Separatismo e libertà: l’illusione dell’equazione catalana

Separatismo e libertà: l’illusione dell’equazione catalana

Sono giorni ormai che l’impazzare delle notizie sulle vicende iberiche relative allo scontro Madrid – Catalogna, per quanto concerne la farsesca indipendenza di quest’ultima, ha coinvolto anche il nostro Paese e i suoi settori politici e culturali identitari. Gli indipendentisti de noantri, dal Veneto alla Sardegna, dai duosiciliani ai padanisti, si sono nettamente schierati dalla parte dei Catalani o, forse meglio, dalla parte dei loro partitacci progressisti desiderosi di cestinare millenni di storia iberica per avere una Catalogna “libera”. Virgoletto il termine perché il concetto di libertà propagandato dai catalanisti è semplicemente quello di scrollarsi di dosso il male assoluto (che per loro è Madrid) senza mettere in discussione l’adesione all’Unione Europea, alla Nato, all’Onu e a tutti gli altri bravi enti sovranazionali di cui, certo, la Spagna è filiale ma sarebbe senza dubbio altrettanto per la Catalogna separata.

Ci sono invece poi i neofascisti che, sognando Franco, si sono eccitati ad ogni manganellata castigliana che pioveva addosso ai manifestanti catalani senza forse comprendere che quelle randellate atlantiste sarebbero toccate anche a loro, qualora scesi in piazza al posto dei separatisti. C’è poco da difendere dell’attuale Spagna, e il medesimo discorso vale anche per l’Italia, la Francia ecc.: anche la realtà politica iberica è alle dipendenze dell’unipolarismo americano, con una monarchia fuori tempo massimo che non serve a nulla (se non ad alimentare i rotocalchi rosa) e con una baracca statale, fino a pochi decenni fa, quasi da secondo mondo appecoronata dietro alla volontà atlantica dei padroni americani.

Bisogna dunque darsi una regolata, amici, ed intendersi una volta per tutte: nell’agone della disfida tra Madrid e Barcellona sono nel torto sia i separatisti che gli statolatri coronati, poiché non stanno opponendo un salutare ispanismo ad un catalanismo etnonazionale bensì una visione statalista in senso Ue-Nato contro una visione separatista sempre in senso Ue-Nato, perché state tranquilli che la Catalogna indipendente diventerebbe in un batter d’occhio terra di esperimenti nefandi in chiave progressista, liberal-democratica, alla faccia dei “fascisti” castigliani, con l’ovvio beneplacito dell’arcobalenismo di Bruxelles e dell’americanizzazione che si è fatta travolgente nell’Europa occidentale.

La visione separatista, infatti, è aperta ad ogni immigrato, antirazzista e antinazionalista, favorevolissima agli scempi del relativismo relazional-sessuale e alle forme alternative di “famiglia”, imbevuta di antifascismo pacchiano alimentato a suon di nostalgie repubblicane, e che strizza l’occhiolino alla globalizzazione e al mondialismo, potendo contare su pedine internazionali, come Israele e Vaticano, che vedrebbero con favore la secessione catalana portata a termine.

Chi prende le difese dei separatisti catalani (ma siamo sicuri siano la maggioranza dei Catalani?) non ha ben capito una cosa, soprattutto se si dice identitario e tradizionalista: quella che oggi viene chiamata Catalogna è da millenni terra iberica, ispanica, visigotica, parte della Corona d’Aragona, redenta dalla Reconquista a cui ha preso attivamente parte (vedi almogaveri catalano-aragonesi), dall’Inquisizione e dal Regno di Spagna, dall’epopea colonialista dei conquistadores, dal franchismo. La Catalogna è parte integrante di questo disegno etnonazionale che include anche il Portogallo, i Baschi e il Rossiglione.

Non si tratta dunque di tifare per le manganellate di Madrid e il baraccone atlantista che anche l’odierno stato spagnuolo a conti fatti è, ma per ristabilire la Verità che le parate progressiste di Barcellona tentano disperatamente di occultare con le consuete equiparazioni tra governativi e “fascisti” (termine in realtà nobile ma dai separatisti usato con disprezzo, cioè con la medesima accezione di un centro sociale qualsiasi). Non caschiamo anche noi nelle banalizzazioni degli slogan ora catalani ora castigliani; esiste la Spagna, ed esiste la Catalogna che della Spagna fa parte come Galizia, Lusitania, Basconia, e il classico territorio castigliano.

O forse appoggiamo quanto accaduto nei Balcani, dove il carrozzone iugoslavo è stato liquidato per fare spazio ad un’area dilaniata, destabilizzata e colpita al proprio cuore, che è serbo? Appoggiamo il proliferare di staterelli inutili e senza storia e spina dorsale fortemente voluti da Vaticano, Ce, Onu, Nato, Turchi, terroristi islamici e imperialismo americano? Spero proprio di no. Ergo non si balcanizzi pure l’area iberica confondendo, ancora, la Hispania con la monarchia spagnuola filo-atlantista e l’areale etno-culturale catalano con le mefitiche fandonie all’ombra dello straccio stellato giallo-rosso (che non è nemmeno lo storico vessillo catalano, la senyera, che presenta gli stessi colori caldi, mediterranei, nobili della bandiera di Spagna ma senza ammennicoli ideologici).

Sì dunque ad una etno-federazione ispanica/iberica, no ai secessionismi e agli statalismi centralisti plasmati da sozze grinfie mondialiste, ché sono due facce della stessa medaglia. Non si tratta, ribadisco, di sostenere il governo centrale di Madrid, dell’attuale Spagna, contro i separatisti catalani, si tratta di difendere il concetto storico, culturale, geografico, mistico di Spagna che include anche la Catalogna! Per questo mi vien da ridere se penso a chi parla di Catalogna contro la Spagna: Catalogna contro sé stessa? La Catalogna è Spagna e lo sarà per sempre anche se, per assurdo, nascerà uno stato catalano indipendente. 

Tuttavia, questi conati separatisti risultano controproducenti in quanto non si promuove, così facendo, la libertà dei Catalani ma invece il disfattismo, l’antinazione, l’internazionalismo e l’immigrazionismo, nonché quel divide et impera che diventa una zappa sui piedi per gli stessi Catalani, illusi dai loro cialtroneschi politicanti sulle promesse di liberazione: sì certo, liberarsi dalla corona spagnola per tuffarsi tra le fauci dell’europeismo pezzente anti-nazionale e anti-etnico, che vuole proprio un’Unione Europea costruita sui micro-sciovinismi in cui, logicamente, l’iper-frammentazione favorisce il centralismo assoluto dell’unionismo eurocratico. Da una finta prigionia ad una reale: sapete quanto conterebbe nel globo una Catalogna indipendente? Vi lascio dire…

La vera soluzione ai problemi di tutti gli Iberici sta nell’iberismo etno-federale, rigorosamente repubblicano e nazional-sociale, che riunisca sotto lo stesso tetto patriottico i vari popoli storici della penisola, sbarazzandosi così, con gli sforzi comuni di tutti, dai veri occupanti e tiranni che non sono di certo i Castigliani ma gli agenti del mondialismo e di ogni suo tentacolo stretto attorno al collo delle nazioni europee. O forse vogliamo davvero difendere i destini dell’Europa e degli Europei tramutando il continente in uno di quei mastodontici spezzatini secessionisti, tanto cari ai menagrami indipendentisti, dove si può tranquillamente arrivare all’assurdo di applicare separatismi agli stessi vani di casa, in nome del più becero individualismo campanilistico?

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 8 ottobre 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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