Il Potere – Gianluca Padovan

Il Potere – Gianluca Padovan

Vi osservo.

Osservo proprio voi, nani nei vostri cubicoli, che guardate con occhio acuto il denaro, il quale, sul vostro conto cresce.

Il vostro potere è quell’oro che colpo dopo colpo sottraete alla Madre Terra. Martellate e martellate fino a quando la roccia si sgretola ed allora la raccogliete nella bolgia di pelle, oppure la stivate nella gerla di vimini e trascinate il tutto alla luce del sole.

Giungete quindi fuori dalla miniera, da taluni chiamata “il campo di battaglia”, ovvero laddove la povera gente si batte e vi muore, paradossalmente, ma umanamente, per “non morir di fame”.

Su quel piazzaletto, ricavato sopra la testa della discarica formata dallo “smarino”, ovvero dalla ganga che scartate, vi buttate con orgoglio il “maltolto”.

Rovesciate a terra il contenuto di pietra e lo battete ripetutamente, per separare detta ganga dal minerale, quello che voi chiamate “nobile”, perché con esso e con esso solo vi potrete comperare titoli nobiliari ai quali non potreste altrimenti accedere.

Perché, ve lo rammento, nobile è chi dimostra d’essere tale e non ha timore, tra le varie cose, nel fare ciò che quella specifica carta da gioco ammonisce: «non ti fidar di me se il cuor ti manca».

Raccoltolo, il minerale “nobile” correrete a fondere, per proseguire nella corsa ad investirlo, a comperare, a organizzare battaglie, a dispensare rovina, a pagare chi farà la guerra al vostro posto.

Uno solo di voi, nani, un tempo lontano si salvò e fu colui al quale la dama elfica del bosco fece un dono.

Un grande dono: l’oro non avrebbe mai avuto potere sulla sua nanesca mente.

Ma questa è solo meno di una leggenda.

La realtà dei fatti vede voi, nani, approfittare della dabbenaggine del volgo.

Ma tutto si paga e questo innanzitutto.

Il potere che voi credete d’avere non è tale, ma inutile è spendere (metaforicamente parlando, s’intende) ulteriori parole.

Qualcheduno ha terminato di desinare e guarda dall’altro capo del tavolo chi lo guarda e gli sorride.

È lei, la dama che lo guarda e l’accompagna prima, durante e dopo il desco.

E gli sorride.

È il potere d’un sorriso che rischiara il Mondo, non l’oro nel crogiuolo che scaldo e fondo.

E questo sorriso come mai si potrà descriverlo, se non facendo parlare il cuore che, a ben vedere, per molti è muto?

Ma quello accarezzato dal sorriso della Donna canta… come per incanto ed ha il potere di una primavera che prorompe tra le grinfie dell’inverno.

Il potere, oh nani, è proprio questo.

Ma voi, che siete nani e volete essere e rimanere tali, mai lo coglierete.

Vi rimane solo di sperare che la dama del bosco, se mai vorrà incontravi, vi consideri poi con cuore.

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Categorie: Cogitamenti

Pubblicato da Ereticamente il 16 maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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