Come natura insegna

Come natura insegna

Sono rimasto negativamente impressionato dalla quantità e qualità di specie alloctone (sia animali che vegetali) che sono da anni presenti sul territorio bergamasco, in cui ormai si sono acclimatate, sono proliferate e, approfittando della consueta imbecillità umana, hanno dato il loro pernicioso contributo alla degradazione dell’ambiente essendo specie pericolose per la biodiversità e l’integrità dell’habitat orobico. Naturalmente sono certo che questi problemi riguardino moltissime altre zone del nostro Paese e siano, dunque, di interesse comune. Altresì offrono il destro per poter riflettere, seriamente, sulle conseguenze della globalizzazione, dell’abbattimento di confini e frontiere, e su come la presenza nociva di esseri alloctoni possa valere anche per il mondo umano. Fermo restando che se nei nostri territori troviamo animali, insetti, piante alloctoni è perché, come nel caso degli allogeni, ce li tiriamo in casa noi stessi, pensando di poterli sfruttare a nostro vantaggio.

Nella Bergamasca, parlando di bestie esotiche, sono stati segnalati procioni, scoiattoli grigi, nutrie, visoni americani, ibis africani e parrocchetti, tartarughe americane, gamberi rossi americani, pesci siluro, mufloni, rettili esotici (che costituiscono il 10% dei rettili presenti sul territorio nazionale), nonché pesci gatto, siluri, usignoli giapponesi, carpe, bengalini. Quindi abbiamo pesci, crostacei, gamberi, scoiattoli che rappresentano lo zoccolo duro delle 23 specie animali esotiche, ritenute dannose a livello europeo, assieme a 14 specie vegetali parassitarie, in sostanza piante acquatiche o legate ad ambienti umidi.

La diffusione di queste specie perniciose e dannose per il nostro ambiente e per l’ecosistema, comporta anche delle gravi ripercussioni a livello socioeconomico, e la cosa peggiore è che ormai non rappresentano più semplici “curiosità” esotiche ma vere e proprie emergenze che hanno un impatto totalmente negativo sul nostro habitat, considerando anche come questi esseri viventi si siano ambientati e radicati e come si riproducano copiosamente e velocemente. Prendete i casi delle piante parassitarie, come l’ambrosia, l’ailanto, e tutta una serie di piante velenose e tossiche (che fanno morire le specie locali e cagionano seri problemi di salute all’uomo, tra cui le allergie) o spinose (che provocano grave diminuzione della qualità dei pascoli); dei pesci alloctoni che infestano le acque dei nostri fiumi e laghi (siluri, pesci gatto, carpe che predano i pesci nostrani); o ancora agli uccelli esotici come pappagalli, usignoli giapponesi e bengalini che, sfuggiti al controllo dei parchi faunistici, sono proliferati ad esempio lungo le rive del Brembo, nell’alta pianura.

Per non parlare degli insetti dannosi come la vespa cinese che fa ammalare i castagni, le cimici asiatiche, i punteruoli rossi, il calabrone asiatico che preda le nostre api, operosi animaletti che sono basilari per il nostro ecosistema. Tra i rettili vanno segnalate le tartarughe palustri americane (incredibile l’abbondanza di specie aliene americane, sul nostro territorio, evidentemente un segno dei tempi), che l’umana idiozia prima mette nei giardini e poi abbandona o comunque rilascia senza alcun controllo (ormai dal 1997), senza minimamente considerare come queste testuggini diffondano pericolosi batteri, come ad esempio la salmonella.

La colpa di tutto questo sta, ovviamente, nel comportamento scellerato dell’uomo, perché non è che gli animali alieni si materializzino per magia nelle nostre contrade, e il discorso vale anche per le specie vegetali parassitarie. Sempre per fare degli esempi concreti, la nutria fu introdotta per via della sua pelliccia e oggi rappresenta un grave problema per gli argini dei fiumi; lo scoiattolo grigio americano, in competizione con quello rosso indigeno, fu liberato dalla cattività diffondendosi rapidamente nella Pianura Padana, e un discorso analogo può farsi per il visone americano contro quello nostrano e per il gambero rosso americano che, immesso in Italia per la commercializzazione, oggi fa strage dei gamberi autoctoni.

Per parlare di vegetali un esempio su tutti può essere rappresentato dall’ailanto, pianta altamente infestante che cresce velocemente e che prolifera ancor di più se tagliata, ed è impossibile debellarla ormai, ma solo controllarla. Essa fu importata anni fa dalla Cina per utilizzare i suoi germogli come cibo per i bachi da seta, ma si è poi visto che la qualità del prodotto lasciava a desiderare. Il danno era però ormai fatto, dimostrazione che quando l’uomo vuole strafare e mettersi contro il ciclo naturale delle cose, quindi contro la natura, per l’ambiente e lui stesso sono dolori. Accadde la stessa cosa per un’altra grande infestante come la robinia, introdotta per cibare i conigli con le sue foglie, la cui proliferazione andò a scapito delle nobili essenze dei nostri boschi a querco-carpineto.

