Il futuro modifica il passato: per una nuova visione del tempo – Emanuele Franz

Il futuro modifica il passato: per una nuova visione del tempo – Emanuele Franz

Ho sempre considerato profondamente insoddisfacenti le diverse considerazioni sul tempo nella storia della filosofia e mai sono rimasto pago da esse, tanto che pur di darmi delle risposte diverse sulla questione del tempo ho dedicato lunghi anni di ricerca. Già nel mio Le basi esoteriche della microbiologia, principi per una nuova teoria della vita bastata sul Pensiero Esteso, al quale ho dedicato quasi un decennio di studi, avevo affrontato la questione del tempo da una prospettiva nuova. Trattando dell’origine della vita mi sono accorto che per millenni l’uomo si è interrogato sul tempo e sul suo mistero; ciononostante, con infinite sfaccettature e varianti, non è mai uscito da una visione ternaria dei suoi stati, delle sue modalità di espressioni. Tre dimensioni del tempo infatti hanno accompagnato qualsiasi tipo di visione su di esso: il passato, il presente e il futuro. Dalle riflessioni di Sant’Agostino alla “durata” di Henry Bergson non si è riusciti a separarsi da questo schema ternario.

La triade di questi stati permette, per combinazione di essi stessi, l’emergere di diverse filosofie attorno ad esso. Ad esempio se la sequenza procede dal passato al presente e al futuro se ne ha una visione lineare mentre se dal futuro si ripete uno stato isomorfo al passato e così via se ne evince una visione ciclica, circolare, del tempo. Visione lineare e circolare hanno anche contraddistinto tipiche visioni del mondo occidentali (lineari) e orientali (circolari). Nietzsche identificò, con un titanico slancio del pensiero, linea e cerchio, essere e divenire, con il suo eterno ritorno dell’identico. Kant lo definì una “forma a priori della sensibilità” spazializzando il tempo, infatti per Kant il problema fu di dove collocarlo, dentro o fuori dal soggetto. Dal mio punto di vista non è possibile trovare una valida spiegazione sulla natura del tempo senza fuoriuscire da questa visione tridimensionale del tempo.

Il quarto stato temporale

Chi, come i mistici, (od anche Parmenide) e come lo stesso Einstein sulla sua visione finale sul tempo, ritiene vi sia un eterno ed infinito presente immobile, sta sempre reiterando lo stesso modello mentale, questa volta ponendo tutto sul presente. Si potrebbe immaginare infatti che un seme e un fiore coesistono nell’universo in un presente diluito in cui, per una nostra limitatezza organica, vediamo defluire dall’uno all’altro. Ma si mette sempre in gioco una certa visione lineare e ternaria, quella del passato del presente e del futuro. Queste diverse prospettive filosofiche sul tempo sono solo lo spostare l’attenzione su uno dei suoi tre termini, un giocare con essi in diverse combinazioni ma si tratta sempre dello stesso modello mentale. Nei miei studi ho avuto l’ardire di postulare un quarto stato temporale, la quarta dimensione del tempo, immaginando in questo quarto stato temporale un tempo conico, invece che circolare o lineare. A differenza dell’eterno presente dei mistici, che vede immobile il seme e il fiore, eterni e sempre presenti, ma pur distinti, nel quarto stato gli enti sono fusi assieme in uno stesso stato ontologico in cui il seme e il fiore non sono distinti, ma sono la stessa cosa.

A lungo si è parlato di simultaneità temporale mentre qui abbiamo a che fare con una simultaneità spaziale. Le cose potrebbero esistere in questo stato a priori, non ancora distinte in classi o nelle Idee che le rappresentano, e solo successivamente venire scisse nella loro realtà temporale che conosciamo con l’esperienza. Si tratterebbe quindi di una lisi ontologica a monte, precedente alla nostra rappresentazione logica e sensibile. In questo stato ogni cosa è ogni altra e ogni cosa influenzerebbe ogni altra. Come avrebbe detto Plotino nelle Enneadi:

Tutte le cose dipendono l’una dall’altra. Tutto cospira.”

