La marea giallastra pentastellata e il futuro dell’Italia

La marea giallastra pentastellata e il futuro dell’Italia

Il fenomeno pentastellato, che ha registrato il successo più clamoroso nella tornata elettorale di soledì scorso, nasce dal disgusto e dall’esasperazione del popolo italiano nei confronti della classe politica “tradizionale”, con la sua corruzione, le sue ruberie, le sue logiche clientelari e nepotistiche, i suoi privilegi, i suoi torbidi legami con le mafie, i preti e le massonerie. Si tratta di un evidente bacino collettore dei voti di protesta della gente che, non avendo più punti di riferimento, decide di consegnarsi tra le braccia dei pasticcioni e arruffoni grillini, con le loro velleità di diversità, rispetto a tutti gli altri, e di verginità. Non sorprende, dunque, che il Movimento 5 Stelle abbia sfondato in particolar modo nel Meridione d’Italia.

Penso che in questo abbia sicuramente giocato a favore di Di Maio, candidato premier a 5 Stelle, anche la questione del reddito di cittadinanza, ma sarebbe troppo riduttivo limitare la ragione del suo successo a questa mossa opportunistica che può aver, senz’altro, solleticato particolari fantasie nelle terre più depresse d’Italia. La questione centrale del trionfo grillino si spiega, probabilmente, con il totale fallimento dei partiti tradizionali a Sud, come a Roma (dove vi è un sindaco pentastellato, non a caso), che è un fallimento della democrazia postbellica, e con la disperazione del popolo che pur di voltare pagina si affida all’arruffa-popoli di turno, nonostante un giorno dica una cosa e l’indomani un’altra.

Votare Grillo e i suoi è chiaramente un voto di protesta, ma non commetterò l’errore di insultare i loro elettori, come hanno fatto subito dopo l’esito delle elezioni i classici tromboni-rosiconi piddini, progressisti, antifascisti in genere che, con le ossa rotte, hanno perso le staffe ingiuriando a dritta e mancina i “terroni” e gli analfabeti di ritorno (presunti), minacciando di espatriare (a vuoto, ovviamente). Gli sconfitti di queste elezioni, e cioè i sinistrorsi in genere, hanno condotto una esacerbante campagna elettorale in nome dell’antifascismo, dell’antirazzismo, della lacrimosa e patetica retorica buonista e terzomondista, il tutto condito con la classica sicumera progressista di chi si sente “superiore”; ma, giustamente, le persone non si sono fatte prendere per i fondelli e hanno dato sonore bastonate a Renzi, Gentiloni, Grasso, Boldrini, Bonino e a tutto il resto dell’accozzaglia ormai più rosa che rossa.

Dopo il voto sono partiti i piagnistei anti-grillini e anti-leghisti (Salvini è l’altro vincitore, anche se poi è tutto da vedere come e se sarà possibile un governo in qualche modo guidato da lui; la puzza di governo tecnico aumenta) con tanto di insulti razzisti verso gli elettori meridionali dei primi e settentrionali dei secondi, che come detto hanno rispedito a calci nel sedere, al mittente, tutte le lagne propagandistiche basate sui fatti di Macerata. E infatti, i Maceratesi, hanno premiato la Lega, castigando l’arroganza renziana e i ridicoli guitti sfilati nella loro città per condannare il famigerato gesto del Traini, incuranti della vera tragedia, ossia l’ignominiosa morte di Pamela Mastropietro. I piccoli partiti “neofascisti” non potevano incassare più di tanto e sono sicuramente state le prime vittime della campagna d’odio democratica, nonostante non esista alcun “pericolo fascista e nazista” in Italia, come altrove in Europa.

Il grillismo, comunque sia, non è la soluzione ai mali del Meridione e speriamo che possa dissolversi lasciando spazio a soggetti molto più seri e meritevoli, che sappiano davvero fondere il sovranismo con il socialismo, occupandosi del benessere e della prosperità di aree depresse italiane che sono, ancor oggi, lontane da quello che invece è lo sviluppo del Centro-Nord. Credo che, fondamentalmente, i 5 Stelle non solo siano degli inetti ma siano anche una sottospecie di sinistra “populista” capace di scendere a patti con gli altri partiti, nonostante le posizioni anti-inciucio di facciata; d’altro canto, con la legge elettorale che ci troviamo in mezzo ai piedi, i governi promiscui, tecnici, insipidi sono inevitabili e se il centrodestra guidato dalla Lega si tirerà indietro l’ammucchiata grillino-piddina sarà realtà, con immensa soddisfazione dell’Unione Europea.

