Il miglior interesse di Charlie? Essere ucciso! – Roberto Pecchioli

Il miglior interesse di Charlie? Essere ucciso! – Roberto Pecchioli

Tra alcune generazioni, quando i primi storici della civiltà post europea scriveranno sulle convulsioni finali della civilizzazione a noi contemporanea dedicheranno capitoli importanti alla vicenda del piccolo Charlie. Ormai abbiamo imparato a conoscere Charlie Gard, il bimbo inglese di pochi mesi affetto da una malattia rarissima e finora incurabile, la cui terribile vicenda è diventata un simbolo di questa nostra discesa etica e civile. Attaccato, per sopravvivere, a macchine costose, il piccolo è stato oggetto di una spaventosa sentenza di un tribunale inglese, sostanzialmente approvata dai parrucconi della sedicente corte europea dei diritti dell’uomo, un nome che scriviamo rigorosamente in lettere minuscole.

Ecco un estratto della prosa giuridica frutto di 25 secoli di civiltà: “[è] pienamente lecito e nel miglior interesse di Charlie che si interrompa la ventilazione artificiale”. Hanno altresì dichiarato legittimo il rifiuto a trasferire altrove il povero malato per essere sottoposto a trattamenti sperimentali, le cui spese, tanto per essere chiari, sarebbero state affrontate dalle famiglia e dai tanti generosi che l’hanno sostenuta economicamente. Un magistrato italiano ha concluso amaramente che la decisione, “oltre a costituire una gravissima ingiustizia, ferisce nel profondo una civiltà millenaria e la sua cultura giuridica, religiosa, politica, creando un precedente incredibile. “

Non siamo in grado di addentrarci nel labirinto giuridico che ha destituito i genitori della potestà genitoriale, né vogliamo commentare il devastante totalitarismo di un mondo – il nostro- nel quale sono i cosiddetti “tecnici”, con la copertura dello Stato e delle sue leggi a decidere della vita e della morte. Ci sarà tempo, purtroppo, per le analisi sociologiche e per i cultori della filosofia del diritto. Ciò che a noi, semplici osservatori, uomini della strada, sembra davvero enorme è quella frase buttata lì da professionisti del diritto: staccare la macchina, ovvero uccidere Charlie, è “nel suo migliore interesse”. Lo hanno scritto senza arrossire, poi sono tornati a casa e magari hanno salutato i loro figli. E’ tutto legale, tutto tremendamente legale, non è un incubo da cui ci si risveglia in un bagno di sudore. Sembra un principiante quel malavitoso di un libro di Brecht che, ordinando un assassinio, raccomanda “tutto deve essere legale”. Quei delinquenti almeno rischiavano la galera, i nuovi Dottor Morte sono protetti dalla giurisprudenza e dobbiamo loro, oltreché l’obbedienza obbligata – loro sono “la legalità!”, anche il rispetto, la deferenza sempre pretesa dall’ autorità costituita. No, stavolta no. Oggi e senza tentennamenti “je suis Charlie”.

Con penoso ritardo, si è finalmente mossa l’ultima agenzia morale dell’Occidente attaccato anch’esso a macchine di sopravvivenza, la Chiesa; ha battuto un colpo uno dei cattivi globali, Donald Trump, offrendo aiuto. Hanno taciuto, ed è drammatico, i buoni del mondo intero, le organizzazioni non governative (ONG), la regina d’Inghilterra, la quale, vale rammentarlo, è anche capo della chiesa anglicana, e tutte le altre autorità europee. Charlie non ha diritto di vivere, o almeno di tentare la carta disperata di nuove cure. Al riguardo, esautorati il padre e la madre (genitore 1 e genitore 2) è stato nominato un rappresentante del piccino, l’unico, nel mondo invertito dei soloni del nuovo diritto nichilista, a conoscere “il migliore interesse” del moribondo, ovvero morire ucciso per mano di un operatore in camice e guanti sterili che staccherà una spina e, ove necessario, praticherà un’iniezione letale.

