La cospirazione immanentista – prima parte – Antonio Filippini

La cospirazione immanentista – prima parte – Antonio Filippini

È più che logico parlare di cospirazione immanentista, attiva ormai da lungo tempo, perché si vuole imporre la visione immanentista con tutti i mezzi, anche usando metodi subdoli da suggestione ipnotica e da lavaggio del cervello. Del resto, basta interessarsi della letteratura del cosiddetto spiritualismo contemporaneo o della cosiddetta Nuovo Era, che ormai ha raggiunto una mole davvero impressionante, per rendersi conto del martellamento sistematico in chiave immanentista, dove sono usati tutti i mezzi possibili, disponibili e immaginabili per imporre tale concezione, che è pure cucinata in tutte le salse possibili. Il neospiritualismo contemporaneo si presenta al mondo con tutta una serie di luoghi comuni, frasi fatte, frasi ad effetto, untuoso buonismo narcotizzante, manie unificatrici, tutte cose nei confronti delle quali è fin troppo facile dimostrare che si tratta più che altro di semplici suggestioni ingannatrici, perché celano dei secondi fini. Lo stesso subdolo modo con cui tali suggestioni sono martellate nel subcosciente delle persone, costringe a mettere un pesante punto interrogativo sulla moralità di questi “buoni” per definizione. Si tratta della degenerazione del metodo pastorale, e si punta tutto sulla buona fede, sull’ignoranza e l’ingenuità delle persone, oltre al fatto che in esse certi “valori” godono ancora di molto prestigio. Ogni mezzo è buono per raggiungere il fine, dal propagandismo di tipo politico, che consiste nella continua ripetizione di poche frasi ad effetto o concetti elementari in modo da imprimerli bene nella mente dei poveri beoti, alle comunicazioni medianiche giunte da presunti “maestri ascesi”, o da spiriti più evoluti di Sirio o delle Pleiadi, che naturalmente te la raccontano tutti in chiave immanentista. Oppure si elaborano teorie scientifiche artificiose, come quella dell’universo olografico, per esempio, sempre allo scopo di imporre la visione immanentista. Del resto, basta vedere la faccia che ha questo Bohm per intuire subito da che parte è arrivato questo suggerimento; la teoria dell’Universo olografico è stata elaborata allo scopo di dare una pretesa giustificazione scientifica al mondialismo e al governo unico mondiale, il suo solo scopo è di “ammorbidire le coscienze” nei confronti di questi piani e nei confronti della società multirazziale e dell’unificazione corporea dell’umanità. Fatale conseguenza logica: se l’umanità nel complesso e quindi nel grande è composta da quattro o cinque razze, allora questo deve essere vero anche nel piccolo: tutte queste razze devono essere presenti anche in ogni nazione, città, paese, frazione. Guardando meglio però, scopri con stupore che costoro mirano a realizzare la società multirazziale solo là dove ci sono i bianchi e non certo nella nera Africa o nella gialla Cina, questo significa che si tratta di un attacco diretto contro la razza bianca, non certo della mirabile corrispondenza analogica tra il piccolo e il grande o del portentoso Universo olografico.

Il vocabolario Zingarelli alla voce “Immanente” recita: “Di ciò che fa parte della sostanza di una cosa e che non sussiste fuori di essa”. “Che rimane o è inerente a quella cosa”. “Che è e resta nella natura e nell’uomo”. Mentre alla voce “Immanentismo” si trova: “Dottrina filosofica che risolve tutta la realtà nella coscienza e rifiuta pertanto ogni principio di trascendenza”. Naturalmente la realtà possiede certo un aspetto immanente che neanche il trascendentale nega, che è buono e positivo anch’esso, però tale aspetto è appunto un semplice aspetto e non è un assoluto, poiché è limitato e orizzontale. L’aspetto immanente non nega affatto la possibilità della trascendenza ma la conferma, poiché l’immanente è solo la proiezione orizzontale del verticale trascendente.

Possono certo esserci fattori positivi, ma poi c’è pure la loro deformazione maligna. C’è l’aspetto immanente e poi c’è l’immanentismo; c’è la semplicità e poi c’è il semplicismo; c’è la bontà e poi c’è il buonismo, ecc. I secondi fattori sono la deformazione ideologica dispregiativa, l’imitazione parodistica maligna dei primi, che ha il solo scopo di ridicolizzarli e di sputtanarli, così può essere che l’immanentismo, il semplicismo e il buonismo siano la negazione della immanenza, della semplicità e della bontà. L’immanentismo è la perversione e il “male” dell’aspetto immanente, perché il suo scopo è di negare il trascendente e lo fa attraverso il caricamento maligno dell’aspetto immanente, che è usato come un’arma per distruggere il trascendente. Mentre l’aspetto immanente, come riflesso, conferma l’esistenza del trascendente, l’immanentismo lo nega, perciò è prevaricazione e inversione gerarchica; se vuole essere al vertice della piramide, deve per forza negare la possibilità della trascendenza.

