50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte III

50 validi motivi per difendere l’Italia e la sua identità – Parte III

Continua la rassegna sulle 50 buone ragioni che, a mio avviso, rappresentano altrettanti validi motivi per difendere e preservare la natura etnonazionale dell’Italia, in quanto patria storica plurimillenaria e non vuoto contenitore ottocentesco di popoli disparati, come vanno affermando i suoi detrattori stranieri e, cosa peggiore, interni, quasi sempre utili idioti al servizio della causa mondialista anti-identitaria. Qui trovate la seconda parte.

21) Pilastro imperiale romano. Nel primo periodo imperiale, soprattutto con Augusto e la dinastia giulio-claudia, l’Italia già unita politicamente fu il perno su cui ruotava l’Impero romano e che beneficiava di uno statuto privilegiato (ad esempio esentata dalla tassa diretta), essendo distinta dalle province e unificata sotto un unico regime giuridico; l’estensione dello ius latii, la deduzione di colonie romane, la latinizzazione, trattati e confische plasmarono una sorta di stato-nazione avanti lettera che anticipò il processo di unificazione risorgimentale di oltre 2.000 anni. I cambiamenti più rilevanti principiarono sotto Diocleziano e proseguirono con Costantino, e posero fine alla supremazia italica. Tuttavia, con Diocleziano, le isole di Corsica, Sardegna e Sicilia vennero annesse all’organismo politico “italiciano” (diocesi d’Italia).

22) Odoacre. La trasformazione (più che crollo) dell’Impero romano d’Occidente in una serie di entità romano-barbariche cominciò, convenzionalmente, con l’avvento al potere di Odoacre nel 476, che segnò la nascita del suo regno germanico in Italia. Per quanto, come tutti gli altri conquistatori germanici, egli sia stato demonizzato dalla propaganda della Chiesa cattolica, ripresa nell’800 dalla retorica manzoniana, riuscì a ristabilire un certo ordine e a dare stabilità all’Italia, in un contesto di anarchia, declino e miseria reso ancor più drammatico dall’erosione identitaria attuata dal cristianesimo e dalle invasioni barbariche.

23) Teodorico e i Goti. La calata degli Ostrogoti in Italia liquidò Odoacre e il suo regno ma mantenne un quadro unitario in tutta la Penisola, con il maggior addensamento della minoranza germanica nella sua parte centro-settentrionale. Teodorico il Grande fu un sovrano veramente illuminato per quel periodo, e seppe mirabilmente coniugare la forza militare germanica (i romanici avevano ormai smesso di combattere da un pezzo) con lo straordinario patrimonio culturale latino degli Italici, evitando ghettizzazioni dei nativi in favore dell’integrazione reciproca. Purtroppo, vuoi per i successori di Teodorico (con la luminosa eccezione del grande Totila) e vuoi, soprattutto, per i consueti intrighi preteschi supportati dalle armi bizantine di Giustiniano, il regno ostrogoto d’Italia durò poco e sprofondò nella sanguinosa guerra greco-gotica voluta da Costantinopoli.

24) Longobardi. L’infame propaganda di clericali antichi e moderni colpì soprattutto i Longobardi, la cui conquista dell’Italia fu una grande occasione per stabilire un’unità politica duratura in tutta la Penisola sgominando la cancrena pontificia che si era impossessata come un tumore di Roma; proprio per via della mancata impresa, fattasi assai concreta con gli ultimi sovrani da Liutprando in poi, e la quasi conquista di Roma ai danni dei papi, sin dai tempi di Gregorio Magno questi conquistatori germanici vennero liquidati dalla Chiesa cattolica come barbari, belve sanguinarie, individui ferocissimi e satanici, a tutto vantaggio dei Franchi che di fatti li sconfissero (chiamati proprio dal papa) inglobandone il regno. La presenza longobarda fu forte al Nord e in Toscana, ma notevole anche il loro dominio dell’area mediana (Spoleto) e meridionale (Benevento).

25) Cattolicesimo. Che ci piaccia oppure no, da Italiani, dobbiamo più di tutti in Europa fare i conti con la Chiesa cattolica e il cristianesimo cattolico romano, che da circa duemila anni caratterizza il nostro Paese. Lasciando perdere il periodo postconciliare della moderna Chiesa, l’identità italiana è effettivamente (non possiamo ignorarlo) intrisa di cattolicesimo segno non solo di fede cattolica ma anche, purtroppo, degli effetti del potere temporale papista esercitato in Italia, che è ciò che dopo Roma ha di fatto impedito per secoli e secoli l’unificazione naturale dell’Italia. Un potere temporale, oltretutto, giustificato per secoli da quella grandissima impostura che fu la fittizia donazione di Costantino. Del cattolicesimo possiamo giusto salvare l’arte, la letteratura, alcuni aspetti esteriori, di facciata, che mostrano (e grazie tante!) prossimità ai culti tradizionali italico-romani cioè gentili ma, per quanto sicuramente influenzati dalla morale cattolica (che spadroneggiava dalle Alpi alla Sicilia), da identitari coerenti possiamo solo che distanziarci dall’essenza cristiana e dalla dottrina della Chiesa in quanto corpi estranei anti-europei. La verità è che il cattolicesimo ha goffamente sostituito (e in parte assorbito) la pietas romana che prima di esso caratterizzava, grazie alla romanizzazione, tutte le lande italiche conquistate dall’Urbe.   

