Un’iniezione di sovranità nazionale per salvare l’Italia

Un’iniezione di sovranità nazionale per salvare l’Italia

Mentre le moderne invasioni barbariche continuano senza sosta, l’Unione Europea (europea per modo di dire) predica bene e razzola male abbandonando, nell’emergenza, l’Italia a sé stessa. L’intero peso dell’immigrazione di massa ricade su Italia e Grecia senza che gli altri Paesi europei muovano un dito per alleviare l’infame carico che sta oberando la nostra terra, dal Sud come al Nord (gli sbarchi sono concentrati nel Mezzogiorno, ma le regioni che più incamerano queste sgradite entrate sono quelle settentrionali, Lombardia in testa). Intendiamoci: non è che Francia, Spagna, Austria e Germania siano delle canaglie che inguaiano l’Italia, il loro punto di vista è più che comprensibile, il problema sta in chi conduce la baracca repubblicana a Roma.

Dal 2011 l’Italia non ha un governo eletto, espressione del voto popolare, perché, dopo Monti, si stanno alternando dei piddini in veste di tecnici che non sanno far di meglio che liquidare ogni giorno che passa la residua sovranità nazionale italiana; del resto, basta guardare in faccia chi c’è nella stanza dei bottoni per comprendere al meglio perché siamo impantanati nella questione migratoria: Gentiloni, Boldrini, Grasso, Mattarella, personaggi che sono agli antipodi del patriottismo, e del sovranismo. Aggiungiamoci le nefande ingerenze del Vaticano, che non cessa di ficcare il naso nei nostri affari, con un papa che ormai passa più tempo a parlare di allogeni che in sagrestia.

Il rapporto che abbiamo con la Ue è semplicemente grottesco e demenziale. L’italietta di questi tempi fa di tutto per ingraziarsi le simpatie di Bruxelles, mostrandosi zelante nel compito di appecoronamento anti-sovranista e anti-comunitarista, imbarcando allogeni più che può e condannando recisamente il “populismo”; in compenso, quelli dei cenci stellati in campo blu voltano le spalle al maggiordomo Gentiloni, fino ad arrivare a farsi beffe delle scellerate politiche di accoglienza italiane che non sanno respingere e rimpatriare all’istante ma solo imbarcare, a differenza di ciò che accade altrove.

È logico: così facendo il messaggio che Roma manda è un invito a nozze per le masse allogene, scafisti, criminali e terroristi inclusi, forti del fatto che, tanto, nell’italietta repubblicana non si respinge, le porte sono aperte a cani e porci e i delinquenti fanno vita beata perché se acciuffati e puniti vengono prontamente rilasciati dopo poco, ricevendo comunque pene miti, e sono poi di nuovo in campo per seminare violenza e crimine. Come può, infatti, uno stato (dico uno stato, non un ente caritativo) piccarsi di accogliere tutti, di ripescare tutti dal Canale di Sicilia, di amare gli immigrati perché “anche gli Italiani sono immigrati”? Io questa stucchevole retorica da Libro Cuore l’ho sempre visceralmente detestata perché suona, innanzitutto, come un insulto e una beffa ai danni dei compatrioti, soprattutto di quelli meno agiati che faticano a sbarcare il lunario.

Bisogna mettersi in testa che la corsa alla solidarietà (?) di stato non risolve un bel niente: non aiuta il terzo mondo, che rimane perennemente nel limbo del sottosviluppo e dell’emigrazione di massa verso l’Occidente; non aiuta di certo l’Italia e l’Europa, tormentate dalle problematiche connesse all’immigrazione di massa e alla società multirazziale, tra guerre tra poveri, criminalità, terrorismo; non fa l’interesse dei popoli ma solo quello degli sfruttatori, dei novelli negrieri che con la scusa dell’accoglienza celano sordidamente le proprie malevoli intenzioni, volte alla schiavitù dell’immigrato e alla liquidazione del vecchio e costoso nativo.

Rendetevi conto che le dinamiche Italia – Unione Europea rassomigliano quelle del povero zerbino che insegue forsennatamente la sprezzante amata, umiliandosi vieppiù sino all’annullamento di sé per ingraziarsela, col risultato di auto-sotterrarsi nel patetico e nel ridicolo e di perdere il rispetto di sé stesso (e il rispetto da parte di terzi): è esattamente ciò che sta combinando il governo italiano, in questa missione suicida dove, prima o poi, la bomba allogena deflagrerà in tutta la sua devastante portata, perché è solo questione di tempo. Non andate a pensare a chissà quali attentati terroristici (comunque sempre possibili), qui il punto riguarda la dialettica indigeni – allogeni, sovranità – immigrazione, con annessi e connessi. Nulla vieta di ipotizzare qualche collasso prossimo venturo, anzi…

Pensate che persino quel pistola di Renzi, pur essendo favorevole allo sciagurato ius soli, si è recentemente messo ad inseguire la Lega Nord sulla questione migranti, facendo capire che la misura è colma e che non si può andare avanti in questo modo; chiaramente è una tattica per riuscire a tenere un piede a destra e uno a sinistra (con lo ius soli) e Renzi e il suo precedente governo hanno la loro brava responsabilità (vedi, ad esempio, il tentativo di abrogare il reato di clandestinità), ma questo è il sintomo dell’insofferenza che proviene anche dal centro-sinistra in materia di immigrati, perché ad un certo punto non deve essere più una questione di schieramento politico ma di buonsenso: aiutare i migranti a casa loro è un concetto elementare che capisce anche un bambino, nonché il giusto modo per affrontare l’emergenza sbarchi.

