Guénon, l’agente della contro-iniziazione – Vittorio Varano

Guénon, l’agente della contro-iniziazione – Vittorio Varano

“C’è chi parte con un raga della sera
E finisce per cantare la Paloma
E giorni di digiuno e di silenzio
Per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear
Vuoi vedere che l’Età dell’Oro
Era appena l’ombra di Wall Street?
La Falce non fa più pensare al grano
Il grano invece fa pensare ai soldi
E più si cresce e più mestieri nuovi
Gli artisti pop, i manifesti ai muri
I Mantra e gli Hare Hare a mille lire
L’Esoterismo di René Guénon”

Franco Battiato inserisce l’opera del celebre francese nell’elenco della paccottiglia in vendita nel Magic Shop che dà il titolo ad una canzone del 1979 contenuta nell’album “L’era del cinghiale bianco”. Senza voler attribuire al grande cantautore un’infallibilità di giudizio che non appartiene ad alcun artista (a cominciare dal poeta che sta scrivendo queste righe ) cerchiamo di capirne il motivo, utilizzando il criterio consigliato nel paragrafo del Vangelo che parla nei seguenti termini dei falsi profeti : “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi ?Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni” ; domandiamoci dunque ( sine ira et studio ) che frutti ha prodotto Guénon. A dispetto della sua sbandierata e continuamente ribadita professione di fede in un aristocratico elitarismo, egli ha portato avanti per tutta la vita un progetto di diffusione divulgazione disvelamento dei Misteri, che tutte le civiltà tradizionali consideravano il più grave sacrilegio che un uomo potesse commettere, infrangendo il precetto evangelico che proibisce esplicitamente di “gettare le perle ai porci”, facendosi fautore e principale promotore di quel processo di progressiva plebeizzazione, inzialmente parziale, ma man man che passa il tempo, via via sempre più complessiva ( che a chiacchiere, nelle sue dichiarazioni d’intenti e manifesti programmatici, diceva di voler combattere, ma che paradossalmente proprio dalla sua opera è stato fortemente favorito ) che ha portato a far sì che l’esoterismo oggigiorno vada di moda. Immaginiamo un maestro di matematica che insieme ad ogni equazione che assegna ai suoi alunni fornisse loro anche la soluzione ( è esattamente ciò che fa Guénon, ad esempio spiegando il significato dei simboli della scienza sacra ); conoscere in anticipo il risultato renderebbe superfluo ( e perciò, di fatto, inibirebbe ) lo svolgimento delle operazioni necessarie a trovarlo, impedendo così lo sviluppo delle relative facoltà intellettive, che però, purtroppo per i suoi studenti, sono proprio quelle che servirebbero alla fine dell’anno a superare l’esame ; c’è una ragione profonda per cui gli antichi utilizzavano i simboli senza spiegarli, e preferivano il linguaggio poetico a quello prosaico, e scrivevano miti, leggende, parabole, favole, enigmi, poemi, indovinelli, metafore, allegorie, etc. piuttosto che articoli, saggi e trattati : per non alimentare l’attitudine pappagallesca (che seppure non significa necessariamente fideistica in senso sentimental-devozionale, è comunque esteriore e passiva) che come lo stesso Guénon riconosce, è la caratteristica che contraddistingue la dimensione religiosa rispetto a quella iniziatica (spiritualmente attiva ) ma la sua operazione di semplificazione e sfoltimento è inseparabile da una parallela superficializzazione ed ottiene un effetto che in pratica contraddice e vanifica ciò che lui stesso teorizza in proposito : elimina difficoltà e ostacoli che ognuno dovrebbe affrontare attraverso uno sforzo personale senza il quale si rimane tra coloro che subiscono.

I suoi libri sono come barattolini di omogeneizzati, adatti a bambini subito dopo lo svezzamento, appena passati dall’assoluta liquidità dell’allattamento materno, ad una semi-solida alimentazione ottenuta attraverso una sapienza precotta premasticata e predigerita, che ha consentito a centinaia di polli di farsi gratuitamente belli a spese del pavone, con le sue penne ; divenendo così quegli snob spocchiosi, veri e propri radical-chic della spiritualità, che toccano il cielo non con un dito, ma con la loro increbilmente elevata cresta, gallica di origine e gallinacea di natura ; e come i radical-chic della cultura costituiscono anch’essi una conventicola con un suo gergo ( di facile comprensione ma alquanto altisonante, ideale per impressionare dilettanti semianalfabeti, autodidatti e principianti del sapere) e con il tipico comportamento di una cricca letteraria composta da una manciata di mediocri, morbosamente interessati alla promozione del proprio successo editoriale e del proprio prestigio intellettuale ( con una meschinità infinitamente maggiore di quella dei comuni scrittori di mestiere, sfacciatamente commerciali, che perlomeno non si spacciano per distaccati esecutori della Volontà Divina, non nascondono la propria ambizione dietro una maschera di zelo da portatori del Verbo, di cui non fanno scudo al proprio orgoglio “umano – ahi troppo umano !” ) che si montano magnificandosi l’un l’altro, si citano e si recensiscono a vicenda legittimandosi reciprocamente, sempre pronti a serrare i ranghi e marciare compatti ogniqualvolta ci sia da scagliare anatemi e scomuniche per scongiurare la minaccia di chiunque osi mettere in discussione il sistema di pensiero elaborato dal loro Venerabile e idolatrato Maestro, faro e punto di riferimento, magari ( caso forse ancor più grave) accettandone in linea di massima la visione d’insieme, ma avendo l’audacia e la mancanza di modestia di azzardarsi a non essere d’accordo su qualche dettaglio secondario.