La storia come organismo vivente

Deciso a venire a capo del problema del tempo, negli anni, mi sono spostato dal problema dell’origine dalla vita alla filosofia della storia. Nel mio libro La storia come organismo vivente ho formulato una teoria sul tempo e sulla storia che finalmente ha appagato la mia sete di domande, ma per farlo ho dovuto completamente rovesciare i nostro comune modo di intendere il tempo e la storia. Ancora una volta, come abitualmente faccio nei miei studi, rovescio i termini del discorso. Il tempo, questo sconosciuto, siamo abituati a vederlo e figurarlo come qualcosa di astratto e fluente, forse evanescente, per dirla con Agostino, da me viene visto come un corpo. Un organismo, con un peso, con degli organi. Così nel tempo io vedo un corpo, nella storia un organismo. La teoria prende le mosse da una storia comparata delle civiltà per dedurre che la storia intera è regolata in due fasi che si alternano fra il Principio contrattivo, lunare, indirizzato alla collettività, alla moltitudine e all’uguaglianza, volto all’esterno del soggetto e il Principio espansivo, solare, indirizzato alla volontà del singolo individuo, alla diversità, volto quindi all’interno del soggetto. Monarchie, dittature e rivoluzioni epocali rispondono a questo moto alterno che è una pulsazione: il battito di un cuore. Ne emerge che la storia, tutt’altro che essere un percorso caotico, è invece un organismo vivente, che pensa e “respira”. Tuttavia, questo processo ricorsivo non è fine a sé stesso ma origina un percorso lineare andando a formare quelli che sono gli organi di questo organismo vivente, o altrimenti età della Storia, che qui vengono identificati in sette età.

L’età dell’Essere-della Ragione-della Volontà -dell’Io-del Popolo-del Sogno e della Sapienza. Con la scrittura, Gilgamesh e i Babilonesi ha inizio la prima età. Con i Greci la Ragione, con i Romani la Volontà, con il Rinascimento l’Io, con la rivoluzione francese il popolo. E le età future ancora da venire sono il Sogno e la Sapienza. La visione della storia universale in quest’ottica non è unicamente né circolare né lineare, non è né ricorsiva né finalistica ma è sia circolare che lineare. Il movimento vivente della sua palpitazione ricorsiva determina il formarsi dei suoi organi, necessari alla sua formazione, e questa formazione lineare procede fino alla sua ultima maturità quando la storia vivente ha in sé tutte e sette le sue componenti. I sette organi così formati, le sette età della storia universale, rendono l’organismo completo e maturo. Di conseguenza alle diverse epoche storiche appartengono dei veri e propri organi di un organismo vivente.

Babilonesi → ossa
Greci → sistema nervoso
Romani → arterie
Rinascimento → cuore
Illuminismo → polmoni
Età contemporanea → stomaco
Età futura → reni, sistema endocrino

Come nello schema riassuntivo seguente:

La visione del tutto innovativa che ne emerge è che il tempo non è una linea, né un cerchio che si chiude in sé stesso, piuttosto è un sistema vivente. Più che la somma delle sue componenti, delle sue epoche o, per meglio dire, dei suoi organi, quello che lo rende vivo e attivo è la relazione delle sue componenti. In questo modo si può intendere l’organismo vivente storico poiché dal momento che il tempo è un corpo esso ha anche i suoi organi come un qualsiasi altro organismo.

Le azioni hanno effetti retroattivi: il futuro modifica il passato

In un corpo vivente tutto è in comunicazione con tutto, ogni parte forma un sistema che non può definirsi dalla somma delle sue componenti. È un insieme la qual complessità dipende dalla comunicazione costante di ogni suo organo con gli altri organi. Questi non sono autonomi ma sono interdipendenti a formare appunto il vivente. Se il cuore ha un problema ne risente anche il rene, il sistema nervoso coordina le informazioni di tutto il corpo e lo stato di una parte va a interagire sull’intero sistema modificandolo. Qui si tratta del fatto quindi che, come in un corpo vivente, anche nella storia vivente un epoca non è indipendente dalle altre ma ne viene influenzata e determinata e questo avviene non solo in modo lineare ma anche dal punto di vista retroattivo. Così come nel sovraesposto quarto stato temporale il tempo storico essendo un organismo vivente fa vivere in sé in modo coesistente il passato, il presente e il futuro. Il quarto stato temporale è appunto la storia vivente.

Ovviamente un organo non può mutare la natura di un altro organo. Un rene rimane sempre un rene, può tuttavia mutarne lo stato e trasmettergli informazioni o altrimenti acquisirne. Questo significa che così come noi apprendiamo informazioni sull’epoca romana allo stesso modo i romani possono apprendere da noi informazioni. Sembra assurdo da credere. Ma per quanto sia assurdo questi fenomeni di simmetria temporale accadono già nel livello infinitamente piccolo della materia. Con gli esperimenti della meccanica quantistica si è infatti scoperto che l’informazione sullo stato di un sistema può di fatto “viaggiare indietro nel tempo” per influire sul risultato di una misura compiuta in precedenza. In altre parole la stessa particella subatomica, in base all’esperimento che si vuol fare, determina il suo stato passato.