Il problema, a monte, fu quello della liquidazione di Gheddafi e delle primavere arabe derivate, ovviamente tramate dall’Occidente, vicende che si sono poi riflettute nelle ondate migratorie incontrollate, in mancanza di filtri, o meglio di dighe, che ne arrestassero gli smodati flussi verso l’Europa. Il prezzo lo paga chi è più vicino al Nordafrica e alla Turchia (il ponte tra Europa e Medio Oriente), quindi Sicilia e sue isole e Grecia. Due realtà abbandonate dall’Europa che conta e che, del resto, non ha mai fatto mistero della propria avversione per gli Europei meridionali, considerati, da sempre, figli di un dio minore (pur essendo la culla della Civiltà che ha fatto scuola anche a lorsignori “barbari”).

Il problema dell’Italia sta negli enti mondialisti anti-sovranisti che la mantengono docile, fiacca e asservita, Ue e Nato in testa, mediante questi governicchi di matrice tecnocratica o socialdemocratica e liberale che obbediscono all’agenda internazionalista, fregandosene altamente delle sorti d’Italia e dei suoi legittimi figli. Va da sé che la preservazione e l’irrobustimento della nazione italiana e dei suoi popoli passi per la riscossa nazionalista e sovranista e per l’affrancamento da questo giogo globalista, anche perché un’unione europea di nazioni e popoli diversi, comandati da Tedeschi e Francesi, non ha alcun senso, e meglio – nel caso – sarebbe una sorta di confederazione senza più euro e altre ammucchiate anti-nazionali.

La miglior sistemazione statuale per il nostro Paese, non mi stancherò mai di dirlo a costo di passare per noioso e logorroico, è quella di una repubblica etno-federale e presidenziale al di fuori di ogni organizzazione sovranazionale, dunque mortifera per le sorti del Paese, dove a decidere è il popolo nella persona di un rappresentante da esso scelto e insediato, garante di sovranità nazionale, di autorità, di rispetto le proprie radici etniche, culturali, storiche, nel nome della romanità, e non più i democratici fantocci messi in piedi da banche, lobby e multinazionali. Utopico? Può darsi, ma dobbiamo darci una bella svegliata se non vogliamo finire per essere sfrattati da casa nostra come accaduto per Pellirosse e Palestinesi, vittime di quell’Occidente apolide e turbo-capitalista che è lo stesso che inguaia l’Italia con l’immigrazione di massa e la globalizzazione sradicatrice.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 9 luglio 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Mario Rossi

    Caro Paolo hai tutte le ragioni del mondo solo che c’è un però!!!! noi italiani siamo diventati una massa di smidollati vecchi pederasti comunisti che facciamo vomitare anche un avvoltoio. Ci spendiamo e ci sbattiamo nel parlare e parlare ma non vogliamo fare un cazzo!!! e mentre noi parliamo tante imprese assumono i maruani che vengono dall’africa perchè sono gli unici a voler fare certi lavori!!! Mi dirai: Be allora diamo la sveglia ai nostri figli rincoglioniti!!!! Certo ma il problema è che i pederasti comunisti pasciono in un brodo di clientelismo che invece vuole i nostri ragazzi smidollati consumatori del cavallo dei calzoni, così rimbecilliti possono essere guidati al voto giusto e mantenere il sistema di potere. Lo Ius soli? certo che ci vuole perchè ad un certo punto le poltrone verrano tolte da sotto al culo di questi mangiapane a tradimento e allora per mantenere il potere va creata una nuova classe di elettori e quale è ? ma naturalmente quella degli immigrati che sono stati salvati dalla morte e gli vengono dati tutti i diritti dai compagni magnanimi, senza però andare a sottilizzare su quali sono le paghe e i tenori di vita di questi poveracci tanto sempre migliori di quelli africani. Non mi incantano di certo solo che non posso farci nulla perchè in realtà non ci sono più i camerati a cui affidare la propria fiducia, sono stati tutti eliminati per paura che un giorno possono tornare a dare un pò di purga a chi vuole tenersi tutto per sè il patrimonio di un paese come l’Italia. Conclusione? va bene tutto così, facciano cosa vogliono, profilo basso e godersi la vita che tanto qualcosa avanzerà anche a loro ……… quando saranno morti!!!!!

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