La cospirazione immanentista – seconda parte – Antonio Filippini

La cospirazione immanentista – seconda parte – Antonio Filippini

Il legame o la cosiddetta interconnessione tra tutti gli esseri può essere tollerato solo se realizzato per mezzo di un elemento terzo che funge da intermediario, ma siccome questo, per svolgere il suo ruolo, deve possedere una propria specifica natura non dipendente dalle cose da collegare, cioè deve essere “oltre” esse, allora questo terzo fattore non può essere tollerato dagli immanentisti. L’interconnessione fra tutto l’esistente, per non essere condizionante, deve essere realizzata per mezzo di un elemento “terzo”, ma in tal caso non si può più parlare nemmeno di interconnessione, si può solo dire che tutte le cose esistenti sono connesse a uno stesso elemento neutro e possono comunicare tra di loro per suo mezzo. È questo elemento neutro che le unifica e d’altronde esso avendo una propria natura specifica, il rapporto che ne deriva non può essere di interdipendenza, poiché se così fosse, non potrebbe nemmeno svolgere il suo ruolo e garantire l’indipendenza ai singoli elementi.

Esempio: i tanti utensili fabbricati dall’artigiano o le tante opere create dall’artista, hanno il loro collegamento e la loro unità nell’abilità manuale dell’artigiano o dell’artista e nel loro talento; abilità e talento sono “poteri” dell’artigiano e dell’artista in quanto esseri, e il rapporto così stabilito è verticale e gerarchico. Il “tutto è uno” applicato direttamente agli utensili o alle opere e solo ad essi non ha senso e non è nemmeno vero, tanto più che crea un legame artificioso e meccanico tra di essi che non può né tantomeno deve esistere; è più assurdo ancora se è applicato al “tutto”, cioè all’artigiano e all’artista e ai loro strumenti e opere finali. Ciò che è implicito nel “tutto è uno” è il collegamento democratico e interdipendente fra tutto l’esistente, senza tenere conto di eventuali dislivelli gerarchici che può contenere in sé, invece può avere senso solo se riferita al principio d’origine di ogni cosa.

Questa presunta unità orizzontale dell’immanentista che sembra stare di là da ogni dualità e quindi di là anche della coppia creatore-creatura, è in realtà la causa del cortocircuito in orizzontale o circolo chiuso tra creatore e creatura, negatore di ogni vera libertà e creatività, poiché mancante del contrasto verticale o tridimensionalità ontologica trascendente. Ognuno di noi sarebbe il creatore e la creatura allo stesso tempo, ma se si nega il rapporto verticale esterno tra il creatore e la creatura, tale rapporto non potrà più esistere nemmeno all’interno dell’essere, questo provoca un accecamento interiore dovuto alla mancanza di un contrasto verticale, l’immanentista diventa un essere ontologicamente bidimensionale che come tale può esistere solo in un sistema chiuso governato dalla causa estrinseca. Solo la presenza di un principio trascendente può mettere in condizione un essere di possedere una causa intrinseca, questa è molto importante perché ti permette di essere ciò che sei indipendentemente da ciò che sono gli altri. La causa intrinseca è ciò che rende relativamente indipendente qualsiasi essere, fenomeno, cosa, da qualsiasi altro essere, fenomeno, cosa, che è l’esatto contrario della connessione diretta e meccanica di tutto col tutto, che, per ovvi motivi, lede la libertà di tutti (interdipendenza orizzontale e in “essenza”) e determina le condizioni del circolo chiuso governato dalla causa estrinseca a funzionamento dialettico, cioè parassitico. La causa estrinseca porterà ad essere eterodiretti, ciò che noi siamo dipenderà da ciò che sono gli altri, ogni nostra azione, scelta, decisione, avrà una causa che è al di fuori di noi, questo significa che noi non siamo padroni di noi stessi e non possediamo alcuna autonomia decisionale. Il sistema chiuso e la causa estrinseca, conseguenza della connessione diretta di ogni cosa con qualsiasi altra e dell’interdipendenza tra il creatore e la creatura, faranno sì che ogni mossa sia collegata direttamente a una contro mossa, il sistema chiuso può funzionare solo in modo dialettico, la causa di ogni essere, fenomeno, cosa, starà al di fuori di loro e finirà per coincidere con il loro contrario. Potrai vivere solo sottraendo la vita agli altri, potrai essere ricco solo costringendo qualcun altro a impoverirsi, potrai essere fortunato solo costringendo qualcun altro ad essere sfortunato etc.

