanno morire bruciato, altri che danni fuoco a un clochard o gli versano su acido, madri depresse che uccidono i figlioletti, mariti che non accettano la separazione e sterminano l’intera famiglia e si suicidano, ragazze fatte a pezzi, bambini che spacciano droga, altri che gettano sassi dai viadotti sulle automobili, allenatori che abusano delle loro allieve… Questo solo per ricordare episodi più o meno recenti. Che avvengono in tutta Italia, al Sud come al Nord, dalla Sicilia al Piemonte, non ci sono differenze “culturali”…

C’è chi dice che tutto questo avveniva anche prima ma che ora sembra pervasivo solo perché sono aumentate le fonti e le forme di informazione, soprattutto i media elettronici e il maggior spazio che i telegiornali e le trasmissioni tv dedicano alla cronaca nera. E’ vero solo fino ad un certo punto: oggettivamente gli episodi efferati di questo specifico tipo sono in aumento, proprio perché a me pare che i rapporti sociali, familiari e interpersonali si stanno sempre più dissolvendo, perché sta scomparendo il tessuto connettivo di una nazione che la rende tale finché esistono, perché si stanno allentando i freni inibitori che trattengono l’essere umano civilizzato e acculturato dall’infrangere certe regole basilari. L’aumento vertiginosi delle “liti condominiali” e di quelle causate dal traffico ne sono un’altra prova. Se volessimo usare un termine antico: è il “contratto sociale” che sta andando in rapida crisi, perché manca l’Autorità ad ogni livello e tutti credono di poter fare quel che pare a loro, sempre mancando anche una certezza della pena ovvero si va incontro a pene ridicole.. L’autorità dello Stato che presiede all’ordine e alla giustizia, delle sue leggi, e giù giù della famiglia, e della scuola, gli antichi nuclei fondanti di una nazione, che sta dunque perdendo la propria identità.

La colpa è quindi di tutti via via discendendo la scala della società, ma in primis di chi sta al vertice e non dà il buon esempio e non fa quasi nulla per rispettare, e far rispettare, le regole, anzi fa di tutto per annullarle o ammorbidirle a motivo di un malinteso senso di democrazia, progressismo, buonismo, adeguamento ai tempi che non sono più quelli di una volta, come si suol dire, ma anche perché se non si riesce più a frenare certi reati è più semplice depenalizzarli….Si pensi alla famiglia e alla scuola, luoghi di formazione primaria, dove si dovrebbe dare una educazione base ai ragazzi. La famiglia odierna è quella uscita in genere dal Sessantotto (che in Italia durò tutti gli anni Settanta…), i figli e i figli dei figli, vale a dire una famiglia permissiva e “allargata” dove tutto à consentito, e dove i figli “hanno sempre ragione”, come si vede dalle violenze di padri e madri sugli insegnanti. Un tempo, se un professore ti puniva o dava un brutto voto si diceva che aveva fatto benissimo e il malcapitato era addirittura castigato, oggi si assale il docente contando sulla impunità. Ecco perché i ragazzi e le ragazze non hanno disciplina, imbrattano i muri, formano bande violente di sempre minore età sia di maschi che di femmine, sono maleducati all’eccesso (tra i lettori della cronaca romana del Corriere della Sera si è sviluppata una polemica sui giovani che non lasciano spontaneamente il posto a sedere agli anziani sui mezzi pubblici), usano smodatamente lo smartphone, tanto per dire. Nessuno ha insenato loro la minima norma elementare.

La scuola non rettifica affatto queste storture, anzi le accentua grazie alle direttive dei ministri competenti, indipendentemente se di sinistra o di destra, anzi la Fedeli, rossa di capelli e di idee, ha potenziato il caos basandosi sulla “Buona scuola” renziana. La scuola è sempre più “facile”, non premia la meritocrazia, lascia correre tutto spesso grazie anche alla “autonomia scolastica” in mano ai presidi: alle medie è d’obbligo promuovere tutti, sono stati aboliti dettati e temi in classe, il voto di condotta non serve più e non fa media, decisioni ministeriali che si spiegano solo per la grande presenza di bambini stranieri da agevolare ad ogni costo; il liceo lo si vuol ridurre di un anno, si va verso l’abolizione dei compiti a casa, e su ciò pare sia d’accordo anche il centrodestra…. Non solo: ci si può vestire come se si andasse in un pub o alla spiaggia, il cellulare lo si può usare quando si vuole e non soltanto come ausilio didattico. Che questa sia l’anormalità diventata norma lo dimostra il fatto che se qualche insegnante o preside cerca di imporre regole controcorrente all’andazzo va a finire sui giornali o in televisione, tanto la notizia è eccezionale, invece di avere la solidarietà istituzionale o della stampa.

