La strategia dei cowboy – Enrico Marino

La strategia dei cowboy – Enrico Marino

L’accelerazione, brutale e avventurista, impressa da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti alla situazione siriana arriva all’indomani delle pesanti accuse lanciate dal generale Igor Kornashenkov, portavoce del ministero della difesa russo, sul ruolo svolto da agenti segreti inglesi nell’organizzazione della provocazione riguardante il bombardamento con gas in Siria. Non solo non ci sarebbe stato alcun bombardamento con agenti chimici da parte di Assad a Douma, ma addirittura tutto sarebbe frutto di una montatura organizzata dai servizi britannici. All’indomani della oscura e, per certi versi, grottesca vicenda dell’ex spia russa aggredita col nervino in Inghilterra, questo del bombardamento di Douma sarebbe, per Kornashenkov, un ulteriore tassello della velenosa campagna anti-russa condotta spregiudicatamente dal Regno Unito: “Abbiamo le prove che dimostrano il coinvolgimento della Gran Bretagna in un’operazione chimica provocatoria in Siria”, ha reso noto il Cremlino, “Siamo certi che dal 3 al 6 aprile sui rappresentanti dei cosiddetti Caschi Bianchi sono state fatte fortissime pressioni da Londra perché realizzassero il prima possibile la provocazione (con armi chimiche) che era stata già preparata”.

Se il condizionale in tutte queste vicende è d’obbligo, è altrettanto certo che la fretta con cui gli alleati angloamericani e francesi hanno lanciato nella nottata del 14 aprile almeno 120 missili sulle basi siriane è quantomeno sospetta. Perché non si è voluto attendere il responso della verifica condotta sul campo dagli ispettori dell’Onu? In un quadro di estrema incertezza sulla veridicità dello stesso attacco chimico, oltre che sulla responsabilità di Assad, s’è voluto forzare platealmente la situazione già estremamente tesa e densa di inquietanti sospetti.

Anche perché i precedenti non mancano e non depongono a favore delle tesi degli occidentali.

La vergognosa vicenda dell’antrace di Saddam, l’immagine grottesca di Colin Powell che esibisce una fialetta all’Onu, la “pistola fumante”, le tardive e ipocrite confessioni di Blair, la devastazione dell’Iraq, il processo farsa a Saddam e le migliaia di morti innocenti pesano ancora sulla coscienza degli angloamericani e dei loro alleati, ma all’epoca fornirono agli Usa il pretesto per ampliare il loro dominio planetario, installando nuove basi militari anche in Kuwait.

Il 19 marzo 2011 fu inaugurata dalla Francia “Unified Protector”, cioè l’operazione militare contro la Libia, con un attacco aereo diretto contro le forze terrestri di Gheddafi attorno a Bengasi, attacco seguito, qualche ora più tardi, dal lancio di missili da crociera tipo “Tomahawk” da navi militari statunitensi e britanniche su obiettivi strategici libici. A distanza di anni, spulciando fra le mail dell’allora Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, si è scoperto che l’attacco internazionale che portò alla caduta del regime e all’uccisione del Colonnello Gheddafi venne lanciato solo ed esclusivamente per rispondere a precisi interessi geostrategici francesi, con l’avallo statunitense. Il tutto non solo a detrimento degli interessi italiani, perché la guerra voluta da Sarkozy era un mezzo per estromettere il nostro Paese dal controllo del petrolio libico, ma a anche per ostacolare il progetto del raìs di soppiantare il franco francese africano con una nuova divisa pan-africana, nell’ottica di un’ascesa della Libia come potenza regionale in grado di raccogliere intorno a se un’alleanza di Stati africani. Una sporca guerra insomma, le cui conseguenze sono storia nota, con la Libia precipitata in un’atroce guerra civile, con due governi rivali che lottano tra loro per il controllo di pozzi di petrolio e giacimenti di gas. Nello spazio lasciato libero dal crollo del regime si sono insediate milizie, bande armate e gruppi di banditi tra cui alcuni hanno proclamato la loro alleanza all’ISIS che, in tal modo, spadroneggia sulle coste meridionali del Mediterraneo, manovrando anche un’ondata di migranti senza precedenti che si riversa sulle nostre coste.

E non è finita lì.

Oggi sappiamo senza alcun dubbio (lo ha confermato anche il Massachusetts Institute of Technology) che la Cia ha mentito e che il bombardamento di armi chimiche sulla periferia di Damasco del 21 agosto 2013, in realtà, fu compiuto da mercenari che combattevano contro Bashar al-Assad. Per settimane tutti i media occidentali dichiararono ossessivamente che “il dittatore sanguinario Assad” gasava e massacrava i propri cittadini. Verifiche?

Nessuna. Era solo il mantra bugiardo di Obama e della Casa Bianca che veniva rilanciato e amplificato nell’etere e sulla stampa. Arrivammo a un passo dal bombardamento di Damasco da parte delle forze americane e della Nato, per punire il “gasatore” e, allora, solo l’intervento deciso della Russia impedì un’ulteriore infamità degli atlantici. Da quel momento, si avviò da parte russa la provvidenziale ed effettiva opera di liquidazione dei terroristi dello Stato islamico e la bonifica del Paese che i convergenti interessi degli atlantici e degli israeliani avevano riempito di tagliagole in funzione anti-Assad.

L’odierna azione militare, per quanto è dato sapere, si connota più come un’esibizione muscolare e dimostrativa degli occidentali (pare infatti che il Cremlino fosse stato preventivamente avvisato dell’attacco portato in aree lontane da quelle presidiate dai russi) che, inchiodati sul terreno militare e sconfessati su quello propagandistico, rischiavano di rimanere intrappolati tra la possibile smentita delle loro accuse contro Assad e la vacuità delle loro azzardate minacce di ritorsione.

E tuttavia, rimangono sconcertanti la superficialità e l’arroganza di un presidente che twitta di missili “nice and new and smart”, di un capo di Stato con l’aplomb di un cowboy, più abituato a vacche e rodei che al contegno misurato e alla prudenza della diplomazia; rilanciano una deprimente impressione la perspicacia e l’affidabilità di un giovanotto francese che assume a sufficiente base per gravi decisioni strategiche i campioni di urine prelevati da cadaveri siriani; preoccupa il piglio isterico di una premier britannica che si slancia in un’avventura con sottomarini e missili senza fornire alcun elemento, scavalcando in fretta e furia il proprio Parlamento, rilasciando solo affermazioni apodittiche ma prive di riscontri.

Per tutto questo, occorre che stiamo tutti molto attenti: una leadership internazionale di criminali (o di irresponsabili) ha in mano un enorme potere militare e tutti i principali canali di informazione dell’Occidente. E’ già accaduto che questi stessi Stati abbiano trascinato il mondo in una guerra per sbarrare il passo a due popoli europei, a due Nazioni in marcia “contro Giuda e contro l’oro”. Sappiamo quanto possano essere privi si scrupoli e di morale.

Adesso abbiamo la prova che avremmo potuto essere trascinati in una nuova guerra da costoro e sappiamo anche che è già avvenuto ripetutamente. Sono armati. Bisogna togliere loro le armi della menzogna di cui dispongono.

Enrico Marino

Foto copertina: Corriere.it

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Categorie: Esteri

Pubblicato da Ereticamente il 16 aprile 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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