Religione e Metafisica Sapienziale nel pensiero tradizionale – Giandomenico Casalino

Religione e Metafisica Sapienziale nel pensiero tradizionale – Giandomenico Casalino

Per chi possegga una conoscenza anche non esaustivamente approfondita del pensiero e della cultura della Tradizione, nei termini in cui pensatori ed ermeneuti, come Julius Evola e Renè Guènon, ne hanno tematizzato ed esposto le dottrine e le conoscenze, sia prosaiche che mitico-simboliche, appartenenti alle culture sapienziali e religiose di altrettante civiltà; non può non aver individuato un pensiero costante, un giudizio equivalente ed analogo che quelle culture manifestano sul tema della natura dell’elemento religioso nei confronti di quello metafisico e quindi sapienziale nonché dei rapporti gerarchici sussistenti, sotto il profilo dello Spirito, tra queste due dimensioni della Conoscenza. In buona sostanza tale problematica investe ed ha per oggetto la dialettica del confronto tra dimensione essoterica ed esoterica, tra esterno ed interno in ordine ad ogni complesso reale tradizionale. Senza che mai si possa e si debba pensare ad una qualsivoglia conflittualità tra la buccia (l’essoterico) ed il nocciolo (l’esoterico), tutte le dottrine tradizionali hanno sempre considerato e saputo che il rapporto, che c’è, è di propedeutica complementarietà, nonchè di gerarchico perfezionamento iniziatico di un Sapere che ha (ed è) sempre il medesimo oggetto: il Divino in ogni sua manifestazione tanto nel micro che nel macrocosmo. Cosa significa tale discorso, se non ciò che sia Evola che Guénon, hanno reso esplicito nelle loro opere? La differenziazione viene infatti espressa nei termini in cui il punto di vista e lo stato di coscienza (e di essere) della conoscenza religiosa corrisponde al livello essoterico, perciò più esterno, del Sapere. Il che fa esplicito riferimento alla persistenza di uno stato di consapevolezza dell’esistenza di una realtà duale, dove l’uno dei termini è l’uomo e l’altro è il Dio o il Divino; dove il rapporto tra le due realtà è quello che può sussistere, in particolare nelle religioni del Libro, tra la creatura e il Creatore; dove, in una parola, lo stato di subalternità della creatura nei confronti del suo Fattore è strettamente collegato, diremmo eziologicamente effettuale, ad una forma di conoscenza rappresentativa o rappresentazionale ed oggettuale del Divino, visto e pensato come l’Altro dall’uomo, anzi il radicalmente Altro. La conoscenza relativa a tale dimensione dello Spirito, che è anche forma istituzionale del Sacro (sacerdozio, culto religioso, rito e cerimonialità, complesso mitico-simbolico e sapere poetico in senso tradizionale), è di natura dogmatica e prevalentemente fideistica, atteso il fatto che il dato metafisico è accolto dall’uomo e presentato alla comunità dei fedeli non come frutto del Sapere e dell’evidenza dello stesso ma in quanto Realtà sussistente a priori ed a prescindere dall’esistenza stessa del mondo e dell’uomo medesimi. Tale livello o “momento” dello Spirito, è qualificato dalla natura dell’ortodossia cioè dall’adesione piena e convinta al dato istituzionale relativo al complesso di Riti e di Leggi, sia comportamentali che gnoseo¬logiche, inerenti, anzi fondamento medesimo di quella specifica realtà religiosa alla quale si appartiene o per nascita o per scelta. Qui la costante, in termini di antropologia della cultura del rapporto con il Divino, è la obbedienza, la osservanza, il rispetto, l’accettazione della Legge, che può essere scritta (come nelle religioni del Libro…) o tradotta nella eloquente cerimonialità del Rito o nella silenziosa eloquenza del Simbolo. In ogni caso, sul piano dello Spirito, Evola ha definito tale natura come femminile, in senso molto lato; poichè la subalternità creaturale ed esistenziale dinanzi all’Altro, all’Assoluto, esclude ogni forma di “salto” o passo di percorso ascetico ed eroico che è sempre di mutamento della natura medesima (metànoia) di colui il quale lo esperimenta; per giungere a conoscere vedendo, a sapere divenendo, quindi essendo, l’oggetto del Sapere medesimo, riconoscendo la falsità cioè la non corrispondenza al Vero (che è il livello alto e massimo dell’Ascesi…) del preesistente e necessario (dice Guènon…) dualismo religioso.

Ecco che la dicotomia è palese!
Da una parte c’è la Fede e l’Animo, dall’altra il Sapere e l’Intelletto!