La Lega, ma pure l’intero centrodestra, non hanno comunque i numeri per governare in solitaria, ed anche per questo i voti dati a Salvini, per quanto sintomatici del grido di dolore degli Italiani, rischiano di diventare lettera morta, scavalcati da dei Frankenstein governativi capeggiati dall’ormai consueto tecnocrate voluto dai poteri forti sovranazionali. Del resto, avrei visto con curiosità un esperimento di intesa, e sintesi, tra Lega e CasaPound, ma anche a questa tornata ci è toccato il centrodestra con tanto di redivivo Silvio Berlusconi ancora una volta a tediarci con il suo inutile soggetto forzista e la sua solita demonizzazione degli avversari (un favore ai 5 Stelle e un chiaro sintomo di pochezza, debolezza, inutilità). Salvini, d’altronde, ha sorpassato il piduista, inaugurando il nuovo corso leghista de-nordizzato, il che la dice lunga su quanto il popolo ne abbia piene le scatole di democratici e moderati, due facce della stessa medaglia mondialista.

Spiace perché il volere degli elettori, in un modo o nell’altro, sarà destinato a non venir premiato, anche perché quando si è all’opposizione sono tutti eroi duri e puri, ma una volta parte della maggioranza si spogliano i panni dei rivoluzionari per vestire le più comode giacche e cravatte dei politicanti in carriera. Cionostante la via del sovranismo, del nazionalismo (etnico), del socialismo applicato all’istanza patriottica e del federalismo (che la Lega si è dimenticata) sono assolutamente il cammino giusto da seguire per poter trasformare questo stato in qualcosa di più somigliante possibile alla complessità nazionale dell’Italia.

Le pastoie della politica internazionale costringono il Paese in un letto di Procuste che ne svilisce l’orgoglio e l’entusiasmo patriottico, un po’ come la Chiesa cattolica che ci ha avvelenato nei confronti della religiosità, e questo segna il trionfo di movimenti inutili e dannosi come l’accolita di Grillo, che si spacciano per rivoluzionari ma non sono altro che comprimari del sistema mondialista, se consideriamo che non parlano di sangue, di suolo, di spirito. Dalla spaccatura di un’Italia in cui la Lega fa il pieno di voti al Nord, il Pd tiene tra Emilia e Toscana, e la marea giallastra del M5S sfonda nel Centro-Sud e in Sardegna emergono tutte le contraddizioni e le necessità di una nazione ove una radicale riforma della costituzione appare vieppiù vitale; questo per non perdere per strada il Settentrione, bonificare l’Italia centrale dai veleni progressisti, e strappare il Meridione da depressione, sfiducia e rassegnazione e dall’abbandono e degrado imperanti. E per raggiungere tutto questo, l’unica via possibile è l’etnonazionalismo sociale e federale.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 11 marzo 2018

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Antonia

    Uno dei pochi commenti che inquadrano in modo oggettivo la situazione senza il becero razzismo e odio irriducibile mostrato da molti pseudogiornalisti ed intellettuali  come Blondet, nei confronti di un meridione da sempre umiliato. Complimenti, davvero, un ottimo articolo.

    • La ringrazio. Quella del reddito di cittadinanza, ancorché possa avere un fondo di verità, rimane più una notizia alla “Lercio” che qualcosa di serio. Mi pare evidente che se, ad esempio, la Lega al Sud non ha inciso più di tanto (tranne in alcune zone come Calabria, Cagliari, Salerno) è per via, prima di tutto, del noto passato leghista (non è che Salvini arriva e cancella magicamente decenni di improperi – inutili – anti-meridionali), in secondo luogo della minor pressione migratoria sul Mezzogiorno e poi, chiaramente, del quasi nullo radicamento leghista. I 5 Stelle sono invece un movimento abbastanza meridionale direi, radicato, che da subito ha fatto sue delle battaglie abbastanza vicine ai bisogni dei meridionali; è evidente che tra pauperismo, discorso sul reddito, crociate contro le classiche magagne statali che coinvolgono il Sud e velleità meridionaliste per irretire l’elettorato facendo leva sulle sue speranze e debolezze, i pentastellati avevano tutte le carte in regola per trionfare. Ciliegina sulla torta il candidato premier napoletano, Di Maio. Vedremo se, col tempo, la marea grillina si ritirerà lasciando spazio ad un maggior radicamento leghista.Di sicuro i Cinque Stelle non promettono nulla di buono, per nessuna plaga italica.

  2. SEPP

    Io credo che la lega non ha avuto la maggioranza al sud perche’ non
    ha mai avuto dei rappresentanti sul territorio.
    La lega non e’ cresciuta al sud quindi non puo’ avere
    un peso, si ricordi che al sud vi e’ il culto della personalita’,
    non e’ il pensiero politico che vince ma la l’identita’ di chi si
    fa raprresntante dei desideri locali.
    Ancora al sud non esiste il nulla associato al concreto.

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