I volti della decadenza, prima parte – Fabio Calabrese

I volti della decadenza, prima parte – Fabio Calabrese

Noi abbiamo la ventura di vivere sotto uno stato che non è solo corrotto e ladro, ma che è anche un burlone. O perlomeno, le assurdità della “nostra” farraginosa burocrazia finiscono per dar luogo a una sorta di perverso umorismo che dà al cittadino la sensazione di essere deriso dalle istituzioni.

Ve ne faccio un esempio che purtroppo mi tocca personalmente. Nel 2014 un’emorragia nella zona anale mi ha fatto scoprire che ero affetto da un tumore al colon. Tralascio il fatto che durante il mio ricovero ospedaliero in attesa dell’intervento, una colonscopia condotta con non so quanta imperizia mi ha provocato la foratura del tessuto del colon, aumentando il rischio di diffusione nell’organismo delle cellule tumorali, e che la successiva chemioterapia mi ha quasi ucciso.

Forse voi vi domanderete come mai in quel periodo la mia collaborazione con “Ereticamente” sia, nonostante tutto, proceduta con regolarità come se niente fosse. Che posso dirvi? La determinazione e il sentimento di avere una missione da compiere, possono fare miracoli.

In conseguenza di tutto ciò, la visita collegiale presso l’ASL triestina in data 3.2. 2016 mi ha dichiarato invalido al 100% con totale e permanente inabilità lavorativa.

Il 5.10.2016, sottoposto a nuova visita collegiale presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (cioè il mio datore di lavoro, essendo – come insegnante – dipendente statale), sono stato dichiarato idoneo a svolgere attività lavorativa e il servizio d’istituto. Non ce n’è abbastanza per sentirsi presi in giro? Ascoltate il resto.

Nell’autunno 2017, dal momento che a novembre compievo 65 anni, sono andato all’Ufficio Scolastico Regionale di Trieste a informarmi della mia situazione pensionistica, e ho avuto la notizia che con la mia invalidità avrei avuto diritto al collocamento in pensione già a partire dal settembre 2018. A gennaio mi hanno telefonato dallo stesso Ufficio, era la stessa impiegata che aveva già esaminato la mia pratica, che mi ha spiegato di aver sbagliato i conti, e che non avrò maturato i requisiti per il collocamento a riposo prima del settembre 2019. Questo dopo che da alcuni mesi mi facevo progetti su quel che avrei fatto una volta libero dagli impegni lavorativi scolastici. Che dite? Non ce n’è abbastanza per sentirsi presi per i fondelli?

Voi certamente vi domanderete perché mai vi dovrebbero interessare le vicende personali di Fabio Calabrese se non come esempio del modo “democratico” con cui la “nostra” “democratica” democrazia tratta i cittadini che per essa valgono meno di nulla.

Il fatto è che avevo già fatto conto di servirmi della libertà e della disponibilità di tempo che mi avrebbe dato la quiescenza per il lavoro per “Ereticamente” tra le altre cose, e tra l’altro leggere e recensire alcuni libri per cui per motivi di tempo ho sempre rimandato la lettura. Testi importanti per la nostra visione del mondo ma, come capirete, per adesso mi trovo a dover lottare contro la mancanza di tempo imposta dagli impegni familiari e lavorativi, e anche l’impegno per “Ereticamente” che io considero assolutamente non secondario e che, credo che nessuno se ne avrà a male se lo dico con un certo orgoglio, non ha subito rallentamenti neppure nel corso della mia non certo piacevole esperienza del 2014.

I testi che mi ero riproposto di leggere e recensire, cosa che comunque farò quando il tempo a mia disposizione me lo consentirà, in particolare sono: L’Occidente visto con gli occhi di Machiavelli di Angelo Bertolo, Decadenza di Michel Onfray, Europa e islam e Civiltà europea e anomalia giudaica di Pietro Sella, Il campo dei santi di Jaean Raspail e Una scomoda eredità di Nicholas Wade.

Premesso che questo lavoro andrà fatto e che lo scritto presente è semplicemente “un aperitivo”, riflettendoci bene, mi pare che si possa individuare fra tutti questi scritti un fil rouge che è rappresentato dal concetto della decadenza della “nostra” civiltà.

E’ probabile che il nome di Angelo Bertolo non vi dica assolutamente nulla. Si tratta di un collega, un insegnante che ho avuto la ventura di conoscere una ventina di anni fa. Aveva dato alle stampe un libro di cui mi fece omaggio, stampato presso un piccolo editore friulano, Campanotto, e penso non abbia avuto davvero una grande circolazione. In questo testo, l’autore ha raccolto alcune riflessioni, diciamo così, di filosofia della storia che meriterebbero di essere ben altrimenti conosciute, anche perché quest’uomo non appartiene ad alcuna parrocchia ideologica, e forse accorgersi come alcune sue riflessioni si avvicinano alle posizioni “nostre”, non gli farebbe affatto piacere.