La percezione che abbiamo noi oggi del medioevo, ad esempio, è assolutamente differente da quella che ne aveva l’uomo rinascimentale. Il termine medioevo è stato infatti coniato nel XV secolo a definire una epoca oscura in contrapposizione alla rinascita del pensiero umano avvenuta con l’umanesimo. Mentre oggi invece sappiamo che il medioevo non è stato così oscuro e retrogrado come lo hanno inteso i rinascimentali, ma anzi, ha conosciuto opere di grande levatura intellettuale. La questione è che nel rinascimento l’uomo si trovava in un punto dell’organismo vivente diverso rispetto ad oggi e le informazioni che scambiava con il medioevo ( appartenente a un altro organo ancora ) si influenzavano a vicenda.

La tesi che qui sostengo, per quanto eretica possa sembrare, è che il medioevo di oggi non è il medioevo del rinascimento. Il medioevo non è finito. Esiste ancora ed è in continuo mutamento. Tutte le epoche storiche vivono ancora nell’arco più generale della storia come organismo vivente. Il nostro modo di pensare un epoca passata è in verità lo stato in cui si trova quell’epoca, come organo, al momento in cui la intendiamo, e intendendola in un modo o nell’altro non stiamo pensando a un passato finito e immodificabile, ma lo stiamo modificando noi in quello stesso momento in cui pensandolo interagiamo con lui. La circonferenza della terra era stata già misurata con estrema precisione da Eratostene secoli prima di Cristo ma dovevamo aspettare Copernico quasi duemila anni dopo affinché Eratostene vivesse di nuovo. La storia non scompare, le età non muoiono, ma siamo noi a generarle in un modo o nell’altro. Le nostre azioni oggi possono modificare le nostre azioni di ieri. Se solo l’uomo uscisse da questa visione lineare del tempo si renderebbe conto delle infinite potenzialità di questa nuova visione del tempo.

Un nostro pensiero oggi può essere recepito da abitanti nel passato, nel remoto passato rispetto agli abitanti dove il pensiero iniziale ha avuto origine. Non c’è linea progressiva nel tempo, nemmeno circolare. Ci sono azioni che vengono percepite in quello che per noi è il passato, e che tuttavia è ancora presente e attivo nell’organismo vivente del tempo. Di conseguenza quello che scrivo non viene letto solo nel futuro ma anche nel passato. Non mi stupirei se i miei scritti venissero letti da un uomo del Rinascimento. Occorre che io abbia cura di usare un linguaggio comprensibile ai miei avi.

Emanuele Franz

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Emanuele Franz il 11 novembre 2017

Emanuele Franz

Emanuele Franz (Gemona del Friuli, 14 agosto 1981) è saggista, filosofo e poeta. Nel 2008 fonda la casa editrice Audax (www.audaxeditrice.com) che tutt’ora dirige. Esordisce nel 2004 col saggio filosofico Noumenologia, con Bastogi Editrice, al quale segue, per lo stesso editore, Noetica dell’amore, dialogo filosofico nell’antica Atlantide. Nel 2010 edita Il Monte Nous, un racconto che legge l’alpinismo in chiave metaforica come ricerca della verità, suscitando l’apprezzamento di Reinhold Messner e di altri grandi alpinisti come Walter Bonatti, Cesare Maestri e Kurt Diemberger. Nel campo della poesia esordisce invece nel 2012 con il testo Proteo Liberato, con prefazione di Licio Gelli. Piena maturità poetica viene però raggiunta con l’Opera Il risveglio di Gregorio, del 2013, un Poema drammatico di 2401 endecasillabi sul quale l’autore ha lavorato per 15 anni. Il testo suscita l’apprezzamento dello scrittore Claudio Magris, al quale segue quello dello scrittore Paolo Maurensig e Angelo Tonelli. La sua maggiore Opera nel campo della saggistica è con l’Opera Le basi esoteriche della microbiologia. Principi per una nuova teoria della vita basata sul Pensiero Esteso, del 2016. L’Opera subito dopo la pubblicazione raggiunge grande apprezzamento da studiosi e intellettuali italiani, come il neuropsicologo Franco Fabbro e il giornalista Marcello Veneziani, ed anche all’estero con l’apprezzamento del filosofo Noam Chomsky. Nel 2014 concepisce il “Premio Audax”, un premio letterario unicamente dedicato a coloro che non hanno titoli di studio, per premiare la libera ricerca. L’iniziativa suscita svariati consensi, da quello del giornalista Marco Travaglio, fino alla Regina Elisabetta II di Inghilterra e perfino l’apprezzamento di Matteo Renzi.