26) Regno d’Italia. Il Regno Longobardo, che fondamentalmente comprendeva Nord Italia e Toscana, evolvette nel Regno d’Italia parte del Sacro Romano Impero, che includeva tutta l’Italia centrale, e che durò dal 781 al 1014. Il più noto dei “reucci” italici dell’epoca è di certo Arduino, che durante il Risorgimento venne ritenuto – seppur troppo pomposamente – un precursore dei re d’Italia sabaudi. Ad ogni modo l’esperienza del Regnum Italiae, che includeva solo Nord e Centro, è una testimonianza anti-leghista sulla presunta inconsistenza del toponimo “Italia” relativamente alla “Padania”, e una fase storica che, in continuazione con il regno dei Longobardi, simboleggia la rinnovata natura di pilastro imperiale dell’Italia – cinta dalla Corona Ferrea – nel contesto del SRI.

27) Pilastro imperiale del Sacro Romano Impero. Come accennato sopra, anche nel Medioevo, l’Italia rappresentò una fondamentale colonna dell’ente imperiale occidentale che riviveva grazie al Sacro Romano Impero germanico e italico (sebbene, certo, l’Italia fosse in secondo piano, anche per cagione del papa). Chiaramente ci si riferisce sempre al Nord e al Centro con Roma, perché il Sud rimaneva sotto il dominio longobardo, bizantino, arabo e poi normanno, ed è certo per questo che il nome Italia, in epoca moderna, finì per designare più la metà peninsulare centro-settentrionale che quella meridionale (sebbene in origine fosse il contrario). Al di là comunque della politica degli imperatori teutonici, ciò che conta sottolineare, come già fece Dante, è l’ideale imperiale europeo, che non può in nessun modo prescindere da Roma e dall’Italia, nonostante il papa e i suoi tirapiedi guelfi.

28) Affinità tra Centro e Nord Italia. Come detto, dal Medioevo, si era soliti indicare come Italia il Settentrione e l’Italia centrale, spesso in alternanza con l’accezione primigenia di “Lombardia” (da Langobardia Maior) e, proprio in tempi medievali, l’affinità tra Nord e Centro andò rafforzandosi non solo grazie ai Longobardi e alla dominazione carolingia ed imperiale ma anche in virtù dell’esperienza di liberi comuni e signorie, di una comune visione politica ed economica che si contrapponeva al forsennato accentramento dei regni meridionali di Napoli e Sicilia, e naturalmente delle sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini, che imperversarono lungo tutta l’Italia centro-settentrionale durante tutto il Medioevo. D’altronde, anche biologicamente, il vero stacco presente in Italia non è tra Nord e Centro-Sud ma tra Centro-Nord e Sud, con la Toscana che fa da cerniera d’eccezione tra la Val Padana e l’area mediana.

29) Guelfi e ghibellini. Per l’appunto, in un’area divorata da sempre dai campanilismi (anche questo tratto identitario comune italiano, lo Strapaese) come la Toscana e la Lombardia storica, la secolare lotta tra i sostenitori del papa e quelli dell’imperatore accomuna gran parte d’Italia, in particolare il Nord e il Centro a partire dalla Toscana. Il guelfismo e la continua litigiosità delle città ritardarono per secoli l’unità d’Italia facendo il giuoco non solo del papa ma pure degli stranieri che egli puntualmente chiamava in Italia per dilaniarla e impedirle di riprendersi la Capitale. Da qui il diuturno disfattismo del “Francia o Spagna, basta che se magna”.

30) Civiltà comunale. L’elemento più originale introdotto dalla cultura sociale, economica e politica d’Italia, in epoca medievale, fu senza dubbio rappresentato dai liberi comuni, la cui culla si colloca tra Toscana e Italia settentrionale. Questa esperienza riflette il dinamismo e l’intraprendenza dell’allora ceto cittadino “borghese” e laico, che effettua la sua scalata sociale a partire non dal blasone ma dalle libere professioni, dalla mercatura, dall’artigianato, dalla partecipazione alla vita politica del comune. Anche le corporazioni medievali, a partire da quelle medievali, sono degne di menzione; non a caso lo stesso Fascismo prese ispirazione dal periodo storico comunale per plasmare la propria idea di corporativismo, e in molti altri aspetti si richiamò a quella civiltà comunale, cittadina, per esaltare il patrimonio storico e culturale italiano. Del resto l’identitarismo italiano più concreto, al di là della nazione, passa per l’orgoglio storico cittadino e territoriale più che regionale o macroregionale.

Appuntamento a soledì prossimo.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 10 settembre 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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