L’immanentismo è caratterizzato da un cortocircuito in orizzontale tra il principio creatore e la cosa creata, da questo ne deriva l’interdipendenza tra questi due fattori, da qui le tipiche formule immanentiste: “Tutto è uno”; “Noi siamo Dio” (cioè Dio è fatto di noi); “l’Universo è Dio e Dio è l’universo” (identificazione completa e quindi uguaglianza del Creatore con la Creatura); “Tutto è interconnesso”; “Qualsiasi elemento è collegato a tutti gli altri”; “Qualsiasi particella contiene l’immagine dell’intero Universo, quindi è la parte e il tutto allo stesso tempo” (Bohm). In effetti l’immanentismo ha molto dell’elemento liquido che tutto imbeve e sommerge e ovunque  è uguale a sé e non tollera separatività, ma costoro dimenticano che non esiste solo l’elemento liquido, e che se si tratta di imbevere o di sommergere, anche questa azione può essere soggetta a differenziazione gerarchica; difatti non è la stessa cosa essere “immersi” o “sommersi” dal solido invece che dal liquido o dal gassoso, senza contare poi che il “vuoto” esercita una pressione negativa che poco si concilia con l’immersione immanentista, mentre è molto più in linea con l’onnipervadenza  trascendentale, la quale non può essere realizzata da un corpo materiale e formale, ma solo dallo spirito; una eventuale “matrice” dell’ordine di realtà manifesto o materiale, è solo una semplice proiezione analogica, cioè imita a suo modo quello senza esserlo effettivamente. Qui l’immanentista capovolge il tutto, sostiene che la “matrice” è l’unica cosa esistente, è la coscienza cosmica in comunione con l’esistente e che evolve insieme ad esso (riduzionismo e negazione della differenziazione gerarchica e quindi della trascendenza).

L’essenza dell’immanentismo sta tutta qui, in queste affermazioni roboanti che in realtà non vogliono dire nulla: “Tutto è uno”; “Tutto è Dio”; “Tutto è interconnesso”; “Noi siamo dio”; “Ogni elemento è collegato a tutti gli altri”; “Qualsiasi elemento o parte contiene l’intera immagine dell’universo o intero, quindi è la parte e il tutto allo stesso tempo”. Specialmente queste ultime affermazioni, esse sono la classica imitazione scimmiesca e il rifare il verso in basso di concezioni metafisiche classiche che però sono a base trascendentale, lo scopo è ovvio, eliminare l’impostazione verticale per sostituirla con quella orizzontale. Ciò che è implicito e sottinteso in queste formule immanentiste, è che l’intero iniziale è fatto di parti o di ciò che crea e manifesta e senza di queste non potrebbe nemmeno essere ed esistere come intero. L’artigiano sarebbe fatto dalla moltitudine dei suoi possibili strumenti, se questi non esistessero, non potrebbe nemmeno esistere come artigiano. Tutto questo accade perché l’immanentista non può tollerare alcun rapporto trascendente, che è negato per principio, e quindi non può tollerare nemmeno il rapporto creatore-creatura, che in realtà è innegabile e ineliminabile. Se l’intero unitario iniziale o qualsiasi principio creativo è da sé stesso e per sé stesso, cioè possiede una valenza realizzativa propria non rimandabile ad altro, nemmeno a ciò che manifesta, tale principio permane fatalmente trascendente e incondizionato rispetto alle cose che manifesta, non può essere “fatto” dalle cose che manifesta, così come là l’artigiano non è “fatto” dagli utensili che ha creato, né il muratore è “fatto” dagli edifici che ha costruito.

