“Contro ogni razzismo”. Fatto salvo quello contro l’Italia e l’Europa

“Contro ogni razzismo”. Fatto salvo quello contro l’Italia e l’Europa

Vorrei cercare di scrivere alcune considerazioni in materia di immigrazione senza fare concessioni all’estremismo, al becerume, a toni razzistici per dimostrare come tale faccenda sia alquanto delicata e, dunque, bisognosa di essere affrontata in maniera razionale e costruttiva, anche per inchiodare alle proprie imbarazzanti responsabilità tutti coloro che istigano ad emigrare dal terzo mondo in Europa e che vogliono imporre l’accoglienza (bell’ossimoro) ai popoli indigeni del continente, e dell’Italia, nel nostro caso. In questo senso anche la necessità di politiche etniche che tutelino Europei ed Italiani non sarebbe alcunché di demoniaco e aberrante, proprio perché la difesa non è offesa e viviamo in un momento storico in cui il rischio di auto-genocidi democratici è davvero altissimo.

Vedete amici, ieri pomeriggio a Macerata si sono dati appuntamento svariate associazioni, sigle e movimenti – tra cui gli immancabili centri sociali – che si definiscono antifascisti e antirazzisti, per sfilare contro “il ritorno del fascismo e il razzismo italiano” dopo l’episodio delle pistolettate di Luca Traini ai danni di alcuni immigrati sub-sahariani presenti in città (tra cui, sembra, un soggetto indagato per l’atroce fine di Pamela Mastropietro). Questa vicenda ha oscurato ciò che l’ha scatenata, vale a dire la citata morte della povera diciottenne romana, drogata, violentata, colpita alla testa, uccisa e fatta a pezzi da un branco di criminali nigeriani che in questi giorni si stanno rimpallando la responsabilità dell’aberrante fatto di sangue. E a chi si dice antifascista poco ne cale della sfortunata Pamela, liquidata come ragazza problematica che “se l’è cercata”, perché agli antifa poco ne cale della bomba migratoria e delle sue tragiche conseguenze e, quindi, della delinquenza allogena.

I galantuomini del corteo antirazzista ecc. ecc. di ieri hanno una visione totalmente all’acqua di rose circa l’immigrazione, tanto più che per questi gli immigrati sono sempre povere vittime, mai carnefici, e la colpa sta tutta negli indigeni che “non li sanno integrare, li sfruttano, li incattiviscono, sono razzisti e maligni, li provocano” e via di amenità consimili. Non sorprende affatto che tra i manifestanti si siano levati cori contro i martiri istro-dalmati delle foibe titine, dimostrando razzismo anti-italiano (e quindi contro sé stessi), ed è stucchevole che gli organizzatori della manifestazione ne prendano le distanze; il corteo, col pretesto del Traini e senza il minimo ricordo della povera Pamela, era animato da puro anti-italianismo condito allegramente da terzomondismo, e di sicuro a tutti questi personaggi che agitano bandiere rosse, iridate, anarcoidi, antifasciste delle foibe non può che fregarne di meno.

Ma questo perché l’antifascismo contemporaneo – che ciancia di fantomatici ritorni dei fascismi in Europa, per dare un senso alle proprie patetiche rivendicazioni – è solamente un’ancella, una sguattera, del grande capitale, dell’unipolarismo americano, del mondialismo, dell’odiosamato “sistema”, completamente sganciata dalla realtà, e senza dunque un briciolo di buonsenso di fronte ad una grave emergenza come quella dell’immigrazione allogena. L’antifascista condanna i dispotismi, i razzismi, l’intolleranza, i “fascismi”, fatti salvi quelli che vanno contro l’Italia e gli Italiani, e tutti gli altri popoli europei; infatti, se egli coccola gli immigrati, sputa veleno addosso ai demonizzati indigeni dimostrando di non avere alcuna obiettività e alcuna forma di razionalità in ciò per cui protesta. Del resto, l’antifascista parla tanto di democrazia, libertà, giustizia, uguaglianza ma, puntualmente, si rivela essere il primo intollerante sbirresco che vuole mettere a tacere tutti coloro che escono dal coro pecoreccio dell’omologazione di sinistra, o liberal-democratica, scatenando vero e proprio becerume non solo contro i vivi, ma pure contro i morti. Non servono le becere gazzarre dei centri sociali per capire quale sia il pensiero rosso in materia di foibe, esodo istro-dalmata, criminali titini…