“Con gli occhi di Machiavelli” significa per l’autore guardare le cose con realismo, senza infingimenti ideologici, perché il suo pensatore di riferimento è piuttosto Vico, da cui mutua l’idea che la storia è fatta di corsi e ricorsi, è cioè circolare, piuttosto che seguire una linea retta ascendente come invece prescrive il dogma progressista.

Come per Vico, come per Spengler, per Bertolo non esiste LA civiltà, ma LE civiltà, che nascono, si sviluppano, declinano e muoiono, e la nostra civiltà, il mondo “occidentale”, “bianco”, “europeo” mostra i segni della decadenza, dell’essere prossima alla conclusione del suo ciclo vitale.

Secondo il suo sguardo “machiavellico”, cioè di un realismo senza illusioni, questa decadenza è legata a un solo fattore molto preciso, il decremento demografico nei confronti del mondo “non occidentale”. Oggi è un’osservazione che può sembrare ovvia, quasi banale, ma occorre tenere conto che Bertolo lanciava l’allarme già negli anni ’90 del secolo trascorso.

Leggendo questo libro si capisce bene che “il rimedio” proposto dai “nostri” democratici e sinistri assortiti, ossia accogliere le masse del Terzo Mondo nell’illusione di educarle in modo da farne dei “nuovi europei”, dei “nuovi italiani” o simili, non può che amplificare il male e renderlo più rapidamente mortale.

L’autore racconta infatti, tra le altre cose, di un viaggio negli Stati Uniti nel corso del quale ebbe un’interessante conversazione con un imprenditore italo-americano. Noi potremmo essere inclini a pensare che la componente nera degli USA continui a trovarsi in una condizione di inferiorità sociale perché vittima di discriminazioni, ma le cose non stanno in questi termini. Questo imprenditore faceva notare la differenza con i giovani immigrati ispanici, spesso ghettizzati socialmente non meno dei neri, ma pieni di voglia di darsi da fare e decisi a emergere che, racconta, gli ricordavano lui stesso da giovane, mentre i neri, con tutte le opportunità che può offrire una società come quella americana, perlopiù non manifestano altro che apatia e indolenza.

Non c’è nulla da fare, le differenze che si manifestano fra gli esseri umani non dipendono interamente dall’educazione e dall’ambiente, ma anche da un ineliminabile fattore biologico. In un impeto di coraggio, si potrebbe arrivare a bisbigliare la parola “razza”.

Il nome di Michel Onfray non vi dovrebbe essere del tutto ignoto. A questo studioso a cui pure non si possono affibbiare etichette ideologiche, dobbiamo la demolizione – impeccabile – di uno dei principali guru della nostra epoca – guru tutti regolarmente circoncisi – che, stranamente, appartenendo a un’etnia che costituisce a stento lo 0,2% dell’umanità, sono gli autori del 100% delle idee della democrazia; da Karl Marx a Claude, Levi-Strauss, a Richard Lewontin, ad Aaron Dogolpovskij, e parecchi altri. In questo caso si è trattato del padre e guru della psicanalisi, Sigmund Freud, che Onfray ci ha svelato per quello che era, né più né meno che un ciarlatano.

Naturalmente, con un precedente di questo tipo, un testo come questo più recente sforzo del pensatore francese non poteva non attirare il mio interesse, anche se si tratta di un volume davvero ponderoso, ma che enuncia un concetto estremamente chiaro dalle evidenti riminiscenze spengleriane: “l’Occidente” è giunto al capolinea, al termine del suo ciclo di civiltà.

Tuttavia a questo punto è necessario avanzare non tanto un dubbio quanto un’obiezione  fondamentale: siamo sicuri che “l’Occidente”, e Onfray non ha esitazioni nello specificare “l’Occidente giudeo-cristiano” coincida effettivamente con ciò che possiamo ritenere “la nostra” civiltà?

Questo termine è stato impiegato in maniera certamente inappropriata dal punto di vista geografico (per chi vive sulle coste asiatiche dell’oceano Pacifico “l’Occidente” si trova a est) per indicare, oltre all’Europa, le sue propaggini cui le popolazioni di origine europea hanno dato vita oltre gli oceani: le Americhe e le parti “bianche” dell’Oceania, ma dopo le due guerre mondiali, in particolare gli esiti disastrosi della seconda, che hanno visto il nostro continente non soltanto perdere la centralità planetaria che ha avuto a partire dal XVI secolo, ma diventare una colonia o una serie di colonie (anche se mascherate ipocritamente da alleanze), prima del dominio americano-sovietico, poi a partire dal 1991, della sola potenza americana rimasta egemone a livello mondiale, si può seriamente dubitare che “l’Occidente” che in pratica viene a significare il dominio americano sull’Europa, sia qualcosa che possiamo minimamente sentire come “nostro”.