Se si vuole essere credibili quando si dice di essere contro i poteri forti e contro il mondialismo, bisogna andare fino in fondo, attaccando la causa di tutto, che è la concezione immanentista. Il governo unico mondiale significa l’unificazione corporea dell’umanità, cioè l’umanità alveare, l’umanità immanentista, dove c’è la mirabile interconnessione del tutto con l’uno e dell’uno col tutto, il singolo individuo è l’intera umanità e l’intera umanità è il singolo individuo; il singolo individuo è collegato direttamente all’intera umanità e questa è contenuta nel singolo individuo. Pericoloso equivoco, perché si applica all’io individuale e corporeo ciò che al massimo può valere solo per il sé spirituale, è questo che può proiettare una duplice immagine di sé: singola e molteplice, appunto per questo può unificare in sé il molteplice senza per questo imbastardirlo né omogeneizzarlo.

La “separatività” che scandalizza così tanto l’immanentista è in realtà la conseguenza dell’esistere in forma definita e spaziale, ogni forma spaziale è necessariamente racchiusa nei suoi confini, eliminare questi suoi limiti significa eliminare la forma stessa; al più si può ammettere l’esistenza di altri ordini di realtà che non sono soggetti alle leggi dello spazio-tempo, ma non certo prendersela con queste leggi. Il rapporto gerarchico esistente tra il creatore e la creatura (che turba così tanto i sonni degli immanentisti), è in realtà la conseguenza della creatività stessa; tu non saresti in grado di creare alcunché né di essere “creativo” e “creatore” se non sapresti rendere autonoma e indipendente la tua creatura, indipendente anche da te (non in senso gerarchico, ma solo in senso di esistenza o manifestazione), un’autonomia che implica di nuovo la separatività. L’essere prima concepisce una cosa e poi la realizza a un certo livello, se il livello è manifesto e sostanziale, la realizzazione di una qualsiasi cosa implica renderla autonoma, farla esistere in sé, da sé e per sé. Per chi concepisce o progetta (il creatore), la “realizzazione” è sempre discendente; per la cosa creata la “realizzazione” è sempre ascendente, perché si tratta di mollare la presa in basso dalla forma manifestata. L’identificazione completa e totale e quindi l’uguaglianza tra ciò che crea con ciò che è stato creato è insensata, perché paralizza la creatività dell’Essere e introduce in esso una contraddizione, rendendolo pure schiavo della cosa concepita o realizzata. Questo in termini filosofici significa che se esistesse solo l’idealismo, l’io idealista non sarebbe in grado di liberarsi dell’idea o della cosa pensata, diventerebbe così un ossesso, né sarebbe in grado di renderla autonoma, cioè di “realizzarla”, a tanto serve appunto il realismo, che la fa esistere da sé, in sé e per sé. Prima si concepisce un’idea o una qualsiasi altra cosa e poi la si realizza; la “realizzazione” mette in evidenza la doppia valenza: “ciò che si manifesta” (l’essenza, il senso e il significato), e “ciò che serve per manifestare” (la sostanza, la materia, il supporto), che anche se sono originati da uno stesso principio, non vanno confusi tra di loro perché hanno una natura propria e sono soggetti a leggi proprie. Il “ciò che serve per manifestare” assume e ingloba in sé il “ciò che si manifesta”, realizzandolo, cioè dandogli un’esistenza autonoma; il senso si è rivestito di forma e quindi si è “realizzato” (manifestato). La “creatura” deve solo badare a non spingere la sua autonomia anche contro il suo creatore, perché questa è un’azione autolesionista e suicida che porterà alla sua dissoluzione, deve limitarsi a gustare la sua autonomia senza alcuna rivendicazione o competizione con il Principio primo, questo fa apparire assurda e grottesca la massonica “religione dell’uomo” contrapposta alla “religione di Dio”.

Si può dire che l’intero idealismo filosofico moderno fa parte della cospirazione immanentista, questo non soltanto per il “tema” iniziale dato da svolgere: “costruire un sistema filosofico che escluda per principio ogni possibilità di trascendenza”, ma perché si tratta di puro “mentalismo”, il mentale messo sul trono, col conseguente rinnegamento dello Spirito e del rapporto trascendente. Tutto questo per certi versi è perfino normale, perché “mentale” e “coscienza” sono per loro stesso motivo immanenti al naturale, essendo contenitori che, come tali, concepiscono soltanto l’“interno”, con la conseguente incomprensione e negazione di un eventuale “esterno”; senza contare poi che un contenitore è tale in funzione di un limite estremo che racchiude (negazione di ciò che sta oltre il proprio limite), mentre la trascendenza non può tollerare alcun limite estremo, altrimenti rinnegherebbe sé stessa, è una realtà aperta all’infinito.