Non si può avere l’approccio emotivo e irrazionale dei progressisti (cosiddetti…) all’immigrazione, perché costoro si ritrovano sugli occhi le loro belle fette di salame ideologico stellato. Certo, anche a destra può esserci ideologia, ed eccessi, ma di sicuro i conservatori hanno una visione più concreta e realistica, soprattutto in materia di conseguenze negative scatenate dalla presenza di una amorfa massa di migranti sul territorio nazionale. Naturalmente, dividersi in destra e sinistra, oggi, non ha più alcun senso: esiste il sistema, e chi lo combatte, e le sinistre europee sono del tutto funzionali, a tale sistema. Come del resto lo sono anche i ciarlatani liberali. La verità più vera, mi si perdoni il giuoco di parole, è la seguente: l’immigrazione, soprattutto di massa, oggi, non è altro che una conseguenza delle sciagurate politiche imperialistiche dell’Occidente guerrafondaio in giro per il globo, che del resto la caldeggia e fomenta per distruggere la civiltà europea, al fine di tramutarla in un cimitero che lasci spazio ad una succursale artificiale “europea” del padrone d’oltreoceano. La Nato, d’altronde, serve a quello.

Partendo, dunque, dal presupposto che l’immigrazione è un grimaldello usato dai parassiti plutocratici globali per scassinare la sovranità delle nazioni europee, non si può che abbracciare politiche di identitarismo etnico, socialismo nazionale e sovranismo, non per inquadrare l’immigrato come un nemico ma per condannare e contrastare le perverse dinamiche dell’agenda mondialista, che vorrebbe distruggere tutti i popoli della Terra per sostituirli con quel meticciato amorfo che starebbe in piedi a colpi di consumismo e materialismo – da consumarsi nell’Occidente – e che sarebbe animato solo ed esclusivamente dal culto del danaro. Non esisterebbero più razze, nazioni, popoli, terre incontaminate ma solo una distesa sterminata di macerie ove edificare la propria novella Babilonia globale, retta da uno stato mondiale che racchiuda il peggio di ideologie già di per sé nefaste come comunismo, liberalismo, cristianesimo laico, atlantismo, ateismo, antifascismo e antirazzismo pezzenti, quelli cioè plasmati dal laboratorio anti-europeo (quando parlo di europeismo non mi riferisco affatto a quell’abominevole baracca sfornata dai sogni bagnati di epigoni di Kalergi e Soros, ma alla vera Europa) della socialdemocrazia.

Il nostro nemico non è tanto il singolo immigrato, a meno che sia un criminale, ma chi lo usa come pedina, chi ne istiga l’emigrazione per sbarcare in Europa, dove si presterà come schiavo a scapito del nativo. L’immigrato, non avendo nulla da perdere, finisce per diventare uno strumento, anche di crimine e morte, nelle grinfie dei parassiti nostrani, e bene che vada sarà, appunto, un novello schiavo da usare come forza lavoro sottopagata (o nemmeno pagata) sconvolgendo così il mercato del lavoro che toglie la speranza ai giovani disoccupati italiani, ma anche agli stessi lavoratori che rischiano il posto, e facendo solo che un favore ai pescecani (che ovviamente lucrano sugli esodi dal terzo mondo). Ma, del resto, non si può pretendere che gente proveniente da Africa, Americhe, Asia, una volta in Europa, si comporti come fosse europea da generazioni, anche perché certe costumanze di laggiù suonano barbare nel nostro continente, e per di più non è affatto compatibile da un punto di vista biologico e culturale, o sociale, con la nostra civiltà.