Con maggiore pietà si uccidono con un colpo secco gli animali irrimediabilmente malati, ma nessuno ha mai sentenziato che si tratta del loro “migliore interesse”. Nell’era della libertà globale, la lacuna è colmata. Eppure, continuiamo ad aver orrore dell’abitudine di Sparta di lasciare i bimbi deformi sul monte Taigeto alla mercé delle fiere e delle intemperie. La morte postmoderna è più igienica e tecnicamente organizzata, ma fa ancora più ribrezzo, poiché gli spartani non si ritenevano i depositari della civiltà più elevata e libera della storia. A Roma c’era la rupe Tarpea, dalla quale erano gettati i traditori della patria. Ma traditori non solo della Patria, ma dell’umanità, del diritto e di ogni civiltà che si voglia definire umana ci sembrano i banditori e legalizzatori della società della morte, che una volta definimmo Morgue Society, l’obitorio antisettico in cui si aggirano i nuovi boia. Nostalgia di Mastro Titta del Rugantino, il giustiziere casareccio del Papa Re.

Charlie, quasi certamente, non potrà mai leggere un’opera che sembra la metafora perfetta di un mondo, il nostro, in cui è normale, legale che il migliore interesse di qualcuno sia la morte. E’ la Terra Desolata di Thomas Stearns Eliot, e chi parla inglese sa che la traduzione italiana è imprecisa, anzi fuorviante: The waste land è la terra guasta, o anche la terra dei rifiuti, giacché waste è il termine che designa ciò che è spazzatura. Charlie, non sei che un rifiuto ingombrante e difficile da smaltire, forse a te permetteranno un funerale, ma centinaia di migliaia di feti vengono, più o meno, “smaltiti”.

E’ il mirabolante circo della libertà, dei diritti e, come scriveva Eliot, l’esito finale del mondo ridotto al calcolo dei profitti e delle perdite. Il sistema sanitario britannico, ma anche tutti gli altri, non possono sopportare le spese per i malati, per certi malati, le assicurazioni ancora meno, con il loro carico di algoritmi derivati dalla matematica attuariale, aspettativa di vita, reddito moltiplicato per le tante variabili inventate dall’ homo oeconomicus. L’ottimo paretiano prescrisse la migliore allocazione delle risorse, le cure per Charlie e tanti altri non lo sono. Tuttavia, con la faccia tosta dei venditori di strada, lo chiamano spudoratamente “diritto”. Eppure, il diritto è sorto come limitazione della legge del più forte, come tentativo di sottrarre la vicenda umana all’arbitrio ed alla violenza. Si è costituito come scienza in rapporto all’antropologia, anzi all’idea stessa di uomo. Filosofi come Antonio Rosmini hanno sostenuto che è “la persona, il diritto sussistente”. Altri hanno esclamato, redigendo venerandi manuali giuridici “l’uomo, ecco il diritto”. (Alberto Trabucchi).

Viviamo invece nella terra guasta, desolata, in una siccità morale ed umana che non dà scampo. Siamo sommersi dai rifiuti che produciamo come precipitato dei nostri consumi, siamo rifiuti noi stessi. Di qui le campagne per l’eutanasia, mascherata da nuovi sintagmi politicamente corretti ( DAT, disposizioni anticipate di testamento, traduzione ammazzatemi voi perché io non ne ho il coraggio ), l’abolizione progressiva della sepoltura – gli spazi “servono” per piantare nuove bandierine produttive della compulsiva Vita Activa contemporanea, la banalizzazione dell’aborto, che infatti si chiama legalmente interruzione volontaria della gravidanza e, nelle legislazioni, viene variamente definito come difesa della donna o financo della maternità “consapevole”.

Basta, Charlie, tu non sai nulla di queste idee astruse. Sei al mondo, e vorresti restarci, quanto meno avresti la speranza che non ti ammazzassero. Hanno inventato macchinari potenti e straordinari che tengono in vita, in attesa di nuove terapie o anche di un miracolo, poiché i miracoli esistono ma non sono contemplati dalle stupide leggi degli uomini. A te hanno tolto anche i genitori: non possono decidere per te, loro che ti amano e ti hanno voluto a questo mondo che, possiamo dirlo, non ti merita. Può decidere uno sconosciuto a cui un’entità astratta (la chiamano Stato, e aggiungono una parolona complicata, diritto, e un sostantivo multiuso, democrazia, e poi ancora libertà) ha attribuito legalmente diritto di vita, anzi di morte, su quel corpicino malato che sei tu. Se fossi grande, sapresti che la tua patria, l’Inghilterra, inventò molti secoli fa un principio chiamato habeas corpus, per affermare che una persona, un essere umano, ha il diritto (diritto!) di disporre del proprio corpo.