Sono piuttosto patetici quegli animalisti col complesso disneyano che vorrebbero salvare animali “simpatici”, come gli orsetti lavatori, dall’abbattimento, senza comprendere come questi, in mancanza oltretutto di predatori naturali, siano vettori di malattie per l’uomo e rischino seriamente di minare un’ecosistema a loro estraneo, come accade lungo le rive del fiume Adda. Perché il punto è proprio questo: sfuggendo al controllo e non avendo antagonisti efficaci, queste specie animali o vegetali che nulla c’entrano con il nostro ambiente si rivelano esiziali e dunque sollevano gravi problemi che vanno risolti a tutti i costi, anche drasticamente. Prevenire è meglio che curare, si sa, ma giunti a questo punto bisogna ricorrere a soluzioni draconiane, prima che sia davvero troppo tardi, pur riconoscendo il fatto che il peggior nemico della natura, e quindi di sé stesso, sia proprio l’uomo.

A taluni è venuta in mente la brillante idea di combattere l’alieno introducendo un predatore altrettanto alieno, e vi lascio immaginare le disastrose conseguenze. Il fatto è che gli alieni, essendo parassiti e perniciosi per il nostro ecosistema, non andavano introdotti in nessun modo, ma oggi siamo costretti a leccarci le ferite, sperando di trovare soluzioni concrete ad annosi problemi cagionati dalla consueta voracità umana che se ne frega di tutto pur di macinare quattrini, sentirsi potente e dominare sciaguratamente l’ambiente naturale che ci circonda. E in moltissimi casi, ormai, tale ambiente naturale è ridotto a scampoli…

La natura ha sempre da insegnarci qualcosa e, infatti, anche quando si viene a parlare di specie aliene invasive essa vuol farci capire che ogni immissione di esseri alloctoni in un territorio che non è loro rischia di compromettere seriamente la sua integrità e la nostra salute, arrivando a causare danni spesso irreparabili. E dal mondo animale e vegetale è facile passare a quello umano e all’ambito degli smodati flussi migratori verso l’Europa, anch’essi stuzzicati e promossi in ogni modo dai nemici auto-genocidi dell’Europa e dei suoi popoli. Gli Europei scellerati vogliono immigrati per sfruttarli a scapito degli indigeni (proprio come accade con le bestie e le piante alloctone), immigrati che poi sfuggono al controllo e si mettono a fare il bello e il cattivo tempo, in casa nostra, spalleggiati dai poteri forti che come detto li usano contro di noi. E una massiccia presenza di uomini allogeni su un territorio che non è loro diventa inevitabilmente uno strumento distruttivo per il tessuto etnico, sociale e culturale originale della comunità ospitante.

Capiamoci, amici, non sto mettendo degli esseri umani sullo stesso piano di parassiti e piante infestanti, ci mancherebbe altro, anche perché a ben vedere gli immigrati sono qui perché li calamitano, li accolgono e li tollerano anche quando si comportano da degenerati e criminali. Tuttavia, come, ripeto, la natura insegna, v’è una regola d’oro che suggerisce di non sradicare esseri viventi dal loro habitat per trapiantarli a migliaia di chilometri di distanza, e questo sì che vale anche per gli uomini. Del resto pensiamo a cosa accadde nelle Americhe con l’intrusione di conquistadores spagnoli e avventurieri anglosassoni: un genocidio dei nativi nordamericani, centroamericani e sudamericani, operato non solo con le armi da fuoco e l’uso dei cavalli, ma anche con la diffusione di alcolici (che gli Amerindi non reggono) e di malattie europee letali per gli indigeni. Alla luce di questa ultima considerazione evocare il razzismo nei moderni Europei apparirebbe solo ridicolo e patetico, totalmente fuori luogo, poiché stiamo parlando di Europa e non di imperialismo verso altri continenti.

E allora diciamocelo in tutta serenità, ragazzi: com’è bello quel popolo che, come le specie animali e vegetali che caratterizzano la sua terra natia, rimane dov’è nato, dove sono le sue radici e dove vi sono le memorie storiche e culturali dei suoi antenati! Com’è bello insomma il mondo che conserva la sua grande varietà senza mescolarla e quindi distruggerla! Viva la biodiversità, patrimonio di tutti e non da sconvolgere con esotismi, deportazioni, integrazioni forzate (che diventano disintegrazione), crogioli multirazziali e multietnici, altrimenti non ci possiamo poi lamentare se il massiccio apporto di esseri viventi alieni diventa una zappa sui piedi sfuggendo di mano e generando caos e devastazione, che saranno ovviamente a detrimento soprattutto di chi è costretto a subire questa situazione.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 12 novembre 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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