Qui non è possibile non fare riferimento al bellissimo saggio di Sergio Gozzoli L’incolmabile fossato e alla sua eccellente dimostrazione del fatto che la civiltà europea e la “cultura” americana sono due realtà diverse e contrapposte.

E non dimentichiamo neppure il fatto che Oswald Spengler scrisse il suo ponderoso Tramonto dell’Occidente tra le due guerre mondiali, quando la decadenza dell’Europa, il suo assoggettamento al dominio prima americano-sovietico poi statunitense, quindi l’impossibilità di riconoscersi in un “occidentalismo” che ci vede nella posizione di sudditi sottomessi, erano ancora al di là da venire.

Si può osservare come questo “occidentalismo” sia stato fortemente criticato anchee da un pensatore cattolico tradizionalista come Franco Cardini:

“Se la koine dialektos dell’Occidente è l’American way of life, è pensabile che l’Europa accetti totalmente questa realtà, collaborando a un processo di omologazione che in passato l’ha vista protagonista ma che oggi assiste a una sua ampia ricettività passiva? Oppure è possibile che essa si ponga il problema di una specificità da recuperare e da riaffermare, quindi un’identità da ridefinire, forse da ricreare?”

Franco Cardini: Oriente e Occidente, “Iter” n. 15, aprile-giugno 2002.

Se sulle proposte di soluzione avanzate da Cardini si possono nutrire seri dubbi, la diagnosi del “caso europeo” mi sembra assolutamente ineccepibile. Notiamo anche che Cardini fa notare, esattamente come Gozzoli nel suo saggio, che non si tratta di una semplice dominazione, ma di un processo di omologazione, in altre parole di svuotamento culturale che corrode le basi stesse della civiltà europea, grazie al veleno mediatico che ci arriva d’oltre Atlantico.

Il libro di Onfray porta come sottotitolo Vita e morte della civiltà giudaico-cristiana. Il minimo che si può dire, è che in ciò è impossibile non avvertire una stridente stonatura. La civiltà europea si identifica con il cristianesimo, o peggio ancora con quest’ibrida formula – giudeo-cristianesimo – che testimonia la crescente importanza e il crescente potere assunti nel nostro mondo dai “figli di Abramo”?

Più che dire, verrebbe spontaneo urlare NO con tutte le nostre forze. La nostra civiltà sarebbe dunque pressoché per intero una creazione di questi figli del deserto culturalmente ed etnicamente estranei all’Europa? Cosa devono al cristianesimo la filosofia, l’epica e la tragedia greca? L’imponente creazione militare, statale e giuridica romana? La bellezza dell’arte classica, l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide? E anche durante l’età medioevale, non assistiamo forse al costante conflitto tra i valori e le tradizioni germaniche europee e l’ideologia religiosa di cui la Chiesa cattolica è portatrice, e di cui lo scontro politico fra guelfi e ghibellini è solo l’aspetto esteriore?

Questa tematica che riguarda l’essenza profonda della nostra civiltà non può essere affrontata in due parole, ma richiede certamente una disamina più approfondita. D’altra parte, potete vedere dall’elenco che ho fatto all’inizio di questo scritto, che i testi ancora presenti nel nostro carrello in attesa di un adeguato esame, non sono pochi. Li rimandiamo perciò a un prossimo appuntamento. Resta inteso che queste disamine sintetiche non sostituiscono le recensioni vere e proprie che mi riprometto di fare se e quando mi sarà possibile.

Se e quando. Tutto sta nel fatto che questo ritardo di un anno rispetto al momento in cui il pensionamento mi avrebbe concesso l’opportunità di dedicare agli scritti per “Ereticamente” tutto il tempo che sarebbe auspicabile, non mi abbia fatto perdere una “finestra” importante, noi non dobbiamo dimenticare infatti che viviamo in uno stato democratico, uno stato cioè che ha un atteggiamento di dileggio verso il cittadino.

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra e al centro le copertine dei due libri Michel Onfray, Il crepuscolo di un idolo, smascherare le favole freudiane e Decadenza. A destra un’immagine tratta da una recensione di  Decadenza, e che bene ne sintetizza il contenuto, la Gioconda col velo islamico.

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Categorie: Mondialismo

Pubblicato da Fabio Calabrese il 16 aprile 2018

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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