Se ne sono dimenticati, perché, in fondo, odiano gli uomini sin da bambini, anzi da quando vengono concepiti. Amano solo il denaro, l’interesse, e l’aritmetica che descrive profitti e perdite. Tanti anni fa, nel 1969, forse i tuoi nonni erano bambini, ci fu un film americano intitolato Non si uccidono così anche i cavalli? Raccontava la sorte disperata di alcuni poveracci che, per bisogno, partecipavano sino allo sfinimento e alla morte ad una interminabile gara di ballo ad eliminazione. Il mondo in cui non ti vogliono è diventato questo: una terribile corsa ad eliminazione in nome del profitto che chiamano libertà.

Hai perso, sei più debole. Domani, vedrai, toccherà anche agli stessi che oggi affermano con sussiego, arroganza, tronfi del loro misero sapere giuridico e del potere detenuto protempore, che, nel tuo interesse, devi morire.

La ruota gira, si uccidono così anche i cavalli. Se dovrai soccombere, non odiarci, figlio postumo ed indesiderato dell’Europa, la terra desolata.

 ROBERTO PECCHIOLI

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Categorie: Etica, Società

Pubblicato da Ereticamente il 5 luglio 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Alessandro

    Bene, ma l’alternativa qual è? Continuare ad esistere (ciascuno di noi, anche se magari faticherà ad ammetterlo, non potrà che avere un sussulto nel definire “vita” la condizione di Charlie) così, neppure come un vegetale, solo per merito, se così si può dire, delle macchine? Non trovo sia il caso di aggrapparsi ad espressioni, pur infelici, di una sentenza inglese per biasimare un atto che risulta il più conforme alla dignità della vita, a differenza di ciò che sarebbe nulla più che un’agonia, non una vita. Tentare di giungere a conclusioni opposte appellandosi ad argomentazioni religiose sconfessa la nostra capacità di apprezzare la vita per quello che biologicamente ed umanamente è, cioé un’autonoma condizione dell’essere fisico e morale, non già il puntaspilli di principi religiosi che, benché – ahinoi – abbiano assai a che vedere con la nostra impronta socio- (sotto)culturale, nulla hanno in comune con la vera natura dell’uomo, che gli vieterebbe morlamente di farsi sostenitore e promotore di indegne situazioni in cui la vita, in realtà, viene strumentalizzata e posta alla mercé del nulla: poiché, cocretamente, questo la religione é. E non ci si illuda di richiamare chissà quali altri principi etici o sociali per giustificare questi vergognosi pietismi, sbandierati come se fossero benevolenza per Charlie quando invece si tratta solo prese di posizione da inscatolamento mentale cattolico, sempre e solo pregiudizi religiosi.
    Ma qui non si tratta di religione (mai, in realtà, se ne sarebbe dovuto trattare, da 5000 anni a questa parte, poiché si è fatto del nulla il tutto), né di buoni o cattivi, ma semplicemente di umani e disumani, di vita e di semplice esistenza, di giusto e di sbagliato, di pensiero libero e di inconsapevole condizionamento

  2. Paolo

    I Latini erano molto più sobri, intelligenti, pragmatici e persino umanitari dei moderni. Quando nasceva un bambino deforme praticavano l”expositio’. Se qualcuno lo voleva se lo prendeva così com’era e altrimenti il disgraziato veniva lasciato morire.
    Purtroppo quando un essere non possiede i requisiti minimi per vivere in questa dimensione e cioè in questa realtà è giusto e caritatevole che lo si lasci andare per il suo destino. In altre parole che lo si lasci morire. Che cosa c’è di così strano e di così disumano in questa scelta? 17 secoli di Cristianesimo hanno rovinato i cervelli delle persone. Almeno i Pagani, poi così odiati e disprezzati, non erano affetti dal ‘buonismo’ falso ed ipocrita venuto poi

  3. Luca Valentini

    Quando la finiremo di vivere e di esprimere giudizi sulle bufale? Esiste un protocollo di cura in Italia (Ospedale Bambin Gesù), scientificamente testato, che potrà dare grandi benefici al piccolo Charlie e quindi non vi è alcun accanimento terapeutico: forse a breve trasferiranno il bimbo. Inoltre, chi parla di “expositio” nel mondo antico, magari in riferimento a Sparta o a Roma, forse ignora essere un falso mito: l’archeologia ha dimostrato che i resti nelle zone dedicate alla “expositio” non erano assolutamente di bambini ma di adulti. Infine, va rammentato che nel mondo arcaico mediterraneo vi era tutta una cultura misterico – terapeutica legata al culto di Asclepio / Esculapio, ad Iside, in cui si formarono i vari Ippocrate, Galeno e tutta la scuola medicinale romana. L’abbandono dei più deboli e sfortunati è idea modernissima, lasciate stare il mondo antico.

