L’etimologia di mannaggia – Massimo Pittau

L’etimologia di mannaggia – Massimo Pittau

La esclamazione impropria ital. mannaggia! ha un valore negativo e attualmente indica “stizza” e “dispetto”, mentre in origine costituiva una imprecazione, come fa intendere chiaramente la spiegazione che ne danno tutti i vocabolari italiani: “che male ne aggia!, che male ne tragga!”. Questa spiegazione, anche se universalmente accettata dai linguisti, va respinta, dato che non è altro che una paretimologia o “etimologia popolare”.

La spiegazione che presento oggi è molto più semplice e lineare e si fonda sul fatto che in siciliano e in calabrese essa compare come mannaja.

A mio avviso, pertanto, mannaggia! deriva dall’appellativo ital. mannaia, che era la grande scure adoperata dal boia per la decapitazione dei condannati a morte e che deriva dal lat. manuaria (REW 5332) «scure alla mano». Pertanto in origine la esclamazione significava “che tu vada alla mannaia, alla decapitazione”. Ed infatti essere sotto la mannaia significava “essere in una situazione molto pericolosa” (DELI).

D’altra parte non è improbabile che – come mi ha suggerito mio figlio Marco – manuaria significasse propriamente «scure che taglia la mano» per la legge del taglione, che era prevista dalla VIII delle XII Tavole dei Romani antichi. Nel modo similare dell’aggettivo sostantivato lat. dextrale, che è passato in alcune lingue neolatine col significato di «ascia, scure» (REW) e cioè col significato originario di «scure» che taglia la mano destra».

È infine probabile che mannaggia sia di origine napoletana.

Esiste anche un’altra variante della esclamazione: malannaggia, malannaggio, la quale è chiaramente derivata dall’incrocio di malanno + mannaggia.

Massimo Pittau

www.pittau.it

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Categorie: Etimologia

Pubblicato da Ereticamente il 10 ottobre 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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