“GOVERNO” e “GOVERNARE” di origine etrusca – Massimo Pittau

“GOVERNO” e “GOVERNARE” di origine etrusca –  Massimo Pittau

L’appellativo lat. gubernum «timone» e il verbo gubernare «guidare il/col timone» sono fra i vocaboli dell’intero lessico latino più fortunati fra tutti. Essi infatti sono entrati e sono adoperati tuttora in tutte le lingue neolatine o romanze: il sardo, l’italiano, lo spagnolo, il portoghese, il catalano, il francese, escluso il rumeno (DELL). E non soltanto: essi sono entrati nell’inglese, nel tedesco e in quasi tutte le lingue delle varie Nazioni europee. Come conseguenza di ciò, i latini gubernum e gubernare sono tuttora adoperati nelle lingue di tutti i popoli della nostra “Civiltà Occidentale”, dall’intera Europa, agli Stati Uniti e al Canadà (inglese e francese) alla America Latina (spagnola e portoghese del Brasile). Oltre a ciò, in tutti questi paesi i due vocaboli hanno un larghissimo spettro di uso. Mi sia concesso di limitarmi alla sola “lingua italiana” per mostrare la vastità di uso di quei due vocaboli. In italiano essi si adoperano nel seguente modo, che indica il DELI²:

governabile, agg. ‘che si può governare’ (1855, Ugol.),
governale, s. m. ‘timone’ (sec. XIII, Fatti di Cesare), ‘impennaggio di bomba aerea, missile e sim., per assicurarne la stabilità di orientamento durante la traiettoria’ (1956, Diz. enc.),
governante 1, part. pres., agg. e s. m. ‘che, chi ricopre cariche governative’ (sec. XIV, Z. Bencivenni),
governante 2, s. f. ‘donna stipendiata che si occupa dei bambini o della casa’ (1643, G. F. Rucellai: Dardi 440),
governativo, agg. ‘del governo’ (av. 1617, B. Baldi; 1869, TB: “Se ne abusa nel linguaggio cancelleresco”), ‘dello stato’ (1783, C. Beccaria),
governatorato, s. m. ‘titolo, ufficio e dignità di governatore’ (1581, Lettere di Principi, cit. da Rez. p. 1281), ‘circondario sottoposto a un governatore’ (1940, R. Bacchelli), ‘ufficio del governo-comune di Roma’ (1938, Silvagni 219),
governatore, s. m. ‘chi governa’ (1322, in un doc. di Volterra, cit. in SFI XLV, 1987, 11: “governatori del Commune”), ‘alto funzionario di Stato che rappresenta il governo centrale in dipartimenti, regioni e sim.’ (av. 1333, A. Simintendi), ‘sovraintendente generale in un istituto finanziario o un’amministrazione di Stato’ (1869, TB; istituto e nome più ant., riferiti ad altre situazioni: Rez.), ‘sindaco di Roma’ (dal 1925: 1927, Panz. Diz. [Appendice]),
governatoriale, agg. ‘di governatore’ (1942, Panz. Diz. s. v. governatore; ant. governatorio: sec. XVI, Nicolò Trivisano, cit. da Berg. Voci),
governo, s. m. ‘atto, effetto del governare’ (sec. XIV, Livio volgar.), ‘direzione, guida, comando’ (sec. XIII, Fatti di Cesare), ‘organo statale complesso che determina l’indirizzo politico dello Stato’ (sec. XV, L. Morelli), ‘forma di reggimento politico’ (av. 1540, F. Guicciardini), ‘cura diligente con cui si amministra, si dirige o si alleva qc. o q.c.’ (sec. XIV, Bibbia volgar.),
governo di coalizione ‘basato sull’alleanza di due o più partiti’ (1965, Sabbatucci s. v. coalizione),
governo forte ‘che sa reggere e reggersi’ (1869, TB),
governo misto ‘composto da rappresentanti di vari partiti politici’ (1973, Zing. min.; loc. ant., anche se in senso diverso: av. 1573, D. Giannotti, cit. dal Rez.),
(piove), governo ladro! ‘imprecazione, che si ripete per satireggiare l’abitudine di dar colpa d’ogni cosa al governo’ (1905, Panz. Diz.).