Razzismo? No, realismo. Io condanno il colonialismo, ma condanno anche l’immigrazionismo e il terzomondismo, anche perché l’immigrazione in Europa non va a scapito dei borghesi, dei ricchi, degli industriali, dei banchieri, dei filantropi (col sedere altrui) ma dei poveri disgraziati nostrani, del popolo, che viene così coinvolto in una guerra senza quartiere con gli allogeni. Chi se ne sta chiuso nella sua bella torre d’avorio se ne frega altamente, ma chi è costretto a convivere con soggetti lontani anni luce dall’Italia, in tutti i sensi, sa cosa significhi dover misurarsi quotidianamente con gli effetti dell’immigrazione “regolare” e clandestina. Oltretutto, non mi risulta che l’Italia avesse colonie nell’Africa nera, nelle Americhe, nel Medio Oriente, nel subcontinente indiano e così via, quindi anche chi evoca lo spettro del colonialismo per giustificare una massiccia presenza di soggetti da tutto il mondo, nel nostro Paese, la fa fuori dal vaso, come si suol dire…

Il fatto che esistano anche criminali italiani e che anche gli Italiani possano uccidere e violentare non è un buon motivo per imbarcare altri veri o potenziali delinquenti, anzi, è veramente una scemenza pronunciata da gente che può campare di rendita sulle spalle degli allogeni, che insomma ci guadagna con la presenza immigrata nel nostro Paese, risultando dunque altamente ipocrita nel fomentare accoglienza, tolleranza, antirazzismo, che sono semplicemente strumentali al trionfo della bestia immonda rappresentata dal mondialismo sradicatore. Bisogna, infatti, saper ammettere che tutti questi esodi non risolvono né gli atavici problemi del sud del pianeta né i problemi recenti dell’Europa che, anzi, per colpa dei movimenti migratori scomposti ha solo da rimetterci sotto svariati aspetti.

Non dobbiamo demonizzare indistintamente gli immigrati che possiamo trovare sul nostro cammino, perché buona parte di questi è ovvio che si sposti perché nata in terre devastate e alquanto sfortunate, ma non è scritto da nessuna parte si debba pagare noi per la situazione tragica in cui versano i Paesi meridionali, noi popolo incolpevole ma che, anzi, da sempre ha dovuto subire le angherie dei ceti parassitari come quello clericale. Un popolo che ora si deve misurare pure con l’emergenza migratoria che, come detto, travolge – in una guerra tra poveri – i diseredati nostrani, snobbati da tutti quei movimenti e partiti lib-dem che preferiscono solleticare le fantasie antirazziste della popolazione per garantirsi potere, poltrone e quattrini.

Se dunque consideriamo demografia, legalità, ordine pubblico, periferie urbane, omogeneità etnica, cultura, società e tradizioni, mercato del lavoro, armonia delle nostre comunità non possiamo che condannare con forza e fermezza la presenza allogena di massa in Italia, auspicando il blocco totale degli immigrati e il loro rimpatrio graduale, affinché possano tornare nei loro Paesi e battersi là per la propria autodeterminazione e il proprio benessere: non è intasando l’Europa che i problemi di Africa e dintorni si risolvono. I tempi per la “remigrazione” sono ormai maturi e abbiamo raggiunto livelli folli di flussi migratori, flussi che, ricordiamolo, sono il risultato delle scellerate campagne terroristiche dell’atlantismo nel Medio Oriente, con l’appoggio di Califfato, Turchi, Sauditi, sionisti e varia marmaglia ora alleata ora (per finta) nemica della Nato e dei veri stati-canaglia come Usa, Francia, Gran Bretagna, che sono i caporioni dell’Occidente globalizzato.

Che vi piaccia oppure no, l’immigrazione comporta una distruzione del tessuto etnico e sociale originale del territorio costretto ad accogliere, che si vede così minato nelle proprie fondamenta storiche e conseguentemente sconvolto dall’ingresso di elementi incompatibili portatori di geni, lingue, culture, religioni, costumanze del tutto diverse, con svariate ricadute negative sul benessere e il progresso delle comunità in questione. Sostenere questo non è razzismo e non è suprematismo, e ne è dimostrazione la netta condanna identitaria della fine patita dalle popolazioni amerindie settentrionali e meridionali, od oceaniane, oggi quasi estinte a causa della colonizzazione violenta (e del meticciato) messa in atto dall’Europa. Che forse si voglia fare la stessa loro fine? Con l’aggravante che quelle genti, perlomeno, un minimo di resistenza l’hanno organizzata, mentre qui in Europa siamo proprio noi a promuovere il nostro genocidio democratico e progressista, accelerando il declino indigeno mediante la rottamazione di ius sanguinis e sovranità.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 11 febbraio 2018

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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