Abbiamo i Meurois-Givaudan (per quel che può valere la cosa) che in un loro libro sostengono che l’umanità avrebbe già ricevuto la proposta (o meglio, l’ingiunzione, l’obbligo) di aderire alla confederazione galattica e di relazionarci con i nostri fratelli dello spazio, forse siamo già in piene guerre stellari e non ce ne accorgiamo; naturalmente questa confederazione galattica è a base immanentista e sicuramente democratica e magari pure antifascista! Anche qui noi vediamo l’obbligo della relazione, della connessione, del collegamento diretto di tutto col tutto, fatale conseguenza logica del concetto morboso e malsano dell’unità che caratterizza gli immanentisti, che ha come conseguenza l’esaltazione della ragnatela relazionale e la sua coltivazione fine a sé stessa; gli esseri sono concepiti in funzione della ragnatela relazionale, mentre il contrario è più giusto, essi dovrebbero essere il primario e le relazioni che si stabiliscono fra di loro il secondario.

 Abbiamo il Malanga (il “guaritore” degli addotti alieni) che ha elaborato una sua curiosa “teologia”, ovviamente di tipo parodistico, che naturalmente è a base immanentista, con la solita negazione del rapporto gerarchico e del concetto di autorità, che non poteva che tradursi nella demonizzazione e nella criminalizzazione della casta dei militari e di ogni autorità religiosa.

C’è poi il finto santarellino inglese David Icke, che per screditare completamente ogni forma di autorità e di gerarchia, non ha trovato di meglio che ricorrere alla cospirazione rettiliana. Difatti tutte le persone di spicco che hanno contato nel passato e che contano nel presente o che sono stati ai posti di comando e di potere, sarebbero rettiliani camuffati o avrebbero sangue rettiliano nelle vene! Se a questo è aggiunto ciò che sostengono altri autori, tipo il Biglino e il Sitchin, se ne deduce che l’uomo-uomo, l’uomo privo di commistioni con alieni, o è inesistente o è una pura nullità! Naturalmente anche la “visione del mondo” e la “morale” di questo autore sono tipicamente immanentiste.

Del finto santarellino americano Gregg Braden abbiamo già accennato qualcosa; basandosi su certi esperimenti e riscontri da laboratorio che peraltro potevano essere interpretati anche in altro modo, costui si è inventato una “matrice” che, ma guarda che combinazione, sembra fatta proprio su misura per l’utilitarismo implicito nella “filosofia del successo”, unica vera religione dell’americanismo! Ciò che in realtà è successo nella scienza moderna è facile da comprendere, costoro si sono resi conto che il vecchio materialismo, positivismo, razionalismo ecc. erano autolimitanti e auto castranti, allora si sono messi a elaborare teorie scientifiche più “disinibite”, teorie in grado di dare loro maggiori possibilità di maneggiamento, non rendendosi conto che nei tempi lunghi questo “barare al gioco” e questa “interferenza arbitraria di tipo ideologico” applicata a livello scientifico può risultare cosa estremamente pericolosa, senza contare poi che essa non risolve l’invasamento quantitativo di cui sono vittima. Non si tratta di aperture “spiritualiste” dello scientismo moderno, ma di assecondare tendenze dissolutive, le quali implicano il caos e l’instabilità, oltreché  l’eliminazione di ogni forma definita e stabile e di ogni certezza. Per quanto riguarda la pretesa sintesi tra la scienza sacra e la scienza profana, si tratta del solito inganno, chiamano sintesi ciò che è solo riduzionismo, il ridurre tutto all’elemento inferiore, è come se si chiamasse “sintesi” l’unione del liquame di maiale con dell’ottimo spumante!  La vera sintesi deve partire sempre dall’alto, perché è questo che contiene in sé ciò che gli è inferiore, per quest’ultimo il superiore è incomprensibile e quindi inesistente. Non può esserci alcuna sintesi finché lo scientismo moderno non guarisce dal suo cronico riduzionismo e dal suo invasamento quantitativo, ma per tale scientismo “guarire” equivale a suicidarsi! Costui è andato là in Oriente e ha fatto il giro dei monasteri allo scopo di “scoprire il trucco” della conoscenza e della realizzazione spirituale, purtroppo i saggi orientali, invece di cacciarlo fuori dai piedi con un calcio nel di dietro come sarebbe stato più che giusto, gli hanno dato corda, forse abbagliati anch’essi dal mito dell’unità. Naturalmente anche la “visione del mondo” di questo autore è tipicamente immanentista.

