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Thorstein Veblen: i beni di lusso, ieri ed oggi – Flavia Corso

Thorstein Veblen: i beni di lusso, ieri ed oggi – Flavia Corso

L’economista e sociologo americano Thorstein Veblen (1857-1929) scrisse nel 1899 la sua più importante opera nell’ambito delle scienze economico-sociali: “La teoria della classe agiata”. A differenza di Marx, l’approccio di Veblen ha la pretesa di fornire una spiegazione meccanicistica e darwinista dei processi sociali, mantenendo tuttavia un’impostazione multidisciplinare: economia, sociologia, antropologia e filosofia dialogano nella sua opera senza mai abbandonare l’atteggiamento critico e scientifico che la contraddistingue. La genialità di Veblen si manifesta soprattutto nell’aver individuato nella cosiddetta “emulazione finanziaria” il motore socioeconomico della dinamica capitalista. Alla base dell’accumulo di ricchezze, del concetto stesso di proprietà, vi è un’ancestrale propensione psicologica alla ricerca dell’ammirazione, della stima, del prestigio sociale. Per questa ragione, la ricchezza non viene solamente cercata, ma va altresì ostentata al fine di affermare la propria condizione di superiorità nei confronti dei membri delle classi inferiori. Si tratta di quello che Veblen chiama “consumo vistoso di beni”; beni perlopiù superflui e palesemente costosi, nei confronti dei quali la volontà di acquisto – contrariamente alla legge della domanda e dell’offerta – cresce all’aumentare del prezzo.

In principio fu la lotta

In uno stadio primitivo della società umana, l’essere umano, per poter sopravvivere, doveva predare. Il bottino di guerra (donne, nemico, ricchezza) da mero mezzo per il sostentamento assunse sempre di più un significato intrinsecamente onorifico, perché legato all’affermazione della superiorità fisica sugli altri esseri umani. Chi aveva di più, era un abile cacciatore, guerriero, era migliore degli altri. I beni divennero sempre più dei fini in sé, da ottenere a tutti i costi. Possedere un bene ambìto significava essere onorati e presto, per le classi superiori, il lavoro produttivo divenne sempre più inutile e pertanto spregevole. Veblen, dunque, enfatizza la natura sociale dell’essere umano: l’uomo è portato a relazionarsi e a paragonarsi agli altri uomini attraverso forme di emulazione ed antagonismo. Al tempo stesso, tuttavia, l’uomo è anche un essere teleologico, che tende sempre ad un fine e con un senso innato dell’efficienza. L’uomo è naturalmente incline a considerare degna l’attività efficiente e indegna quella inefficiente. Ne consegue che più un individuo esprime e mette in mostra la propria efficienza o capacità, più guadagna stima sociale. E’ inevitabile, a questo punto, che soggetti naturalmente meno efficienti saranno sempre più inclini ad emulare quelli più efficienti, onde conquistarne i medesimi onori. In principio fu la lotta, perché è proprio a partire da una mentalità guerriera e predatoria (caratteristica che secondo Veblen si riscontra nel modo più eclatante nell’europeo dolicocefalo biondo) che – per via dell’idea di base che il possesso di beni fosse strettamente correlato alla stima sociale – poté lentamente farsi strada il bisogno di consumare in maniera vistosa i beni di lusso.

Consumo vistoso e stratificazione sociale

In tempi remoti, prima ancora di quella che Veblen chiama “civiltà barbarica”, si trovano le basi per l’istituzione di una classe agiata. Questa, in particolare, diede i primi segnali di determinazione e differenziazione funzionale all’interno delle tribù nomadi di cacciatori. Sarà proprio a partire da questa differenziazione funzionale che emergerà gradualmente la distinzione tra classi. La prima grande storica distinzione funzionale fu quella fra uomini e donne; mentre gli uomini si dedicavano ad attività come la caccia, lo sport, la guerra o le pratiche religiose, alle donne erano riservati i lavori più prettamente manuali. La dicotomia tra attività maschili e femminili accentuò parallelamente la separazione della classe agiata da quella lavoratrice, laddove i settori industriali costituivano il naturale prolungamento dei lavori “da donna”, a differenza dei settori bellici e religiosi. E’ interessante notare come per Veblen l’emulazione finanziaria non conduca mai ad un vero e proprio livellamento sociale. Nel momento in cui la classe inferiore riesce a raggiungere il livello di ricchezza di quella superiore, quest’ultima, sempre in virtù di una dinamica antagonistica, si inventerà e procurerà nuovi beni di lusso per ristabilire il divario economico e, dunque, la supremazia sociale.

Evoluzione dei beni Veblen

Nell’era che stiamo vivendo, i beni Veblen non esistono più nel senso tradizionale del termine. Quelli che un tempo erano considerati oggetti di lusso, oggi sono perlopiù accessibili su larga scala. L’acquisto a rate e il leasing hanno consentito alle classi inferiori di appropriarsi di beni un tempo riservati alla classe agiata. Per questa ragione, le élite del nostro tempo hanno deciso di impadronirsi di beni strutturati in modo tale da non poter essere facilmente riprodotti, se non da una stretta rete di addetti ai lavori. I tratti predatori della civiltà occidentale sono oggi portati all’esasperazione, al punto da rendere intangibili, finché sarà possibile, i nuovi beni di lusso. Per le élite finanziarie, il mondo digitale sembra essere il terreno fertile per enfatizzare ancora di più il divario creatosi fra predatori e “prede”. In questo senso, un esempio significativo è il bitcoin; la famosa criptovaluta oggi assume sempre più i connotati di una nuova forma di lusso digitale. Trattandosi di una nicchia di mercato, che necessita del possesso di particolari conoscenze e capacità in ambito finanziario, solo in pochi riescono ad accedervi. Secondo uno studio condotto dalla Bernstein Research, l’acquisto di bitcoin denota prestigio sociale non tanto per i benefici che apporterebbe la criptovaluta in sé, ma per la semplice ragione che ve ne è una disponibilità limitata. I primi che arriveranno ad aggiudicarsi l’oro digitale, i più abili a destreggiarsi nella complicata trama dell’alta finanza, saranno i vincitori di una competizione che si protrae fin dai tempi più remoti. Il bitcoin assume le stesse caratteristiche del trofeo di guerra di migliaia di anni fa e, pur cambiando le epoche, rimane inalterata – e anzi si inasprisce – quella dinamica antagonistica che Veblen aveva magistralmente descritto.

Flavia Corso

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Categorie: Società

Pubblicato da Ereticamente il 21 febbraio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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