Circa l’etimologia il DELI², il dizionario più aggiornato, si esprime in questo modo: “Lat. gubernare ‘reggere il timone’ (sec. VI a.C.) col suo den. guberna(m) ‘timone’, di provenienza gr. (kybernân, di orig. oscura: O. Castellani Pollidori in “Colombaria” XXII, 1957, 254-264 e BALM VIII-IX, 1966-67, 61-63). Già in lat. i due termini avevano allargato i loro sign. (G. Petracco Sicardi in BALM XVIII-XIX, 1976-77, 31-32). Il senso mar. di governo ‘timone’ è presente in Dante (Convivio), che accoglie, però, ampiamente anche tutti i sign. da quello dedotti (Enc. dant.). Per l’uso successivo di governo e governare in Machiavelli, si veda R. Zanon in LN XXXII (1971) 4-7. L’orig. della loc. piove, governo ladro è così raccontata dal Panz. Diz.. “Nel 1861 i mazziniani avevano preparato a Torino una dimostrazione; ma il giorno fissato pioveva, e la dimostrazione non si fece. Il Pasquino pubblicò allora una vignetta [di Casimiro Teja] rappresentante tre mazziniani sotto un ombrello al riparo dalla pioggia dirotta e ci mise sotto la leggenda: Governo ladro, piove!”. La term. in -ivo aveva fatto respingere per il suo sentore il fr. anche governativo, ma, come comunicativo, è stato ritenuto forma corretta (Rigutini Neol. 226-227). Governatorato fu usato anche per tradurre il ted. General-Gouvernement, “nome dato dopo l’occupazione tedesca ai territori polacchi” (1942, Migl. App.).

Senonché lo Chantraine conclude il suo punto di vista nel seguente modo: Pas d’étymologie et l’on a supposé un enprunt (DELG). Ma prestito da quale lingua? Lo dico io oggi e per la prima volta: dalla “lingua etrusca”. Fra i circa 8.500 vocaboli della lingua etrusca che ci sono stati conservati, esiste un gentilizio masch. LARI[S] CRUPRNA (ThLE² 104), il quale, col noto prenome, corrisponde chiaramente a quello lat. Gubernius (RNG 34). Orbene, ricordato e sottolineato che tutti gli antroponimi e tutti i toponimi prima di diventare tali erano appellativi comuni, è certo che i gentilizi CRUPRNA/Gubernius rimandano all’appellativo lat. gubernum «timone» e al verbo gubernare «guidare il/col timone». Che gli Etruschi hanno anche il grande merito di aver lasciato a noi cittadini della “Civiltà Occidentale” un vocabolo carico di così vaste potenzialità di uso e di diffusione non deve affatto stupire. Ha scritto Plinio il Vecchio (nat. hist. VII 52.29) che era stato un Etrusco di Pisa ad applicare per primo i “rostri” alle navi per speronare quelle avversarie.  Ma molto di più, agli Etruschi e ai loro parenti Lidi e Sardi, con la loro “talassocrazia Lidio-Tirrena”, spetta il merito di aver denominato ben tre bacini del Mediterraneo, l’Adriatico (dalla città di Adria), il Tirreno (dalle “torri nuragiche” dei Sardi), il Mare Sardo, che circondava la Sardegna sia ad oriente che ad occidente, fino alle coste dell’Iberia. Eppure il vocabolo etrusco-latino CUPRUNA/gubernum assieme con la sua incredibile diffusione ha avuto una sua caduta “nella polvere” finendo con l’indicare pure la giberna (anche ciberna) «custodia portatile per le cartucce del fucile» (ovviamente di origine incerta; DELI², Etim). Però ha raggiunto il massimo della gloria come neologismo formato sulla forma greca: cibernetica = « scienza che studia la teoria del controllo e della comunicazione nelle macchine, negli animali, nell’uomo e le analogie corrispondenti, specialmente ai fini dell’automazione». Questo neologismo è stato fatto con riferimento al greco kybernētikḗ (tḗchnē) «arte di pilotare».

Massimo Pittau
www.pittau.it

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Categorie: etruscologia

Pubblicato da Ereticamente il 10 maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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