Non resta che concludere chiedendosi qual è il senso di tutto questo, avendo in vista le tre caratteristiche principali dell’immanentismo: la negazione di ogni forma di autorità e di gerarchia; quel certo concetto di unità; l’interdipendenza, nascosta dietro la connessione di tutto col tutto. Il senso di tutto questo va ricercato nell’inversione gerarchica e in ciò che è implicito in essa: l’asservimento del superiore all’inferiore, ha quindi ragione il Guenon ad accomunare l’immanentismo col satanismo. Ogni forma di inversione gerarchica finirà prima o poi per ricevere una risposta, che sarà tanto più brutale quanto più arrogante è la pretesa di asservire il superiore (qualitativo ed essenziale, ci si riferisce agli ordini molteplici di realtà in rapporto gerarchico) all’inferiore, questo perché il superiore è chiamato direttamente in causa, sia pure in modo negativo, e prima o poi sarà obbligato ad intervenire; con l’aggravante che il superiore visto come  “esterno” è in relazione col superiore “interno”, con la valenza superiore di ogni essere, che in questo modo è rinnegata e calpestata, azione stupida e suicida. Invertire una qualsiasi gerarchia equivale a far esercitare l’autorità e il potere all’elemento inferiore, quindi ogni inversione gerarchica non è affatto egualitaria, né giusta, perché questo inferiore vuole dominare e asservire il superiore senza possedere le qualifiche necessarie, una logica aberrante e contro natura. A che mirano questi “invertitori”? Facciamo un esempio pratico: c’è la sostanza reale dell’aria e poi c’è la sua sigla identificatrice scritta su di un pezzo di carta; sarebbe certo una gran comodità “far obbedire “ la sostanza reale dell’aria alla sua sigla identificatrice, a questo servono appunto le famose formule immanentiste: tutto è uno, tutto è correlato, tutto è interdipendente ecc. cioè la sostanza reale e la sua sigla sono la medesima cosa (negazione del dislivello gerarchico), perciò ogni manipolazione della sigla dovrà ripercuotersi automaticamente sulla sostanza reale (asservimento del superiore all’inferiore, uguaglianza e interdipendenza stabilita tra la sostanza reale e la sua sigla). È realmente possibile tale manipolazione? Purtroppo sì, ma solo per mezzo dei “venduti”, delle nature ibride e bastarde. Si deve fare in modo che qualche molecola della sostanza reale dell’aria si identifichi completamente con la sua sigla scritta sulla carta, è così creata una natura ibrida ed è per mezzo di questo ibrido che sarà possibile l’azione retroattiva (Kremmerz: affinché sia possibile ledere una persona conficcando degli spilloni nel suo simulacro di cera, bisogna trovare qualcuno che lo “battezzi”). Naturalmente la causa di tutto è la sostanza reale, quella imbastardita (l’elemento superiore che si è venduto o ibridato), che identificandosi con un ordine di realtà inferiore, ha rinnegato sé stessa ed è perciò diventata il peggior nemico del proprio ordine di realtà. Questo processo è visibilissimo nel decadimento storico e specialmente nella fase attuale, ed è sottilmente alimentato dalle componenti sovversive, le quali si danno da fare per “emancipare”, “progredire”, “modernizzare” proprio gli elementi più qualificati e gli appartenenti al censo o alle caste superiori, così da trasformarli in nature ibride e bastarde, in modo che mettano a disposizione la “forza” del loro livello per demolire sé stessi e il loro stesso livello; è attraverso un simile processo che i “bianchi” sono diventati i peggiori nemici di sé stessi e marciano ormai verso l’autodistruzione; altrettanto significativa è la spinta verso il rimescolamento, la commistione, l’ibridazione e l’imbastardimento di ogni cosa, che segnala l’avvenuto soppravvento dei “venduti”, delle nature ibride e bastarde. È stato giustamente detto che: “chi si vende a satana è più satana di satana stesso”, proprio perché mette a disposizione del male la forza del suo essere e del suo livello, alimentando l’antagonismo reattivo verso ciò che è superiore ed è bene.

Si deve stare attenti a non confondere il “Neutro superiore” con le nature ibride e bastarde (poiché anche queste sembrano non polarizzate), quest’ultime sono la solita imitazione parodistica e dispregiativa del primo; il “Neutro superiore” non ha affatto una natura composita o ibrida, è un’essenza e una potenza che, volendo, può dar luogo a tutta una serie di polarità, rimanendo distinto da esse e senza essere nessuna di esse, non è quindi nel suo interesse rimescolare e ibridare o imbastardire ciò che esso stesso ha prodotto.

 

  Antonio Filippini

 

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 10 agosto 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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