Mettendo in rilievo il rapporto creatura-creatore, ci si becca subito l’accusa di essere dualisti e separativi, ma all’immanentista tale accusa serve solo per distogliere l’attenzione dalla sua impostazione erronea e maligna. Il muratore che ha costruito l’edificio è comunque il creatore e l’edificio costruito la sua creatura, tra i due il rapporto è gerarchico e governato dalla trascendenza, con ciò che questa implica: la non uguaglianza, la non interdipendenza e la non retroattività. Architetto e muratore, essendo esseri autonomi, cedono un briciolo della loro autonomia anche alla loro creazione, che si metterà così ad esistere in sé e per sé; è semplicemente accaduto che il dislocamento di un briciolo della propria autonomia ha creato una realtà secondaria anch’essa autonoma, avremo così due ordini di realtà in rapporto gerarchico, tale rapporto impedisce l’azione retroattiva e così si avrà che le vicissitudini dell’edificio non si ripercuoteranno sui suoi ideatori e costruttori e viceversa, con grande scandalo degli immanentisti. L’edificio in esistenza materiale non ha alcuna possibilità di modificare l’ordine di realtà dell’architetto e del muratore, né architetto, muratore e edificio sono collegati fra di loro da un rapporto democratico, egualitario e interdipendente, facendo così saltare il costrutto immanentista. “Non saranno certo i ragli degli asini a scardinare le stelle” (detto tradizionale), che significa che nessuna manipolazione di un ordine di realtà inferiore potrà mai influire, modificare o alterare altri ordini di realtà gerarchicamente superiori. Loro sostengono invece che un battito di ali di una farfalla qua può scatenare un uragano laggiù, e se si calpesta un formicaio qua, c’è il rischio di distruggere qualche lontana galassia lassù (interpretazione meccanicista e egualitaria dell’analogia ermetica, negazione del rapporto gerarchico, collegamento diretto e materiale di tutto col tutto, interdipendenza come obbligo, che significa: nessuna autonomia, libertà, spontaneità e creatività possibili).

La presunta unità e non dualità dell’immanentista, è solo dovuta all’eliminazione del principio superiore e trascendente, sostituito in basso e in orizzontale da una sua grottesca parodia. Una di queste è senz’altro la matrix di GreggBraden, il quale si chiede quale sia quella forza che mantiene in interconnessione le particelle quantistiche (sic) del nostro corpo. Tale forza è la coscienza, grazie alla quale si genera ed esiste la materia che noi conosciamo. Dietro questa forza c’è una mente cosciente e intelligente, questa mente è la matrix, la matrice di tutta la materia. Naturalmente  non si nega che possa esistere una coscienza cosmica, né si nega che possa esistere una “matrice” di tutte le cose (che ha poco a che vedere con la matrix di GreggBraden, essendo questa una semplice e interessata costruzione ideologica), qui si denunciano solo i maneggi truffaldini dei soliti immanentisti, per i quali esiste solo questa coscienza cosmica che è in rapporto immanente con la creazione, là dove il trascendentale sostiene trattarsi solo del riflesso orizzontale dell’asse verticale, che è il vero principio di ogni cosa. Per quanto riguarda la matrix del GreggBraden, si tratta solo di una forma più raffinata di materialismo, è la semplice sublimazione del grossolano materialismo che noi conosciamo; invece della materia o dell’atomo, si prende come riferimento qualche altro elemento, pur’esso però facente parte dell’ordine di realtà manifesto e materiale.

Il perno centrale attorno a cui ruota l’immanentismo è l’interdipendenza, tutti devono interdipendere da tutti, tutti devono mettersi al servizio dell’umanità, ma esiste l’umanità come unità singola? o non è piuttosto un’entità astratta e un’entità numerica, e quindi tutti devono mettersi al servizio dell’entità numerica?   È questione di capire a che cosa si riferiscono i massoni, perché essi parlano cifrato. Umanità, coscienza collettiva, psichismo collettivo, entità collettiva, spirito di gruppo etc. sono veramente tali? A cosa si riferiscono? Qual è il vero significato di queste definizioni se sono proiettate su uno sfondo verticale? In realtà sono l’analogo dell’“odore generale” della stalla! Tu non puoi certo dire di volere il bene delle vacche reali e in carne ed ossa dicendo di volere il bene dell’odore generale della stalla, né è molto igienico influire sulla singola vacca attraverso l’odore generale della stalla. I massoni vogliono il bene dell’entità collettiva, della coscienza collettiva, dello psichismo collettivo, dell’umanità astratta o della generica forma umana più che volere il bene degli esseri umani reali, ed è come volere il bene dell’“odore generale” della stalla! Asservire il singolo individuo allo psichismo collettivo, rendere il singolo individuo tossico-dipendente nei confronti della coscienza collettiva, questa è la tecnica imperialista con cui noi abbiamo a che fare, e siccome tali elementi collettivi sono manipolati da loro, sono loro che conducono il gioco mentre i popolani sono manipolati come burattini. Basta vedere lo “spontaneo” adeguamento automatico alle parole d’ordine lanciate dal giudeo-massonismo, non hanno nemmeno più bisogno del manganello o della velina, si adeguano spontaneamente perché non hanno più alcuna autonomia, sono eterodiretti, basta il semplice conformismo, che però è già psichismo collettivo, cioè odore generale della stalla!

