1968-2018: cinquant’anni di società liquida – Gabriele Adinolfi

1968-2018: cinquant’anni di società liquida – Gabriele Adinolfi

La relazione dell’incontro nazionale del Centro Studi Polaris a Collegno (Torino)

Al 13° Incontro nazionale del Centro Studi Polaris, il 5 maggio 2018 al Blu Hotel di Collegno (Torino), sono intervenuti tredici relatori, tre dei quali in collegamento diretto dall’estero (Spagna, Grecia e Francia). Il titolo del convegno era lo stesso del numero 20 della Rivista, praticamente un monografico, 1968-2018 Cinquant’anni di società liquida. E singolarmente la distanza di età tra il più giovane e il più vecchio dei relatori è proprio di una cinquantina d’anni. La tesi di fondo è che quella del ’68 non fu una rivoluzione e neppure una ribellione, bensì un’eruzione. Quella gioventù che manifestò ovunque, dal Giappone alla Turchia, dal Brasile alla Spagna, dal Messico alla Cecoslovacchia, oltre che nelle società occidentali, e che inizialmente non aveva un colore politico specifico, fu la prima a vivere in un mondo che si globalizzava e a partecipare a quella “società liquida” di cui spesso si parla, annunciando al contempo l’era dell’Acquario e l’avvento dei satelliti e dell’infosfera. Essa cercava modelli e stili di vita più aderenti a una realtà mutata.

La sua capacità di aderire con naturalezza alla comunicazione e di creare strutture elastiche, spontaneistiche, mobili, le consentì di debordare gli adulti e le strutture solide, comprese quelle di partito.  Il suo scegliere l’Utopia invece che il Mito, la sua acquisizione del pensiero debole, delle logiche di Francoforte, il suo uccidere il padre e la sua castrazione del maschio produssero poi un modello ideologico, psicologico e patologico che contrassegna ancor oggi questa realtà liquida. Quando – per dirla con Michel Onfray – ucciso il padre non restano che bambini, cioè fragili irresponsabili, o – per citare Lakan – ucciso il padre si è trovato un padrone.

Di tutto questo si è parlato, ma anche di come navigare nella società liquida, quindi di come incidere per riuscire ad uscire dall’adolescenza patologica, dalla nevrastenia, dalla fragilità e dal clima di costante litigiosità e di guerra civile che coinvolge anche i sessi. Una prima tavolata di discussione ha visto partecipare Lino Guaglianone, Marco Malaguti e Paolo Caioli. Si è trattato di questi temi mettendo l’accento sulle differenze generazionali e sulla comunicazione liquida, confrontando i “partiti liquidi” e in particolare il modello berlusconiano e quello pentastellato. In chiusura il collegamento internazionale con Enrique Ravello Barber, direttore di Europae, che ha trattato la questione catalana, la crisi dello Stato nazionale e le contraddizioni del nazionalismo spagnolo che si cerca tra una vocazione sudamericana e una europea. Video disponibile sul profilo https://www.facebook.com/gabriele.adinolfipaginadue data 5 maggio ora 10,19

Irene Dimopoulos Papas, direttrice di Empros, è intervenuta da Atene per illustrare la mutazione greca che in pochi anni ha prodotto lo sradicamento dalle campagne, la perdita di orientamenti e un crollo demografico che sembra un genocidio. La seconda tavolata è stata animata da Lorenzo De Piccoli, Pietro Falagiani e Augusto Grandi. L’accento è stato posto sulla crisi dello stato westfaliano, sul Tramonto dell’Occidente spengleriano, sulla trasformazione dell’anima e della vita in merce e sulle conseguenze culturali, spirituali ed economiche di questa mutazione. Vincent Vauclin, presidente di Dissidence Française ha espresso dalla Normandia la critica della sua giovane generazione alla cultura sessantottina che ha edificato un inferno: dalla disoccupazione alla mancanza di orizzonti. Un’azione di avanguardia in una sorta di controrivoluzione conservatrice è a suo avviso possibile. Esclusivamente in una nuova logica imperiale europea. Questa logica è condivisa da tutti i relatori e dal pubblico. Vi ha fatto ritorno spesso il coordinatore della giornata, il caporedattore della Rivista Polaris, Gabriele Adinolfi. Video disponibile sul profilo https://www.facebook.com/gabriele.adinolfipaginadue data 5 maggio ora 14,34.

La terza e ultima tavolata è stata animata da Attilio Cucchi, Adriano Segatori e Antonio Bovo. Sono stati sviscerati vari argomenti: dalla dittatura culturale post-sessantottina alle patologie imperanti, con le turbe rissose e litigiose quali sono gli scontri tra i sessi o le pretese di negare e ridisegnare la natura. Si è infine messo l’accento sull’evoluzione della democrazia (in realtà mai esistita fattualmente) in post-democrazia autoritaria, o democratura, ma con il mantenimento di alcuni tabu di fondo che rendono quest’autoritarismo privo di prospettive cesariste o da monarchia popolare, ragion per cui l’intera oligarchia gestionale resta inchiodata agli schemi identificati da Eric Werner di anteguerra civile e di post-democrazia. Video disponibile sul profilo https://www.facebook.com/gabriele.adinolfipaginadue data 5 maggio ora 16,45.

Secondo lo stile del Centro Studi che si vuole autentico Think Tank, non ci si è limitati alle diagnosi ma sono state proposte numerose suggestioni operative e sono stati espressi schemi operativi. La traccia di fondo si ritrova nel documento Aquarius già pubblicato da Ereticamente in cinque parti:

  • 1 – http://www.ereticamente.net/2018/04/aquarius-parte-prima-gabriele-adinolfi.html;
  • 2 – http://www.ereticamente.net/2018/04/aquarius-parte-seconda-gabriele-adinolfi.html;
  • 3 – http://www.ereticamente.net/2018/04/aquarius-parte-terza-gabriele-adinolfi.html;
  • 4 – http://www.ereticamente.net/2018/04/aquarius-parte-quarta-gabriele-adinolfi.html:
  • 5 – http://www.ereticamente.net/2018/05/aquarius-parte-quinta-gabriele-adinolfi.html.

 

Gabriele Adinolfi

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Categorie: Società

Pubblicato da Ereticamente il 13 maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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