Ma l’altra faccia della presunzione è la paura. I guénoniani vivono in un incubo monomaniacale ( che non ha niente da invidiare al delirium tremens di un alcolizzato agonizzante ) popolato da ossessioni, fobie e paranoie personificate : agenti del caos, contagiosi omosessuali untori, olografici allucinalieni, subdoli sobillatori sediziosi al servizio della sovversione storica e sociale, simmetriche spie doppiogiochiste simultaneamente iscritte a una pluralità di speculari pseudologge paramassoniche deviate prive di attestato di una filiazione regolare, uomini dall’animo ragnesco che tendono insidie e tessono intrighi, ordiscono complotti cosmici ma sono a loro volta pedine inconsapevoli sulla scacchiera in cui ciascuno vede bianchi i pezzi del proprio colore e neri gli altri, sempre mossi da qualcuno e senza mai poter sapere da chi, carnefici che sono a loro volta vittime in un gioco più grande di loro, marionette i cui fili vengono tirati da oscuri manipolatori e tenebrosi illuminati, in perenne pericolo di essere illusi, ipnotizzati, ingannati e inghiotitti da voraci e vampireschi veggenti, occultisti, eresiarchi e santoni ( Sri Aurobindo, Haidakhan Babaji, Helena Blavatsky, Aleister Crowley, Georges Ivanovič Gurdjieff, Giuliano Kremmerz, Jiddu Krishnamurti, Eliphas Lévi, Pëtr Dem’janovič Uspenskij, Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Boris de Rachewiltz, Osho Rajneesh, Grigorij Efimovič Rasputin, René Adolphe Schwaller de Lubicz, Rudolf Steiner, Emanuel Swedenborg, Paramahansa Yogananda, eccetera ) che nel loro immaginario corrispondono a quello che sono per i roleplayers i Nazgûl dell’esercito di Sauron Sovrano di Mordor nel Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien, o le antiche divinità mostruose e malvagie nel ciclo di Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft , eccetera. E se fosse invece lui il servitore del Seminatore di Zizzania, mandato dallo Spirito Separatore con il compito preciso di gettare lo scompiglio e creare confusione con la sua eccessiva esigenza di chiarezza ( che fa di René Guénon, illuminista in ritardo, se non una reincarnazione, un gemello minore, eterozigote ma omozeitgeistote, del suo connazionale omonimo René Decartes, illuminista in anticipo ) e soffiare sul Pyr del Polemos eracliteo per attizzare l’hobbesiano bellum omnium contra omnes ?

“Una Signora vende corpi astrali
I Budda vanno sopra i comodini
Deduco da una frase del Vangelo
Che è meglio un imbianchino di Le Corbusier
Eterna è tutta l’arte dei Musei
Carine le Piramidi d’Egitto
Un po’ naifs i Lama tibetani
Lucidi e geniali i giornalisti
Supermercati coi reparti
Sacri che vendono
Gli incensi di Dior
Rubriche aperte sui peli del Papa”

Vittorio Varano

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 16 maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Certo ci vuol un fortissimo sprezzo del ridicolo asserire che il linguaggio di Guenon sia piano!

  2. Paolo G

    Insolita visione dell’opera di Guénon quale “agente della sovversione”. Se da un lato le considerazioni dell’autore possono essere condivisibili se fossimo nell’Età dell’Oro, dall’altro si dovrebbe riconoscere che nell’Età del Ferro (arrugginito) le facoltà di comprensione del simbolismo e di quanto ad esso connesso sono nettamente decadute, e qualcuno deve pur salvare il salvabile. E poi non mi sembra che Guénon abbia divulgato segreti di alto livello, iniziatici o misterici che essi siano.
    Giustissima l’osservazione sulle deviazioni derivanti dall’opera di Guénon, ma in quale campo anche profano (nel senso di “coloro che sono fuori del tempio”) non troviamo deviazioni del genere?

  3. umberto bianchi

    Mah…prima di dare addosso ad uno del calibro di Guenon, bisognerebbe anzitutto imparare a contestualizzarne l’opera. Guenon è il frutto diu un’epoca di divulgazione e chiarimento operati “urbe et orbi” ed in questo, si trova in ottima compagnia di tutta quella pletora di autori “occultisti” o “esoterici” o semplicemente filosofici che, dagli albori dell’Età Moderna in poi, contribuirono a rendere il sapere più a portata di tutti. A portata di tutti non significa disvelamento, bensì cercare, tramite un accurato lavoro di informazione e chiarimento, di dare ai più la possibilità di recepire messaggi in modo chiaro, senza ricadere in errori e distorsioni in cui, ad oggi, si continua a ricadere. Guenon chiarisce e spiega tante cose, ma non mi sembra certo un disvelatore di chissà quali arcani. Nel descrivere la fisiologia del mondo della Tradizione, non mi sembra che dimentichi affatto che i messaggi che lui manda possano esser da tutti recepiti in egual modo. Anzi. Guenon è sempre lì a ribadirci prontamente la matrice disegualitaria del genere umano. Pertanto certe accuse a me sembrano frutto di interpretazioni malevole e non di un’accurata analisi dei testi del grande autore. Guenon ha cercato disperatamente di chiarire certi meccanismi, a fronte di interpretazioni facilone e caciaronesche, non sempre riuscendovi. Anzi. Benvenuto chi fa opera di chiarimento, proprio al fine di avitare che certe perle vadano “ai porci”!

  4. Paolo

    Io non conosco l’opera del sig. Varano, che si autodefinisce poeta (quale umiltà!), ma dalla (sofferta) lettura di questo articolo, deduco trattarsi di persona di ben poca sensibilità.

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