Commenti

  1. Notevole lo sforzo di Emanuele Franz per dire qualcosa di nuovo. Un plauso!

  2. Antonio

    L’ipotesi di questo autore, che sembra così suggestiva, che il futuro possa influire sul passato, è più che altro la conseguenza di un’impostazione sbagliata o non molto conforme. Di solito si parla del tempo come se fosse un’entità autonoma che possa esistere di per sé, in realtà il tempo è strettamente associato a un fenomeno o a un evento e non potrebbe nemmeno esistere senza di questo, allora è meglio portare l’attenzione sul fenomeno stesso, che è il vero protagonista, invece che sul tempo. In un qualsiasi fenomeno o evento sono sempre potenzialmente presenti i tre modi del tempo, senza per questo che ciò implichi la loro confusione o rimescolamento in un ipotetico quarto stato del tempo che, a ben vedere, non è affatto del tempo, poiché è il fenomeno stesso ad essere a suo modo il quarto, anche se in realtà è il primo, perché con la sua esistenza e il suo inizio ha dato luogo ai tre modi del tempo. Un fenomeno o un evento ha inizio, durante l’esecuzione del fenomeno (il presente) questo inizio diventa il passato e la conclusione del fenomeno diventa il futuro, che è anche il fine o la sua fine. Se il seme, la pianta e il fiore sono lo stesso essere, per quale motivo dovrebbero stare incollati assieme in forma indistinta, più che logica la manifestazione di queste possibilità fatte in sequenza, che appunto per questo fanno intervenire il tempo, perché il tempo riguarda solo il manifestare e non l’essere. Chi concepisce un evento, darà automaticamente luogo ai tre modi del tempo, che corrispondono all’inizio, all’esecuzione e alla fine o al fine. E’ chi ha concepito l’evento ad essere padrone dei tre modi del tempo, e come tale non ha alcun interesse a rimescolare tra loro questi tre modi in nome di un presunto ideale unitario. Certamente si può dire, molto impropriamente, che nel passato è già presente il futuro e nel futuro il passato, ma questo riguarda più che altro il fenomeno o l’evento, più che il tempo. Si concepisce un evento, per esempio, lo spostamento da Milano a Roma, poi si dà luogo a questo evento (lo si manifesta); durante il tragitto (il presente), il punto d’inizio diventerà il passato e il punto d’arrivo il futuro, ma dire che Roma ha condizionato Milano, questo è francamente assurdo, è più logica la tesi opposta, che dice che l’obbiettivo Roma era presente fin dall’inizio a Milano. La concezione dell’andata da Milano a Roma è atemporale, invece la sua realizzazione pratica lo è, richiede l’intervento del tempo, perché la Realtà manifesta è la Realtà dei fenomeni, perciò il tempo riguarda solo il manifestare, non può riguardare l’essere, e siccome oltre la Realtà manifesta c’è anche la Realtà non manifesta, ciò che può esserci di là dal tempo è il “non tempo” e il “senza tempo”, mentre il quarto stato del tempo è solo una teoria di copertura, così come l’indefinito copre e vela l’infinito, gli universi paralleli coprono e velano gli ordini molteplici di realtà e l’immanentismo copre e vela la trascendenza, ciò che si potrebbe chiamare anche imitazione parodistica, o anche proiezione analogica inferiore. Uno che è a Milano può immaginarsi di essere in qualsiasi altro posto, ma se vuole andarci fisicamente, è costretto a manifestare la sua intenzione, con il conseguente intervento del tempo. Un eventuale “teletrasporto” in nessun caso nega la linearità del tempo, la aggira soltanto. La “circolarità” del tempo è un altro equivoco, ogni circolo chiuso è un circolo vizioso e quindi un autocondizionamento. E’ certamente vero che ogni fenomeno, come evento manifestato e quindi soggetto al limite, è vittima di un certo autocondizionamento, ma questo riguarda il fenomeno e non il tempo, che si adegua di conseguenza. L’ “eterno ritorno” è un altro equivoco, è solo un modo di dire, nell’Universo non esistono circoli chiusi ma solo spirali, gli unici circoli chiusi sono le rotondità dei soli e dei pianeti. Una molla composta da molteplici spire è in realtà fatta da un unico filo, che anche se si avvolge su se stesso, ha un capo e una coda.C’è poi il solito modo ambiguo di fare, non potendo portarsi oltre il tempo perché si nega per principio la trascendenza, allora ci si inventa la solita unità orizzontale ottenuta rimescolando i tre modi del tempo; come a dire: non potendo trascendere i tre modi del tempo, allora li si imbastardisce, illudendosi così di aver ottenuto il miracolo della cosa una.

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