Abbiamo visto che l’interdipendenza è il perno centrale attorno al quale ruota l’immanentismo, se tutti interdipendono da tutti questo significa che nessuno è libero, ma allora chi è effettivamente libero? Libero è solo chi ha imposto l’interdipendenza agli altri ma guardandosi bene dall’assoggettarsi ad essa (attacco sistematico a ogni stato o nazione, capo o capetto che pretende di essere autonomo e indipendente, cioè padrone in casa sua), e già qui noi possiamo subodorare il dolo e l’inganno impliciti nella concezione immanentista, non a caso l’autonomia e l’indipendenza e quindi l’effettiva libertà sono le bestie nere dell’immanentismo, poiché con loro presenti, questo non potrebbe realizzare il suo vero fine. L’immanentista e l’“unificatore corporeo” potrebbero rispondere che libero è solo il tutto, libero è solo il “sistema generale” e il collettivo, ma in tal caso costoro si contraddirebbero perché se da una parte sostengono che il grande e il tutto sono liberi, allora anche il piccolo e il particolare lo devono essere (in funzione della loro perfetta corrispondenza e “tale e quale” tra il piccolo e il grande, l’alto e il basso, il tutto e la parte, l’individuale e il collettivo), ma dall’altra impongono l’interdipendenza  al piccolo e al particolare e allora anche il grande e il generale saranno dipendenti. Quindi il piccolo e il particolare dipendono dal grande e dal generale e a loro volta questi dipendono dai primi, un tipico caso di circolo chiuso e di auto fecondazione, fingendo di ignorare che in fondo alla china di ogni “auto” e di ogni circolo chiuso, c’è quella grande autofecondazione finale che consiste nel cagarsi direttamente in bocca! Tutto questo sta accadendo sotto i nostri occhi, per potere dare luogo al governo unico mondiale, cioè all’unificazione corporea dell’umanità, cioè all’umanità immanentista dove la parte è collegata direttamente al tutto ed è il tutto e il tutto è la parte, cioè all’umanità alveare, si deve stroncare la libertà e l’autonomia: religiosa, culturale, politica, militare, alimentare, energetica, razziale, di ogni Stato, Nazione, Popolo, Cultura, Razza, allo scopo di farli tutti interdipendere tra loro e dipendere dall’unico alveare, così che possano essere tutti governati da un’unica coscienza collettiva che a sua volta dipende dai maneggioni occulti.

Qui si è citato l’alveare, anche se l’alveare è in realtà governato dal “genio della specie”, che è un fattore qualitativo che come tale è insensibile al numero, tant’è vero che è presente sempre identico a se stesso in ogni ape (attenzione! non ci si riferisce al gene materiale, questo è solo una semplice proiezione analogica, la sigla di un” potere” superiore). Il “genio della specie” mira a preservare sé stesso attraverso la sopravvivenza dell’alveare (o della specie), è la coscienza oscura dell’alveare che poggia sul numero per agire e manifestarsi ma non è stata affatto prodotta dal numero, né è “coscienza collettiva” poiché appunto fattore qualitativo. Il “genio della specie” è il vero protagonista del regno animale e della sua evoluzione, o meglio, del suo adattamento continuo alle mutate condizioni ambientali; per l’uomo valgono regole differenti: l’uomo ha potuto diventare quel che è solo lasciando indietro il genio della specie. Il mondialismo, il governo unico mondiale, la società multirazziale, l’unificazione corporea dell’umanità ecc. sono grossolane imitazioni a livello umano del “genio della specie“ animale; a livello umano la coesione e l’unità si realizzano mediante fattori superiori che nulla hanno a che vedere col “genio della specie”. Il regno umano è caratterizzato dalla logica dell’essere e non dalla logica del divenire, questa è solo una proiezione della logica del sopravvivere. “Vivi e lascia vivere”, che significa manifestarsi per ciò che si è, questo esclude ogni forma di omogeneizzazione: genetica, culturale o altro che sia, come pure ogni forma di parassitismo.

                                                                                        

Antonio Filippini

 

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 3 agosto 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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