  4. Alessandro

    Tipico commento, quest’ultimo, figlio di una cultura politicamente corretta che altro non è se non bigottismo cattolico sotto mentite spoglie.
    “Grandi benefici al piccolo Charlie”, si dice. Cioé? Gli prolungheranno l’agonia di qualche anno? La crudeltà sta nel volersi accanire nel tentare di eludere l’inevitabile, con esiti che, se non fosse per la gravità dello stesso auspicarli, potremmo definire semplicemente grotteschi.
    Non occorre scomodare gli antichi (peraltro a sproposito) per avere ben chiaro ciò che la natura umana, e non l’artificio controculturale, imporrebbe di fare: già meno di un secolo, quando ancora nell’italia rurale si nasceva in casa, le levatrici facevano ciò che è giusto fare con coloro che nascevano gravemente malformati e inadatti alla vita, risparmiando immani sofferenze al nato stesso e alle famiglie.
    Oggi invece si maschera da tutela della vita il falso pietismo e la – purtroppo spesso incosapevole – degradazione della stessa a mezzo per far prevalere l’invenzione religiosa, e con essa e tutta la sua vacuità, un insospettato ma indiscutibile nichilismo

    • Luca Valentini

      L’unico nichilismo è quello di una modernità che vorrebbe buttare nel cestino coloro che non producono e che non consumano, in una perfetta logica mercantilistica.. Le levatrici di un tempo non avevano le conoscenza mediche di oggi né la saggezza degli antichi. I cattolici sono stati silenti su Charlie fino a quando non è montata una naturale protesta contro di loro e contro il loro Papa. Chi scrive ovviamente presumo non abbia figli…

    • Amanda

      Il suo commento mi ha fatto sorgere una domanda: cosa farebbe la sua levatrice se il bambino in questione potesse sopravvivere in qualche modo, magari qualche mese… qualche anno…lo ucciderebbe? La sua levatrice viveva in un mondo molto povero, che non è il nostro. È le garantisco che soffriva, terribilmente. La vera domanda è: vale la pena spendere quelle migliaia di euro per un bambino comunque destinato a morire? È tutta lì la questione, soldi. Se fosse stato mio figlio, avrei combattuto con unghie e denti per garantirgli un altro giorno di vita. Forse le vostre vite sono migliori e più degne? Se ci guardiamo intorno, non vedo tante vite “degne”, e cosa o chi decide cosa è degno? È mai stato in un ospedale pediatrico, ha parlato con quei genitori che assistono i loro figli non degni? Le auguro che il destino le regali una vita degna e figli degni, e che non debba sperimentare sulla propria pelle il dolore dei genitori di Charlie.

  5. Alessandro

    nessuna ottica mercantilistica, ma naturalistica ed umana nel senso più essenziale del termine. Le conoscenze scientifiche non danno l’onnipotenza di risolvere ciò che è irrisolvibile, anzi, in questo caso confondono la tortura con la dignità e il rispetto della vita.
    Poi, molto più semplicemente, sfido chiunque, nell’allucinante sforzo di immedesimarsi nelle condizioni di Charlie, ad optare per un’esistenza quale quella che si prospetta a quest’ultimo, salvo poi mettersi di traverso rispetto ad ogni ipotesi diversa dall’accanimento terapeutico.
    La logica della “vita senza se e senza ma”, quando di “vita” si può parlare solo nel senso biologico – ancorché artificiale – del termine è senz’altro più cinico e crudele del lasciare che la natura faccia il proprio corso, ciò che cinico e crudele non è affatto, quando l’alternativa è una vita di sofferenza fine a sé stessa

  6. Luca Valentini

    Quest’ultimo messaggio lo condivido, ma prima che la Natura faccia il suo corso (ai genitori di Charlie hanno vietato anche di portare a casa il piccolo per una fine decorosa e tra i cari), senza accanimento terapeutico, la Medicina faccia il suo. Altrimenti eliminiamo tutti i disabili e aboliamo le terapie intensive di tutti gli ospedali. Per Charlie in Italia è disponibile un protocollo di cura, non di sopravvivenza. Permettiamo che inoculino 12 vaccini nelle vene dei nostri figli, non possiamo concedere una piccola speranza a due giovani genitori ed al loro piccolo campione!??

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