Se le basi dell’educazione sono distrutte per “andare al passo coi tempi”, come scioccamente si dice, non ci si deve meravigliare delle conseguenze che sono appunto lo squagliamento, lo sfilacciamento delle regole della convivenza sociale. Si ha quasi l’impressione che gli italiani, forse gli occidentali, siano tutti presi – giovani e vecchi, uomini e donne – da una sindrome psicopatologica schizo-paranoide che, giunta al massino della tensione, fa saltare l’autocontrollo, altrimenti non si spiegherebbe la diffusione pandemica degli atti violenti gratuiti e inconsulti, dei drammi personali, gli assassini in famiglia ad esempio. Che non dipendono, secondo me, dal fatto che, come dicono le femministe di oggi e di ieri, l’uomo reagisce con violenza estrema alla messa in discussione del suo “ruolo”. Una vecchia femminista come Dacia Maraini è giunta al punto di scrivere sul Corriere che l’attuale moda della barba deriva dal fatto in tal modo gli uomini vogliono rivendicare una virilità in crisi. La nostra intellettuale evidentemente dimentica che questa moda è sorta proprio tra i contestatori del Sessantotto e che oggi imperversa tra i “centri sociali”!

Qui non è il maschio in crisi: sono il maschio e la femmina ad esserlo, ed aver perso entrambi di vista la loro essenza intima e cedono alla pressione del caos sociale che li circonda ripercuotendosi nel loro microcosmo, trasformando in fondamentali aspetti invece transeunti, basando i loro rapporto su esteriorità, non comprendendosi a vicenda. Sono scomparsi, infatti, punti di riferimento superiori. E’ una fragilità spirituale e psicologica che lascia gli adulti machi e femmine come eterni bambocci mai cresciuti interiormente e mentalmente.. Si dirà ancora una volta: mugugni di un vecchio signore che esalta i tempi passati, un laudator temporis acti, come ne sono sempre esistiti fin dall’antica Roma, uno dei soliti catastrofisti. Non credo di esagerare perché i fatti sono così evidenti ed eclatanti che non si possono celare o negare. Solo che ci sono coloro che li vedono e li interpretano positivamente, per cui tutto quanto accade è un progresso della società e premono perché si acceleri in quella direzione. Tutto quanto descritto sottintende anche un altro aspetto ancora più grave: che qui si sta perdendo il senso della propria identità e dignità personale e collettiva, a differenza di altre nazioni. Basti un esempio a monte. In nessun Paese la propria lingua (uno dei simboli fondamentali di una identità nazionale come ricordava J.R.R. Tolkien, linguista e filologo) è così negletta e bistrattata come in Italia. Si pensi alla fiscalità della Francia in merito che ha tradotto addirittura tutti i termini inglesi legati all’elettronica. Qui invece si accetta senza motivo la sostituzione integrale di parole italiane con parole inglesi, solo per pigrizia mentale, grazie al conformismo e alla sciatteria modaiola di politici, intellettuale e soprattutto giornalisti che le pompano e diffondano. Si pensi a selfie e a fake news in precedenza mai usate ed entrate di punto in bianco nel linguaggio comune e nei titoli dei quotidiani sino alla esagerazione. Per quale motivo? Se stiamo perdendo l’orgoglio di parlare in italiano perché si dovrebbe provare l’orgoglio di essere italiani? E’ uno dei drammi del presente.La ricaduta è anche pratica. I ragazzi non sanno più scrivere e pensare: tempo fa cento docenti universitari hanno lanciato questo allarme scrivendo al governo, ma senza alcun riscontro pratico. Ovviamente!

E non è che si possa contare in una resipiscenza grazie alla cosiddetta Destra politica, dato che Berlusconi ha ipotizzato, se andasse al governo, un Ministero della Spending Review e una legge che si chiamerebbe Young Act per scimmiottare il Job Act di Renzi che scimmiottava a sua volta Obama, e propone una Flat Tax. E’ proprio impossibile dire Revisione della spesa, Legge per i giovani o giovanile, Tassa lineare o unica o piatta? In Spagna, Francia, Germania non si fa così, mi pare. E’ più “fico” e “autorevole” o “alla moda” usare l’inglese? Anche da queste che in sé sono stupidaggini, si capisce la perdite di identità, la liquefazione delle connessioni sociali, il disfacimento della rete di rapporti interni dal Bel Paese. A questo punto siano giunti in 25 anni dal 1993, quando s’impose per la prima volta il centrodestra e si sperava in una svolta di fondo, ad oggi. E nemmeno su di esso a quanto sembra è possibile contare più. Perché dunque non ci si dovrebbe preoccupare?

Gianfranco de Turris

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Categorie: Analisi

Pubblicato da Ereticamente il 6 maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Gallarò

    L’articolo dice cose giuste ma se lei sig. De Turris riponeva qualche speranza nel centrodestra 1993 vuol dire ,senza offesa, che è come loro. L’imprenditore Berlusconi e le sue Tv si conoscevano bene (americanismo culturale) e lo stesso si conoscevano bene i missini. Quindi caro De Turris…

  2. stelvio dal piaz

    concordo in pieno con Gallarò che saluto cameratescamente ! Stelvio

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