La dimensione ortodossa (la Via della Mano Destra…) della fede è la Religione come essoterismo che, agli occhi del Sapere, è la nube della non-conoscenza, mentre la successiva (se la si cerca…) è quella della eterodossia (che è anche la Via della Mano Sinistra con estraneità dell’elemento orgiastico-sessuale…) del Sapere, della Conoscenza, della Gnosi che, agli occhi della fede, è la perdizione satanica o la mistificazione pericolosamente superba ed arrogante dell’intera vita religiosa. Dalla dialettica di tali due tipologie di stati della coscienza (anche se solo quello fideistico è coscienziale, mentre lo gnosico, che è l’iniziatico, è negazione della coscienza stessa in quanto residuale soggettività…) sorgono la sistematizzazione e la distinzione tra la Religione e la Tradizione che, mentre in Evola appaiono l’una con prevalenza del dato sacerdotale e quindi passivamente femminile e l’altra dotata della natura certamente del Sapere ma non come metafisica puramente contemplativa (Ascesi della Contemplazione) bensì come Azione Eroica (Ascesi dell’Azione), che conosce agendo e agisce conoscendo, sempre tesa, comunque, alla restaurazione dell’Uno; in Guènon, invece, il Religioso è qualificato dal livello del Sapere Sacerdotale che, seppur dualistico, è sempre conoscenza del Divino attraverso la Legge e il Rito ed il Tradizionale viene definito il Metafisico per eccellenza che è quanto dire la Conoscenza Suprema del Principio. Resta il fatto, comunque, che in ambedue le prospettive la differenza radicale tra tali realtà dello Spirito con¬siste in ciò che, come nella prima (la Religiosa) il “due” (Io e il Divino) resta tale e deve restare tale, nella seconda (la Tradizione), il “due” diviene, anzi si riconosce essere da sempre Uno e quindi di essere tristemente vissuto nell’ignoranza (avidyā) e nell’Oblio. Tale fine del Discorso che è il Fine (ecco perchè i Greci chiamavano i Misteri teletài da telèin che significa finire, completare, concludere ed i Romani li chiamavano initia da initiare, concetto che presuppone anch’esso il perfezionamento e il concludersi medesimo…) si fonda solo e soltanto sulla Identificazione assoluta, libera, evidente e gioiosa che è il Sapere che Io sono Te!… e null’altro!

Le Culture e le differenti Civiltà, quelle che sono definite premoderne o Tradizionali, si fondano, pertanto, su di una Verità incontestabile che, secondo i livelli di conoscenza e di accesso alla stessa, appare ed è Religiosa e dommatica nella dimensione aperta ed è la dimensione dell’Animo che è nel tempo e nello spazio, essotericamente vicina a tutti gli ordini sociali e ad ogni tipo di uomo; mentre è intrinsecamente Sapere, Conoscenza evidente da sé, nella dimensione superiore o “successiva”, che è quella esoterica, ed è la dimensione dello Spirito che è fuori dal tempo e dallo spazio, Realtà che compare come esistente solo a coloro i quali la cercano e la realizzano! E quando si parla, nei testi sia di Evola che di Guénon, della Tradizione, è a quest’ultima che si fa riferimento, come Realtà spirituale per eccellenza, data la sua natura metafisicamente universale, non avendo alcuna relazione con il dato storico che passa e si estingue, che sono le forme del Divino, le istituzioni Templari e le Ritualità cerimoniali; essendo la Tradizione ciò che è trasmesso e passa nei millenni, ed è il puro Spirito che è fuori dal tempo situandosi esclusivamente sia nell’interiorità dell’uomo che del mondo, essendo degli stessi (che sono l’Uno) la Essenza metafisica, tale è la dimensione esoterica e pertanto sapienziale quale Scienza dell’Io. Plotino, infatti, insegna, alla fine dell’Enneadi, che dopo aver lasciato i simulacri degli Dei disposti alla sua destra e alla sua sinistra lungo il Cammino nel Tempio, ci si trova mònos pros mònon (da solo a solo!…) ed è l’Identificazione iniziatica!

Giandomenico Casalino

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 5 dicembre 2017

Giandomenico Casalino

«… La Totalità autofondante, che è l’Intero ed è il Vero e cioè l’Assoluto, è il concetto-realtà di “ciò che è causa di sé stesso” e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo… il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell’Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l’unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio:
” … infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so-
no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono
altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine…”
(Platone, Fedone, 69 c-d)…».

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